GIAMBERNARDO PIRODDI: CAZZATE ARCHEOLOGICHE SU SARDINEWS

di Gabriele Ainis

 

Ma voi lo sapevate che l’8 marzo hanno inaugurato “Una mostra ai Musei vaticani con i ruoli identitari dei popoli antichi e delle loro lingue”? No? Per fortuna c’è un vero genio che risponde al nome di Giambernardo Piroddi che ce ne parla su Sardinews.it, la rivista on-line diretta da Giacomo Mameli, a questo link! (Attenzione, potrebbe darsi che nel frattempo ci siano state delle modifiche, quindi leggetevi questo PDF che abbiamo stampato e caricato su Archeo-Attack: è l’originale presente su Sardinews il 15 luglio 2012 alle ore 22.00 circa, mentre scrivo).

Che ci dice Giambe?

Titolo: “La gente etrusca viene dai sardi”: Tra cannonau e Atlantide 18 saggi

Sottotitolo: Una mostra ai Musei vaticani con i ruoli identitari dei popoli antichi e delle loro lingue

Bene e dove stanno i Musei Vaticani?

Dipende: nella prima riga dell’articolo Giambe ci dice «[…] oggetti esposti fino al 15 luglio al Palazzo Mazzetti di Asti nella mostra Estruschi: l’ideale eroico e il vino lucente». Ma nella sesta riga precisa: «La mostra […] presentata l’8 marzo a Roma ai Musei Vaticani […]»

Quindi, secondo Giambe, la mostra la presentano ai Musei Vaticani e poi l’esposizione è ad Asti, un vero capolavoro!

Vabbè, poverino, d’estate fa caldo, si vede che Giambe si è sconfuso, come gli Estruschi del titolo: la mostra è ad Asti, ed infatti qualche riga dopo ci dice che: «[…] i cari cugini etruschi, dopo la storica mostra torinese di oltre cinquant’anni orsono “Arte e civiltà degli Etruschi”, tornano in Piemonte e noi anche.»

Per cui i casi sono due: o i Musei Vaticani stanno in Piemonte (a Roma, per l’appunto), oppure hanno inaugurato la mostra a Roma (nel Lazio, mi pare ce ne sia una anche lì) l’otto marzo, poi hanno cacciato tutti i pezzi dentro le casse, hanno portato di corsa tutto ad Asti (che mi pare stia in Piemonte, ma devo chiederlo a Giambe perché io mi sconfondo) così che possa rimanere aperta fino al 15 luglio!

E va bene, fosse tutto qua ci sarebbe da ridacchiare e chiedere a Mameli che cosa gli sia successo, perché va bene non avere un correttore di bozze, ma se nessuno gli ha detto che razza di cazzate scrivono su Sardinews vuol proprio dire che nessuno lo legge! Possibile che da giugno ad oggi non ce ne sia stato uno che gli abbia detto nulla?

Però il punto non è questo, perché la mostra con la gente Etrusca (o Estrusca?) che viene dai Sardi proprio non c’entra niente, come non c’entrano un fico i ruoli identitari dei popoli antichi e delle loro lingue, né il cannonau o Atlantide, che infatti, nel catalogo della mostra (che presenta 17 saggi e non 18!) non vengono mai nominati (se non, ovviamente, perché nel primo millennio fenic, greci, etruschi frequentavano l’Isola andando per mare tra un mediterraneo e l’altro)! Anzi, se proprio lo volete sapere, nel catalogo della mostra (pubblicato da Electa) di Sardi proprio non si parla per niente! Se volete sapere di cosa tratta davvero la mostra e non avete voglia di scorrere il catalogo, perdete dieci minuti e guardatevi questo filmato su youtube. Se ci trovate un solo accenno ai Sardi (o al cannonau, oppure ai  ruoli identitari dei popoli antichi e delle loro lingue, per non parlare di Atlantide!), pago da bere!

A questo punto dovrei dire che forse… potrebbe darsi… insomma… ma non è che Giambe non solo non ha visto la mostra ma non ha neppure dato un’occhiata al catalogo e nemmeno un’occhiatina piccina picciò alla rete? Perché se sulla mostra si interroga San Google (digitando: mostra Etruschi: l’ideale eroico e il vino lucente) saltano fuori circa 25.500 risultati (venticinque-mila-cinque-cento), ma di sardi e musei vaticani proprio non si parla (per non parlare di Atlantide, ma figurarsi!), per cui non è che per caso il cannonau c’entra (e come se c’entra!) ma non perché se ne parla nella mostra?

