IL PROSCIUTTO NOIR DI TODDE… QUELLO STAGIONATO

di Gabriele Ainis

 

Eccolo là: non contento della figura(ccia) rimediata in occasione della nota polemica su Tuvixeddu, il giallista più famoso del mondo dopo Rex Stout e Cappellacci, tuona da Il Fatto Quotidiano!

Con chi se la prende?

Secondo me con coloro che hanno cacciato Soru fuori dai piedi, lui ed il suo Piano Paesaggistico Regionale (PPR). Che poi, ma guarda un po’, non vengono proprio citati esplicitamente, ma, a sentir lui, si capisce che sono i cattivoni oppositori politici attualmente alla guida della regione (Cappellacci in testa) colpevoli di brigare per concedere al nuovo proprietario della Costa Smeralda (il perfido emiro) le autorizzazioni per edificare dove il PPR soriano non permetterebbe!

Bravo Todde, così si fa!! Oh!! Digliele chiare e tonde e senza sconti; finché c’era Lui, caro Lei, certe cose non succedevano e invece adesso che Lui non c’è più…

Già, non c’è più: come mai? La rivoluzione? Un colpo di stato? L’hanno assassinato?

No: ci sono state le elezioni (democratiche) e Soru se n’è andato all’opposizione perché l’hanno votato meno di Cappellacci, anche se il suo PPR era quanto di meglio si potesse immaginare!

E allora?

E allora il punto è tutto qua: che mentre i sardi mandano a casa Soru perché, tra le altre cose, non permette di colare cemento a piene betoniere ovunque capiti, il problema sarebbe Cappellacci che briga per far costruire altre ville miliardarie in Costa Smeralda. Quindi, non sono i sardi che distruggono la Sardegna costruendo tanti piccoli cubi di cemento non appena se ne presenta la possibilità, ma i vertici politici (non si sa da chi nominati: forse dai sardi?) complici dell’emiro di turno, rigorosamente «straniero» e possibilmente islamico, così possiamo anche dirgli che non rispetta i diritti umani.

Ma Todde, ad esempio, c’è mai stato nel Sinis? E’ mai stato a Bosa? Ad Alghero? A Santa Maria Navarrese? A Villasimius? A Chia? Sulla Costa Verde? A Portu Cunnu? Vorrebbe dire che il disastro paesaggistico sardo è colpa di Cappellacci e degli emiri venuti da lontano, o non sarà che siamo stati noi, ciascuno di noi, a ridurre il paesaggio sardo un inverecondo cesso e, non contenti di quanto fatto in passato, stiamo continuando sulla stessa strada promettendo benissimo per il futuro? Ma questo signore ha mai fatto un giro per la Sardegna oppure vive dentro i gialli che scrive?

Certo, l’idea di concedere le cubature nella Costa Smeralda è un obbrobrio bello e buono, ma mentre Todde ci parla di questa ovvietà, il disastro vero sta altrove, nelle migliaia e migliaia di concessioni edilizie richieste da sardi e da altri sardi concesse. Sardi che non sono Cappellacci né emiri, ma persone che non realizzano come da azioni individuali derivino abitudini collettive, per l’appunto la mania di costruire non appena se ne abbia la possibilità, spesso in barba alle leggi oppure brigando per la piccola variante locale con l’appoggio dell’amico sindaco, eletto all’uopo perché, nel corso di un mandato, di cemento se ne può tirar su uno spavento e, una volta messo a terra, nessuno lo tocca più, altro che demolizioni!

Il disastro sardo non è dovuto al piano demenziale di un unico responsabile venuto da un comodo altrove, ma da tante piccole azioni individuali di cui sono responsabili i sardi, ciascuno di essi che ha chiesto la concessione, l’ha ottenuta e ha costruito i cubi di cemento che vediamo in giro non appena facciamo correre lo sguardo sul territorio! Ognuno convinto di non avere alcuna colpa del disastro perché ha realizzato «solo» casa propria (A casa mia faccio quello che voglio!), mica cento ville tutte assieme, come vuol fare l’emiro, brutto cattivo!

