QUIRRA COME TARANTO?

di Gabriele Ainis

 

Per molti motivi, seguivo da tempo le vicende dell’ILVA di Taranto e per questo non mi hanno stupito né i provvedimenti di custodia cautelare, né il sequestro (senza diritto d’uso) di parte dello stabilimento. Il motivo per il quale ho letto tutto ciò che ho trovato in merito all’industria pugliese è che sono davvero curioso di vedere come si comporterà Vendola e come gestirà il conflitto tra attività produttive e impatto ambientale

(salvo l’ovvia banalità di chiedere che le attività vengano conservate senza che provochino impatto, naturalmente). Considerato che non esiste alcuna attività umana priva di impatto e un’acciaieria, anche nella migliore delle ipotesi, non sarà mai impattante come un campo coltivato a pioppi (sebbene anche quest’ultimo non sia a costo ambientale nullo) sono interessato a come Vendola gestirà la posizione del confine tra inquinamento e necessità industriali, perché si fa in fretta a gridare «Ecologia!» (che sarebbe la “E” di SEL) ma poi la gente ha bisogno sia di mangiare che di avere una macchina e allora ci va l’ILVA che produce l’acciaio e dà gli stipendi.

Vedremo; per intanto, inquinamento o no, Vendola ha chiesto a gran voce che il provvedimento del giudice venga rivisto in fretta nell’eventualità che un altro giudice annulli lo stop all’acciaieria (per la verità ha anche urlato per farsi dare i soldi per le bonifiche, ricordiamolo, ma non fa parte del ragionamento che riguarda impatto e produzione industriale). Quindi il presidente della regione, consapevole che lo stabilimento sia inquinante ed abbia provocato (e provochi anche oggi) gravi danni alla salute pubblica, ha scelto una posizione pragmatica che baratta (per poco si spera, ma eliminare le sorgenti di inquinamento non sarà questione breve e si vedrà in qual  misura sia possibile, conservando competitività in termini di costi) salute e lavoro. In fondo è anche la posizione degli operai dell’ILVA, che si sono mossi immediatamente per chiedere che la produzione non venga interrotta. Ciascuno di loro, mentre marciava verso la prefettura, aveva scelto di continuare a respirare le porcherie del reparto piuttosto che restare a casa senza lavoro.

E Quirra? Non è la stessa cosa? Perché mi sono agitato tanto criticando l’operato di Fiordalisi e adesso non mi scaglio contro il giudice pugliese?

La risposta è semplicissima: perché il giudice di Taranto ha agito in modo tale da costruire una solida base probatoria!

Quali sono le domande fondamentali sulle quali basare un’indagine per disastro ambientale? Ad esempio due:

1.       Esiste una condizione di inquinamento rilevabile?

2.       In caso di risposta positiva, c’è un danno rilevabile sulla popolazione esposta direttamente riconducibile all’inquinamento?

Alle due domande non si risponde costruendo contorti teoremi di dubbia scientificità, come ad esempio il fatto che nasca un cane con due teste (non mi risulta che a Taranto ci siano agnelli), da cui si arguirebbe che siccome dovrebbe averne una allora c’è uno stato di inquinamento pericoloso (perché se è nato il cane deforme, allora potrebbe accadere anche ai bambini!). Non si può per il semplice motivo che un cane deforme può nascere anche se non c’è inquinamento, e infatti capita, e per di più bisogna dimostrare che l’inquinamento responsabile ha una fonte precisa, ad esempio l’ILVA.

Bisogna fare due cose, anzi tre:

1.       Dimostrare che c’è un numero di cani deformi atipico rispetto ad un campione di riferimento (indagine epidemiologica);

2.       Individuare la causa della deformità (è stato l’inquinamento?);

3.       Dimostrare che l’inquinamento deriva da una sorgente precisa!

Ecco, questo, nel caso dell’ILVA, è stato fatto ed infatti sono disponibili questi due documenti:

a)      Lo studio epidemiologico;

b)      L’analisi delle sorgenti di inquinamento.

