QUIRRA E AMIANTI VARI: IL CASO DEL POETTERNIT

di Gabriele Ainis

 

La recentissima vicenda della pulizia dell’arenile del Poetto dai frammenti di cemento-amianto (che sarebbe a dire Eternit) ha scatenato un’altra vicenda surreale sull’inquinamento in Sardegna, tra drammi e sceneggiate da fare invidia a Merola.

Intendiamoci, che la spiaggia vada bonificata è pacifico, ci mancherebbe, l’amianto è davvero una brutta bestia, però non è più sopportabile l’ignoranza (vera o finta) dei mezzi di informazione, spesso funzionale alla propria parte politica.

Proviamo a riflettere sull’accaduto.

Punto primo: per chi ha frequentazioni del Poetto prima del 1986, ricorda benissimo la presenza costante dell’eternit sulla spiaggia. Veniva usato per i tetti dei casotti, non era considerato pericoloso e non si prendeva alcuna precauzione particolare per smaltirlo. Quando i tetti de casotti si rompevano (e accadeva spesso perché si corrodevano in fretta), venivano aggiustati o sostituiti con molta semplicità (una botta di bricolage). Spesso e volentieri, porzioni più o meno ampie finivano abbandonate sulla spiaggia, tanto che ricordo benissimo di averle usate come tetti per i castelli di sabbia!

Punto secondo: i casotti sono stati smantellati nel 1989, tra mille polemiche e ben prima che fosse emanata la legislazione per lo smaltimento controllato del cemento-amianto. La foto che riporto (scaricata dalla rete) testimonia delle modalità che vennero spesso impiegate, nel pieno rispetto della legge.

Punto terzo: i frammenti recuperati (circa 150 kg in 28.000 mq, tutti di piccole dimensioni) rappresentano una quantità corrispondente a circa un tetto di un casotto di 16 mq (calcolando circa 12 kg/mq per le lastre ondulate), quindi assolutamente compatibile sia con la lunga storia di utilizzo dell’Eternit (cioè riparazioni varie e perdita di frammenti susseguitisi nei decenni) sia con lo smantellamento dei casotti eseguito «nel rispetto della legge» ma con modalità che oggi verrebbero (giustamente) considerate pericolose e vietate dalla legge.

Il caso, pertanto, è chiarissimo: ci troviamo di fronte ad una problematica assolutamente nota, mai affrontata dalle precedenti amministrazioni comunali e probabilmente (detto a posteriori, ma è così) di nessuna rilevanza per la salute (per fortuna!). Tanto per essere chiari, la quantità ritrovata (ma anche se fosse doppia o tripla non cambierebbe nulla) corrisponde alla copertura di un singolo casotto di 16 mq su 28.000 mq sottoposti a indagine, cioè un’area in cui di casotti (e coperture di Eternit) ce n’erano a centinaia!

Qual è il punto? Semplice, che l’informazione sta costruendo una montagna da una cacata di mosca, perché sulla spiaggia, sotto forma di tetti, Eternit ce n’era davvero una quantità immensa e c’è rimasta per decenni sottoposta al sole, alla salsedine ed all’azione abrasiva della sabbia portata dal vento, cioè nelle condizioni forse peggiori per il rilascio delle fibre! Come dire che tutte la porcheria rilasciata dai tetti dei casotti è stata respirate da noi bambinetti per anni ed anni, mentre adesso pare che un solo tetto (tanto è l’equivalente di ciò che è stato trovato) sia letale per tutta la popolazione di Cagliari!

Ripeto, Zedda ha fatto benissimo ad intervenire con urgenza, però, prima di gridare a chissà quale allarme, vogliamo renderci conto che stiamo parlando di nulla? Che basta guardarsi attorno per vedere, proprio a Cagliari, migliaia di metri quadri di coperture di Eternit in disfacimento di cui nessuno si preoccupa e/o si scandalizza? Che quelle migliaia di metri quadri sono ben più pericolose della quindicina di metri quadri scarsi trovati al Poetto?

Ora: possibile che nessun giornalista/esperto si sia preso la briga di informare decentemente la popolazione?

Sì, è esattamente così, assieme, devo dire purtroppo, a Massimo Zedda, che anziché dire le cose come stanno, cioè che parliamo di un casotto in un’area che ne ha ospitato centinaia, si lasci trascinare a dire che se ne aspettava di meno!