Giorgio Todde potrebbe essere l’icona dell’intellettuale sardo di questo inizio di millennio: venditore di libri, quindi ragionevolmente noto e per questo autorizzato a ritenersi capace di interpretare la realtà! Come dire che la prossima volta che decidiamo di scrivere la Storia della Sardegna interpelliamo Ray Bradbury (morto, purtroppo, però per fortuna ci sono le sedute spiritiche!) che di libri ne ha venduti molti più di Todde (e ci mancherebbe!). Così, finalmente, accetteremo con un atto collettivo che la nostra storia sia fantascienza, così come stiamo accettando che gli interpreti della cultura sarda siano i Todde, i Fois, Murgia, Niffoi…

Eppure, santo cielo, basterebbe soltanto levarsi il prosciutto – noir – dagli occhi, guardarsi attorno e smetterla di scrivere cagate, che anche ben scritte e con i congiuntivi a posto, sempre merda sono, altro che emiri e Cappellacci! E se pure il prosciutto noir è di buona qualità, magari stagionato venti mesi, sempre prosciutto rimane e non consente di leggere la realtà!

Lo capirà mai, Todde, che un intellettuale dovrebbe avere il dovere morale di mettere in luce, prima di ogni altra cosa, i difetti profondi della società di cui fa parte? E che un intellettuale dovrebbe saperlo fare all’interno della propria opera?

Certo, si dirà, Todde lo fa: non ha forse inventato gli occhiali con le lenti di prosciutto?

E anche questo è vero!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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2 risposte a IL PROSCIUTTO NOIR DI TODDE… QUELLO STAGIONATO

  1. Sovjet ha detto:

    C’è un punto che mi lascia perplesso: il potere pubblico nasce per contrastare anche l’inadeguatezza del singolo che persegue i propri interessi immediati. Un conto è l’individuo che si fa i fattacci propri, altro è chi dovrebbe in qualche modo perseguire un interesse collettivo e per questo compito è stato scelto e beneficiato di prestigio e corposi emolumenti.
    È vero forse che nessuno è innocente, ma il peso dei peccati è diverso in base alle responsabilità di ciascuno.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Sovjet,
      la mia critica a Todde si riferisce al fatto che da un intellettuale (vero) mi aspetterei di più che non un articoletto su Cappellacci e l’Emiro (per il quale qualunque mediocre giornalista basta e avanza). In tutta evidenza, in Sardegna abbiamo un problema enorme con i comportamenti collettivi (non a caso ho citato il Sinis, che senza Cappellacci ed emiri è divenuto una porcheria per colpa dei Cabraresi!). Possibile che non ce ne sia uno, tra gli intellettuali, che si occupa di noi (sardi)? Che ci spiega come il poco cemento che mette per terra ciascuno di noi è sbagliato quanto quello dell’emiro? Non le pare che da un Todde (se davvero fosse un interprete della realtà) dovremmo aspettarci titoli come «Ma perché a noi sardi piace tanto il cemento?». E guardi che non parlo degli abusi (violazione della legge) ma proprio della poca propensione alla protezione del paesaggio (e del territorio).
      Invece, Todde, ce lo troviamo a fare il difensore di Soru!
      Questo non esime dal sostenere come Cappellacci (e l’Emiro) stia portando avanti un’operazione sbagliata (l’ho ben detto anch’io) ma mentre questa (operazione) la vediamo tutti e urliamo che siamo colonizzati da chi arriva da fuori, nel frattempo distruggiamo il paesaggio senza l’aiuto di nessuno (tutti gli esempi che ho citato, ma ne potrei aggiungere un numero elevato a piacere, sono avvenuti nella legalità!). Ma davvero lei vuole intellettuali così?
      Cordialmente,

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