Non è una lettura agevole per chi non è in possesso degli strumenti necessari, ma il giudice, al contrario del procuratore di Lanusei, ha in mano dei dati davvero robusti, che verranno di certo contestati in sede processuale, ciò è lecito s’intende, ma prevedo brutti momenti per gli avvocati difensori ed i periti di parte: l’epidemiologia si può contestare (per questo è bella la scienza, così poco monotona) ma le percentuali parlano chiaro: a Taranto, negli anni, c’è stato un sovrappiù di morti rispetto a quelle attese e queste morti sono da ricollegare, ragionevolmente, con un legame di causalità, all’inquinamento causato dall’ILVA, il quale inquinamento c’è, è impressionante e documentato al di là di ogni ragionevole dubbio (sempre disponibile a cambiare idea quando qualcuno mi farà notare le pecche delle due perizie: non ho posizioni preconcette).

Dov’è l’indagine epidemiologica per Quirra? Fosse per gli organi di informazione nessuno ne saprebbe nulla, ma la dottoressa Musumeci, dell’ISS, in audizione di fronte alla commissione sull’uranio impoverito, ha dato i risultati preliminari secondo i quali a Quirra si muore per tumore meno che nel resto della Sardegna! Davvero non si vede la differenza rispetto a Taranto?

C’è anche altro, per la verità. C’è un professore universitario, membro di un collegio di periti incaricati a suo tempo dal giudice di indagare sull’inquinamento, accusato di aver preso una bustarella per orientare le conclusioni a favore dell’ILVA. Accusa da dimostrare in sede processuale, però esiste un filmato della GdF in cui c’è lo scambio di una busta nel parcheggio di un autogrill… Premesso che sono un convinto garantista, aspetto di leggere il racconto dell’accaduto, che fino ad ora non è che sia molto chiaro. Vedremo.

Però la bustarella c’è e il filmato pure, non è solo un’ipotesi derivata da un esame dei risultati della perizia, come nel caso di Quirra!! Certo, anche qui sarà necessario attendere il processo, ma non stiamo parlando di indizi, di soldi in contanti prelevati da un dirigente dell’ILVA prima dell’incontro con l’indagato e di un filmato!

In definitiva no, la risposta è no: Taranto e Quirra sono lontani e non solo dal punto di vista geografico. Purtroppo?

No, direi, se davvero i dati epidemiologici preliminari saranno confermati (come si dovrebbe sperare, perché significherebbe che non ci sono stati morti causati dalle attività del poligono).

Possiamo essere d’accordo?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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PS – poiché ricevo molte comunicazioni private sulla mia pretesa «posizione a favore del PISQ», è bene sottolineare la mia convinzione che i poligoni debbano essere chiusi (e possibilmente le aree adibite a parco, senza costruirci sopra neppure un brocchetto di cemento! Se però si sceglie la strada di farlo in tribunale senza una base probatoria valida, si peggiora la situazione e i poligoni ce li teniamo, forse anche inquinati!

 

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8 risposte a QUIRRA COME TARANTO?

  1. Stefano ha detto:

    Caro Ainis,
    il Suo post mi trova perfettamente d’accordo, il Suo PS poteva tranquillamente evitarselo. Questo è modo per dar adito e fiato agli antimilitaristi agli idealisti scriteriati, quelli che Lei combatte con la “penna”. Per favore non inciampi in questa macroscopica contraddizione! Preferisco vedere l’immenso altopiano di Alussara pieno di Tecnici e Ingegneri con computer e tester in mano, piuttosto che poveri pastori e contadini con mastruke e rudimentali zappe come anni fa. Si avvicini per riflettere, agli stabilimenti Vitrociset, lungo la ex 125, per vedere quanti giovani laureati e non chiedono un colloquio per assunzione (roba di questi gg). Le 1200 buste paga (senza contare l’indotto) consentono una dignitosa vita ad altrettante famiglie e contribuiscono a creare una certa ricchezza economica all’Ogliastra e Sarrabus. Se poi, come dimostrato, si vive in un ambiente salubre, a differenza del resto dell’isola, si ottenuto un mix invidiabile.
    PS – i militari del PISQ sono figli della nostra terra, tolti alle mastruke e alle rudimentali zappe, che con il loro stipendio ora sono in grado di mandare i propri figli all’università.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Stefano,
      prima di tutto io penso e scrivo ciò che cazzo mi pare e nessuno mi dice cosa debba o non debba pubblicare! Se non le va quello che scrivo, vada a leggere altrove!

