LA CATALOGNA VA A PUTTANE? VIVA L’INDIPENDENZA DELLE MENSE SARDE!

di Gabriele Ainis

 

Adesso vediamo cos’altro diranno i coraggiosi guerrieri che combattono per l’indipendenza sarda. Fino a qualche tempo addietro indicavano l’Irlanda come il modello da seguire per lo sviluppo, poi, quando questa è andata nel culo, sono passati ad altro, ad esempio alla Catalogna!

E che palle! Guarda la Catalogna che chiede l’indipendenza e l’autonomia! E Guarda com’è facile, vedi la Catalogna? E La Catalogna sì, che sa come si fa! E Se la catalogna sì, perché noi no?

Ecco perché: perché anche la Catalogna, nonostante sia la seconda regione spagnola per PIL pro capite, autonomia o non autonomia sta felicemente andando a puttane e chiede aiuto, oddio che paura, a chi?

Ma allo stato centralista, a Madrid!

E sarà proprio Madrid, lo stato centrale, che chiederà i soldi in prestito per girarli alla regione autonoma, così da impedire (se possibile) il default dell’intera Spagna.

Contenti?

Adesso una domanda semplice semplice: se anche la Catalogna, regione additata come modello di autonomia e sviluppo, se ne va a fare in culo, forse che gli idioti che urlano a gran voce contro lo stato italiano si domanderanno se una regione debole come la Sardegna non ci debba pensare un bel po’ di volte prima di urlare a gran voce «Facciamo da soli che è meglio?»

Ma figurarsi! Ma abbiamo ben presente le facce di chi rompe sistematicamente le palle con questa storia dell’indipendentismo? Ne conosciamo uno capace di leggere un bilancio? Uno che sappia cosa sia un’industria? Cosa significhi creare le condizioni affinché la regione possa davvero reggersi sulle proprie gambe senza elemosinare i quattrini come abbiamo fatto nell’ultimo mezzo secolo?

Come no, ad esempio quel campione della sinistra che risponde al nome di Silvio Lai che si prepara alle elezioni e «argomenta»: Il centrosinistra sta scegliendo il dialogo con il mondo indipendentista!

Davvero!? E su quale programma?

Ma come, non lo sapete? Ignoranti!

Raddoppiare il Pil agricolo in cinque anni,

·         realizzando la filiera corta,

·         investendo sulla rieducazione al cibo sardo di qualità nelle mense;

·         “legiferando come ci chiede l’Unione europea”;

·         sostenere il turismo e la cultura,

·         abbandonando la politica delle seconde case “che aveva senso quando le vacanze degli italiani duravano almeno una o due settimane”;

·         valorizzare i beni comuni quali acqua, energia e diritto alla mobilità;

·         prendere in mano la “questione biologica sarda dando risposte all’invecchiamento della popolazione e nuovo senso alla vita nelle piccole comunità restituendo potere ed economia, finora appannaggio dei grandi centri

E sapete perché? No? Ma siete proprio dei cazzoni: perché a Lai piace un’economia di prossimità sul modello Obama.

Non sapevo che Obama fosse dedito agli allucinogeni, però, a citarlo in questa maniera sembra che sia proprio così. Me l’immagino, Obama, che parla al Congresso e dice: O’frà, sapete che ho risolto i problemi dell’unione? Da domani alla casa Bianca mangiamo solo pannocchie americane, capito? E giù applausi a più non posso perché è notorio che investendo sulla rieducazione al cibo sardo nelle mense si risolvono i nostri problemi, no? Mica incrementando la presenza industriale, eh, mi raccomando, mangiando pane carasau, muggine di Cabras e giunchetta!

E poi naturalmente il turismo e la cultura, e la questione biologica sarda!

Ad essere sinceri, quando ho letto questo cumulo di vere e proprie idiozie (le mense! Ma vi rendete conto?) ho pensato che fosse uno scherzo. Una battuta di Crozza, che appare a Ballarò e dice: Sai Giova, la Sardegna ha trovato il modo di superare la crisi: anziché prendere nel culo i cetrioli egiziani, adopera quelli sardi!

