ARCHEOPOLI: SIRIGU BATTE AINIS

Gentile Roberto Sirigu (il secondo che ci scrive),

qualche anno fa («molti» anni fa) venni diffamato da un quotidiano. Non si trattava di cazzeggio, per cui decisi di ricorrere al tribunale. Vinsi la causa.

Bravo!, dirà lei.

No, per nulla! I diffamatori patteggiarono, così tutto rimase com’era, poiché, per avere soddisfazione, a parte la condanna penale di cui nessuno seppe mai nulla, poiché la notizia non venne pubblicata, avrei dovuto ricorrere alla giustizia civile. Dati i tempi che questa richiede, probabilmente sarei ancora in attesa di una sentenza definitiva. Naturalmente non ne feci nulla e i miei diffamatori continuarono giulivi a fare ciò che fanno: pessimo giornalismo!

E pensare che mi sarei accontentato di una smentita di pari visibilità, un articoletto nella stessa pagina con lo stesso numero di battute e medesimo corpo nel titolo.

Così, visto che Boicheddu le ha già risposto nei commenti (io avrei detto altro, ma non è importante) faccio ciò che con me non è stato fatto, sebbene non si sia trattato di diffamazione ed abbia dalla mia non poche attenuanti: le scrivo un post!

Mi sono sbagliato, quello del commento non era lei e la figura di varechina l’ho fatta io!

Spero che sia sufficiente e, mi permetta, mi faccia sorridere con una battuta: abbiamo giocato una partita di Archeopoli – il gioco archeologico che impazza sul web – e questa volta il talloncino degli imprevisti è toccato a me. C’era scritto «Fai una figura di varechina» e, poiché se si gioca bisogna seguire le regole, ho scritto il post tirandola in ballo.

Però, visto che devo scrivere un numero di battute dello stesso ordine di grandezza del post precedente, tenuto conto del fatto che ci sono buone probabilità che lei legga questa mia, la coinvolgo, forse maliziosamente, chissà, in un «esperimento mentale».

Supponiamo – per assurdo, mi raccomando, stiamo parlando di pure ipotesi, un gioco mentale – che io sia un figlio di puttana; che sospettassi che quel nick (e quell’indirizzo IP) non corrispondesse a questo Roberto Sirigu; che mi domandassi se i nostri post raggiungano o meno le persone cui sono indirizzati (ad esempio il mondo della cultura isolana e in particolare gli archeologi); che abbia preso la palla al balzo per verificarlo, decidendo di tirarla in ballo. E supponiamo, soprattutto, che lei ci sia cascato (vero che sarei un vero e proprio figlio di buona donna?).

A questo punto – a meno che, ancora una volta, lei non sia lei, cosa possibilissima – avrei ottenuto due risultati (sempre in via ipotetica, eh, stiamo solo ragionando per assurdo): verificare che gli archeologi ci leggono e indurla a entrare in scena personalmente.

A questo punto, se tutto ciò fosse accaduto, poiché lei sarebbe virtualmente presente, le domanderei: Gentile dottor Sirigu (forse a questo punto quello giusto, “IL” dottor Sirigu) com’è che risponde immediatamente per un’ironica presa per i fondelli (in fondo le ho solo detto che non ha capito una battuta, mica l’ho accusata di chissà quale orrendo crimine) e non scrive una virgola in merito al problema che sollevo da tempo e precisamente che il mondo accademico si lamenta e organizza incontri per discettare di Atlantide, ma poi, se un collega medico mette a disposizione un’Aula Magna per parlare all’Università!, di scrittura nuragica, nessuno muove un dito per dirsi, almeno, preoccupato? Stiamo parlando di un luogo deputato alla scienza, mica alla fantascienza, no? Il luogo nel quale anche lei opera: che ne direbbe se nell’aula magna del suo dipartimento si organizzasse un meeting per parlare di un guaritore che afferma di guarire il cancro con una bevanda gassata, lascerebbe correre o quantomeno si dissocerebbe?

Perché, se mi posso permettere, il suo intervento (molto gradito mi creda) dimostra una cosa: che sotto sotto le cose che scriviamo le leggete e, talvolta, sono presuntuoso è vero, mi punge vaghezza che ne siate addirittura contenti, perché ci prendiamo la briga di cacciare i ditini nella pupù. Peccato che certi argomenti non dovrebbero essere lasciati ad una piccola banda di cazzeggiatori come noi (il primo articolo su D’Oriano non lo scrissi io, tra l’altro) perché ciò che accade in Sardegna con l’archeologia (la faccenda delle statue di Cabras ne è un altro esempio) ha assunto, volente o nolente, un’importanza che in altri luoghi non ha. Possibile che nessuno di voi senta la necessità di intervenire e dire una parola?