      La nostra posizione è chiarissima: in Sardegna i poligoni devono chiudere perché non si scambia il paesaggio con il lavoro e l’alternativa non è tra i poligoni e la pastorizia: se lei pensa questo, commette un errore marchiano (che è padronissimo di fare, ma non è un buon motivo perché lo si faccia anche noi). Dobbiamo smetterla di pensare che la Sardegna (o qualunque altro posto) possa essere ceduta in cambio di un po’ di stipendi e cominciare a chiedere ai politici che muovano le chiappe anziché sfruttare un sistema clientelare che porta alla rovina; il PISQ non è il futuro ed è invece un buon esempio di ciò di cui non abbiamo bisogno!

      Inoltre, le attività del PISQ sono tutt’altro che a basso impatto. Se in questo blog lei trova una critica serrata all’operato di Fiordalisi è perché non è stato capace (a nostro avviso) di individuare le reali sorgenti di inquinamento che non possono non esistere visto il tipo di attività che si svolge a Quirra. Se solo avesse svolto indagini sensate, i metalli pesanti non avrebbe potuto fare a meno di trovarli. Ciò non significa che si possa dimostrare una connessione causale con eventuali danni alla popolazione, ma in ogni caso si inquina per sperimentare armi e questo è in ogni caso inaccettabile, così come lo è (a mio avviso) la produzione e vendita delle armi.

      Quindi si rassegni: sono un inguaribile pacifista, odio le armi e la guerra, così come tutte le attività legate alle armi. Le abolirei! Se lei ha a cuore il futuro dei suoi figli, pensi che la sperimentazione fatta a Quirra potrebbe aver aiutato coloro che uccidono figli altrui: ci ha mai pensato?

      Ciò non mi impedisce di dire che, per quanto ne so, l’impianto accusatorio di Fiordalisi fa acqua ovunque e potrebbe procurare un disastro per coloro che, al contrario di ciò che pensa lei, ritengono che in Sardegna i poligoni non ci debbano essere. Io sto da quella parte: se ne faccia una ragione!
      Cordialmente,

      • sisaia ha detto:

        Egregio Ainis,
        leggo tutti i post, anche quelli che esulano dalle tematiche a me più congeniali. Evito di commentare, consapevole di capirne ancora troppo poco. Però le quattro righe che seguono e quanto sta dopo “inoltre”, mi ha spinto a scrivere due righe anzichè cliccare semplicemente “mi piace”. Perchè? Perchè sullo “Scoglio” ci sto anche io.
        “Quindi si rassegni: sono un inguaribile pacifista, odio le armi e la guerra, così come tutte le attività legate alle armi. Le abolirei! Se lei ha a cuore il futuro dei suoi figli, pensi che la sperimentazione fatta a Quirra potrebbe aver aiutato coloro che uccidono figli altrui: ci ha mai pensato? ”
        Potendo (e sapendo come!) abolirei qualsiasi cosa o comportamento che in un modo o nell’altro portino a guerre ed armi (e poligoni!). E nudda è! :/

        Saluti.

