CI SCRIVE FORICCA: PROBLEMI TECNOLOGICI

POST 1012 CI SCRIVE FORICCACaro Boicheddu,

ti scrivo questa mia per ringraziartene nero su bianco della splendida accoglienza che ci hai preparato l’altra sera quando ne siamo venuti da te, io e Peppi.

Ti confermo che il dopocena è stato superiore alle mie aspettative, forse anche grazie al filuferru dall’inopinato riflesso bluastro col quale hai ingozzato Peppi, anche se certo non a malaganna.

Come da te richiesto all’orecchio mentre andavamo via, ti faccio sapere che Peppi è stato a dir poco esplosivo, insaziabile etc. etc. Ti farei anche un disegnino, ma in disegno, credimi, sono una perfetta ciofeca.

Fatto sta, che due giorni fa mi ha mandato una lumaca con un rotolino di carta legato ai cornini con il quale voleva informarsi se qualche altro membro del mio gregge avesse mostrato ulteriori segni di estro.

Un suo amico vorrebbe trovare dei partner per alcuni elementi iperattivi del suo gregge visto che quelli di Peppi non sono stati sufficienti : giacciono spompati in un angolo del lumachile. Quelli del suo amico sono agitatissimi e sempre con la radula all’aria.

Tutto questo panegiragira per dirti che Peppi per ringraziarmi della splendida serata, anziché mandarmi il solito cesto pieno di girasoli, carciofi, capperi, fiori di zucca e zafferano, vuole omaggiarmi di un dono a mio gusto.

E tando, gli ho detto che mi sarebbe piaciuto un Ipodda, di quelli che si può telefonare, sfrugazzare nello spazio virtuale, che si ascolta la musica. Così magari, do un po’ di tregua alle froge, che ultimamente sono irritate e sono sempre starnutendo. Magari ha anche il sistema QR così se lo metto davanti a un muntone di cantoni mi dice itte lampu è: a vedere se è un naracu o una muriddina, o una ziggurat travestita da trullo.

Vabbè per identificare quest’ultima non serve il QR, finora è stata più che sufficiente la carota rabdomantica telecomandata che si accende ficcando il naso dentro il foro di una rotella in terracotta appesa a un perizoma rosa. Ma questa forse la sai: dovrebbe avertela già spiegata Peppi. O te l’ho detta io? Boh!

Ti dicevo che Peppi mi ha comprato su nichele, su l’Ipodda e mi sono alloddiata! Mi è arrivato stamattina con il corriere espresso, quello col camion rosso e la scritta bianca che diceva BRTLN chissà che significa. Io dopo ho provato a metterci delle vocali come è stato spiegato alla s- conferenza virtuale, ma

escono cose strane come, presempio, un lievito per dolci.

Tornando a Bomba , all’ Ipodda, ne l’ho tolto dalla scatola e da tutto l’imbuliccu e c’era anche un libro grosso con le figure tutto scritto in piccolo piccolo. Ho messo a un’ala il libro ed ho cominciato a pigiare i bottoni uno ad uno.

Nudda.

Ho pigiato un altro bottone ed è cominciata la confusione: si sentiva una canzone che diceva : “Pone sa

manu ‘e su tò, nieddu nieddu niè!”. La canzone c’era tutta, poi ho capito che era la suoneria. Peppi mi era telefonando: voleva sapere se mi era piaciuto l’Ipodda.

Ello, che mi è piaciuto. Però io volevo provare tutto. E allora Peppi mi detto quale bottone dovevo pigiare per entrare nel web. E allora ho fatto come ha detto lui e ne sono subito entrata in custu blog che si chiama Fossa Prima ed ho iniziato a leggere quello che scrivevano gli utonti: cose lunghe e complicate.

Te le scrivo cercando di istringhere: i giganti di Fossa Prima erano Shardana cioè principi-giudici- luce- toro ed avevano le loro origini nell’età del bronzo e nel neolitico tramite la svastica!

