QUIRRA COME TARANTO? ATTO SECONDO: DOV’È LA R.A.S.?

di Gabriele Ainis

 

Se non avessero abolito la trasmissione, avrei raccomandato a tutti di ascoltarla e di immaginare uno dei due conduttori che lanciasse la battuta per il compagno. Fino a qualche tempo fa, su Radio2, imperversavano Bassignano&Luzzi con la loro Ho perso il trend. Troppo intelligente, così li hanno cacciati a calci in culo ed ora c’è Un giorno da pecora. Intelligente – e chi lo nega – però tutta un’altra cosa.

Fa nulla: uno dei tormentoni dei due cazzeggiatori pomeridiani di Ho perso il trend era appunto: «Coso? Non pervenuto!»

Ecco: nella faccenda di Quirra, la Regione Autonoma della Sardegna andrebbe citata da Bassignano&Luzzi, come la temperatura di Campobasso dopo quella di Cagliari: «Cagliari: minima 23, massima 32. Campobasso: non pervenuta

Perché la R.A.S. si è costituita parte civile all’udienza preliminare per il processo su Quirra, ma in ritardo! Così il GUP ha respinto l’istanza!

Se non posso immaginare Bassignano&Luzzi che si scompisciano annunciando Sardegna, non pervenuta!, chissà cos’avrà detto quel principe del foro (e temutissimo professore universitario, prima della pensione) che risponde al nome di Luigi Concas, difensore di uno degli imputati (sì, sono tecnicamente imputati anche se ancora non rinviati a giudizio!). Da una parte avrà sussurrato un commento sulla capacità professionale degli avvocati della Regione, dall’altra due paroline sull’amministrazione ragionale, qualcosa come: io avrei fatto molto meglio.

Perché, diciamolo francamente, che la RAS sia non pervenuta per un errore tecnico, una svista, una leggerezza, una minchiata, un pelo di f… insomma che sia stato davvero un errore è difficilmente credibile. Oppure, detto altrettanto francamente, neppure un’amministrazione come quella di Cappellacci avrebbe potuto combinare una minchiata di queste dimensioni, quindi è molto meglio ritenere che si sia trattato di una furbata per evitare la costituzione di parte civile, insomma uno stratagemma: quello di fare una figura di merda (e allora Concas sarebbe stato per forza più bravo, trovando una via d’uscita credibile e dignitosa, oppure avrebbe scelto un altro cliente)! In realtà, se si trattasse davvero di un errore, allora sì che la figura di merda assumerebbe dimensioni galattiche: il candidato scelga.

Da ciò ne deriva che la trasmissione Ho perso il trend non sarebbe la citazione più felice, molto meglio l’avanspettacolo e una scenetta tra due macchiette malmesse che – dialogando sul palcoscenico ed evitando i torsoli di cavolo e i pomodori marci – raccontano la barzelletta del tale, di fronte ad una torta di vacca, che si domanda se sia merda o cioccolato; la assaggia più volte fino ad esaurirla e, alla fine, si ritiene fortunato per non averla pestata!

Cappellacci – ma a questo punto diciamolo chiaramente, la Sardegna – non si sa bene come, pare sia riuscito prima a pestarla e poi a mangiarla!

Come interpretare l’accaduto?

Ci saranno due scuole di pensiero, per l’appunto, l’errore e il trucco, ma il dato oggettivo, quello sul quale riflettere seriamente, è che la R.A.S. non è parte civile nell’eventuale processo (ci sarà, ci sarà, certo che il processo ci sarà, però stiamo ai fatti: il rinvio non c’è ancora stato, quindi, ad oggi, è ancora eventuale!).

Intendiamoci, Cappellacci non avrà problemi di insonnia: processi di questo tipo durano tanto – e sono tanto complessi – da rendere l’azione politica del tutto impermeabile alle sentenze. Tra cinque, sette, dieci anni, esauriti (forse) i gradi di giudizio, Cappellacci sarà da tutt’altra parte e saranno in pochi a chiedergli conto della mancata costituzione. Al contrario, potrebbe anche accadere che sia proprio lui a rivendicare un merito e questo nel caso di un’assoluzione. Non dimentichiamo infatti che, nel caso, la parte civile potrebbe essere chiamata non solo al pagamento delle spese processuali ma anche alla rifusione di eventuali danni procurati alla parte avversa (e parliamo di istituzioni pubbliche in cui gli amministratori potrebbero essere chiamati a rifondere un eventuale danno erariale se non intentassero causa per risarcimento). Nel caso, potrebbe addirittura far intendere di aver avuto buon naso e sono certo che in molti gli darebbero ragione (non dimentichiamoci che la Sardegna l’ha votato, vediamo proprio di non scordarlo!).

Insomma, si va a processo – presumibilmente – a Lanusei come si andrà – presumibilmente – a Taranto: giusto?

No, per nulla! C’è una differenza enorme, abissale: in Puglia, al contrario della Sardegna, la politica c’è e c’è così tanto che il dibattito è tutto a sinistra, tra ambientalisti e SEL, sigla in cui (vediamo di ricordarlo) la “E” significa Ecologia e la “S” significa Sinistra!

A Taranto, il Presidente della Regione ha preso una posizione chiara, quella della mediazione tra la necessità di non perdere la produzione industriale e quella di salvaguardare la salute (inutile spacciare per vero che da un giorno all’altro si possano tutelare entrambe, non ha alcun senso logico!), opzione discutibile quanto si vuole (e infatti una parte rilevante dell’ambientalismo gli dà addosso senza mezzi termini), ma indice del fatto che l’amministrazione locale non si è defilata, affidandosi ciecamente ai tribunali, magari con un deprimente trucchetto da Mago Forest.

Possiamo discutere all’infinito sul merito della vicenda. Si può propendere per una delle due opzioni non senza buone ragioni, salvo coloro che pretendono di rileggere i dati sperimentali negando che a Taranto esista un grave problema di inquinamento con danni accertati sulla popolazione. Ma non si potrà imputare a Vendola la colpa di aver evitato il problema mancando di esporsi politicamente in prima persona come rappresentante dell’intera Regione Puglia, eletto dai cittadini che gli hanno dato il proprio voto perché facesse proprio questo: prendere posizione e contribuire alla soluzione dei problemi di rilevanza pubblica. A Vendola gli si potrà dire che ha torto, che le lavorazioni a caldo dell’ILVA devono essere definitivamente dismesse perché incompatibili con Taranto, come afferma la parte ambientalista, ma nessuno potrà affermare che sia scappato di fronte ad una situazione apparentemente priva di vie d’uscita credibili. Vendola e la Puglia ci sono entrambi.

Cappellacci e la Sardegna?

Non pervenuti!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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