DI MENO!?

Ma dove, a Cagliari? Una città che ha usato l’Eternit per qualunque applicazione, dai tetti ai serbatoi dell’acqua sulle terrazze (da ragazzino ci andavo dentro per gioco) alle condotte, ai comignoli e tuttora basta recarsi nelle zone edificate fin negli anni ’80 per trovarne quantità grandi a piacere? Ma ci ricordiamo com’erano fatti gli stabilimenti balneari del Poetto fino agli anni ’70?

Se davvero ci fossero stati tutti questi pericoli, Cagliari sarebbe diventata sede di un’epidemia di asbestosi, saremmo morti tutti di cancro ai polmoni.

Domanda: ma allora l’Eternit non ha avuto alcun impatto?

Risposta: nessuno può dirlo con certezza perché ci vorrebbero i dati epidemiologici, che non abbiamo, e proprio a questo servono le informazioni contenute nei registri dei tumori, le stesse che ci vorrebbero per Quirra (e ancora non ci sono, nell’indifferenza di quegli stessi giornalisti che straparlano del Poetternit) per dimostrare che qualcosa non va. Però una cosa ragionevole possiamo dirla: delle migliaia di bambini che sono passati al Poetto ce ne saranno stati senz’altro alcuni (non saprei dire quanti) che non sarebbero morti di cancro ai polmoni se non ci fossero stati i casotti!

Sì, proprio i casotti, che erano una vera e propria bomba ecologica: una distesa di Eternit in riva al mare! Perché nessuno lo dice? Perché tutto questo spavento per un solo tetto, mentre prima del 1989 di tetti ce n’erano centinaia? Ce ne siamo dimenticati?

E allora?

Allora, per favore, i giornalisti inseriscano il cervello prima di riversare un cumulo enorme di cazzate sui mezzi di informazione: abbiamo pagato quasi duecentomila euro (ben spesi, sia chiaro) per rimuovere l’equivalente del tetto di un casotto(!) mentre per anni abbiamo convissuto (e ancora lo facciamo) con quantità immensamente maggiori senza preoccuparcene minimamente (basta guardarsi in giro).

Solo che dei casotti non si può parlar male, per almeno due buoni motivi: tutto quello che è datato è buono per definizione, perché i tempi antichi erano sempre buoni, e perché non si può dire che la bomba ambientale da essi rappresentata (ed eliminata per puro caso, visti che furono abbattuti per tutt’altra ragione) era stata confezionata dalla somma di tante azioni individuali di cittadini qualunque e non dal cattivone di turno. Mentre, per i giornalisti, soprattutto coloro che lavorano per porcherie come i quotidiani locali, è una bella occasione per andare in prima, anche se di notizia, per la verità, non se ne vede!

Insomma avremmo una buona occasione per riflettere sul fatto che gran parte delle zozzure che ci circondano sono una responsabilità prima di tutto nostra, di ciascuno di noi, e invece si comincia a parlare di chissà quali misteri, da coloro che vorrebbero cercare i responsabili dell’attentato alla salute pubblica, a chi invoca un Fiordalisi-bis per Cagliari.

Magari, questa volta, al posto degli agnelli Polifemo, troveremo la Sparedda con due code: alla commissione per l’uranio impoverito godranno come ricci e poi chiederanno di chiudere il Poetto, come hanno fatto con Quirra!

Come? Il Poetto non lo chiudono?

E perché: Quirra?

 

PS Ma Zedda, ogni tanto, non potrebbe parlare con un tecnico di buon senso? SI rende conto che c’è una bellissima notizia, e cioè che non ci sono pericoli per la salute pubblica?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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13 risposte a QUIRRA E AMIANTI VARI: IL CASO DEL POETTERNIT

