IL SEME DI PANDORA: PERCHE’ SIAMO OBESI, DEPRESSI E INFELICI

di Gabriele Ainis

 

Se non avesse il titolo sbagliato, sarebbe un saggio divulgativo perfetto! Personalmente l’avrei intitolato «Il tocco di Mida», sarebbe stato molto più adatto.

A parte questo, Il seme di Pandora, il libro di Spencer Wells, si situa nella migliore tradizione divulgativa di marca statunitense, «alla Jared Diamond» tanto per intenderci, capace di collegare e raccogliere in una sintesi credibile fatti apparentemente lontani e privi di connessioni.

Descrivere in poche righe lavori come questo è arduo perché, come in tutti i tentativi di comprendere la complessità della storia umana, si corre il rischio di cadere nelle relazioni di semplice causa-effetto, approccio che proprio Il seme di Pandora vorrebbe evitare. Per parlare di questo libro conviene allora partire da una domanda, o più: come mai, dopo millenni evoluzione civile e sociale, dopo la rivoluzione industriale e lo sviluppo tecnologico di questi ultimi anni, si muore soffocati dal proprio grasso in una vera e propria epidemia di obesità? Perché compaiono malattie come il diabete, che nell’ottica darwiniana dovrebbero essere state selezionate da tempo? Ma soprattutto: possibile che nel mondo di oggi ci sia così tanta infelicità nonostante le condizioni di vita di gran parte del mondo siano indubitabilmente migliori che in passato?

Per rispondere a questi interrogativi l’autore balza nel remoto passato in cui una specie dedita alla caccia/raccolta decise, più o meno consapevolmente, di cambiare drasticamente abitudini, dedicandosi all’allevamento e all’agricoltura e si domanda: perché ciò avvenne?

Al contrario di ciò che comunemente si ritiene, l’introduzione delle pratiche neolitiche non coincise con un miglioramento delle condizioni di vita, tutt’altro. I dati in nostro possesso dimostrano, senz’ombra di dubbio, come i cacciatori-raccoglitori del paleolitico finale/mesolitico conducessero una vita più sana, e fossero più longevi dei loro discendenti, senza considerare il fatto che gran parte delle affezioni epidemiche così presenti ancora al giorno d’oggi (dal morbillo alla SARS, passando per le epidemie stagionali di influenza) fossero virtualmente sconosciute e nacquero proprio dalla stretta frequentazione con gli animali e dagli assembramenti umani prima sconosciuti.

Perché, allora, scegliere la via neolitica abbandonando la caccia-raccolta?

Ecco il punto, peraltro ovvio, se appena si traguarda la storia umana anche alla luce di ciò che vediamo dell’umanità al giorno d’oggi. Nessuno, ad esempio, ha «scelto» di abbassare l’indice di natalità a tal punto da far diventare l’Italia uno dei paesi meno prolifici del mondo, eppure è così. Né si può negare come ciascuno di noi sia ben consapevole che la diminuzione della natalità, associata al crescere dell’aspettativa di vita, stia creando una miscela potenzialmente esplosiva per le nostre condizioni di vita del futuro. Eppure non si fanno più figli perché «ciascuna donna» sceglie (oppure è obbligata e ne ha la possibilità) di farlo, non la società italiana nel suo complesso. Si tratta di capire che quelle che appaiono scelte collettivo sono in realtà determinate da decisioni singole e puntuali, causate dalle condizioni contingenti di ognuno di noi, spesso appena consapevoli e prive di un’analisi dei potenziali risultati collettivi.

Così Wells, da quel primo seme (di Pandora per l’appunto) che un’ignota mano umana piantò per la prima volta in un remoto passato, levando il coperchio della storia successiva, ci conduce fino al giorno d’oggi, spiegando in maniera semplice perché ci siano cos’ tanti obesi, perché il diabete sia destinato a divenire una vera piaga, perché la depressione sia divenuta così pregnante nella società odierna e si proponga come la causa primaria della spesa medica del futuro assieme alle malattie mentali in genere.

Un saggio tutto giocato tra le azioni del singolo e le proprietà emergenti del gruppo, nel tentativo di far capire che la storia umana può essere descritta dal punto di vista della complessità risultando tuttavia semplice e credibile.

Un’osservazione conclusiva, per segnalare quello che a me appare una piccola caduta di stile finale. A differenza di altri saggi del genere, Wells, evidentemente ottimista, si dice convinto che il genere umano, grazie alla propria inventiva e alle risorse che ha sempre saputo mettere in campo, uscirà brillantemente dalle condizioni critiche in cui ha ridotto il pianeta.

Tace sul fatto che proprio le cosiddette «risorse che ha sempre saputo mettere in campo» sono le responsabili della situazione!

A parte questo, ne raccomando la lettura, anche estiva perché si legge con leggerezza, se non sulla spiaggia, sotto l’ombrellone (assai meglio osservare la fauna umana, femminile o maschile, secondo i propri gusti sessuali o estetici) di certo la sera, al fresco, se non si ama la gazzarra, si apprezza la lettura e le endorfine prodotte dal piacere di osservare la storia umana da un punto di vista particolare.

Si potrebbe completare con una bevanda fresca, però, per favore, non un mojito!

Se si ama il rum cubano, scegliete un daiquiri, ben più raffinato.

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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Spencer Wells – Il Seme di Pandora – Codice Edizioni (Torino 2011)

 

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