Transeamus, avrebbe detto la mia insegnante di francese, se non fosse che Giambe si lancia (beato lui che può, mica tutti siamo genî!) in un’ardita affermazione: «[…] non dobbiamo dimenticare che, come m’ebbe a scrivere Festo, “reges soliti sunt esse etruscorum qui sardi appellantur, quia gens etrusca horta est sardibus” (sono soliti essere re degli Etruschi coloro che si chiamano sardi, poiché la gente etrusca viene dai sardi)».

Ora, dico io, ma dove ha studiato Giambe? Su Voyager con specializzazione dal Mago Otelma? Possibile che debba scrivere una cazzata come questa che starebbe bene, forse, in quel luogo di delizie archeologiche che è il blog di Pintore? Si rende conto Giambe, che il latino non è un optional? Ma ha idea di cosa abbia detto veramente Festo? No, vero? Allora, ad esempio guardi qui, poi, per cortesia, provi a s-t-u-d-i-a-r-e, prima di scrivere queste enormi fesserie, che so, ad esempio l’alfabeto latino: male non gli farebbe!

Però, siamo seri: poteva mancare Atlantide? Ma certo che no, e che diamine!, e sapete chi ce ne parla? Ma un geologo, no?, famosissimo, come dire che quando Giambe ha male a un dente si fa curare dall’idraulico, e dev’essere per questo che poi crede che Roma stia in Piemonte e i Musei  vaticani ad Asti!

Insomma un piccolo capolavoro: una mostra che non c’è, descritta da un catalogo che non esiste (quello descritto da Giambe).

Ma insomma: chi sarebbe questo Giambernardo Piroddi?

Facile, per fortuna ce lo dice facebook: è un giornalista e lavora per Sardegna 24 (così c’è scritto oggi, ma domani non si sa… però, nel frattempo, ho fatto uno screenshot!). Quindi tutto si spiega, perché c’è una mostra che non c’è, descritta da un catalogo che non c’è, e ne parla un giornalista che lavora per un giornale che non c’è!

C’è stato, certo, ma ha chiuso!

Chissà poi perché: ci lavoravano dei giornalisti così bravi….

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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PS – La mostra di Asti, quella sugli Etruschi, è stata prorogata fino al 14 ottobre. Così coloro che cercano i cugini Estruschi nel delirio identitario tra Cannonau e Atlantide potranno recarsi presso i Musei Vaticani, a Roma (quella del Lazio). Speriamo che si divertano… e soprattutto che trovino i carri trainati dai voes sardos, perché quelli della foto, indicata cortesemente da Giambe, sono cavalli! O almeno, così dice la guida che abbiamo noi. Quella che ha lui, forse, l’ha trovata a Roma, ai Musei Vaticani ed è diversa. Però, alla luce di tutto, potrebbero essere anche essere cavalli che ragliano. Come dire… parlando d’asini…

 

 

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20 risposte a GIAMBERNARDO PIRODDI: CAZZATE ARCHEOLOGICHE SU SARDINEWS

  1. Maurizio Feo ha detto:

    C’è scritto chiaro, in fondo: “Copyright 2000 © Sardinews online – All rights reserved”. Il che significa che non possiamo (né certamente vogliamo, in realtà) copiare quello che ha scritto, perché è di sua sola proprietà, per fortuna. E in una Democrazia si rispettano i diritti dell’individuo: anche quello poco invidiabile di coprirsi volontariamente ed accuratamente di guano, per motivi imperscrutabilmente identitari ed ineffabilmente anticulturali.

    A parte le facezie, i lazzi ed i frizzi: bell’articolo di critica, Ainis: ben condotto, ben documentato e convincente. Right on!