Le tavolette di Tzicotru sono i loro sigilli reali e da qualche parte c’è sicuramente un deposito di tali sigilli perchè a lui gliene hanno dato solo uno e poi la soprintendenZZa glielo ha preso. Essu, che gente cattiva! Chissà perché glielo hanno preso.

Nei sigilli c’è scritto NR HAG Shrdn, perché le statue rappresentano la divinità shrdn e le parole sono scritte agglutinate con legamenti e nessi, che poi è lo stesso! Nelle tavolette, ma anche in altri documenti, come ad esempio il ciondolo di Solarussa e la pietra di Terralba, c’è scritto che il dio- toro -lui- luce il cui

nome è Yaku – Yawh -shrdn.

Gli scribi facevano a gara per rendere le scritte difficili da leggere per cui prendevano a piene mani dall’ugaritico dal protocananeo e da (non si capisce), mischiavano i segni alternandoli da una lingua e dall’altra. Forse alla francese. O all’egiziana?

Io volevo che tu mi spiegavi cos’è tutta questa cosa che io, mischina di me, non ne cavo né mani né

piedi. Giallosai che io non sono molto studiata e tu invece sì, che me lo ha detto Peppi tra una e l’altra. E io mi fido di quello che dice Peppi. Perché ce n’è anche altra, e però te la volevo scrivere un’altra volta, che mi è venendo mal di testa per lo sforzo nel momento del bisogno di capire.

Se mi spieghi il di cui sopra, già ti mando una bella pessa di casu marzu lumachino che mi si è guastato un

mese fa e adesso è pronto.

Contando in una tua cortese quanto sollecita risposta ti porgo i miei più sentiti dispetti.

In fede, tua

Tremoliggia

Foricca

P.S. Il casu marzu lo vuoi con o senza vermi?

 

Cara Tremoliggia Foricca,

ho inviato la fotografia che mi hai mandato (quella in alto a sinistra) al professor Appoligiu Tottu. Mi ha risposto che significa (inserendo le vocali):

SCRiTUeRiata

NuRaGiCa

In cui la “U” è chiaramente una trappola per non far capire il testo e deve essere elisa.

Però non mi ha saputo dire a chi si riferisca. Potrebbe essere qualcuna che passa il suo tempo cazzeggiando in rete perché c’è chi la paga, ma nessuno può dirlo. Bisognerebbe investigare.

In vece, per l’altra scritta:

NoR (caffè) HAG (ai) Sherden

In cui NOR è la negazione logica di OR. Significa che i guerrieri Sherden non potevano bere caffè HAG perché ipotési. Assumevano infatti svariate tazze di caffè non decaffeinato allo scopo di mantenere livelli accettabili di pressione sanguigna (avendo notevoli problemi di erezione, come i moderni studiosi Shardana).

Il casu marzu mi piace con i vermi, grazie, ma solo quelli dispari. I vermi pari non riesco a digerirli, soprattutto se parlano in nuragico

Tuo

Boicheddu

 

boicheddu.segurani@virgilio.it  

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Una risposta a CI SCRIVE FORICCA: PROBLEMI TECNOLOGICI

  1. Maurizio Feo ha detto:

    C’è chi dice di avere ‘scoperto’ la Scrittura Nuragica. Tiene lezioni e corsi splendidi, scrive libri costosi, fustiga i costumi dell’Accademia pigra e miope ed ha uno stuolo nutrito di seguaci entusiasti.
    Io non gli credo.
    Il motivo è molto semplice: o credi a lui, oppure credi al Metodo Scientifico.
    Ti spiego meglio…

    Quando nel 1802 Georg Friedrich Grotefend (un professore tedesco di liceo!) comunicò al Mondo intero di avere decifrato il cuneiforme, lo aveva fatto – pensa! – per vincere una scommessa con un amico.
    Non sappiamo quante birre e quanti crauti tale velleitario ed allegro processo richiese, ma senz’altro – all’inizio, almeno – vi fu verso di esso molto scetticismo e molta incredulità verso questo signore originale e forse un po’ pazzo, sicuramente fuori della cerchia eletta dei linguisti, glottologi ed epigrafisti.

