GLAXO: CATTIVA SCIENZA, PESSIMA MEDICINA

di Boicheddu Segurani

 

Il questo bLLog parliamo spesso di scienza, difendendo il metodo scientifico come un disciplinare capace di portare beneficio al genere umano.

Naturalmente, esistono gli interessi di parte e la scienza, come qualunque altra cosa, può essere usata per nuocere, ad esempio sacrificando la salute sull’altare del profitto.

Segnaliamo un bel post apparso su Medbunker, sito al quale siamo linkati, che ci parla dello scandalo Glaxo SmithKline, multinazionale del farmaco che ha falsificato gli esiti dei test di svariati farmaci per metterli in commercio.

Fortunatamente proprio il metodo scientifico consente di smascherare le frodi e questa volta è accaduto: la multinazionale è stata condannata a pagare tre miliardi di dollari!!

Leggiamo il post e riflettiamo, senza dimenticare il nome della casa farmaceutica: se lo trovate sulla confezione di un farmaco, sapete cosa fare (alcuni dei farmaci sono in commercio anche in Italia)!

Bad Medicine: Glaxo Smithkline, colpevole

 

 

 

boicheddu.segurani@virgilio.it

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2 risposte a GLAXO: CATTIVA SCIENZA, PESSIMA MEDICINA

  1. Franco Anedda ha detto:

    Ho poca voglia di scrivere qualcosa che possa sembrare una difesa per un’azienda che spaccia farmaci e vaccini tossici, ma questa notizia conferma unicamente che gli interventi draconiani dell’FDA sono delle manovre protezionistiche.
    La crisi mette in difficoltà i grandi gruppi farmaceutici USA e questo la spinge a bastonare un concorrente europeo, mentre i gruppi “casalinghi” fanno le stesse cose.
    L’FDA è al di sotto di qualunque sospetto.
    Un esempio: http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-8bea9ae6-56a9-4a85-a44e-93336a613ad8.html

  2. Maurizio Feo ha detto:

    Caro Boicheddu: la tua azione, qui, corrisponde allo sfondamento di una porta appena accostata.
    Non che non sia giusta, anzi!
    Ma vorrei aggiungere – se posso – qualche dettaglio.
    Tutte le Case Farmaceutiche sono aziende Occidentali e si pongono come scopo quello di guadagnare. Sono di fatto tra le aziende che hanno maggiori profitti: hanno assorbito praticamente tutte le Case produttrici di profumi (sono necessari i laboratori chimici, per produrre profumi), lasciando loro i rispettivi nomi.
    Nel perseguire il proprio scopo principale, ovviamente conducono ricerche che possono anche essere molto utili alla risoluzione delle malattie da cui sono affetti gli Occidentali.
    Ciò significa che praticamente nessuna Casa Farmaceutica fa ricerca per le malattie del Terzo Mondo: perché il Terzo Mondo non può pagare.
    E’ inutile che ti faccia notare che tali malattie sono numerosissime e gravissime (spessissimo mortali) e che questa parte del Mondo è di gran lunga la più numerosa… Anni fa, la Merck,Sharp & Dohme decise di investire nell’Oncocercosi tutti proventi che avrebbe dovuto destinare alla pubblicità. Fece bene (e lo fece sapere in giro, naturalmente) e produsse anche un farmaco efficace. Ma è e resta – appunto – un’eccezione.
    Non esistono più case farmaceutiche italiane (qualcuno dirà il contrario e farà anche un nome, eventualmente: per evitare sicurissimi procedimenti legali non entro nel merito della corruzione di alto livello che quel nome implica; un’altra storiaccia italiana), perché sono tutte state rilevate dalle grosse multinazionali straniere.
    Ricordo ancora i tempi in cui la piccola e gloriosa Ditta “Inverni, Della Beffa” era rimasta praticamente l’unica: produceva preziosi metodi d’estrazione di principi attivi dalle piante.
    Ma la scarsa liquidità nostrana ci fece avere la peggio; e poi l’autolesionismo del sistema legale italiano per rendere esclusivi i diritti sui farmaci hanno fatto il resto… Non che non esistano capacità scientifica di creare nuovi farmaci (vedasi il caso Rifampicina, che – inventata in Italia da italiani – non è più italiana), ma il difetto sta nella registrazione e nel conservarsi i diritti…
    Insomma: quello che si dice ora è tristissimo, è vero.
    Ma non è una novità e, semmai, è la giusta evoluzione dei fatti, viste le premesse ormai lontane.

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