L’ECOLONE™: COME DIVERTIRSI CON I FIGLI SULLA SPIAGGIA SENZA FAR DANNO

di Gabriele Ainis

 

Sì, le nostre spiagge son piene di invereconde porcherie. Fortunatamente, l’uso delle buste di plastica biodegradabili ha ridotto l’impatto dei cretini sui bagnasciuga, però ancora ci si trova di tutto.

A questo punto dovrei enumerare ciò che mi è capitato di trovare, però evito perché ciascuno di noi avrebbe da raccontare la propria esperienza e sono sicuro che in tanti potrebbero riportare aneddoti più interessanti dei miei.

Invece vorrei suggerire una maniera per passare il tempo sulla spiaggia senza ignorare i ragazzini che abbiamo generato (le mamme; i papà forse è meglio che non ci riflettano) ed anzi passando del tempo con loro e suggerendo (modestamente) una certa attenzione alla pulizia dei luoghi che usiamo per le vacanze.

La ricetta è semplice.

Prima di tutto bisogna raggiungere un tratto di spiaggia non affittato ad un «operatore» che vende lettini&ombrelloni. Come si dice, un tratto di «spiaggia libera».

Per assioma, la spiaggia «libera» è generalmente ingombra di aliga, abbandonata dai nostri compagni di spiaggia oppure portata dal mare. Bene, dato l’assioma, sviluppiamo il nostro progetto e realizziamo un ECOLONE, coinvolgendo i nostri ragazzini e cercando di far sì che capiscano come si tratti di un divertimento e non di un lavoro (come dire che dobbiamo cercare di fregarli, per il loro bene!).

L’ ECOLONE™ è prima di tutto un aquilone; un aquilone costruito esclusivamente con materiali di recupero trovati sulla spiaggia, quindi ecologico (da cui ECOaquiLONE) perché non prevede un ulteriore impatto: nella migliore delle ipotesi resta invariato, ma, se portiamo a compimento il progetto, come vedremo, è utile per levar di mezzo un piccolo ammontare di spazzatura, da smaltire nella maniera opportuna.

L’aquilone, nella versione più semplice, è costituito da due bacchette, una vela, un tot di spago. Le bacchette si trovano con relativa facilità, perché il vento e il mare sono in genere prodighi di canne, ma, una volta acquisita una certa esperienza, si potranno trovare altre soluzioni. Ad esempio gli urfidi tubi per l’irrigazione, quelli nerastri che a volte si trovano mezzo sepolti nella sabbia e, quando capita, si pensa che avendo sotto mano chi non li ha smaltiti si procederebbe volentieri a far loro provare la bellezza ecologica di un enteroclisma d’acqua salata, astringente e liberatorio.

Per la vela, oggi è (per fortuna) sempre più difficile trovarne una, perché l’ideale sarebbe una busta di plastica ma sono in via di scomparsa. Purtroppo (ed è per questo che ho inventato il progetto ECOLONE™) se ne trovano ancora e soprattutto si reperiscono con troppa facilità le grandi buste di plastica da imballaggio, quelle di politene, spesso perse da barche piccole e grandi.

Lo spago è una questione di scelta: sulle spiagge c’è di tutto. Reti, lunghi tratti di gomene e sagole, lenza (attenzione agli ami, a volte sono annidati dentro le matasse informi di filo di nylon e mordono peggio degli scorpioni).

Reperire il materiale per costruire un aquilone porterà via del tempo e sarà l’occasione per una passeggiata: movimento all’aria aperta, tuffi estemporanei quando la calura diventa eccessiva e soprattutto occasione per parlare con i ragazzini e spiegare loro come la spazzatura debba essere rimossa e farlo con un grano di fantasia possa addirittura risultare divertente.

