MICHELE INDIPENDENPIRAS E LA SOVRANITA

di Gabriele Ainis

 

25 luglio 2012: Michele Piras, coordinatore regionale di SEL, pubblica uno sfogo su Sardegna Quotidiano: smettiamola di parlare di alleanze e parliamo di sardi.

Bravo! Così mi piace, molto. Parliamo di cose da fare, cose pratiche, parliamo di numeri, anche se sui numeri si può giocare, certo, ma almeno si discute su qualcosa di tangibile, ci si interroga. Quindi, se ci riferiamo a ciò cui siamo ancorati nella vita quotidiana, finalmente ciascuno può farsi un’idea del mondo (o, nel nostro piccolo, della Sardegna) che ciascuna forza politica propone. Poi vediamo che razza di programmi scaturiranno quando si formerà una possibile coalizione – tenendo conto del fatto che per accordarsi è necessaria una mediazione – e finalmente potremo votare con cognizione di causa, basando la nostra scelta su un elenco di cose da fare subito, domani, dopodomani e tra un anno, come dire: le urgenze, le impellenze, le questioni di principio che richiedono anni, perché il mondo non si cambia in due giorni, neppure con le rivoluzioni (se non si vuole cambiarlo in peggio, allora basta un nulla: guarda Cappellacci!).

E che diamine: ma ci voleva tanto? Finalmente un politico con le palle: adesso lo voto.

E cosa propone Piras?

Ecco qua: «lavoro, conversione ecologica, sovranità».

Boh… un po’ vago.

Però non è che in un articolo si possa entrare nel dettaglio, no? Vediamo almeno le linee generali. Ad esempio, fatto fondamentale: lavoro. In Sardegna il lavoro manca e il poco che c’è è di scarsa qualità: che facciamo per incrementarlo ed innalzarne il livello qualitativo? Michele Piras ha una ricetta? Una proposta? Una linea di sviluppo? Ad esempio, visto che giustamente desidera confrontarsi sui programmi: cosa suggerisce per il comparto del Sulcis? E per la Chimica Verdedi Porto Torres? La diamo per buona perché hanno dato una mano di vernice Verde alla chimica o ci interroghiamo in senso ecologico? A Ottana? Di nuovo le ecologiche pecore? E il formaggio, lo facciamo comprare alla regione perché il prezzo è fuori mercato? E se diamo i soldi all’ALCOA, c’è qualcuno che si domanda quali porcherie escono dalle celle di elettrolisi, oppure va tutto bene perché ci sono gli stipendi, com’è avvenuto finora? E per Cagliari? Michele Piras, che fa politica seriamente, saprà che le grandi raffinerie che lavorano in proprio, come la SARAS, hanno gli anni contati, non perché il signor Inter sia cattivo e malvagio, ma perché il mercato orienta diversamente le scelte industriali. Piras è a conoscenza delle problematiche della SARAS? Sa che da tempo circolano voci molto preoccupate sulla sua permanenza a Sarroch? Cosa ci propone come alternativa pratica per Cagliari? Pensa anche lui, come alcuni, che Cagliari debba vivere di cultura quando la manifattura sarà definitivamente scomparsa? E i soldi dove i troviamo, sul pero?

Già, perché si dà il caso, a parte le sciocchezze sui soldi che la RAS avanza dallo stato, che il gettito fiscale della regione sia inferiore al fabbisogno e il disavanzo sia coperto, anno dopo anno, dallo stato.

E così arriviamo all’ultimo punto: sovranità.

Sovranità? Siamo colonizzati dall’Italia? Non possiamo prendere decisioni da soli e se potessimo risolveremmo tutti i nostri problemi? Ma scherziamo? Secondo Piras i mali della Sardegna dipenderebbero da una carenza di sovranità? Cioè Cappellacci non l’hanno votato i sardi? Lo scempio delle coste non l’hanno fatto i sardi? Le grandi e tanto vituperate industrie che adesso tutti avversano perché sono in crisi e prima tutti (i sardi) volevano, perché portavano quattrini, non le hanno volute i sardi, che piccoli e grandi hanno sviluppato un sistema parassitario degno di un paese subsahariano??

Ora, intendiamoci, ciascuno di noi è padrone di dire ciò che ritiene opportuno e Piras avrà degli ottimi motivi per difendere la sovranità, però sarei davvero felice se, avendo cominciato a parlare di problemi veri e soluzioni vere, ne citasse alcuni, dei primi e delle seconde. Perché non basta urlare Lavoro! perché si creino posti di lavoro! Stiamo in una regione che non produce il gettito fiscale sufficiente per pareggiare il bilancio: non è che forse vuole incrementare il lavoro aumentando i dipendenti pubblici, vero? E i soldi dove li prenderebbe, dallo stato? E la sovranità, allora cosa sarebbe, un nuovo istituto che funziona consentendo di spendere, tanto c’è qualcuno che ripiana, come del resto avvenuto fino ad ora? Mi direbbe, Piras, come intende conciliare la sovranità col fatto che abbiamo le pezze al culo?

Inciso; ma Piras, quando rilascia un’intervista a Sardegna Quotidiano, non potrebbe guardarsi prima attorno, magari uscendo per un poco dai confini regionali? Ma ha visto cos’è successo alla Sicilia? Lo ha visto o no? Ha visto il presidente di una regione virtualmente fallita che è andato scalzo da Monti per annunciare che si dimetterà quanto prima, dopo aver avuto assicurazione che gli verranno dati i milioni sufficienti per evitare il default? Ci rendiamo conto che l’autonomia siciliana è finita? Ma quando mai lo stato potrà tollerare che una regione, in nome della sovranità, si indebiti fino al collo e poi vada a chiedere l’elemosina, sapendo che le condizioni generali del paese non permettono che vada (come dovrebbe) nel culo?

E poi, giusto per concludere e in attesa che Piras ci illustri le sue proposte pratiche su come stimolare il lavoro e difendere l’ambiente e il paesaggio, naturalmente difendendo a spada tratta un’autonomia in via di scomparsa (anche se gli uomini politici isolani ancora non se ne sono accorti, ma in fondo non stupisce): non è che per caso ha letto le dichiarazioni di Silvio Lai all’ANSA?

Lai ha suggerito alcune ricette di fondamentale importanza, dopo aver detto, anche lui come Piras, che il centrosinistra guarda all’indipendentismo. Lai vuole risolvere i nostri problemi usando prodotti sardi nelle mense e sfruttando la cultura e il turismo. Ah, e naturalmente piantandola con la politica delle seconde case perché tanto gli italiani non fanno più le ferie lunghe! Tanto per dire che dobbiamo parlare dei sardi, mica delle alleanze!

Diciamolo: se per caso Piras avesse idee simili, gli domanderei il favore di evitare di esprimerle, perché allora i sardi, come hanno già fatto, voteranno nuovamente Cappellacci, che esprime un’idea semplice e geniale: costruiamo miliardi di metri cubi di cemento perché così c’è lavoro per tutti, tanto le banche finanziano e per fare le case ci vogliono i muratori, quindi lavoro (poi si finisce come la Spagna, certo, ma intanto si mangia).

 

Perché la destra, caro Piras, e assieme alla destra chi l’ha sostenuta al governo della regione (tra cui Maninchedda, tanto per dirne uno) avrà idee sbagliate ma ce le ha chiare, purtroppo: e lei?

Le auguro ogni bene, di cuore: buon lavoro.

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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