DESI JONES E LE NAVI DI RUBENS: SECONDO TEMPO

Trovati questi benedetti orari?

Sì: ad esempio, come suggerito da uno dei tre lettori istituzionali del blog, l’orario è presente nel sito del comune di Olbia, a questo link.

In realtà ci sono molti modi per informarsi, il problema è però un altro: che gli orari sono sbagliati e un turista anglofono, abituato a vivere in un paese normale, potrebbe andare alle dieci di sera (magari è davvero successo) con vento, pioggia e freddo, trovando chiuso; da cui un poderoso incazzo e la conseguente pubblicità negativa!

Perché aprire un sito dedicato al turismo se poi si fa di tutto per respingere proprio quei turisti di cui tanto si parla, quelli di livello medio-alto in cerca non solo della spiaggia attrezzata e della discoteca ma anche di fruizione culturale del territorio, possibilmente anche fuori stagione?

Possibile che tra le informazioni pubblicate sulle pagine dedicate al Museo Archeologico non ci sia uno straccio di indirizzo, recapito telefonico e/o e-mail, nonché una mappa per arrivarci? Ma ci vuole tanto? E che dire del bizzarro loop grazie al quale, nella sezione in inglese, si procede dalla pagina del museo alla mappa e per poi tornare alla stessa pagina?

E la pagina in italiano non tradotta in inglese? Chi è quel genio che ha pensato di risparmiare chissà quale cifra per evitare di tradurla? Chi diamine prende le decisioni, gestisce il sito e paga? Perché non è che i siti si aprano e chiudano da sé, immagino, impazienti di promuovere il turismo di Olbia, ci sarà un responsabile che per decenza dovrebbe, almeno, chiedere scusa!

Fa niente, lasciamo allo sputtanamento prossimo venturo il fatto che, ad oggi, il museo abbia quattro orari diversi (includendo quello del sito ufficiale del Comune di Olbia) e immergiamoci nell’avventura.

Agosto. Ci troviamo all’aeroporto di Olbia e abbiamo appena ritirato le chiavi della nostra macchina noleggiata per tempo in rete. Siamo una coppia di turisti facoltosi, amanti delle belle cose. Siamo anche spocchiosetti, tra coloro che non amano le truppe turistiche sardinizzate nei torpedoni. Possiamo anche spendicchiare (con parsimonia, chi ha i quattrini ne conosce perfettamente il valore e difficilmente li spreca). Insomma siamo il prototipo del turista che la Sardegna afferma da tempo immemorabile di adorare, desiderare e sognare: quello che è disponibile a lasciare da noi un po’ di quattrini senza mangiare tutti i giorni pane surgelato e mortadella scaduta.

Nella calca dell’aerostazione, abbiamo visto la teca contenente il frammento di ingranaggio attribuito al planetario di Archimede e siamo rimasti colpiti. Così abbiamo dato un’occhiata anche alle altre (teche) e le navi romane ci hanno dato la spinta definitiva. Abbiamo deciso che, sulla strada della destinazione estiva, poiché non amiamo andare di fretta, ci fermeremo a visitare il museo: come ci arriviamo?

Questa volta c’è poco da sbagliare: in tutti gli aeroporti delle località turistiche, soprattutto in alta stagione, è attivo uno sportello per le informazioni. Olbia non fa eccezione.

Poiché in tutte le coppie l’anello forte è quello femminile, mi avvicino al banco, stupita perché, nonostante si sia in pieno agosto, è deserto. Da persona educata, saluto

Desi: «Buongiorno»

Addetta in divisa: «Dica!»

Desi, accomodante: «Buongiorno»

Addetta in divisa, seccata e con tono supponente: «Sì, dica!»

Desi che pensa: «Le dico che è una maleducata e dovrebbe rispondermi “Buongiornosignorapossoaiutarla?”?

Desi, accomodante: «Vorremmo visitare il Museo Archeologico. Oggi è aperto?»

Addetta in divisa, impaziente perché non c’è nessuno in fila e deve dedicarsi ai cazzi propri: «Sì è aperto, però non ho materiale da darle. Non abbiamo niente.»

Desi, sempre più accomodante: «Bene: mi darebbe l’indirizzo, per cortesia?»

Desi che pensa: «Poi ti mando a fare in culo e me ne vado al museo, ma quando ho un attimo di tempo scrivo un bel commento su Trip Advisor!!»

Addetta in divisa, impaziente perché i cazzi propri devono essere della massima importanza e questa rompicoglioni non si leva dai piedi: «Non lo so. Non c’è un indirizzo: avete una macchina?»

Desi, ancora più accomodante: «Sì. Provi a darmi il nome di una strada vicino al museo, così la impostiamo sul navigatore»

Addetta in divisa, quasi al limite della sopportazione perché non si capisce cosa si potrebbe pretendere da lei: «Glielo faccio vedere sulla cartina: qui c’è l’aeroporto… e qui c’è il museo. Segua la cartina e ci arriva.»

Desi, incazzata nera: «Molte grazie: lei è stata gentilissima. Arrivederci».

Desi che pensa: «Brutta stronza: ti prenderei a calci nel culo!»

Addetta in divisa, finalmente soddisfatta: «…»

Addetta in divisa che pensa: «Ma levati dai piedi, vecchia troia!»

La fotografia è una scansione della cartina gentilmente concessa dalla solerte addetta dello sportello informazioni turistiche dell’Aeroporto di Olbia Costa Smeralda.

Nella prossima puntata, forse, potrebbe darsi che, nonostante tutto, si possa arrivare al museo.

 

To be continued

 

Desi Satta – dsatta@katamail.com

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3 risposte a DESI JONES E LE NAVI DI RUBENS: SECONDO TEMPO

  1. Jonathan Livingstone ha detto:

    Mi chiedo di dove fosse “l’addetta – in – divisa” e nel caso non fosse del luogo, se si è degnata di fare un giro nei dintorni perchè, anche se pochi ci crederanno, la posizione della freccia e del cerchietto con la “M” va invertita. Per fortuna avevate una foto aerea. Almeno avevate un’idea di cosa cercare e dove.
    Jonathan Livingston

    • Boicheddu Segurani ha detto:

      Nel caso di specie non era disponibile alcuna foto, bensì un acuto desiderio di trovare il museo. Fortunatamente Olbia non è Francoforte. Tuttavia, se fosse stata Francoforte, il museo sarebbe stato ben visibile su GMaps, avrebbe avuto un indirizzo, un numero di telefono e una casella e-mail. Probabilmente la ragaszza in divisa avrebbe anche salutato.

  2. Jonathan Livingstone ha detto:

    Wikimapia dovrebbe andare bene lo stesso: http://wikimapia.org/#lat=40.9236463&lon=9.5077657&z=17&l=4&m=b

    Per l’indirizzo, qualche cartello marrone c’è. Per il telefono ed e – mail, pare non ci sia trippa per gatti. Quella serve altrove. Per la ragazza in divisa non ci sono scuse. Per chi ce l’ha messa.

    Jonathan Livingston

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