È pur vero che ciascuno di voi debba prima di tutto rispondere alla disciplina operando all’interno di essa con il necessario rigore, e questo nessuno lo mette in dubbio, ma siamo sicuri che sia sufficiente? E perché, poi, quando si parla di Atlantide, cioè di un giornalista, qualcosa in fondo la fate e vi ribellate, ma se si tratta di un professore universitario (e potrei fare non pochi esempi, anzi, qualcuno l’ho pure fatto) nessuno muove un dito?

Ecco, se davvero fossi stato un figlio di puttana, cosa che non è, la mia mamma era persona degnissima, le avrei organizzato uno scherzetto come questo. Però non è certamente così… e poi ho scritto il tanto sufficiente per dimostrare la mia buonafede e la volontà di riparare all’inesattezza che lei ci ha cortesemente segnalato.

Spero sia soddisfatto e la saluto cordialmente.

Gabriele Ainis

 

PS – Che fa, tira i dadi?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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6 risposte a ARCHEOPOLI: SIRIGU BATTE AINIS

  1. Roberto Sirigu ha detto:

    Gentile Sig. Ainis,
    la situazione che lei descrive – insinuando in me e nei lettori del suo blog il dubbio che tale situazione corrisponda effettivamente a quella in cui io sarei caduto – può essere sintetizzato con una parola: “trappola”.
    Ebbene, converrà con me che una trappola non è un bel luogo per discutere liberamente nè di ricerca scientifica nè di nient’altro, perchè la mente di chi si trova, o teme di trovarsi, in una trappola non può essere impegnata che in una cosa: cercare una via di fuga.
    Mi trovo dunque costretto anch’io a cercare la libertà fuori dalla trappola reale o dall’ipotesi di trappola – forse ancora più insidiosa e pericolosa di quella reale, per chi vi resta imprigionato – da lei creata, in attesa di incontrarla in altri spazi, reali o virtuali, più idonei alla libera discussione di quelli da lei stesso – volutamente – creati.
    Un cordiale saluto.

    Roberto Sirigu

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile dottore,
      non se n’abbia a male. E’ vero, a volte siamo provocatori. Però abbiamo solamente la pretesa di dire la nostra opinione e di ricordare che lamentarsi quando si ventila la possibilità di stanziare milioni di euro per NUR-AT è sacrosanto, ma forse non basta e gli intellettuali dovrebbero esporsi un poco di più (soprattutto quando c’è il dubbio che non vogliano pestare i piedi ai colleghi).
      E comunque nessuna trappola, vera o ipotetica: ho avuto la possibilità di scherzare e l’ho colta al volo.
      Perdoni l’uso del plurale, ma è riferito al fatto che interpreto il pensiero degli amici che più o meno occasionalmente danno una mano qua dentro (è un piccolo blog ma comunque bisogna gestirlo).
      Buon lavoro e al prossimo “esperimento mentale”, se ci sarà.
      Cordialmente,
      Gabriele Ainis
      .

  2. Roberto Sirigu ha detto:

    Gentile Sig. Ainis,
    che dire?
    Celarsi dietro pseudonimi non mi pare un grande esempio del genere di coraggio intellettuale che lei auspica di trovare tra gli intellettuali.
    Dia il buon esempio.
    Un cordiale saluto

    Roberto Sirigu (sempre l’archeologo)

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile dottore,
      cambiare argomento in una discussione (o buttarla in rissa) è tecnica nota dei polemisti. Può provarci, ma bisogna vedere se funziona. Naturalmente il refrain «Ainis non esiste» non funziona granché, almeno con me. Ho sollevato un problema e lei non intende farsi coinvolgere nella discussione. Ciò è comprensibile e chi legge il nostro scambio di battute lo interpreterà come meglio crede, naturalmente, però tirar fuori questa storia sa un po’ di fuga, come del resto ha già detto prima.
      Magari ha pure ragione. Veda lei.
      Cordialmente,

  3. Roberto Sirigu ha detto:

    Gentile Sig. Ainis,
    “chi legge il nostro scambio di battute lo interpreterà come meglio crede”.
    Condivido in pieno.
    Cordialmente.

    Roberto Sirigu (come da anagrafe)

  4. Calypso ha detto:

    Peccato aver lasciato scappare un archeologo VERO, visto che ormai vanno di moda quelli fasulli, laureati in scienza delle pàrdule.
    Costoro sono abilissimi nel tendere trappole, nel VENDERE panzane, nel cavalcare la tigre di carta dell’ideologia indipendentista, nell’ostentare un amore posticcio per la loro isola, salvo poi giocare ad incularella con i loro corregionali, raggiungendoli persino all’estero con il cetriolo in pugno.
    Qualcuno li fermi!

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