SI PUÒ MAI ESSERE CONTENTI, QUANDO QUALCUNO MUORE?

Forse sì, ma è decisamente e terribilmente illecito, non è certamente considerato un bel modo di sentire e non si può assolutamente confessarlo ad alcuno: si farebbe ribrezzo proprio a tutti, nessuno escluso… Del defunto, chiunque egli sia stato, si deve sempre e obbligatoriamente parlare bene (e non devono trapelare mai le vere cause della morte), se ne deve sentire il triste vuoto lasciato nella Società e la grave mancanza per la comunità intera, si deve mostrare cordoglio e comprensione per i parenti che gli sopravvivono, anche se – nella realtà – non si prova alcunché di negativo, anche se si dovrebbe ammettere che, più realisticamente, ci si sente finalmente liberati da un peso, da un equivoco, da fastidiose pastoie.

Ci si deve mostrare tristi anche se il defunto era stato tanto perfido ed ignobile quanto malevolo ed incapace, per tutta la sua inutile e dannosa vita malintesa, per cui ha davvero fatto un grande favore a tutti con il suo provvido seppur tardivo levarsi di torno, finalmente. Nessuno lo ammetterà mai, questo.  (Forse ci sarà appena qualche sussurro, ma solamente in camera caritatis, e solo con il proprio più intimo amico ed in assoluta e provata assenza di testimoni e di strumenti di registrazione…)

Trovo che questo sia un modo ipocrita di comportarsi, conformandosi ad un uso comune fatto di falsità e spesso di servilismo. Ma – comunemente – è considerato un poco elegante oltraggio vigliacco l’atto di esprimere la propria fondata opinione negativa sul cadavere ancor caldo del defunto perfido incapace.

Per cui, si può anche desiderare di ballare con sfrenata esultanza sulla tomba dell’oppressore sfruttatore, o anche solamente aggressivo rompicoglioni, farabutto in malafede, malevolo e disonesto, ma non si può, né si deve assolutamente farlo, perché “inelegante”, “ingeneroso” e – soprattutto – “codardo ed incivile”.

Cioè accade proprio questo: un vero  personaggio iniquo, nero d’animo come la pece, si è comportato magari malissimo per tutta la propria vita con tutti – nessuno escluso – anche se con alcuni più e con altri meno e si gode dal feretro le più eleganti e servili esequie funebri accorate e leccaculo, accompagnate dal rammarico di coloro che ne sentiranno esacerbati  il vuoto lasciato per il resto della vita.

Mentre tutti quei poveri disgraziati che hanno per lunghissimi anni dovuto subire ripetuti torti vigliacchi, innumerevoli furti arroganti, continue angherie sfacciate e quanto di peggio un essere del genere abbia potuto sfacciatamente escogitare per tormentarli finché era in vita, devono trattenersi dal manifestare il proprio sollievo in occasione della loro tanto sospirata liberazione…

Ma sono esistiti casi in cui detta esultanza è stata espressa. A notte fonda, furtivi come criminali ricercati, ridotti ad ombre prudenti e silenziose, quegli sparuti esseri che hanno osato farlo, si sono incontrati – non senza qualche sorpresa e qualche iniziale palpitante timore – sulla tomba del perfido coglione defunto di turno. L’ora scelta è – solitamente – quella delle 04:30 del mattino, in cui quasi nessuno è più o ancora in giro, in cui il turno di guardia di notte delle forze dell’ordine è già finito e quello di mattina non è ancora operativo.

Ed è allora, proprio allora, che si è scatenato qualche cosa simile ad un sabba infernale, un antico tripudio erotico latino, una disinibita danza selvaggia di giulebbe nella semi oscurità del crepuscolo, che toglie i colori e le forme agli oggetti ed alle persone, ma riempie vieppiù i gesti di significato.  Sono essi esseri vigliacchi? Sono forse esseri bassi ed immorali che portano offesa all’Etica ed al Pudore? Ledono essi forse qualcuno o qualche intoccabile diritto? Nella penombra colpevole, non si distingue.

Non ledono alcunché, andiamo. Questo va ammesso …

Sono persone che hanno sofferto (poco, o molto) per le parole, le opere ed i pensieri di qualcuno. Sono persone finalmente libere da quelle malefiche, irresponsabili o solo fastidiose influenze.

Non sarà né bello, né educativo, quello che fanno, né particolarmente  utile alla Società. D’accordo.

Ma quanto è utile a loro stessi, alle loro coronarie distese, ai loro riccioli finalmente biondi ed alla loro complessione, finalmente rosea, tonica e trofica! Finalmente liberi.

Udite, uno, udite, tutti: un perfido coglione è morto, signori! Gioite insieme a noi!

Ha reso questo Mondo un posto più bello e più pulito, solo col togliersi di torno!

No: pensandoci  bene, non è giusto dirlo. Si può pensarlo, certamente, ma non è giusto dirlo.

Anche perché – in fondo – più spesso si tratta di persone piccole ed insignificanti, che ci hanno anche molto infastidito con le loro idee petulanti  e dannosamente errate, quasi sempre espresse in modi inopportuni  e fastidiosamente riprese dalla loro platea pedissequa e servile.

