QUIRRA: CHI LA SPARA PIU’ GROSSA? OGGI ADNKRONOS

di Gabriele Ainis

 

Oggi comincia l’udienza preliminare per il rinvio a giudizio dei venti indagati nell’ambito dell’inchiesta di Fiordalisi sul Poligono di Quirra.

Dopo tutto il battage sull’uranio impoverito, mai trovato!, ecco che ricompare la più completa disinformazione su una vicenda di cui si potrà dire tutto e il suo contrario, ma non che manchino i documenti attraverso i quali un comune cittadino possa farsi un’idea di quanto accade. Ad esempio, l’audizione del Procuratore di Lanusei, Fiordalisi, di fronte alla commissione per l’uranio impoverito, prima trasmessa e poi caricata in rete da radio radicale.

Ciascuno di noi la può ascoltare, può sentire la voce del procuratore che dichiara, senz’ ombra di dubbio, come non sussista alcuna prova di una connessone tra il preteso inquinamento di Quirra e la salute dei cittadini. Come le tracce di torio ritrovate nelle ossa di alcuni pastori morti e riesumati non abbiano causato alcun danno agli stessi. Come non sia stata ritrovata alcuna traccia di uranio impoverito.

Negli oltre cento minuti di audizione c’è tutto, anche le domande di alcuni componenti la commissione che interrogano il procuratore in merito alle imputazioni relative alle richieste di rinvio a giudizio, avendone in risposta che si tratta di carenza di cautela (per non aver interdetto l’accesso ad aree potenzialmente inquinate) di esecuzione di indagini viziate da malafede (per gli scienziati incaricati di rivelare la presenza di uranio, mai trovato) e per intralcio alle indagini.

Perché allora Adnkronos titola: Uranio, inizia oggi il processo per disastro ambientale al Poligono di Quirra?

Dove starebbe l’imputazione per disastro ambientale? Ci siamo persi qualcosa? Dove sta l’uranio?

E poi: dove starebbe il processo, se ancora gli indagati non sono stati rimandati a giudizio?

Non si sa: non lo sappiamo noi ma non lo sa neppure Adnkronos, che dal momento in cui questa faccenda ha avuto inizio continua a titolare come se nessun giornalista avesse mai avuto la possibilità di una verifica delle fonti. Ne fa fede la review suggerita da Adnkronos, una lunga serie di titoli e notizie che cominciano invariabilmente con «uranio» ma non specificano mai come di uranio, in realtà, non ne sia mai saltato fuori, né direttamente, né con dati che possano indicarne una presenza in base a patologie effettivamente registrate che ne potrebbero suggerire l’impiego.

Se gli indagati verranno rimandati a giudizio, essi verranno giudicati su un’accusa ben precisa: per non aver preso precauzioni atte a impedire la contaminazione da un pericolo presunto la cui presenza non è stata dimostrata e non per nulla, infatti, proprio l’accusa di disastro ambientale non viene ipotizzata!

Nel frattempo, il dibattito pubblico si intreccia attorno alla pretesa richiesta di chiusura delle basi annunciata dalla stessa commissione sull’uranio impoverito. Un’altra bufala mediatica in cui i mezzi di informazione sono capaci di riportare i documenti originali facendo finta che in essi vi sia scritto tutt’altro. Nessuno ha mai chiesto la chiusura delle basi, men che meno perché esse sarebbero fonte di inquinamento (mai dimostrato!) eppure i titoli sono inequivocabili.

Azzardo una previsione: gli indagati verranno rimandati a giudizio (spero di sbagliarmi, poi dirò il perché): siamo in Italia e un’inchiesta mediaticamente influente come quella di Fiordalisi non può certo chiudersi con un nulla di fatto.

Poi si andrà al processo e sarà una contesa tra periti di parte: solo ed esclusivamente una faccenda di scienza che discute con la scienza su argomenti che la grande maggioranza dei cittadini non è in grado di percepire se non attraverso la mediazione dei mezzi di informazione.

Poiché neppure Fiordalisi potrebbe eccepire sul fatto che le perizie che produce siano attendibili e quelle stesse perizie asseriscono come non ci sia alcun correlazione tra danno biologico e attività all’interno del poligono: quale sarà la conclusione del processo? Se non c’è stato danno, come farà a chiamare a responsabile un militare perché non ha transennato un’area impedendo a pastori e bestie di transitarvi?

Come farà a dimostrare che un gruppetto di scienziati incaricati di trovare l’uranio impoverito (gli altri imputati) ha svolto malamente il proprio mestiere, non trovandolo, se neppure lui è stato in grado di dimostrare che ci sia?

Ma soprattutto: siamo davvero sicuri che l’informazione sarà così puntuale da riportare correttamente i termini del contendere e precisamente che stiamo processando (forse, se verranno rimandati a giudizio) dei militari che hanno omesso di transennare un territorio e non dei militari che hanno inquinato?

Siamo sicuri che i giornalisti lo faranno, dopo che per anni ci hanno inondato di clamorose fesserie, come quella odierna di Adnkronos?

E infine, e sopra ogni cosa: a chi interessa davvero che un processo per mancanza di cautela si trasformi nei media in un processo per inquinamento?

Faccio un ipotesi: e se venissero assolti, non è che l’assoluzione certificherebbe, di fronte all’opinione pubblica, anche l’assoluzione da un inquinamento che forse non si è cercato?

