TOC TOC, CHI BUSSA ALLA PORTA? LE ELEZIONI!

di Gabriele Ainis

 

Ci ricordiamo ancora dell’Isola dei Cassintegrati? Mah, potrebbe anche darsi. In ogni caso, a cosa fatte e in prospettiva storica – e senza essere troppo crudi – la vicenda si potrebbe riassumere come segue: La dimostrazione lampante di come i sardi siano generalmente incapaci di guardare a sé stessi se non nell’ottica dell’orticello dietro casa, oppure, detto altrimenti, Come ritenersi aquile ed essere invece un assembramento di polli!

Avrei potuto dir di peggio, ad esempio che di tutta la vicenda non sbatteva un cazzo a nessuno fin dal principio, salvo i tribuni alla Santoro che sono maestri nell’uso del mezzo televisivo ed hanno bisogno di storie bizzarre (la storiella dei cassintegrati che si chiudono da soli in un carcere possiede un certo fascino letterario, letteratura da quattro soldi, certo, ma è proprio questa che fa ascolti) e i politici vari che si sono succeduti nelle visite quando faceva loro comodo, diradandosi progressivamente assieme all’interesse mediatico. Insomma, gli operai senza lavoro e autocarcerati hanno fatto notizia per un po’, poi sono diventati un fatto stravagante e basta, come i mimi verniciati di bianco che interessano la prima volta che li vedi per strada e poi, a mente fredda, ridiventano ciò che sono davvero: dei poveracci che devono farsi una doccia di gesso per mangiare e ne farebbero volentieri a meno (del gesso, non di mangiare!).

Comunque, l’Isola dei Cassintegrati, alla lunga, si è dimostrata essere ciò che nessuno si sarebbe mai aspettato (immagino):

una malattia infettiva, un virus aggressivo e letale in grado di attraversare il braccio di mare e contagiare la Sardegna tutta, trasformandola in una più grande copia di sé.

Questa storia dovrebbe farci riflettere, molto attentamente, proprio adesso che si comincia a parlare seriamente di elezioni. Nazionali e regionali, naturalmente, perché noi sardi non ci facciamo mancare nulla e siamo riusciti a sommare la drammatica situazione politica nazionale alla disastrosa condizione locale, caratterizzata dalla presenza della peggiore amministrazione mai arrivata alla gestione dell’Isola. Se ai tempi del suo insediamento la Sardegna versava in condizioni critiche a causa dell’incapacità della giunta precedente (Soru ha dilapidato la propria credibilità, dimostrandosi poco meno che un mediocre amministratore del quotidiano, del tutto carente nella progettualità del futuro) Cappellacci è riuscito nella difficile impresa di sommare l’incapacità al ridicolo, coinvolto in frequentazioni da fumetto (non saprei se Flavio Carboni sia più credibile della Banda Bassotti, ma è una bella competizione) potenziale mittente di una lettera in sardo al Presidente del Consiglio (che da quando ha saputo del pericolo è sorvegliato dalla scorta H24, per paura di un tentativo di suicidio) Primula Rossa alla bisogna come il ginnasiale che fugge dall’interrogazione di matematica, clamorosamente impreparato ma soprattutto conscio dell’impossibilità di rimediare alla propria ignoranza.

Si parla di elezioni perché la politica riflette sempre le condizioni del paese: paese incasinato, politica incasinata; paese impaurito, politica terrorizzata; paese allo stremo, politica all’attacco, perché non sia mai che i cittadini mandino a casa una classe dirigente che si è mostrata clamorosamente carente nello svolgimento del proprio mestiere.

A Roma si sente aria di strenuo tentativo per rimanere attaccati alla poltrona – a Cagliari invece pure – e siccome i sondaggi, brutti stronzi!, non ne vogliono sapere di dare fiato ai partiti che ci hanno gettato nella condizione in cui ci troviamo (PdL e Lega) e gli altri (PD&Co) non vorrebbero perdere il piccolo vantaggio di essere stati all’opposizione (vantaggio che appare sempre più aleatorio) potrebbero decidere tutti quanti di dare il via ad una santa rappresentazione che ci porti rapidamente alle urne, prima che Grillo si ritrovi al Quirinale portato a spalle dalla folla festante e Berlusconi ad Hammamet, a riflettere sulla tomba di Bettino, mentre Bersani e Casini potrebbero metter su un chiosco per vendere le piade o divertirsi a rappresentare Peppone e Don Camillo nelle feste paesane dell’Emilia, tra un bicchiere di lambrusco e una fetta di prosciutto stagionato.

E i cassintegrati?

Hanno contagiato tutta la Sardegna, ecco cos’hanno fatto, dannati loro! Avrebbero potuto restarsene belli isolati all’Asinara e invece niente, un po’ perché ogni tanto il pelo di figa avrà spinto qualcuno di loro a prendere una barca, un po’ perché ci sarà pur stata qualche figa che reclamava giustamente il dovuto e allora, dai che ti do, il contagio si è diffuso ed ora l’epidemia miete vittime fin nel sud del sud e non si sa cosa fare!

Soprattutto non lo sa Cappellacci, però, a dire il vero, non è che sull’altra sponda si dimostrino più bravi, perché se il primo occupa il proprio tempo alla ricerca spasmodica di una coalizione elettorale che possa evitare il disastro che si merita, i secondi (tutti, ma proprio tutti) fanno altrettanto, quindi, mentre il contagio avanza (finché potrà, perché, di questo passo, tra breve avrà poco da contagiare) la pagina politica dei mezzi di informazione è dedicata al futuro dei sardisti: a destra o a sinistra? Con il cadavere del PdL o con il lebbroso PD? E una coalizione con SEL?

E i cassintegrati?

Cazzo! Ma che vogliono i cassintegrati? Non hanno visto che fine ha fatto l’Asinara? Devono pur capirlo che di loro non sbatte una fava a nessuno e che diamine! E poi, diciamocelo: perché non se ne sono rimasti in quella specie di paradiso naturale e sono andati avanti e indietro contagiando tutti quanti? Non potevano sperimentare un poco di astinenza? Ormai è anche tornata di moda e ci sono pure le pornostar che se ne stanno tranquille… e se lo fanno loro, perché non gli operai della Vinyls?

Perché il punto è tutto qui: i partiti sono occupati in faccende importanti, non possono dedicarsi alle cazzate! Devono decidere se Maninchedda andrà con l’uno o con l’altro, manco fosse la suora Camilla e il tempo è quello che è, mica possono pensare ad uno straccio di azione credibile per raddrizzare la situazione dell’isola!

Così si andrà alle elezioni e ci saranno coalizioni che, ancora una volta, si presenteranno senza proposte verosimili per il futuro, convinti che per andare a governare sia sufficiente assicurarsi un pugno di voti sardisti.

E allora ci sarà qualcuno che dirà: io cammino sulle acque, basta che siano pulite… e poi so come si moltiplicano i pani e i pesci, carasu e sparedda… so predire i terremoti… stamperò lire per tutti mandando a puttane quel cazzo di euro che ci ha portato al disastro… abolirò i politici e poi la politica… anche i giornali e i giornalisti… e le banche, i banchieri e i banchetti dei mercatini… anzi, sapete che vi dico? Ho inventato il vaccino contro la cassa integrazione, la malattia che ha portato la Sardegna al disastro: se mi votate, lo distribuirò gratuitamente a tutti!

Così lo voteremo e vivremo felici e contenti!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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