  2. Stefano ha detto:

    Grazie Ainis,
    per aver cancellato la mia replica al Suo commento, come un pugile suonato Lei è finito K.O.
    La mia replica è stata inviata a 800 amici ora attendono la Sua risposta.
    Cordialità

  3. Michele Piras ha detto:

    Gentile (ma nemmeno più di tanto) Stefano, dopo che Lei mi ha definito vago e utopista ora mi autodenuncio volentieri (auto) ascrivendomi anche due ulteriori titoli (che Lei evidentemente considera infamanti, a differenza mia): mi dichiaro antimilitarista e idealista scriteriato (quale poi sarebbe il parametro di valutazione dei giusti criteri lo ignoro).
    E poichè con Gabriele Ainis vivo un rapporto di simpatia conflittuale non vivo alcun problema a dichiararmi d’accordo con la risposta che Le dedica. In toto.
    Vorrei infatti essere edotto degli studi scientifici che dimostrano la salubrità dell’area del Poligono, soprattutto mi piacerebbe sapere se sono indipendenti o meno.
    Per non parlare poi degli “utenti” del poligono, del tipo di armi che sperimentano e degli effetti che esse producono nei Paesi e contesti di guerra nei quali vengono utilizzati. Ma già, per noi idealisti vale il Not In My Name, per voi pragmatici militaristi il Not In My Backyard….
    E se una presenza militare come quella del Salto di Quirra provocasse anche povertà? O forse non si è mai riflettuto sul fatto che in nome di quella che Lei ritiene una forma di modernità (che avrebbe persino emancipato i figli dells Sardegna dalle rudimentali zappe) si sono sottratti centinaia di ettari di territorio ad altre attività economiche come l’agricoltura, la pastorizia, il turismo, l’industria (magari quella a basso impatto), alla ricerca geotermica oppure anche alla semplice fruizione pubblica di un patrimonio ambientale e paesaggistico straordinario?
    Ma di cosa vogliamo parlare allora? Costruiamone altri duecento di poligoni sperimentali, tanto la guerra è una “attività produttiva” che non va mai in crisi.

  4. pino ha detto:

    Michè, “lacchè” stanno costruendo una nuova caserma a Nuoro( Nùoro, Nuòro, Nuorò), lì come mai vogliono le armi?quello che bussa non bussa più? dismettere e costruire, come karate kid togli la cera e metti la cera….che dilemma.

  5. Giampaolo ha detto:

    Gent.mo Michele, sono Giampaolo nativo e abitante di Tortolì, rispondo al post tuo e di Stefano. Vedi Michele, è tua scelta continuare a immaginare a sognare a riflettere mentre la Sardegna sta sprofondando. Visita muoviti cammina per i centri isolani specialmente nell’entro terra, forse vivi in un tuo dorato mondo che ti preclude la realtà. Comuni come Goni, Ballao, Esterzili, Villasalto, Armungia, Ussassai, Osini, Seui ecc. ecc. che sono a ridosso del PISQ stanno praticamente scomparendo eppure a loro nessuno ha tolto la terra. Grandi inesattezze incredibili superficialità nel tuo post: nei terreni demanio militare tutti avevano accesso (prima dell’inchiesta) e con regolare co-uso era utilizzato dai pastori e agricoltori a loro, nel periodo estivo, era assicurata l’acqua dai militari attraverso autobotti (tanti di questi militari figli degli stessi agricoltori e pastori). Bombe bombe bombe, ma quali bombe, solamente negli anni 80-90 furono distrutti residuati bellici della II guerra mondiale; per questa motivazione tutto si mette in discussione, ora con l’informatica e la tecnologia tutto è simulato. Visita gli stabilimenti Vitrociset, parla loro con la Fiom a te vicina, dialoga con le centinaia di Ing. e Tecnici, forse tuoi compagni di studi, dove ti spiegheranno che il poligono è un polo di eccellenza aero-spaziale. E’ di questi gg., la Vitrociset ha vinto una gara a livello mondiale americana: la costruzione di carrelli per aerei civili e militari, lavoro forse per 15-20 anni; ecco perché la corsa alle assunzioni di Ing. e Tecnici. Nei giorni nostri tutto e tecnologico, certo che si parla pure di guerre, ma di guerre elettroniche, che ahimè, purtroppo, nel mondo attuale bisogna pur difendersi. Questo è il Poligono e i militari sono solo di supporto logistico, gli unici a sparare veramente sono i Carabinieri Polizia Finanza nel poligono di tiro. Analisi? Vai a leggere i dati dell’ IZP della Sardegna, vai a leggere l’audizione della Dott.ssa Musmeci dell’ISS, vai a leggere lo studio di prof. Broccia, vai a vedere i dati dell’ASL di Lanusei (disponibili fino 2007) sulle percentuali tassi tumorali (Perdasdefogu il più basso tasso di mortalità in Italia e il più basso tasso di mortalità per tumore in Sardegna), vai a leggere il resoconto di prof. Trenta, vai al policlinico e parla con prof. Cocco, potrei continuare ma in un secondo tempo t’invio altri spunti, mi riservo i migliori. Poiché sei un politico, spero che tu abbia letto il deliberato del consiglio Provinciale Ogliastra, sul caso Quirra (votato all’unanimità compreso Sel), vedi di leggere il documento PD Ogliastrino approvato dal regionale. Venti Poligoni? Tua grande provocazione. Assolutamente no! Ma anche no alla chiusura del Pisq che crea, con basso impatto-ambientale, 2500 posti di lavoro compreso l’indotto, riversando in Ogliastra e Sarrabus circa 80 milioni di Euro annui (dati commissione difesa). Parliamo di ulteriore conversione, e va bene, parliamo di restituzione terre non utilizzate, e va bene, ridefiniamo la 104/92, e va bene ma mai aggiungere povertà a povertà. Termino, il caldo è opprimente, mi trovo in spiaggia a Orrì (Tortolì). Turisti? Neanche a cercarli e tu continui a parlare di turismo e sto parlando di un litorale forse il più bello della Sardegna. Ti saluto e concedimi errori commessi, sotto l’ombrellone con il figlio alle spalle e con un panorama eccezionale e con la fretta ho fatto del mio meglio.
    P.S. ultimo sforzo: un copia-incolla di Dott. Sestu medico condotto e attuale presidente Pro-loco Sarde, guarda cosa succedeva ai pastori che esercitavano la professione ad Alussara negli anni 80/90, ossia in piena attività militare.