Ma – appunto – si tratta di dettagli: è venuto meno solamente uno degli amplificatori, uno dei tanti  altoparlanti dell’idea errata. Ma quanti altri ne restano a predicare attivamente (alcuni persino sapendo bene quello che fanno, agendo per interesse politico ed economico personale!) il concetto falso, l’interpretazione errata della Realtà, una Storia tutta inventata di sana pianta, l’asservimento della Scienza alla Politica, in nome di un malinteso e fantascientifico senso di libertà ed  indipendenza nel quale molti gonzi credono perdutamente?

Quindi non  conviene manifestare per intero il proprio pensiero. Ma non perché, come certamente sosterrebbero tutti i conformisti benpensanti, il farlo sia cosa improba e condannabile. Bensì perché – se davvero di persona piccola ed insignificante si è trattato – non è giusto darle troppa importanza facendo credere che abbia meritato un nostro epitaffio.

Se ti vengono in mente nomi grandi e piccoli particolari, hai una fantasia veramente bacata: vai da uno psichiatra, è meglio…

 

Tetragramma Sardo

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4 risposte a SI PUÒ MAI ESSERE CONTENTI, QUANDO QUALCUNO MUORE?

  1. Gianni ha detto:

    Condivido tutto al 1000 %, per certi esseri talvolta spietati criminali, vissuti in odore di tracotanza odiosità la punizione giusta è una sola …per fortuna non ammorbano più l’aria che respiriamo con il loro fetido alito.
    Sono stato contento anche quando qualche il mio caro anziano e sofferente genitore mi ha lasciato, la vita deve essere vissuta con poco dolore e con molta partecipazione, non ho mai voluto la sofferenza ipocrita e pelosa dei cristiani. Ballare no, ma gioire certamente si…sulla media distanza saremo tutti morti, godiamo quindi anche di queste piccole cose.

  2. panurk ha detto:

    Mi permetto una precisione necessaria.

    “Del defunto, chiunque egli sia stato, si deve sempre e obbligatoriamente parlare bene …”
    Stalin, Hitler, Mussolini, Jack the Ripper, …???? Quel concetto del “parlar bene” ricade ad una traduzione e interpretazione sbagliata di un testo latino attribuito a Chilon di Lakedaimon che suona

    DE MORTUIS NIL NISI BENE

    ed addiritura non suona

    DE MORTUIS NULLUM NISI BONUM !

    L’uso adverbiale di BENE (dal punto di vista grammaticale affermato dal NIL) ovviamente non riguarda l’oggetto del parlare (nel senso del contenuto), ma il modo di parlare, cioè “parlar bene” nel senso di valutare una persona in modo giusto, equo, oggettivo, insomma in un modo moralmente corretto il che non esclude i lati negativi – dando per scontato il debito “non raccontare delle bugie” perché il defunto non sa più difendersi.

    Essendo troppo spesso moralmente costretto a partecipare a dei funerali di professori ordinari della mia facoltà mi preme di aggiungere: Escludere i lati negativi in molti casi sembrerebbe non solo non oggettivo ma anche ed in primis ingiusto – per esempio nei confronti delle vittime dei lati neri del carattere del defunto. Si può tacerne (in presenza della famiglia alla tomba aperta) ma si dovrebbe evitare di raccontare delle “bugie positive” in modo che il defunto riesce a sbeffeggiare le sue vittime post mortem.

  3. Tetragramma Sardo ha detto:

    Mi sembra un po’ troppo facile – quasi banale, anzi, mio caro Panurk – citare i Grandi Criminali come gli antesignani tra gli immeritevoli d’elogio funebre. Credevo fosse chiaro a chi – davvero – s’indirizzasse il mio invito al silenzio post mortem ed all’indifferenza più che meritata, con l’esclusione dalla Commemoratio Omnium Fidelium Defunctorum. Si tratta di coloro che, in vita, furono molto sopravvalutati, pur non valendo un tubo e anzi svolgendo un’attività in fondo dannosa per la conoscenza e per la crescita culturale della Società Sarda (e no, certamente). Ma vedo che anche tu, alla fine, convieni pienamente sul fatto che sono più numerosi di quanto si pensi. Il fatto, poi, che tu parli espressamente di una Facoltà Universitaria mi fa capire che la tua precisazione sia un (piacevole e colto, lo ammetto) divertissement intellettuale e che tu abbia d’altra parte ben compreso quale tipo di persona sia il bersaglio (anche se non sempre alligna nell’Università, ovviamente!) delle su riportate considerazioni anticonformiste (e per alcuni senz’altro ‘scandalose’) …

  4. panurk ha detto:

    Non si preoccuare, Tetragramma Sardo, era moooolto chiaro a chi s’indirizzava il “nil nisi bene”. Il mio riferimento ad una certa classe accademica era (forse troppo) influenzato dalle mie vicende personali, molto reali e subiti ben lontano dall’ambiente sardo. Ma queste riguardano nemmeno 10 % della nostra facoltà e non hanno assolutamente nulla a che fare con le solite polemiche indifferenziate contro i presunti Grandi Criminali in Sardegna. Di fatto la finalità dell’ultimo passaggio del mio intervento era inteso a far capire che il classico “nil nisi bene”, cioè il tacere sul lato oscuro di un carattere, in certi casi risulta nella derisione delle vittime di un carattere perfido – anche ed addiritura nel caso in cui le vittime siano professori ordinari ed altri accademici.

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