    [Nota:
    Grotefend aveva decifrato l’Antico Persiano, lingua Indoeuropea, che era scritto con un sistema cuneiforme di natura alfabetica – un segno per ogni lettera .
    Restavano da decifrare ancora:
    1) l’Accadico, lingua semitica affine all’Arabo ed all’Ebraico odierni, anticamente parlata da Babilonesi ed Assiri, che è un cuneiforme logo-sillabografico (in cui ogni ‘grafema’, o segno, può avere più di un referente fonetico sillabico e più di un referente ideografico: più o meno quello che fai quando scrivi “6 la + bella”, usando segni che possiedono ciascuno un significato differente in vari tipi di notazioni, ma che guarda caso hanno un senso preciso, pronunciati nella tua lingua parlata. Un altro esempio? Il nome del complesso rock degli “U2” potrebbe non avere alcun senso; oppure potrebbe riferirsi all’ ormai storico aereo spia “ U due”, oppure – ma questo solo in Inglese – potrebbe significare “You too”, anche tu).
    2) L’Elamico, una lingua un po’ meno nota, agglutinante, priva di parentele tra le famiglie linguistiche note, diffusa in area iranica e scritto come l’Accadico.]

    Circa 50 anni dopo, nel 1853, Edwin Norris riuscì ad interpretare anche l’Elamico.
    Resisteva, quindi, solamente l’Accadico: ma si rinvenivano con crescente frequenza sempre nuove tavolette, fino a che lo svedese Isidior Lowenstern dedusse che si trattava di una lingua semitica.

    Oppure, si trattava d’ipotesi fantasiose di pazzi visionari, egocentrici, autoreferenziali e colpevolmente millantatori.

    Come si poteva fare, per dirimere il dubbio?

    La Royal Asiatic Society, nel 1857 decise di adottare un metodo tanto biblicamente Salomonico, quanto prudentemente e rigorosamente scientifico: riunì a Londra tutti coloro che avevano dato il proprio significativo contributo alla decifrazione e traduzione degli scritti cuneiformi. I nomi sono: Edward Hinks, Paul Emile Botta, Henry Rawilson,William Henry Fox Talbot e Jules Oppert.

    Ad ognuno di essi fu assegnata una copia di un medesimo testo cuneiforme, con la preghiera di fornire una traduzione, ottenuta indipendentemente dagli altri studiosi. Ed essi (miracolo!) fornirono ciascuno la propria decifrazione, concordante con le altre nelle linee fondamentali.
    L’Accadico era stato decifrato!

    Era stato necessario mezzo secolo di fatiche interpretative e di ricerche sul campo con la scoperta di nuovi testi. Ma ci si era riusciti, scientificamente (ti ricordo che il Metodo Scientifico prevede la descrizione accurata dei Motivi, Obiettivi, Materiali, Metodi e prevede la Ripetibilità dell’Esperimento: qui c’è tutto!)

    Ecco perché non credo affatto che sia stata ancora ‘scoperta’ e decifrata la Lingua Nuragica scritta: perché – per ora – c’è una sola persona ad affermarlo. Ammetto che – per assurdo – potrebbe anche trattarsi di un novello G. F. Grotefend sardo ed avere persino inopinabilmente ragione.

    Ma circa la presunta ‘Scrittura Nuragica’, fino a quando un gruppo scientifico credibile di vari glottologi, linguisti ed epigrafisti non avrà chiarito a tutti la questione in un test in doppio cieco, (simile a quello su riportato) sono giustificato a tenermi sulle mie posizioni.
    Che non sono di opposizione feroce, ma di prudente attesa: ci vorranno 50 anni anche qui?

    Va benissimo: io non ho nessuna fretta. Quello che m’importa davvero è la verità.
    Qualunque essa sia dimostrata essere, un giorno.

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