DESI JONES E LE NAVI DI RUBENS: TERZO TEMPO

Sono felice di comunicare ai tre lettori istituzionali del blog una bellissima e quasi incredibile notizia: nonostante tutto, il museo esiste!

Adesso la notizia meno buona: se si digita Olbia&Museo&Archeologico su Google Maps, la ricerca resta senza esito. Per trovarlo si può digitare Olbia&Isola&Peddone (ma non “Peddona”, come indicato nel sito, esimia sconosciuta!). Così compare l’indicazione del Comune di Olbia (Assessorato ai Servizi Sociali) e la vista dall’alto dello stabile del museo, che però, come si vede dalla foto allegata, è del tutto incognito! C’è l’Assessorato, il Circolo Nautico, l’Hotel President (e tanto altro, dipende dalla scala) ma il museo no!

Vediamo di rimanere seri, per un momento, sebbene non sia facile perché la situazione è del tutto ridicola. Leggendo la pagina dedicata al museo (redatta dal dottor Rubens D’Oriano, poi si capirà perché nel titolo compaia solo il nome, Rubens, e lo tratti come un vecchio amico) si intuisce quale sia l’importanza del museo, non solo in ambito locale ma in un contesto ben più ampio, perché proprio le navi esposte, in particolare alcune parti, sono un vero e proprio «unicum» (nel post precedente ho citato anche l’ingranaggio attribuito al planetario di Archimede, il più antico conosciuto i cui denti non siano più triangolari). Se si vuole osservare il timone completo di una nave oneraria romana di età imperiale o un albero praticamente intatto, non ci sono altri luoghi in cui recarsi se non questo museo.

Perché allora non compare su Google Maps? Oppure, invertendo la domanda: perché ci compare l’Hotel President? Facile: perché se vogliono andare avanti devono fare di tutto per essere trovati, è loro interesse. Il direttore farà di tutto affinché, nei motori di ricerca, salti fuori il nome dell’Hotel il più spesso possibile, perché sa bene che, se si vuole sviluppare la clientela, non bisogna aspettare coloro il cui sogno della vita sia una visita all’Hotel President. Altrimenti si fa prima a chiudere per dedicarsi alla coltivazione delle cozze, attività neppure tanto faticosa (lo sanno tutti che gli alberi di cozze sono bassi a sufficienza per non dover neppure adoperare la scala).

Non so se sia chiaro: i clienti – brutto chiamarli così nel caso del museo, ma almeno ci intendiamo – bisogna inseguirli, non certo pretendere che ti inseguano, è necessario fare di tutto per mettergli il museo sotto il naso (il museo sotto il muso) ma come si fa ad incrementare le visite se in rete è più facile trovare l’indirizzo del Circolo Nautico?

Naturalmente, è ovvio che chiunque sia dotato di un po’ di skill lo troverà assai facilmente, ma siamo sicuri che sia questo ciò che desiderano i cittadini in merito al museo che stanno pagando con le loro tasse, oppure lo vorrebbero vedere meglio valorizzato?

Sebbene, sotto molti punti di vista, sia evidente lo sforzo e la passione di alcuni (il dottor D’Oriano in testa) ma anche l’evidente menefreghismo di altri (chi è che ha sognato il sito olbiaturismo.it dopo una cena pesante?) la buona volontà non basta; bisogna essere professionali e duole dire che, per alcuni aspetti, si cade su vere e proprie sciocchezze, come l’aggiornamento degli orari (che si potrebbe impostare automaticamente linkando il sito istituzionale del comune) o predisponendo una mappa vera, cosa che potrebbe fare qualunque adolescente appassionato di informatica. In fondo, con un poco di abilità si potrebbe rendere «normale» la situazione, senza troppe pretese. Infine, non mi pare di essere troppo cattiva se dico che far comparire il museo come edificio rilevante in Google Maps è semplicissimo e il fatto che non sia ancora stato fatto grida vendetta: ma perché c’è l’assessorato (del Comune) e il museo (del Comune) no? Facciamo figli e figliastri?

Allora, entriamo ?

Ma sì, visto che ormai siamo arrivati, dimentichiamo le ragazzine maleducate e i siti progettati con i piedi, mettiamo da parte indirizzi e caselle di posta elettronica o numeri telefonici; e poi, bisogna dirlo, lo stabile di Vanni è bellissimo e la cornice splendida (se poi ci fosse meno spazzatura e le strade fossero sistemate decentemente sarebbe ancora più bello, ma siamo in Sardegna, che vogliamo pretendere?)

Nell’enorme ingresso (quasi vuoto, ma è giusto visto che d’agosto, in una bella giornata, le persone si recano al mare) troviamo un signore con un badge appeso al petto; in borghese – meno male, visto che quelli in divisa è meglio perderli che trovarli.

Desi, speranzosa: «Buongiorno, siamo venuti per vedere le navi romane. Ci potrebbe dire dove stanno, per favore?»

Signore in borghese: «Eh, subito le navi? Siete appena entrati! Prima visitate il museo, da quella parte, poi, quando avete finito, tornate da me e vi accompagno a vedere la navi di Rubens.»

 

To be continued

 

Ma la prossima puntata è intitolata The End ed è l’ultima.

 

Desi Satta – dsatta@katamail.com

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