  2. panurk ha detto:

    Ah, Sisaia! Sai quanto mi piace che ti piace 😉

  3. Sisaia ha detto:

    Ah, Panurk! Sai quanto mi piace che ti piace che mi piace!!! 😉

  4. santa ha detto:

    veramente in ‘hanno collaborato’ giambernardo piroddi viene indicato come giornalista disoccupato, fate poi voi le logiche conclusioni

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile santa,
      personalmente non avrei pubblicato il suo commento (sebbene paia richiamare la conclusione del mio post, che aveva un senso differente). Boicheddu ha deciso diversamente (per fortuna ha un numero di teste dispari, così una decisione si prende sempre) e forse ha ragione, perché mi dà modo di postare una precisazione.
      Ho criticato aspramente Piroddi perché a mio avviso ha scritto un articolo pessimo. Ciò non toglie che trovarsi senza lavoro è un’esperienza terribile e mi spiace che si trovi in questa condizione. Su questo non riesco a scherzarci neppure io (che passo per cinico e stronzo). Se ancora non è accaduto, mi auguro che riesca a presto a trovare occupazione. Ciò non toglie che qualora non mi piacesse ciò che scriverà (e lo ritenessi interessante) lo criticherò quanto e più di adesso, ma sulla disoccupazione (tutta, anche quella degli intellettuali) non si scherza: la si combatte e basta!
      Cordialmente,

      • Santa ha detto:

        Buonasera Gabriele, non si può scagliare il sasso e nascondere la mano, mi occupo di selezione del personale, ho l’obbligo di capire al massimo in 2 fogli (in questo caso in 500 battute) quali sono le potenzialità della persona che sto analizzando e le posso garantire che pur non conoscendolo lei ha presentato questo giornalista come un grande pasticcione. La disoccupazione è un esperienza terribile, almeno per bieco opportunismo non la auguro a nessuno, la mia era solo una considerazione che lei, con il suo articolo, ha contribuito non poco a formare. La sua constatazione sulla disoccupazione da combattere con ogni mezzo mi sembra quindi poco opportuna, perché nell’improbabile ipotesi che io mi trovi davanti il curriculum del Dottor Piroddi non potrò fare a meno di ricordarmi del suo articolo e quindi di scartarlo, consapevole degli strafalcioni che è capace di scrivere. Cordialmente.

        • panurk ha detto:

          Due considerazioni:

          (1) a proposito di “lei ha presentato questo giornalista come un grande pasticcione.”
          Ma chi ha scritto queste fesserie su SardiNews, il signor Ainis? Non c’è nessuno che avrebbe impedito l’autore di scrivere qualcosa di serio – per esempio un’intervista sugli scavi di Santimbenia e la loro importanza decisiva per la nostra conoscenza degli scambi a livello panmediterraneo nel trapasso tra l’età del bronzo e quella del ferro (vedi le pagine 60-61 del catalogo).

          (2) a proposito di “non potrò fare a meno di ricordarmi del suo articolo e quindi di
          scartarlo,” : Anch’ioogni tanto devo occuparmi della selezione di personale (dottorandi, ricercatori). Se il profilo del Dottor Piroddi sarebbe adeguato io l’assumerei .senz’altro nonostante un’unico passo falso essendo sicuro che un tale errore non commetterà mai più. Anche questo è una qualificazione non sempre
          trascurata dai head hunters.

  5. Dino ha detto:

    Si sta scivolando lentamente verso un altro argomento… Non potrebbe darsi che l’articolo sia stato commissionato da qualcuno? Oppure che sia un articolo strumentale ad un particolare pensiero, (di qualcuno che ha una tesi in tasca da dimostrare)?
    Io personalmente vedo – in questo articolo – proprio le numerose fesserie che una certa piazza indottrinata – ma incolta – oggi desidera leggere, in Sardegna. Sono “cose di moda”, in un certo senso: ma è eticamente sbagliato seguire questa moda (in questo caso, l’errore di Piroddi sarebbe molto più grave, badi bene, perché sarebbe ideologico)…
    Il signor Piroddi viene citato qui suo malgrado e ne viene criticato un articolo. Andiamo! Come ne ha scritti in passato, ne scriverà certamente in futuro molti altri: e proprio quelli saranno la prova di quel che vale. E saranno la sua migliore difesa: non se ne assuma la responsabilità, lei, cara Santa, e non se ne dia troppa pena, quindi.
    Oppure, lei crede che l’articolo non fosse criticabile per le troppo grandi e troppo numerose corbellerie che contiene?

