SALVIAMO LA LINGUA SARDA!

di Gabriele Ainis

 

 

Per una volta non posso che essere d’accordo! Sì, lo so che parrà incredibile ma mi associo anch’io allo sconcerto, alla rabbia schiumante, all’attacco di diarrea fulminante del Sommo Vate e dell’accolita di balenghi che gli ruotano attorno come mosche ronzanti sulla m…

…inestra!

Si lamenta per la pochezza dei fondi destinati dalla R.A.S. alla conservazione e promozione della lingua. E che diamine: come dargli torto? Possibile che i politici non ne comprendano la fondamentale importanza? La lingua deve essere prima di tutto conservata e successivamente promossa e diffusa.

In Piemonte, ad esempio, dove mi accade di abitare, non se ne può fare a meno. La si sceglie ogniqualvolta sia possibile, soprattutto nei luoghi pubblici ed in occasioni speciali, tanto da ritenerla indispensabile come elemento di aggregazione sociale e difesa identitaria dell’etnia Salassa. Mica come gli Sherdanu, per i quali non esiste alcuna documentazione storica che in Sardegna ci siano arrivati davvero. I Salassi da queste parti c’erano e come, tanto che ne parlano i conquistatori romani che arrivarono e gli soffiarono tutto: campi, donne, quattrini, computer e la miniera d’oro della Bessa (un vero capolavoro di ingegneria mineraria a basso costo ed alta intensità di manodopera; se vi capita andate a visitarla). Ne parlano perché i Salassi si difesero come Salassi, mica come pirla, e non si arresero mai, preferendo alla resa il suicidio collettivo nella fortezza di Masada, che è un pochino lontana, ma fa nulla, lo sanno tutti che i Salassi sono arrivati dalla Palestina nel 2300 a.C. inseguiti dalle truppe scelte di Sargon (la tribù di Dan) e quindi, due millenni più tardi, avevano ancora i parenti da quelle parti e lì si rifugiarono quando in Canavese arrivarono le legioni romane, portandosi appresso la temibile Legionella, icona delle escort al seguito dell’esercito perpetuatasi fino ai giorni nostri nell’entourage berlusconiano dell’alta politica romana.

Altro che Sardegna! I centralisti romani, dalle mie parti, li vedono come il minestrone negli occhi, li sentono come il passato di carote negli orecchi e parlano con loro come si fa con gli scemi: a gesti, insistendo sul piemontesissimo gesticolare noto come “l’ombrello lo appendo qui”, cosa che ai centralisti romani non piace particolarmente (i centralisti sono restii ad accettare le usanze locali ed in genere poco propensi all’autoironia… non solo loro, intendiamoci!).

E allora, se in Piemonte si sceglie e si difende la lingua locale, come diamine accade che noi sardi le dedichiamo così poche risorse? Possibile? Ma non è forse vero che il Regno Sardo-piemontese l’abbiamo costituito noi così come il successivo stato italiano?

È pur vero che gli uomini politici sono ciechi, sordi… purtroppo muti no, ci mancherebbe, per parlare parlano fin troppo, tanto che a volte verrebbe voglia di mozzargliela la lingua, altro che difenderla e diffonderla (o diF-Fenderla e di-Fonderla?) tuttavia c’è un limite a tutto: questa storia dell’1% di risorse del budget culturale da destinarsi alla lingua, solo (!) l’un per cento, è uno scandalo che non può passare sotto silenzio! Dunque bene fa il Vate della Banda della Bocciofila Shardariana seguito dai seguaci (e perché si chiamerebbero seguaci se non seguissero? Se lo precedessero si chiamerebbero precedaci, no?) a lanciare strali contro tutto e tutti, inclito e colto, bianco e nero, scemo e scemo! Colpevoli tutti di disinteresse, pressapochismo e lassismo (che non ha a che fare direttamente con i lassativi, ma in modo, per così dire, secondario, per interposta purga e medesimo pertugio)!

Ci sarebbe da ricordare che le cadreghe ospitanti i culi decisionali allocano anche i sardisti, quelli che di lingua si nutrono (dicono loro), che la esaltano, la gustano facendola rigirare in bocca. E allora dov’erano questi signori quando sono state prese le decisioni? Dove si trovavano? Sulle loro cadreghe o no? Oppure si erano alzati facendo finta di avere la necessità di esplicare un impulso improvviso, fisiologico, impossibile da evitare? Perché SOLO L’UN PERCENTO?

Dove si trovavano questi signori quando c’era da difendere la lingua?

Porca miseria, ma possibile che non lo capiscano? La gastronomia piemontese non esiste senza lingua al verde, la ficcano dappertutto: non c’è occasione in cui non appaia il vassoio con le sottili fettine ricoperte dell’aromatica salsina… possibile che dobbiamo distruggere la gastronoma sarda? Ma cos’ha di meno la nostra gastronomia rispetto a quella settentrionale?

Viva la lingua!

La lingua in ogni tavola!

Difendiamo la lingua!

(…a me piace salmistrata…)

Di questo passo diventerò anch’io un seguace del Vate, anzi sono così convinto che finirò per precederlo: diventerò un precedace!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

 

 

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