RUBENS D’ORIANO TI VOGLIAMO BENE

di Gabriele Ainis

 

Qualche tempo fa, il nostro bLLog pubblicò un post su Rubens d’Oriano. Ironico.

Gira voce che il Nostro ne fu deliziato (voce, quindi nulla di certo), soprattutto per la foto, malamente modificata, che lo ritraeva col berretto da giullare sulla testa.

D’Oriano è noto per essere persona competente, molto competente, ma anche dotata di rara ironia, per cui non si ha difficoltà a pensare che la voce sia fondata e il noto archeologo abbia inteso perfettamente il senso del post, un panegirico nei suoi confronti, un ringraziamento sentito per il lavoro che svolge ad Olbia (e non solo) studiando e proteggendo i resti del nostro passato, ma anche non sottraendosi, spesso, a dichiarazioni scomode.

Però, a dimostrazione che l’ironia non è patrimonio comune del mondo archeologico isolano, il dottor Roberto Sirigu (molto tempo dopo la pubblicazione, prendendosi il tempo dovuto) scrisse un infuocato commento accusandoci di ogni nefandezza… non perdendo l’occasione di una figura di varechina!

Fa nulla, e che sarà mai!, non ci abbiamo dormito per un paio di mesi poi, pian piano, la ferita dell’anima si è rimarginata ed ora si dorme di nuovo, caldo e zanzare (poche, quest’anno le combattono coi moscerini) permettendo.

Tuttavia, poiché i commenti del dottor Sirigu sono quanto di più importante esista al mondo – e non vorremmo certo che nonostante l’impegno a non leggerci più cambiasse idea e commentasse nuovamente, facendoci cadere nella più nera disperazione – abbiamo deciso di cambiare tono ed evitare di presentare il dottor D’Oriano con il berretto da giullare. Anzi, per far le cose bene, neppure lo chiamiamo Ruby, così siamo tutti contenti (soprattutto Sirigu, che mai ci permetteremmo di chiamare Roby, sia chiaro!).

Perché tutto questo?

Perché Antika.it ha pubblicato una breve intervista a Ruby… pardon, al dottor Rubens D’Oriano (chiedo scusa, dottor Sirigu, prometto che non ci casco più) e, nonostante la brevità e le domande tutt’altro che particolarmente intriganti, questi ha trovato il modo di manifestare forte disagio nei confronti del mondo politico – che se ne fotte della cultura, nonostante la nomini spesso per assegnarle un ruolo fondamentale nell’economia del paese – e nei confronti dei mezzi di informazione (TV in testa) responsabili della sistematica distruzione della percezione dell’aspetto culturale della storia e dell’archeologia, ridotte, entrambe, a burletta mediatica funzionale alla cattura degli ascolti.

Se il primo aspetto è comune a qualunque intervista ad un personaggio del mondo culturale italiano (e non solo, meglio specificarlo, da tutto il mondo ci domandano se per caso non siamo matti, come nel caso della pessima politica di salvaguardia di Pompei) il secondo è assai meno scontato. Non dimentichiamo, ad esempio, che Voyager, programma per disadattati culturali, è una delle perle della programmazione Rai, la maggiore azienda culturale italiana, al cui interno operano fior di «intellettuali» che non si sono mai posti il problema del messaggio veicolato dal pastrocchio antiscientifico di Giacobbo (c’è riuscito Crozza col suo Kazzenger e ciò dovrebbe far riflettere!). Tra questa masnada di genî non ce n’è uno che si domandi come sia possibile ignorare sistematicamente la demolizione del metodo di indagine scientifica attuata da Giacobbo, che presenta come «studiosi» dei personaggi di rilevanza scientifica pari a quella del penis worm, scadendo a volte nel ridicolo come nel caso del chupacabras e della simpatica signora che conserva nel freezer un cadavere decomposto di cane!(*)

Pertanto, l’auspicio di D’Oriano è che : «vorrei non vedere più in canali televisivi, almeno del cosiddetto servizio pubblico, trasmissioni che danno fiato a ridicole panzane ( dalla Sfinge ai “segreti” dei Templari passando per Atlantide, le linee di Nazca, i “misteri” dell’Isola di Pasqua, ecc.) che fanno strazio di ogni metodo scientifico di ricerca storica e archeologica, trasmettendo allo spettatore come vere o verosimili assurde ridicolaggini e ponendo qualsiasi dilettante sul piano degli studiosi professionisti.» Desiderio da accogliere con vera gratitudine, perché non è chiamando «studiosi indipendenti» dei veri e propri cazzoni che si modifica il fatto che lo siano (grazie Crozza) e i mezzi di informazione di massa dovrebbero essere presi di mira più spesso dagli intellettuali (soprattutto perché ce ne sono certi che lavorano al loro interno).