    • Santa ha detto:

      Tornando, giustamente, all’articolo, da lettrice ‘ignorante in materia di stile’ lo trovo scritto con un’accuratezza di linguaggio che effettivamente conquista, tralasciando gli errori di stampa omnipresenti da quando non esiste il più la figura del correttore di bozze. Quello che non si si può perdonare ad un giornalista è l’estrema imprecisione nel trattare i fatti. Dino ha ragione, scadiamo nel flame ragion per cui non continuerò a discuterne. Non mettevo in discussione la vostra recensione, che tra l’altro mi ha divertito ed apprezzo, quanto l’ipocrisia nel poter esporre solo voi i fatti: l’articolo è pieno di imprecisioni e si può tranquillamente sezionare, mentre non si può dire che il dottor Giambernardo Piroddi sia, speriamo non più, disoccupato. Relativamente all’assunzione ricordiamoci in che terra viviamo… ho visto buttar via ottimi curricula solo perchè scritti a penna da titolari ignoranti.

  6. giambernardo piroddi ha detto:

    Gentili tutti,

    anzitutto vi ringrazio per avermi fatto oggetto delle vostre garbate considerazioni, e ringrazio in particolar modo il “gentile” Gabriele Ainis anche se non esiste, così come non esiste il suo alter ego Boicheddu Segurani, giacché sono convinto (anche perché bene informato, nonostante possa sembrare strano) che qualora intendessi, come accadrà, sporgere querela per diffamazione nei confronti del signor Gabriele Ainis, chi se ne occuperà dovrà giocoforza constatare che tanto l’Ainis quanto il Segurani sono gradevoli nom de plume, laddove la piuma con la sua intrinseca ed insostenibile leggerezza quasi per magia e come uscita da un quadro di Cocteau diventa una mitraglietta e si materializza dietro un muretto a secco. Di fatto così stanno le cose quando si sceglie di infilarsi il cappuccio e di sparare a sa macconazza, essendo i colpi letali seguiti poi da qualche mortaretto esploso da altrettanto lievi piume quali panurk, sisaia, santa e via seguendo con graziosi quanto vili nickname. Chi siete? La libertà di espressione e di stampa per voi è sparare a volto coperto, a sa macconazza e dietro il muretto a secco? Gentile Ainis, il suo articolo è diffamatorio. Lo sa vero? Lo è sin dal titolo (credo che anche a Libero si porrebbero qualche problema a pubblicarlo) e lo è, pesantemente diffamatorio, nella forma e nello stile. Il limite della continenza formale che discrimina ciò che è querelabile da ciò che non lo è, è stato ampiamente superato. Ma lei tutto questo lo sa, difatti per questo con Boicheddu Segurani avete scelto di fare i personaggi in cerca d’autore: si rischia poco e si può sparare a sa macconazza crocifiggendo e dileggiando tutti quelli che capitano a tiro, dal rettore dell’Università di Sassari al consigliere Maninchedda ed ora addirittura anche l’illustre sconosciuto e disoccupato Giambernardo Piroddi. Lei sa bene che i toni con cui scrive le frutterebbero una querela al giorno, per cui meglio trovarsi qualche affascinante e arcangiolesco nickname come Gabriele Ainis e in libertà dileggiare l’universo mondo, a sazietà. Poteva scrivere ciò che pensava del mio articolo in maniera garbata e senza sprecare così tanti pallettoni. Per esempio, le righe da “Ma voi lo sapevate” a “gli abbia detto nulla” non hanno ragion d’essere, in quanto, anche se a lei sembra strano, la mostra è stata presentata in Vaticano l’8 marzo, poiché dai Musei Vaticani proviene gran parte delle opere in mostra ad Asti; presentare una mostra non significa inaugurarla. È stata presentata a Roma, è stata inaugurata ad Asti. Cosa c’è di strano? Inutile dunque che lei mi faccia apparire come Franti nel libro “Cuore” in materia di geografia: è proprio come dice lei, le opere provenienti da Roma sono state portate ad Asti. Sembra curioso, però le mostre si fanno così. Quando stava mettendo i proiettili nel caricatore non ci aveva pensato? A seguire, premettendo che chi firma un articolo, e lei credo lo sappia, è responsabile dello scritto e non degli elementi relativi alla titolazione di cui non è responsabile chi scrive il proprio nome in calce al pezzo, che la mostra non c’entri nulla con i “ruoli identitari” è una sua opinione. Secondo il direttore dei Musei Vaticani Paolucci, e io l’ho riportato, “gli Etruschi assunsero un ruolo identitario nella costruzione dell’Italia unita e nella sua storiografia, precursori dell’unificazione dell’Italia, almeno sul piano culturale”. Non è d’accordo? È l’opinione di Paolucci. Inutile crocefiggere Giambernardo Piroddi, che ha semplicemente dato il microfono a Paolucci. Così come è inutile crocefiggere Piroddi per un refuso quando sulla croce si vorrebbe in realtà mettere Pittau (con cui lei ha avuto qualche scambio epistolare, giusto?), magari Lilliu (qualche commentatore disinvolto almeno quanto lei gli ha dato anche del nazista postumo, povero Lilliu), ovviamente Sergio Frau, Tozzi e tutti quelli che le sono antipatici perché non sposano le sue teorie: anche perché io con il suo livore da probabile frustrazione accademica non c’entro. Ho scritto un pezzo giornalistico, non un saggio da sottoporre all’Accademia di Lincei. Ho riportato i pareri che sugli etruschi hanno espresso alcuni studiosi. Stop. Se lei non condivide le loro tesi, è inutile che diffami me. Il mio compito non era di recensire alcuna mostra. Semplicemente dare notizia di una mostra che, alla luce di alcuni studi sui presunti rapporti tra sardi ed etruschi, potrebbe rivestire un certo interesse per chi ha a cuore questi argomenti. Se, come pare sostenere lei, quotidiani e periodici nello scegliere gli argomenti di cui parlare dovessero escludere tutte le notizie meno “forti” di altre che però hanno un link con altri temi di cui studiosi o esperti hanno parlato (vedi i rapporti, tra mito e storia, di sardi ed etruschi), i giornali sarebbero desolatamente vuoti e lei non avrebbe di che sparare e né pane con cui dis-famare. In conclusione vorrei mandare un saluto a Santa e tranquillizzarla sul fatto che il mio curriculum sinora è finito nelle mani di persone che di avermi assunto non si sono mai pentite, segnalandole altresì che tutti i composti come “perché” e simili (giacché, finché, fintantoché) necessitano dell’accento acuto e non grave; un saluto anche a Panurk, al quale, nonostante mi abbia timidamente sostenuto, debbo far notare che il verbo “impedire” regge il dativo altrimenti detto complemento di termine (“impedito all’autore” e non “impedito l’autore”); che la protasi del periodo ipotetico va espressa al congiuntivo (“se il profilo del dottor Piroddi fosse adeguato” e non “sarebbe”); che di fronte ad aggettivi o sostantivi maschili l’articolo indeterminativo non necessita dell’apostrofo (“un unico passo falso” anziché “un’unico”). Cinque anni fa, fossimo stati insieme a Roma a fare l’esame da giornalisti professionisti, io sarei passato. Voi no.
    Cordialmente