  1. Maurizio Feo ha detto:

    Il giornalista è facile da inquadrare: cavalca la tigre del fatto di cronaca attuale; si dà una rapida e provvisoria infarinata circa i dati specifici o tecnici e poi inizia a sparare le sue fesserie, senza avere davvero alcuna padronanza della materia e dandone una rappresentazione errata.
    Il problema è che – naturalmente – alla stampa (e alla radiotelevisione) la gente spesso crede acriticamente, scotomizzando il vero nocciolo del problema.
    Non solo Cagliari, bensì tutta la Sardegna (tutta l’Italia) ha usato l’Eternit: perché costava poco e serviva molto. Non se ne conoscevano gli effetti mortiferi, si è detto.
    Purtroppo, ora che si conoscono, siamo non solamente in gravissimo ritardo su tutta la grande opera di bonifica da compiere, ma non possediamo neppure una legge efficace e funzionante.
    Certo: non è l’unica legge italiana che non vige, ma questa sull’eternit non risolverebbe alcunché anche se vigesse, perché non costringe proprio nessuno – a nessun livello – a fare qualcosa!.
    Dal 1962 era ormai ben noto in tutto il mondo quanto l’amianto fosse pericoloso,
    (http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/piemonte/2010/05/24/visualizza_new.html_1795848842.html
    «Legame tra amianto e cancro 50 anni di studi per provarlo». La Repubblica, 13 febbraio 2012. URL consultato in data 14 febbraio 2012.), in Italia la produzione prosegue fino al 1986 , in alcune zone fino al 1992.
    Sarei piuttosto scettico circa la possibilità di avere mai i dati epidemiologici al riguardo, dato che il periodo d’incubazione può raggiungere i 30 anni, come è noto. Credo che ci vorrebbe la dedizione politico religiosa di un medico archivista francescano per andare a trovare tutte le connessioni vere e provabili nell’enorme guazzabuglio delle ipotetiche possibilità.
    D’altronde, l’eternit era dovunque: nel materiale di fondo dei selciati, nei serbatoi per l’acqua, nelle canne fumarie (!!), nei tetti. Proviamo a controllare: c’è ancora: dovremo aspettare il 2022, per avere i dati dell’esposizione da lavoro. Ma sappiamo che esiste l’altra esposizione, quella da diretto contatto col materiale in opera. I circa 2000 morti provati ad oggi per esposizione sul lavoro sono una punta dell’iceberg, è chiaro.
    E tiene fede al nome che per esso è stato inventato: Eternit è stato tratto dal latino Aeternitas.
    Nomen-omen, è il caso di dire: con quel termine il codice delle condanne commina una pena eterna, perché infligge una serie di malattie orribili, tutte destinate prevedibilmente a durare, allo stato delle cose, in eterno.
    In conclusione: agitarsi è forse giusto, ma solo se prepara l’organizzazione di una soluzione operativa al problema.
    Se invece deve servire unicamente per dimostrare che in un giorno preciso ci siamo tanto preoccupati del problema prima degli “altri”, allora la risposta di Iva Zanicchi a Paul Anka resta ancora la migliore: “Pol Anka? Pol anca ander a cagher!”

  2. Annesedda Macca ha detto:

    Bravo Ainis!!
    A girare nei paesini di Sardegna fino alle sue vette più alte, in quel di Fonni, dove negli anni ’70 i pionieri del turismo edificarono un albergo-ristorante – ora distrutto ma con le macerie ancora in loco – sotto la cima di monte Spada, altro che tetti di casotto potremo raccogliere!!
    E dopo? come dice Feo…

  3. Franco Anedda ha detto:

    Su questa faccenda, essendo parte in causa, preferisco limitare al minimo indispensabile i commenti.
    Penso comunque che pure Ainis avrebbe dovuto “parlare con un tecnico di buon senso” in modo da comprendere meglio la questione ed evitare un commento che sa molto di qualunquistico.
    Un medico gli avrebbe potuto far comprendere che è sufficiente inalare poche fibre di amianto per sviluppare un tumore (non esiste una soglia di sicurezza).
    Un tecnico di protezione ambientale gli avrebbe potuto far comprendere che il limite minimo tecnicamente misurabile è di 1000 fibre al metro cubo d’aria.
    La legge considera “non contaminata” un’aria con meno di 2000 fibre al metro cubo.
    Le misurazioni dei giorni scorsi sono state effettuate senza che qualcuno camminasse, o giocasse a pallone, sopra i frammenti di Eternit misti alla sabbia, cosa che, invece, è avvenuta fino a tutto maggio.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Anedda,
      prima di parlare di «qualunquismo» rilegga con attenzione il post (le dovrei dire di imparare a leggere un testo complesso, ma evito, però lo faccia).
      Cordialmente,

