SONO RAZZISTA…

di Gabriele Ainis

 

 

Dietro un blog c’è sempre un’attività che non viene portata a conoscenza del “pubblico”. Chi ha esperienza di giornali (la mia è molto limitata e deriva da amicizie e sentito dire) sa come la pubblicazione di un pezzo dipenda da un elevato numero di fattori che ora non stiamo ad elencare, si sappia solo che ci sono. Tutto ciò per dire che quanto sto per scrivere non è la norma, perché di solito non si descrive il lavorio sommerso che finisce poi per essere rielaborato e portato ufficialmente all’attenzione dei lettori. Non che il nostro blog sia importante (tutt’altro) però funziona né più né meno come gli altri e ne vorrei parlare.

Tutti noi (del blog) riceviamo un certo numero (non elevato) di mail private, il cui contenuto è totalmente differente dai commenti lasciati sul web. Alcune stupide, altre interessanti, molte aspramente critiche e spesso oltre il limite dell’insulto. Tanti potrebbero scrivere i commenti sul blog ma non lo fanno, forse perché sanno che non essendo un forum non è possibile sviluppare un rapporto dialettico profondo: si legge, si commenta, si aspetta il post successivo. Così si finisce per sviluppare rapporti epistolari che durano a lungo (pur nei tempi effimeri del mondo virtuale della rete) e rappresentano uno scambio di opinioni e studio reciproco delle rispettive personalità.

Uno dei miei corrispondenti, generato dalla mezza pazzia di aver aperto un blog (che però pare funzionare e ciò non manca di stupirmi) continua ad accusarmi di aver sviluppato ad arte l’accusa (lui/lei la chiama così) nei confronti del Sommo Vate, secondo la quale le sue tesi di fantacoglionerie (dall’archeologia in poi, passando per paleografia e cazzate varie) sarebbero un incentivo per il razzismo. Mi dice che è un espediente per aumentare l’audience adoperando lo stesso meccanismo delle feroci liti televisive.

In genere gli/le rispondo che c’è una differenza di fondo tra il sottoscritto e l’accozzaglia di strani e coreografici personaggi che ballano a comando in rete (basta titillarli un pochino che non sanno evitarlo): io ascolto con molta attenzione le critiche e spesso, se ben argomentate, mi mettono in imbarazzo. È uno dei motivi per i quali non sono diventato un giornalista (un altro è che non ne ho la capacità), guarda caso possiedo la caratteristica di essere in grado di dubitare.

Pertanto mi chiedo: non sarà poi vero che ho esagerato presentando il Sommo Vate come un irresponsabile (più o meno consapevole) generatore di razzismo?

E come faccio a dirlo? La mente umana può essere descritta come un sistema simbolico dotato di autoreferenzialità, dunque necessariamente affetto da almeno una proposizione indecidibile (ma in realtà moltissime). Poiché mi illudo di possedere una mente, ne consegue che molto probabilmente non sono in grado di decidere in merito. Insomma non lo so.

Allora facciamo così: facciamo decidere direttamente alla Banda della Bocciofila!

Ecco due libricini che stanno in una tasca, si portano via entrambi per 19,80 €, e si leggono d’un fiato. Il primo (1) riguarda il modo in cui ci siamo adattati, da H. Sapiens, a tutti gli ambienti possibili ed immaginabili di questo nostro pianeta, sviluppando le cosiddette “differenze razziali”. Ovvero le differenze genetiche, fisiologiche (il che sarebbe lo stesso, ma ci dobbiamo ben intendere) e culturali che ci hanno portato ad essere ciò che siamo: neri, gialli, rossi, brunastri ed anche bianchi. Alti, bassi grassocci, longilinei.

Il secondo (2), come dice il titolo, si occupa di completare il discorso sotteso dal primo (anche se è stato scritto precedentemente, ma per la Banda della Bocciofila non sarà un problema perché con le questioni temporali sbroccano spesso, altrimenti come farebbero a trovare una scrittura nuragica in un reperto medievale?). Insomma se il primo ci racconta che le razze non esistono (perché siamo nati da appena 200.000 anni e siamo tutti figli della stessa Eva nera africana) il secondo ci mostra impietosamente come siamo così cretini da non tenerne conto e così intrinsecamente portati ad essere razzisti.

Come il fumo: sappiamo benissimo che ci porta al cancro ai polmoni, ma continuiamo imperterriti a tirare boccate come se fosse la cosa più importante del mondo. Salvo quando ci ricoverano all’ospedale e smettiamo di fumare dieci giorni prima di tirare le cuoia.

Quindi, cari Shardariani, ecco le istruzioni per l’uso: si legga il primo (scritto dopo il secondo) e ci si convinca che le razze non esistono.

Fatto?

Si legga il secondo e si vada a vedere com’è facile generare idee razziste (che non sono solo il colore della pelle, si badi bene, c’è ben altro).

Fatto?

Adesso si riconsiderino le coglionerie shardanike, le limbe, le false storie di popoli eroici, l’identità nazionale, le scritture, gli orientamenti del nord del sud e dell’est, senza scordare lo stato italiano fondato dai sardi e l’aspirazione ad essere il popolo eletto. Si frulli tutto assieme e ci si chieda: non sarà che in questo modo stiamo facendo papale papale ciò che c’è scritto nel secondo libretto (quello che è stato scritto per primo)?

Se la risposta sarà NO!, tutto maiuscolo, in rosso e sottolineato, avete buttato i soldi nel cesso. Non sapete che esiste una cosa chiamata dubbio ed è inutile che perdiate tempo: abbeveratevi alla fontana Shardariana del Sommo Vate e vivete tranquilli e razzisti, come avete fatto finora.

Se invece qualche dubbio vi viene, avete investito decentemente 19,80 €. Mettete i libricini sul comodino e date loro un’occhiata quando vi verrà in mente di dire a tutto il mondo che i sardi sono i mejo da ogni. Potrebbe darsi che non vi faccia male.

 

 

gabriele.ainis@virgilio.it

 

(1) G. Manzi, A. Vienna – Uomini e ambienti – Il mulino (2009)

(2) G. Barbujani, P. Cheli – Sono razzista ma sto cercando di smettere – Laterza (2008)

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