    Giambernardo Piroddi

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Piroddi,
      le rispondo con molto piacere, ringraziandola della lezione di italiano (eh, se non ci fosse lei…).
      Che la mostra sia stata “inaugurata” presso i Musei Vaticani è notizia reperibile in rete (c’è la locandina). Altro è il tenore dell’articolo che si riferisce ad una mostra presso i Musei vaticani, che non esiste. Vorrebbe negare che chiunque legga l’articolo sia ingannato da quanto scritto? Non le dice nulla il fatto che si sia chiamto a responsabile dell’inesattezza il direttore responsabile (Mameli)? (Ma lei, ha letto davevro ciò che ho scritto oppure l’incazzatura glielo ha impedito?).
      Però, noto con sgomento che lei glissa, guarda un po’, su alcune cosine di poco conto, come l’enorme sciocchezza sulla traduzione da Festo (una corbelleria invereconda) e il carro trainato dai buoi che sono cavalli (come correttamente cita il catalogo). Senza tener conto del fatto che Frau (giornalista) è stato ridicolizzato da chiunque (archeologo o storico) sia intervenuto nella questione “Atlantide” e Tozzi, per l’appunto, è un geologo che tra l’altro, provi a leggere le sue pubblicazioni, non sa nulla della geologia della Sardegna e non ha mai dato un colpo di piccozza dalle nostre parti: lo sapeva?. Sapeva anche che esistono studi di geologi sardi che hanno dedicato la propria carriera allo studio della geologia sarda e dicono tutt’altro rispetto a ciò che dice Tozzi?
      E che avrei detto mai, che lei per parlare di “Studiosi” che pretendono di pontificare su sardi ed etruschi si rivolge a un giornalista e un geologo? Non è forse vero? Le pare normale che per informarsi su storia e archeologia si considerino “studiosi” due persone (Frau e Tozzi) che non solo non hanno alcun titolo per parlarne ma sono stati clamorosamente sbugiardati dalla disciplina di riferimento?
      Per cui, gentile Piroddi, siamo a disposizione per rispondere a qualunque “accusa” di diffamazione, disponibili a correggere le inesattezze del mio articolo, se appena mi dice quali. Eccomi qua: piuttosto che minacciare improbabili denunce, elenchi le inesattezze contenute nel mio scritto.
      Quanto all’esame per l’accesso all’albo, le ricordo che lei è in gloriosa compagnia di “intellettuali” del calibro di Simona Ventura (lo sa, vero, che è giornalista anche lei?). E’ sicuro di potersi vantare di qualcosa che i giornalisti seri stanno cercando di eliminare da tempo proprio perché in Italia si trovano in compagnia di costoro?
      In ogni caso, eccoci a lei, dica cosa c’è di diffamatorio (cioè falso) nei suoi confronti e ci cospargiamo il capo di cenere, altrimenti veda di studiare il latino (così può tradurre Festo) e leggere i cataloghi (oppure guardare gli esemplari di arte mobiliare, perchè per scambiare una biga trainata da due cavalli per un carro tirato dai buoi ci vuole davvero fantasia!)
      Cordialmente,