    MENSILE DIOCESANO Una copia € 1 – Abbonamento ordinario,€°•12′-‘-Estero 15 – Sostenitore € 20 dt-donpirarbac*tiscali.it Spedizione in A. P. 45% – art 2, comma 20/b L. 662/96’- Filiale di Nuoro – Direzione Amministrazione e Redazione: Via Roma, 102 – Lanusei – Telefono•0782.42.320 – 339.21.63.895 – CCP N. 10118081
    IL CASO QUIRRA
    Il Direttore del giornale mi ha chiesto un breve commento sul famoso “caso
    Quirra”.

    È doveroso fare subito una premessa: è in corso una in¬dagine della

    Magistratura e tutti, sottolineo tutti, dobbiamo avere rispetto e fiducia nei

    magistrati e nella Magistratura, se viene meno questo principio viene meno

    uno dei cardini della democrazia e del vivere civile. Detto questo mi sono

    domandato in quale veste posso esprimere il mio parere su una questione così

    importante.

    Come medico la domanda è stata: vi è o vi è stata una maggiore incidenza di

    nei pastori che dal Gennar¬gentu migrano a Su Pranu nella transumanza? Nella

    mia esperienza, ormai trentennale, di medico di base ad Arzana, ho avuto due

    casi di pastori che frequentavano il territorio del Salto di Quirra colpiti da

    tumore: uno ha avuto una mielodisplasia (una specie di leucemia) ed è morto a

    97 an¬ni, l’altro ha avuto un tumore della mandibola ed è morto a 102 anni. La

    conclusione potrebbe essere: a noi conviene andare a Quirra.

    In realtà non esiste al momento, almeno che io sappia, un registro dei tumori

    aggiornato, né per la ASL di Lanusei né per la ASL di Cagliari, che permetta

    di stabilire bene il nu¬mero e, soprattutto, il tipo di tumore che ha portato al de¬

    cesso i pazienti. Prima di tutto è, quindi, necessario che questo venga istituito

    e la nostra ASL ci ha invito, proprio in questi giorni, la richiesta di

    collaborazione.
    Dott. Raffaele Sestu

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