L’AUTONOMIA DEL SARDISTAN: CHE PROBLEMA!

di Gabriele Ainis

 

A volte la lontananza ha poco di geografico. Prendiamo la Sardegna, ad esempio: dista un’ora di volo da Milano, mezzora da Roma, eppure pare una piccola repubblica asiatica incuneata tra Lontanistan e Remotistan, un posto dove la gente vive una vita parallela e poco Meridiana nella dimensione onirica del sogno indotto dall’oppio, fuori dalla realtà.

Quei luoghi in cui si discute di niente con la protervia di chi crede di poterselo permettere, o forse perché percepisce che in ogni caso ciò che dice e fa non interessa nessuno ad di fuori del proprio piccolo ambito locale, quindi, perso per perso, meglio illudersi di essere importanti e sbandierarlo con forza.

Che so: l’autonomia regionale. Attualmente, le prossime elezioni sono dietro l’angolo (di certo nazionali ma potrebbe darsi anche quelle regionali), tutti giù a farsene paladini, perché nello sfacelo di una regione già fallita (politicamente, finanziariamente, socialmente) non si sa più che dire e allora una botta di nazionalismo ci sta sempre bene. Tanto altro non c’è.

Se appena scorriamo in rete i termini dell’attuale dibattito politico isolano (certo che chiamarlo dibattito politico e non ridere è tutt’altro che facile) si resta stupefatti di fronte alla bizzarra uniformità dell’offerta. Qualunque parte politica si interroghi, si ottiene sempre e solo una risposta: Maggiore autonomia perché i nostri problemi li risolviamo da soli!

Ci potrebbe anche stare, peccato che poi nessuno indichi un percorso pratico, quella che le persone normali chiamano soluzione. Questa parrebbe compresa, tautologicamente, nell’asserzione, per cui sarebbe proprio l’autonomia la soluzione a tutti i mali. Come dire: non so come fare, ma nel frattempo lo faccio da me!

Va bene anche questo: perché no? Probabilmente, nell’attuale situazione, si potrebbe chiamare anche Mago Merlino che le cose non cambierebbero gran che, soprattutto se mago Merlino è sardo, come sostengono in tanti e ci campano pure sopra.

Ma la mia riflessione non riguarda mica questo, ci mancherebbe, e chi sarei io, povero ignorante, per parlare di Autonomia? Il fatto è che di autonomia ne parlano coloro che stanno cercando di levarcela e noi non ce ne siamo neppure accorti!

Ah sì?

Sì: ad esempio qui!

Ma come, prima ci fai prendere uno spavento pazzesco e poi ci indichi un link che parla della Sicilia?

Certo, perché noi non contiamo un cazzo, mentre la Sicilia esprime un sacco di parlamentari ed è anche successo che da un accordo di costoro scaturissero importanti decisioni a livello nazionale (ad esempio di destinare un sacco di denari pubblici alla nostra isola sorella; ci sarebbe anche da nominare la Mafia, che rappresenta una fetta importante del PIL nazionale, ma ne facciamo a meno per carità cristiana e perché è fuori tema).

La riflessione sarebbe questa: Il presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana scrive al Presidente della Regione Autonoma e gli dice, più o meno, Senti, caro, non è che per caso stai per fallire, vero? Perché se stai per fallire dobbiamo intervenire noi e allora l’Autonomia, questa volta, te la sogni, perché se non sei capace di essere autonomo e vuoi che lo stato paghi lo stipendio di quel Burosauro che è la Sicilia, allora, leggi o non leggi, a casa tua comando io, non tu! Io devo ubbidire ad Angela, che mi stressa i maroni, tu ubbidisci a Mario, che sarei io! Ora, se si mette in discussione l’autonomia della Sicilia, che conta, vogliamo che quella della Sardegna, che non conta un cazzo, resti com’è, o non dovremmo preoccuparci anche noi che possa essere messa in discussione?

Lasciamo stare se poi essere autonomi convenga o meno, sia giusto o meno, a me poco importa (per quello che intendo dire, sia chiaro), ciò che vorrei sottolineare è ben altro e precisamente: come mai da noi non ne parla nessuno? Vogliamo davvero credere che se per caso si ponesse seriamente in discussione l’autonomia siciliana nessuno porrebbe anche la nostra sul tavolo delle cose da fare?

Pertanto mi aspetterei titoli in prima pagina, dichiarazioni preoccupate, rassicurazioni, dibattiti. Parliamo non solo di un fatto epocale (non saprei se ci si renda davvero conto del significato dell’autonomia, ho l’impressione che sia un poco come la democrazia, che cominciamo a capirne il significato quando ce ne levano un pezzetto e neppure sempre) ma anche di quello che è diventato il centro del dibattito politico isolano di oggi!

Eppure le prime pagine dei quotidiani sono lì, come i blog, i forum e i soliti cazzi vari. Se di qualcosa si parla è dell’Emiro che vuole cementificare e di Cappellacci che ama il cemento, con digressioni sul solito civile dibattito in quel di Nuoro, tra una bomba e l’altra. Saranno anche temi importanti, ci mancherebbe, ma rischiano di passare davvero in secondo piano se per caso, da qualche parte, ci levano l’autonomia e allora delle nostre coste se ne occuperà qualcun altro, altrove (anche delle bombe e non sarebbe la prima volta, perché io ricordo ancora quanto si incazzava mio padre perché eravamo occupati dai Baschi Blu, usciti dalla memoria, pare, ma non dalla mia).

Perché nel Sardistan, incuneato tra Remotistan e Lontanistan, non ci preoccupiamo del mondo, neppure se parla di noi: abbiamo ben altro cui pensare, eccheccazzo!: cos’è che ha detto Cappellacci avantieri? E cosa gli ha risposto Maninchedda? Che esce dalla maggioranza?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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