    • antonio ha detto:

      mai letto niente di più arrogante in vita mia, alla faccia della cultura del ‘dottor’ piroddi (si, minuscolo).

  7. Batman ha detto:

    Il vero errore di Piroddi è stato solo inserire un commento in questo blog, attribuendogli così un’importanza ben maggiore di quanto meriti la sua consistenza, che è infima. Tuttavia Piroddi segue esempi illustri: Ulisse, Enea e Dante mostrarono la necessità di scendere all’inferno almeno una volta nella vita; Vasco Rossi, più modestamente, ricorda che ogni tanto bisogna pure andare al cesso. L’esempio è calzante quando si parla di un sito come questo, cassonetto indifferenziato dell’informazione. Lo frequentano vagabondi che cercano avanzi di notizie, gettati al pubblico come nell’immondizia: del resto, non dice il Vangelo che anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole? Ainis le elargisce con livore, convinto che nella vita avrebbe meritato molto più di quel che gli è spettato in sorte. Non a caso i suoi bersagli sono tutte persone che, meritatamente o no, si sono affermate nel loro settore. Ci sono Michela Murgia, Maninchedda, Pubusa, Sergio Frau. Frau in particolare è descritto come un peracottaro, mentre il suo libro è stato applaudito da studiosi come Luciano Canfora e Sergio Ribichini. Chi erano costoro? I loro nomi evocano studi ben più credibili dei conati di Gabriele Ainis, e luoghi di discussione meno maleodoranti di questo blog. Naturalmente non è possibile ottenere il gradimento di tutti, specie quando si tenta di dire qualcosa di nuovo, e soprattutto quando dall’altra parte ci sono dei falliti come probabilmente lo è Ainis, che a giudicare dai toni sembra un classico esempio di accademico mancato e frustrato. Perché prendersela con Frau? Perché ha scritto un libro interessante e di successo, pur non avendo pulito inutilmente con la lingua il pavimento di un professore per anni, per poi ritrovarsi a scrivere post come questi, dove ci si diverte a impiccare un mancato collega (ti sarebbe piaciuto, eh?, lanciare i tuoi strali da un giornale; a proposito, perché non ti hanno mai assunto? Scommetto che la ragione è che tu sei fuori dal sistema perché osi dire la verità!). Anche Piroddi è riuscito a conciliare la professione giornalistica con la ricerca accademica e la pubblicazione di testi critici. Quel tempo che lui ora dedica alla ricerca filologica, Ainis lo investe invece nella lettura di Sardinews e altri organi di informazione, setacciando le righe nella speranza di trovare refusi o altri errori per poter aprire il suo bel file di Word e finalmente accusare di ignoranza il giornalista. I lettori del suo blog (quanti, tolti gli ingressi degli avvocati di Piroddi negli ultimi giorni?) non vedono l’ora. Se leggi bene, Ainis, magari troverai un errore anche in questo post: evito apposta di rileggerlo, per non toglierti il piacere di aver qualcosa da ridire e regalarti così il tuo orgasmo quotidiano. Però ti devi impegnare. Resta il fatto che il diritto di critica si distingue dalla diffamazione quando rispetta il criterio della “continenza formale” (mai sentito?): dare a Piroddi del “cazzaro” nel titolo e definirlo un ubriacone,significa superare i limiti del diritto di critica per fare ingresso trionfale nelle fognature del Web. Più che degli avvocati è materia di competenza di un autospurgo. Ainis pensa forse che il suo pseudonimo gli doni più carisma e sintomatico mistero, ma in realtà con il suo livore egli, come dice un film, è misterioso quanto può esserlo un cesso otturato per un idraulico.

