VITO BIOLCHINI, IL “GIORNALISTA CHE NON SERVE”

di Gabriele Ainis

 

Venerdì 3 agosto 2012: che caldo!

Oggi, Vito Biolchini, giornalista a spasso, conduttore, assieme a Elio Turno Arthemalle, di Buongiorno Cagliari su una radio locale cagliaritana e animatore di quel bellissimo Luogo virtuale che è il suo blog, agisce da moderatore in una tavola rotonda, a Pattada. Il tema è intrigante: Quali mestieri, quale lavoro?

In realtà l’happening è più articolato: in quattro giornate dense di incontri, saluti, auspici e degustazioni, dal 2 al 5 agosto, a Pattada, ecco a voi S’ISCOLA DE SU TRABAGLIU (la scuola del lavoro) organizzata da LAMAS.

Bello! E che sarebbe?

 

Ecco qua (corsivo e neretto miei):

Il progetto

Pattada è luogo operoso, come altri in Sardegna, che ha prodotto poesia, cibo, coltelli, violini, classe dirigente regionale e nazionale.

Come ha scritto Michelangelo Pira è luogo denso di cultura materiale ed immateriale perché è un luogo “urbano” dove si è praticata una pedagogia dell’interculturalità che ha consolidato multiculturalità e capacità di relazione.

Oggi vive un lento declino, come molti altri centri, ha perso infatti 2000 abitanti in 40 anni.

La comunità però non ha perso la voglia di progettare futuro.

Vuole ripartire rimettendo insieme uomini e donne attraverso seminari, dibattiti, una summer school, che tematizzino il lavoro ed il saper fare.

LAMAS vuole così rilanciare i temi della cultura e della conoscenza investendo nell’istruzione, nella formazione, nella trasmissione dei saperi e dei mestieri.

[…]

Risultati attesi e impatti

Riannodare relazioni tra la comunità dei residenti e dei non residenti. Ricostruire una socialità che si auto-riconosca e riconosca valore alla sua cultura materiale ed immateriale. Proporre e stimolare il rilancio della comunità dal punto di vista economico. Proporre processi formativi indirizzati alla partecipazione ed alla cittadinanza attiva attraverso i seminari ed i laboratori. Costruire una pedagogia, in forme condivise e partecipate, sui modelli di sviluppo locale rispettosi dell’ambiente e delle qualità del luogo. Praticare forme efficaci e partecipative per coinvolgere la popolazione nel processo organizzativo. Realizzare un sito che diventi il luogo della ri-costruzione della memoria collettiva e che sia un riferimento sia per i pattadesi – anche di seconda e terza generazione- che vivono fuori dal paese, dall’isola, dall’Italia sia di chi sta decidendo di farsi sardo pur venendo da altre patrie. Il sito vuole funzionare da Digital Library di storia locale in stretta connessione con la Sardegna Digital Library in cui far confluire le informazioni ed i video delle iniziative, della storia e dell’economia locale.

[…]

Naturalmente ho copiato solo ciò che mi interessa, se volete leggere tutto cliccate sul link e divertitevi (oppure guardatevi un filmetto squempio intitolato Hysteria, tratta degli stessi temi). In sintesi, tutto il pistolotto di LAMAS si potrebbe riassumere così: siccome producendo poesia, cibo, coltelli, violini e politici il paese è andato nel culo, allora riproviamo a fare le stesse cose (se non ci credete, andate a vedere come questa poderosa associazione culturale interpreti l’acronimo LAMAS: “L” Limba, Lingua, Letteratura, Lavoro… “A” Ambiente, Arte, Archeologia… “M” Mestieri, Mostra, Mangiare, Memoria, Monumenti… “A” Agricoltura, Artigianato, Architettura… “S” Storia, Storie, Solidarietà, Sentimenti…). Tutte cose che Pattada faceva egregiamente, per cui le persone sono state costrette a scappare: che facciamo allora? Ma naturalmente ci riproviamo, perché c’è ancora qualcuno che non è scappato: quando finalmente se ne saranno andati tutti, LAMAS potrà finalmente organizzare S’Iscola de su Trabagliu senza tutti quei rompipalle dei Pattadesi in mezzo alle scatole!