E Bersani, presente, assente: Mo certo, siamo mica qui per raddrizzarli, i cetrioli! 

Segue risata dell’uditorio e applauso ascena aperta (a Bersani, naturalmente, che fa ridere molto più di Crozza!).

Abbiamo capito? Capito che Sardegna sogna Lai? Un’isola che si affida all’agricoltura e al turismo, con il tocco geniale delle seconde case che vanno evitate non perché uccidono il paesaggio e il territorio, o perché sono fonte di illegalità ed evasione fiscale, ma perché «aveva senso quando le vacanze degli italiani duravano almeno una o due settimane»! Cioè, secondo questo signore, c’è stato un momento in cui costruire chilometri cubi di cemento distruggendo le bellezze della Sardegna per poi evadere sistematicamente le tasse aveva un senso!

Complimenti vivissimi, perché questo sarebbe il campione della sinistra sarda, il nuovo che avanza!

Comunque si capisce cosa significa scegliere il dialogo con il mondo indipendentista: significa sforzarsi di dire le stesse enormità che dicono loro e, devo dire, Lai ci riesce benissimo.

Ci manca solo che ci dica che guarda alla Catalogna come modello e siamo a posto, sistemati per le feste!

Sapete una cosa? Questi indipendentisti qua secondo me portano pure sfiga, perché basta che indichino un modello che questo, subito subito, se ne va bellamente a donne perdute! Guarda l’Irlanda, e se ne va nel culo, guarda la catalogna, e se ne va nel culo…

Cosa dite: li facciamo benedire?

Ma no, via, basta non votarli, così non si gettano neppure i soldi nel cesso: mica i preti benedicono gratis!

(E, tanto per capire che tipo sia questo Lai, secondo me non si è neppure reso conto che gli stanno sfilando l’autonomia da sotto il culo, come se il casino siciliano non fosse sotto gli occhi di tutti… Certo che tanto la Sicilia è lontana, mica dietro l’angolo…)

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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4 risposte a LA CATALOGNA VA A PUTTANE? VIVA L’INDIPENDENZA DELLE MENSE SARDE!

  1. Alessio ha detto:

    L’Irlanda e la Catalogna vivono una situazione particolare non per motivi legati alle loro ideologie indipendentiste e/o autonomiste, ma per cause strettamente legate alla crisi dell’eurozona, soprattutto per quanto riguarda la gestione degli IDE (Investimenti Diretti Esteri), i quali, è bene ricordarselo, vengono sempre registrati come una passività nelle partite correnti.

  2. Calypso ha detto:

    Strani gli indipendentisti: chi non la pensa come loro o è un moderno colonizzatore con ascendenti ravvisabili tra le pulci dei lanzichenecchi o un ignorantone imbastardito che non conosce il loro misterioso percorso di caccia al tesoro SHRDN o un eteronimo di Gabriele Ainis.
    Felice di pensarla come LEI e di essere considerata un SUO clone da un manipolo di domatori di arselle.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Calypso,
      questa dei domatori di arselle me la segno. Se mai dovessi adoperarla non dimenticherò di citare la fonte.
      (Felice di essere considerata un mio clone?? Sessanta suonati per un metro e sessanta sfiorato con inenarrabili sforzi e zurpo come un brocchetto di cemento: sia seria, ajò!)
      Cordialmente,

  3. Calypso ha detto:

    Gentile “ingegner” Ainis, ho letto con molta curiosità la storia della sua genesi che l’ha relegata al ruolo di un minuscolo frammento di un ineffabile ed impalpabile corpo mistico plurisfaccettato.
    Ma, mi creda, non ho scelto LEI nella rosa dei beati per le sue dimensioni o per quelle della sua “sciabola”.
    Sono felice di essere considerata un suo clone per la sua lungimiranza, per la sua ironia (non sempre garbata, a dire il vero) e per la sua onestà intellettuale, spesso messa in discussione da qualche nuragico dell’ultima ora:
    http://popolosardo.forumcommunity.net/?t=51797700&st=120#entry361222149

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