    • Boicheddu Segurani ha detto:

      Caro Batman,
      che il bLLog sia frequentato da poveri falliti è verissimo: infatti ci commenta lei!
      Stia bene

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Batman,
      beati coloro che non hanno bisogno di eroi. Ma le pare che Piroddi abbia bisogno della sua difesa? E poi la cosa è semplicissima, di una semplicità sconcertante: la traduzione dal latino che ci regala Piroddi è corretta o no? Quello indicato nella figura è un carro trainato da buoi? Cosa c’è scritto nella guida? E’ vero o no che Tozzi è un geologo? E’ vero o non che abbiamo tirato in ballo Mameli?
      Su, veda di leggere, anche lei, prima di scrivere, da bravo bambino. Adesso si faccia comprare il gelato dalla mammina e si metta tranquillo, ché i grandi hanno da fare.
      Cordialmente,

    • Alessandra ha detto:

      Certo che tra selezionatori di personale abituati a scrivere “un’unico” e filologi-giornalisti che non sanno tradurre dal latino siamo messi davvero bene… Aggittoriu!

  8. santa ha detto:

    Gentile dottor Giambernardo Piroddi, grazie per la correzione, le ricordo che nemmeno a me è concesso il correttore di bozze e che esiste lo stile informale. Batman è un industriale, non un avvocato giornalista, la differenza si nota ma non se la prenda per questo.

  9. michele ha detto:

    Ciao a tutti. Io sono Michele e faccio la quarta elementare. In classe ci vogliamo bene e non ci diciamo mai che ci prendiamo in giro. Però ad esempio io ho visto qui che qualcuno vuole fare il maestro ma nessuno può fare il maestro, neanche la mia maestra, che infatti dice che c’è sempre da imparare. Ad esempio, io ho fatto delle ricerche e il mio parroco mi ha detto che San Google non è mai stati riconosciuto dalla santa romana chiesta di roma e di asti. forse, chissà, domani. e se poi si scopre che è una femmina, si chiamerà futura.però tipo che se nessuno legge sardinius, allora per fortuna almeno loro possono avere un lettore che sei tu, gabriele amico mio. poi devo anche dire che non sono bravo a scrivere la punteggiatura, ma che però quello che abbiamo studiato ieri che si chiamano congiunzioni eufoniche, è brutto a usarle anche se io le uso ma non sono capace. poi però, e non prenderti male questa cosa che ti dico scrivendola, quando metti la e non ci vuole prima la virgola. è (il verbo) difficile da capire ma poi abituerai anche tu a scrivere così. però è bello leggere le tue cose, che sono sempre, per me, fonte di stimolo grande per crescere in quello che faccio e come persona per il mio futuro. gabriele ti voglio bene, da michele. quarta D via Paluna, tra monserrato (cagliari) e selargius (selargius).

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Michele,
      le voglio bene anch’io. Dica alla maestra che dovrebbe insegnarle a leggere e a usare Google. Chi sa fare entrambe le cose può evitare, ad esempio, di far dire a Festo un sacco di cazzate, ma non solo. Se la sua maestra le insegnerà a leggere, capirà che le virgole sono importantissime, certo, ma il contenuto di un testo lo è ben di più. Lo so che la scuola è quello che è e lei, poverino, non ha più il maestro di sostegno per i poveri handicappati mentali, ma le faccio i miei migliori auguri e le dico che ce la farà. Coraggio, anche gli scemi hanno un futuro, se lo ricordi, soprattutto come giornalisti.
      Cordialmente,

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