  4. Franco Anedda ha detto:

    Gentile Ainis,
    sicuramente non ho ancora imparato a leggere un testo complesso come questo: ho riletto con attenzione, più di una volta, senza cambiare parere.
    Per rendere più chiaro che, a mio modesto parere, non si tratta di “una cacata di mosca”, faccio presente che, ad oggi, è stata eseguita solo una “pulitura” della spiaggia, non una bonifica.
    Nella quarta e quinta fermata sono stati rimossi 40.000 frammenti di Eternit, lavorando sulla superficie nel tratto ricoperto da vegetazione e fino ad una profondità di 23 cm nella restante area.
    Per l’inverno è già previsto un ulteriore intervento che, saggiamente, non viene definito bonifica in quanto non si ha neppure la certezza che sia davvero possibile bonificare l’arenile.
    Sarebbe opportuno che si rendesse noto quanto previsto dalla Legge, la quale fa una netta distinzione tra le coperture in cemento-amianto in buono stato, per le quali non è obbligatoria la bonifica, e le coperture degradate, con sfaldamenti crepe e rotture, per le quali la bonifica è obbligatoria.
    E’ pure obbligatorio il confinamento per impedire che le persone ci camminino sopra, considerando che la sabbia è fortemente abrasiva sul cemento.
    Chi intende recarsi sulla spiaggia avrebbe il diritto di essere informato correttamente, invece tutti ripetono il mantra secondo il quale “l’inquinamento da amianto non c’è”, rendendo incomprensibili gli eventi.
    Partecipano al gioco pure gli “ambientalisti” i quali non si erano accorti di nulla, come tanti altri.

    Un esempio: http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2012/07/06/news/poetto-riapre-oggi-il-primo-tratto-lunedi-chiudera-il-secondo-1.5370217

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Anedda,
      poiché il suggerimento precedente non ha sortito un buon risultato, provo diversamente: le traduco il post in un linguaggio più accessibile: con una metafora.
      Inizio traduzione:
      Il metodo adoperato per trattare la «notizia» dell’amianto sull’arenile equivale al trovarsi di fronte un piatto di lasagne condito con una cacata di mosca e una merda di vacca. Attualmente stiamo cercando di eliminare la cacata di mosca e lasciamo perdere la merda di vacca.
      La buona notizia è che la cacata di mosca è piccola rispetto a ciò che ci si sarebbe potuti attendere.
      Fine traduzione.
      Se non l’ha capito neppure adesso non so che farci (ma suppongo che sopravvivrà lo stesso).
      Cordialmente,

      • Franco Anedda ha detto:

        Gentile Ainis,
        purtroppo non ho grande competenza in tema di escrementi e, francamente, le lasagne le preferisco condite secondo la ricetta classica.
        Si parlava di amianto ed è venuta fuori la merda: comunque, fuor di metafora, la puzza accomuna entrambi gli argomenti.
        Io sento un tanfo insopportabile, emanato dai tantissimi che sapevano della presenza di Eternit in spiaggia ma non hanno fatto nulla a tutela della vita umana e nel rispetto della legalità.
        Le associazioni ambientaliste e di quartiere.
        I responsabili della vigilanza ambientale ed i responsabili della pulizia della spiaggia.
        Gli operatori economici: i proprietari dei baretti e degli stabilimenti.
        I responsabili politici, quanti hanno partecipato alla vergogna del ripascimento e tutti gli altri che non si sono voluti occupare di un problema scabroso.
        I giornalisti sardi i quali, tranne uno, Stefano Ambu, messo subito a tacere, hanno evitato di dare una notizia che poteva disturbare certi interessi.

        Questa puzza ammorba Cagliari ed il Poetto, ancor più dello stagno di Molentargius, trasformato in fogna a cielo aperto, che scarica i “reflui” non depurati in mare.
        Ci sarebbe l’impianto di fitodepurazione denominato “Ecosistema Filtro” ma, data la puzza a giorni insopportabile, sembra davvero non funzionare.

        A metà degli anni ’80 al Poetto sono avvenute tre catastrofi.
        La demolizione dei casotti eseguita senza alcun rispetto per la spiaggia.
        L’inquinamento delle saline con i reflui fognari e la conseguente cessazione della produzione di sale.
        L’interdizione della Sella del Diavolo a seguito di un crollo.
        Tre gravi problemi irrisolti da una città che spreca le sue risorse condannandosi al declino.

