GEORGE È MORTO, VIVA GEORGE!

di Gabriele Ainis

 

L’ho incontrato solo una volta, dodici anni fa, eppure non mi sono mai dimenticato di lui.

Non arrivai tanto vicino da dargli una pacca sul carapace, come avevo colpevolmente fatto con altri suoi parenti durante il viaggio (sì, lo confesso, tanto l’outing va di moda) però la consapevolezza di aver visto l’ultimo esemplare di una specie ormai estinta mi colpì profondamente, sebbene non esista (almeno per me) alcuna spiegazione razionale per questo.

In realtà era ridotto a una specie di fenomeno da baraccone e tutti noi (c’era una piccola folla che scattava fotografie) lo osservavamo da pochi metri con la curiosità pelosa del turista che deve riportare a casa un’esperienza che faccia scattare l’invidia degli amici, qualcosa come : Ma lo sapete che ho visto George Il Solitario? (Con il corollario: E voi invece no… eheheheheh!!!)

Insomma è morto, mi dispiace, ma la notizia non mi leverà il sonno. Forse mi farà riflettere ancora una volta, come mi è capitato ripensando alla crociera attorno alle Galapagos, sul senso del basare l’economia di un piccolo territorio sulle torme di turisti che vanno e vengono, forse lasciando solo le proprie impronte, come dicono i tanti cartelli esposti ovunque, ma forse no, come molti, ecologisti sul serio, non hanno mancato di far notare.

Di certo rileggerò il libricino di Henry Nicholls, George il Solitario: La vita e gli amori di un’icona della sopravvivenza, perché ne vale davvero la pena, sebbene sia semplicemente un concentrato di aneddoti, spesso giocato al limite del buongusto, ma con riferimenti sensati sulle criticità dell’ecoturismo e delle suggestioni new age che ancora vanno di moda, magari travestite da altro ma in fondo sempre loro: la nostalgia nebulosa di un sogno privo di vera realtà.

Da parte mia, lo ricorderò con una certa perplessità, assieme alle iguane terricole numerate con la vernice bianca, agli sparuti pinguini perplessi quanto me di trovarsi in un luogo così estraneo, alle battute di una guida locale, padrone di un ottimo inglese, che scherzava sui piccoli cactus che colonizzavano per primi una nuova isoletta vulcanica, un bebè geologico appena nato: il Cactus Erectus!

Però anche con una certa nostalgia, perché infondo siamo tutti uguali e godiamo degli stereotipi che ci fanno sentire dei piccoli Darwin anche se stiamo solo passeggiando in un parco non dissimile dal Valentino, a Torino, o dai Giardini Pubblici, a Cagliari.

E comunque, come la tigre della Tasmania o i mammut, diventerà il soggetto di chissà quante puntate di programmi idioti, sensazionalistici e privi di spessore, che si interrogheranno sulla possibilità di clonarlo, facendo rivivere la sua specie, mentre, al contrario, proprio la sua scomparsa dovrebbe farci pensare davvero che potremmo trovarci presto nelle sue condizioni, forse senza neppure un branco di tartarughe turiste che vendono a scattare l’ultima fotografia!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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Henry Nicholls – George il Solitario: La vita e gli amori di un’icona della sopravvivenza (Codice, Torino 2008)

 

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