Naturalmente esagero, però il sospetto che questa roba non serva né servirà a un cazzo mi rimane, perché solo un minorato mentale potrebbe davvero pensare che una comunità come Pattada possa sopravvivere decentemente di turismo, artigianato e agricoltura nell’attuale contesto regionale, visto che di questo, gratta gratta, si tratta!

Fa nulla, un altro po’ di soldi pubblici impegnati in un happening che porterà qualche euro dalle tasche dei contribuenti a quelle di altri contribuenti, perdendosi nella via per le ovvie leggi della termodinamica (terzo principio: il rendimento è sempre inferiore all’unità). Sempre meglio questo, forse, della sagra della cipolla strabica o della corsa delle arselle nuragiche. Speriamo che una certa cifra resti nelle tasche di albergatori e ristoratori della zona: non so dire se sia giusto o meno, però ci sono modi peggiori per gettare via i quattrini (ad esempio affidando l’immagine della Sardegna a Cristian Cocco!).

Ma perché Biolchini sarebbe un “giornalista che non serve”?

Se lo dice da sé, in un post appena pubblicato che avrebbe meritato miglior fortuna quanto a commenti: La Sardegna ha deciso: qui i giornalisti non servono. Post in cui annuncia la propria partecipazione all’evento in qualità di moderatore, augurandosi di capire per quale motivo si ritrovi «diversamente occupato» e come si possa fare per uscire (come categoria,  s’intende) dall’incresciosa situazione.

Avendo avuto l’intenzione di rispondere in modo articolato, sono stato preceduto da due lucide commentatrici, che gli hanno detto, molto semplicemente, che la situazione dell’intera regione è tale per cui “non servono” i giornalisti come “non servono” ingegneri, storici dell’arte e via di seguito. Si potrà argomentare sul ruolo peculiare dell’informazione e del giornalismo, ma di fronte ad un disastro come quello attuale bisognerebbe badare prima di tutto al sodo; non servono giornalisti perché non serve nessuno: molto semplicemente non c’è lavoro!

Certo che poi ci si potrebbe domandare: come mai?

Uno dei motivi è che si pensa di poter dare un contributo alla soluzione del grave problema con eventi come S’Iscola de su Trabagliu. Finché la risposta di politici e intellettuali sarà di questo tipo (tanto per intenderci: A Pattada ci salviamo con gli alberghi, l‘archeologia, i coltelli e i violini… ma anche con un happening ogni tanto) allora siamo lontani anni luce dalla possibilità di risollevarci: cominciamo a rifare le valige e dirigiamoci dove c’è una migliore possibilità di realizzarci.

Del resto, non sarà un caso se la presidentessa di LAMAS è M. Antonietta Mongiu, già assessore regionale all’istruzione in una giunta che, in una legislatura, non ha affrontato neppure per sbaglio il problema dell’industria in Sardegna, quindi, di conseguenza, quello del motore primo per la generazione di lavoro.

Quando sarà a Pattada, Biolchini prenda da una parte la Mongiu e le domandi: Mi spiega perché volete che sia ridotto a fare il moderatore, mentre sono un ottimo giornalista?

Sono curioso di sapere cosa risponderà, perché la giunta di cui ha fatto parte ha contribuito a far sì che Biolchini sia lì a guadagnarsi il gettone e non nella redazione di un giornale o alla direzione di una radio! Detto senza alcuna ironia e visti i tempi che corrono, mi auguro (ma non ci spero) che sia sostanzioso – il gettone – e che trovi la maniera di raccattarne altri: da parte mia, per il poco che vale, ha tutta la mia simpatia e il mio incoraggiamento!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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