        Non ho capito la metafora, dato che non vi ho trovato alcuna “buona notizia” ma, fortunatamente, sopravvivrò lo stesso.
        Grazie comunque per il tentativo.

  5. Passante ha detto:

    Il mesotelioma e’ una delle patologie legate all’amianto.

    Periodo latenza = oltre 30 anni, di solito 40.

    Mortalita’=99.9999% in circa 5 anni.

    E’ molto probabile che ci sia un numero di casi di mesotelioma non diagnosticati, e quindi non menzionati nelle statistiche ufficiali. Solo chi ha lavorato con l’amianto viene monitorato e sicuramente diagnosticato. Per questo le statistiche riportano una stragrande maggioranza di morti tra i lavoratori.

    I bambini esposti nell’85 che hanno incubato il tumore si ammaleranno tra il 2015 ed il 2025 e morranno di tumore alcuni anni dopo.

    Il governo non da facile accesso ai fondi per la bonifica. Di solito i proprietari devono pagare. Molti proprietari si sentono confortati dall’ignorantismo di chi dice “tanto non fa niente, io ci giocavo da piccolo”.

    I bambini che hanno vinto il totomorte giocando al poetto con i frammenti ancora in giro nel 2011 morranno dopo il 2040, insieme a quelli colpiti dai tetti in eternit definiti “in buone condizioni” da governo e proprietari che non vogliono spendere soldi. Molti di essi accuseranno problemi polmonari causati da diverse patologie e non verranno riportati nelle statistiche.

    In altri paesi il governo si fa carico della bonifica di TUTTI i casi riportati e la gente, conscia del pericolo, riporta immediatamente la presenza di amianto.

    Ad Oristano (un centro che nei sessanta raccoglieva poco piu di10.000 abitanti) tra il 2000 ed il 2010 sono state registrate 16 morti (vedi http://www.osservatorioprevenzione.eu/Biblioteca-Archivio/Atti/2011%2005%2027%20Oristano/Mi%20impegno%20per%20la%20prevenzione%20-%20Maria%20Bruna%20Piras.pdf )

    Di queste 8 erano professionali che hanno lavorato con l’amianto alla Sardit e ditte simili. Questi pazienti erano probabilmente sotto controllo preventivo.

    Le altre 8 persone includono 3 probabili casi professionali (muratori), e 5 casi non spiegati. Probabilmente bambini e giovani uccisi dai tetti di Eternit del vicino (l’eta media di contrazione nei sedici casi e’26 anni).

    Riguardo alle basi, meglio non parlare superficialmente di cose serie che non conosciamo. Quello che so e’ che le basi non hanno mai attivamente difeso la Sardegna. L’isola e’ stata semmai offesa con inquinamento da piombo ed altre sostanze. Il tutto per un’entrata che non compensa la perdita sul fronte turistico. Io personalmente spero che tutte le basi vengano chiuse al piu presto e che le aree interessate si orientino al turismo ecologico come sta facendo oggi l’ex regione mineraria del Sulcis Iglesiente.

    Ciao.

  6. Passante ha detto:

    Aggiungo una testimonianza riguardo alla difficolta’ di accertamento del vero numero di casi di tumore da amianto in pazienti non esposti professionalmente. Il paziente risiede evidentemente in Sardegna. La malattia, probabilmente contratta in adolescenza, si e’ manifestata a 54 anni. Il mesotelioma non fu correttamente diagnosticato nell’analisi iniziale eseguita all’ospedale di Cagliari. Il racconto di questo ragazzo non da nessuna voglia di scherzare: http://www.medicitalia.it/consulti/archivio/131536-tumore_polmone_infiltrante_nella_pleura.html

    Spero che i prossimi articoli dei giornalisti coinvolti in questo blog richiamino i lettori ed i politici sulla necessita’ di bonifica di tutte le strutture contenenti amianto presenti sul territorio.

  7. Franco Anedda ha detto:

    Spero di fare cosa gradita postando alcuni video che documentano la situazione attuale della spiaggia del Poetto, nel tratto che va dalla IV alla V fermata.
    Io continuo a trovarci tanti frammenti di Eternit…

  8. Pingback: ZEDDA: NON TI PIACEREBBE CAGLIARI SENZA AMIANTO? | ArcheoloGGia NuraGGica

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