Non sto a descrivere come si realizzi un ecolone (con le lettere minuscole, poi si vedrà il perché). Basta osservare la foto inserita nel post per avere un’idea (due canne in croce, una busta di plastica trasparente da imballaggio, lo spago ottenuto “smontando” una corda abbandonata, la coda recuperando un nastro bicolore per transennare). Ciascuno può sbizzarrirsi e scatenare la fantasia. Ciò che è importante è il progetto globale, l’ECOLONE™, che consiste nella realizzazione dell’ecolone (cioè l’aquilone), ma anche nella rimozione (almeno) di tutto il materiale usato (anche di quello avanzato) una volta che ci si sia stancati di giocare facendolo volteggiare al vento. Quando l’ecolone diventa nuovamente un pezzo di plastica abbandonato sulla spiaggia, sarà necessario spiegare ai ragazzini che bisogna portarlo via e smaltirlo nella differenziata: la plastica di qua, il materiale biologico di là, il resto nell’indifferenziato! Ecco perché l’ecolone è anche l’ECOLONE™, un progetto più ampio che non è solo gioco ma anche un piccolo impegno.

Va da sé che si potrebbe anche aggiungere al bottino un paio di bottiglie di plastica, o una tanica (ce ne sono le spiagge piene!), insomma si può usare l’ecolone per rimpinguare il mucchio di rumenta da portar via!

 

L’ecolone della foto l’ho regalato ad una ragazzina che lo guardava con evidente desiderio. Prima di darglielo, le ho spiegato che accettarlo in dono avrebbe comportato una grande responsabilità: l’impegno a portarlo via dalla spiaggia quando fosse tornata a casa, anche se si fosse rotto, perché il materiale con cui era stato realizzato doveva essere rimosso. Lei mi disse una frase semplice: Ci può contare!

Mi sono fidato: con ragazzini così forse il mondo può essere migliore di quello che è adesso. Io ci spero.

 

PS – Il papà della ragazzina mi ringraziò e disse una frase che mi è rimasta impressa. Vedendolo volare, così trasparente, osservò che sembrava disegnato nel cielo. Ma guarda come anche la spazzatura può diventare poetica… (però portiamola via lo stesso, mi raccomando!).

 

boicheddu.segurani@virgilio.it

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Una risposta a L’ECOLONE™: COME DIVERTIRSI CON I FIGLI SULLA SPIAGGIA SENZA FAR DANNO

  1. Maurizio Feo ha detto:

    Condivido tutto, in pieno. Apprezzo molto anche la delicata poesia quasi Deamicisiana dell’aneddoto. Ma devo assolutamente correggere un erroe che affligge la lingua italiana dai tempi di “quando c’era lui, caro lei”…
    Quindi, piazzati sotto l’ombrellone e rilassati, che ti racconto un altro aneddoto.
    Uno degli scrittori-ombra dei discorsi di Mussolini, usò l’ormai stramaledetta espressione “bagnasciuga” nel lontano ’43:
    http://archiviostorico.corriere.it/2007/dicembre/28/MUSSOLINI_NELL_ESTATE_DEL_DISCORSO_co_9_071228065.shtml

    Il piacevole punto d’incontro tra la sabbia ed il mare è la battigia.

    Bagnasciuga è la linea di galleggiamento di una nave, che viene bagnata dai flutti e riprende subito dopo ad asciugarsi fuori dall’acqua. A pieno carico, la nave “pesca” di più, mentre sporge più fuori dall’acqua quando è scarica. Pertanto la linea bagnasciuga è in realtà una fascia, spesso evidenziata in un colore differente, in modo che sia immediato il riconoscimento della nave carica.

    A parte la terribile confusione di quegli anni orrendi, gli Italiani ebbero a ridere, pensando di dovere fermare il Nemico sulla linea di galleggiamento dei natanti.
    Esattamente come io sghignazzo – oggi – al pensiero che qualcuno dichiari di “mettercisi con la sdraio e lasciarsi cullare dalla risacca fino ad addormentarsi”.

    Perdonami l’attacco di acribia estiva: divento insopportabile quando sono costretto a lavorare in Agosto.
    Ciao!

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