Quindi un sentito ringraziamento ad un intellettuale che dimostra come non tutto sia perduto, né il mondo intellettuale isolano del tutto andato a puttane. Auguriamoci che di Rubens D’Oriano ne spuntino altri, come i funghi porcini che tendono a cicciare l’uno accanto all’altro e magari che archeologi del calibro di Roberto Sirigu si incazzino con quelli giusti e non con noi, impedendoci di dormire (ma questo è un altro film).

Però… se possiamo permetterci, sapendo di esagerare un pochino, avremmo una preghiera per il dottor D’Oriano (e i pochi come lui): così come si scaglia, garbatamente, contro i cazzoni atlantidei, non potrebbe lanciare uno sguardo piccolo, tenero e pronto a tutto, anche a qualche collega intellettuale? Perché, diciamolo, non è che operare all’interno di un’istituzione pubblica, come l’università, assegni ex lege la patente di scientificità. Se capita, tanto per non andar lontano, che nell’aula magna di un istituto universitario di Sassari si tenga una conferenza sulla scrittura nuragica, immaginata da un presunto studioso che traduce i fregi di una piastra metallica medievale pretendendo di leggerci il nome di Dio, in compagnia di una ricercatrice universitaria, biologa, che si traveste da paleografa (immaginiamo con somma gioia degli studenti) e risulta che l’aula magna è quella di un istituto di medicina… perché non c’è un solo accademico sardo che si incazza e chiede una spiegazione? Perché nessuno si domanda se un istituto di medicina, pagato con i soldi dei contribuenti, possa essere adoperato in questa maniera? Ma noi paghiamo le tasse perché i beni comuni vengano adoperati da questa gente?

Guardi, lo dico in tutta sincerità: averne di intellettuali come lei! Eppure, mi creda: perché si ha la sensazione che incazzarsi con Giacobbo (che tanto se ne fotte, figurarsi) sia tutto sommato semplice perché è lontano, mentre incazzarsi col vicino di casa sia molto più difficile (e non che non ci siano, spesso, ottimi motivi)?.

Sai, Rubens, permettimi di sbroccare e darti del tu (tanto Sirigu non ci legge): noi ti vogliamo bene sul serio e meno male che ci sei, però… aiutaci tu!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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(*) puntata memorabile; mi domando come mai nessuno, in quel di Cabras, abbia pensato a brevettare un chupa-chupa chiamato proprio così, Chupacabras, magari al gusto di bottarga di muggine! Un amico mi suggerisce che possa trattarsi, forse, di una pratica sessuale comune nel Sinis… non mi risulta ma manderò una mail a Giacobbo: potrebbe trarne un servizio di raro interesse!

 

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6 risposte a RUBENS D’ORIANO TI VOGLIAMO BENE

  1. panurk ha detto:

    Invece di invocare l’aiuto di un San Rubens al mio cinismo corrisponderebbe un’azione ben diversa: Invitare da parte dell’istituto di archeologia i massimi esperti di fama internazionale per una conferenza sulle prospettive della medicina moderna … e godersi della reazione dei colleghi dell’istituto di medicina. A far capire l’auditorium che i colleghi dell’istituto di medicina sono tutti culi di pietra che occultano le prove della loro incompetenza proporrei da relatori per esempio un Dominique Gagnant (http://guaritore-internazionele.blogspot.de/) o un Luciano Muti (http://www.youtube.com/watch?v=zPoQlaQub5U) o un Gamal (http://www.youtube.com/watch?v=usM-hRmk-Do).

    Mi piacerebbe troppo ….

  2. Roberto Sirigu ha detto:

    Sono il “dottor Roberto Sirigu” coinvolto dal “Sig. Gabriele Ainis” (o a chi si cela dietro questo e gli altri nomi che animano questo blog) nel post di cui sopra.
    Vorrei dire semplicemente che io non sono “il dottor Roberto Sirigu” che “(molto tempo dopo la pubblicazione, prendendosi il tempo dovuto) scrisse un infuocato commento accusandoci di ogni nefandezza… non perdendo l’occasione di una figura di varechina!”.
    Non lo sono nel senso, a scanso di equivoci, che non sono io ad aver scritto la “quell’infuocato commento”
    Sono certo che nella mia vita ho fatto, e farò molte “figure di varechina”, ma tra quelle non c’è quella che mi viene imputata dal Sig. “Gabriele Ainis”.
    L’utilizzo dell’ironia da parte del Sig. “Gabriele Ainis” non è un sufficiente scudo contro errori di persona e attribuzioni indebite di scritti a persone che sperano semplicemente di essere trattate col rispetto che tentano di utilizzare nel proprio lavoro quando si rivolgono ad altre persone.
    Non chiedo niente di più.
    Ma neanche niente di meno.
    Resto in attesa di vedere se, all’ironia, “il Sig. Gabriele Ainis”, saprà far seguire una cosa molto più semplice, ma anche più preziosa: la capacità di scusarsi per un errore commesso.
    Un cordiale saluto

    Roberto Sirigu

    • Boicheddu Segurani ha detto:

      Gentile dottor Roberto Sirigu,
      come avrà sicuramente verificato, c’è un commento firmato da Roberto Sirigu al primo post sul dottor D’Oriano… E’ un Roberto Sirigu che non è lei… come capita nel web.
      Glielo dico per mettere in evidenza quanto sia surreale un Roberto Sirigu che mi chiede di rettificare il fatto che Roberto Sirigu non sia Roberto Sirigu (lei).
      Facciamo così: prendo atto che lei, dottor Roberto Sirigu, non è il Roberto Sirigu che scrisse il commento al post su D’Oriano e mi scuso per l’errore… sperando che adesso non mi scriva un altro Roberto Sirigu e mi dica: “Adesso mi chiedi scusa, perché quelle cose le ho dette io” e così andiamo avanti all’infinito!
      Esaurito il litigio, spero, altrimenti mi sottoporrò alle pene corporali previste dal codice archeologico, le confesso di essere stupito dal fatto che lei sia venuto a conoscenza del nostro blog, lo abbia letto e abbia commentato! Sa che è curioso?
      Se posso rubarle un momento di tempo, considerato che il post cui faccio riferimento è uno dei più cliccati del blog (non le dico i contatti perchè temo non ci crederebbe, non ci credo neppure io)… non ha sentito la necessità di mandare una riga alla mail di Boicheddu per avvertire che Roberto Sirigu non era Roberto Sirigu?
      Cordialmente,
      PS – Non mi risponda che avrei dovuto sincerarmi, prego, lo so, ma la domanda è proprio questa: visto che il post ha girato tantissimo, forse sarebbe stato simpatico avvertire, no?

  3. Roberto Sirigu ha detto:

    P.S.
    …mi scuso (tanto per dare il buon esempio) per gli errori del mio testo appena postato…

    Roberto Sirigu

  4. Roberto Sirigu ha detto:

    Gentile Sig. Segurani,
    ho effettivamente verificato che c’è un commento firmato da un “Roberto Sirigu” al suo post sul dottor D’Oriano, e le confermo che è un “Roberto Sirigu” diverso da me.
    Sono d’accordo con lei sul fatto che possa apparire surreale che un “Roberto Sirigu” (io) le chieda di rettificare il fatto che un “Roberto Sirigu” (L’autore del commento al post in questione) non sia il “Roberto Sirigu” (io) che le scrive ora.
    Il che, credo converrà su questo con me, non è motivo sufficiente a considerare irreale la cosa.
    Non è mia abitudine (spero mi creda) nascondermi: se avessi scritto io quel commento, le avrei risposto come autore di quel commento.
    Detto ciò però, non vedo perchè io avrei dovuto seguire (per comunicare con lei) un canale di comunicazione differente da quello utilizzato da lei per comunicare con me.
    Lei ha scritto nel suo post riferendosi al “dottor Roberto Sirigu” archeologo (e su questo punto credo di poter dire con sufficiente sicurezza – almeno per quanto ne so – di essere l’unico archeologo in circolazione con questo nome e cognome) e quindi a “me” e mi è parso semplicemente normale risponderle utilizzando lo stesso canale.
    Aggiungo che, se lei si fosse limitato a rispondere al “Roberto Sirigu” in base a ciò che lui ha scritto e non desumendo – erroneamente – dal semplice nome e cognome che si trattava del “Roberto Sirigu” archeologo e non si fosse affrettato ad ironizzare sulla “mia” mancanza di ironia, non ci sarebbe stato proprio nulla di cui sincerarsi.
    E, infine, di cosa l’avrei dovuta avvertire: che mi stava tirando in ballo in modo francamente gratuito in una faccenda che non mi riguardava affatto?
    E’ appunto quello che ho fatto e che sto facendo ora.
    Grazie per la sua cortese e celere risposta e ancora saluti cordiali.

    Roberto Sirigu

  5. Roberto Sirigu ha detto:

    P.S.
    …e, in merito al fatto che lei confessi di essere stupito dal fatto che io sia venuto a conoscenza del vostro blog, lo abbia letto e abbia commentato, mi spiega cosa c’è di curioso?
    Si scrive per essere letti dai destinatari dei nostri scritti o nella speranza di non essere letti?

    Roberto Sirigu (archeologo)

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