E se anche venissero condannati: forse che si condannerebbe l’esercito per inquinamento? No! Così sembrerebbe all’opinione pubblica, ma non sarebbe vero, né l’apparato militare sarebbe obbligato a rimediare al disastro, se davvero ci fosse stato!

Ma allora, non sarà che tutta questa palese disinformazione non è che lo specchietto per le allodole per lasciare tutto com’è e minimizzare eventuali responsabilità, visto che tanto le basi rimarranno dove sono e le bonifiche, in mancanza della determinazione precisa e puntuale del danno, altro non sarebbe che un’operazione di facciata?

Ancora una volta cornuti e mazziati, col cortese aiuto dei mezzi di informazione?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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4 risposte a QUIRRA: CHI LA SPARA PIU’ GROSSA? OGGI ADNKRONOS

  1. Falco Accame ha detto:

    Vorrei fare alcune osservazioni circa il commento del dr. Ainis.
    Per quanto riguarda l’inchiesta del procuratore Fiordalisi mi limito a fare qualche osservazione su alcune problematiche riguardo alle quali nel processo POSSONO EMERGERE DELLE INFORMAZIONI IMPORTANTI.
    1) IL PERICOLO NEI POLIGONI: LE NANOPARTICELLE. Con la legge finanziaria 2008 (art. 2, commi 78 e 79) è stato stabilito che nei poligoni (così come nelle aree delle missioni di pace in cui sono avvenuti scontri a fuoco) vi è il pericolo prodotto dalle NANOPARTICELLE DI METALLI PESANTI. Il pericolo esiste da quando i poligoni sono stati istituiti. Nei poligoni ovviamente l’intensità di fuoco è elevatissima perché ciò dipende dalle finalità stesse del poligono. La questione del rischio dei poligoni non riguarda solo se siano stati fatti test su armi all’uranio impoverito. Riguarda anche le armi convenzionali perché l’ossido dei metalli pesanti con cui le armi vengono costruite (ad esempio tungsteno) presentano gravi rischi per la salute ed esigono che il personale che si trovi in presenza del “particolato” costituito appunto dai suddetti ossidi, DEBBA ESSERE PROTETTO. Ciò non è stato fatto. Il processo potrà fare accertamenti in merito.
    2) IL PERICOLO NEI POLIGONI: IL BRILLAMENTO NEI FORNELLI. Nei poligoni vengono effettuati “brillamenti” di rilevantissime quantità di residuati bellici che sviluppano delle nubi tossiche che giungono a quote molto elevate e che il vento poi disperde in varie direzioni. Non sono stati mai eseguite adeguate misurazioni sui rischi di queste nubi tossiche. Anche a questo riguardo si pone il problema delle protezioni necessarie. Il processo potrà fare accertamenti in merito.
    3) IL PERICOLO NEI POLIGONI: L’INSUFFICIENZA DELLE BONIFICHE FATTE IN SUPERFICIE. Finora nei poligoni sono state fatte solo BONIFICHE in SUPERFICIE. Anche il Sen. Scanu nelle sue recenti proposte, in un primo tempo ha alluso solo a bonifiche in superficie. Sono state considerate esenti da rischio aree in cui è stata effettuata soltanto la bonifica in superficie, trascurando ciò che è avvenuto sotto la superficie. Queste aree invece erano a rischio. Sotto la superficie vi sono migliaia e migliaia di proiettili a varie profondità, che nel tempo producono inquinamento nel terreno. Con grande superficialità sono state considerate immuni da contaminazione zone che invece non lo sono. Il processo potrà fare accertamenti in merito. Da osservare peraltro che anche in queste “bonifiche in superficie” effettuate largamente mediante raccolta a mano di bossoli e residuati bellici (ovviamente ossidati per la permanenza nel terreno), molti militari si sono gravemente ammalati (v. ad esempio tra i tanti in Sardegna i casi dei militari Serra, Faedda, Michelini, Cappellano, Pisani, ecc.).
    L’esigenza di eseguire bonifiche in profondità si è posta fin dai primi anni ’90 nell’area di Portoscuso dove fu gettata una grandissima quantità di proiettili navali nelle operazioni di tiro contro costa. Questi proiettili, tra l’altro di rilevantissima dimensione, si sono conficcati in profondità nel terreno. Fu tentato di fare una bonifica ma si rinunciò perché ritenuta praticamente impossibile. E la zona da allora è stata considerata come PERMANENTEMENTE “INTERDETTA”. Dunque i pericoli di inquinamento ESISTONO e sono confermati da questa interdizione. Circa la possibilità a cui possono giungere i proiettili, il Gen. Molteni, dirigente del poligono di Salto di Quirra accennò a proiettili che erano giunti a una profondità di 30 metri. Anche se questa profondità, a parere di chi scrive è un caso da considerarsi eccezionale, tuttavia il fatto che proiettili si trovano a profondità mediamente di 1-2 metri è assolutamente realistica. Lo stesso on. Scanu, che in primo tempo aveva dichiarato che si sarebbero potute fare rapidamente delle bonifiche, ha poi modificato la sua opinione affermando che occorrerebbero centinaia di milioni di euro. Per ora nessuno ha fatto delle stime realistiche. E’ da precisare che le bonifiche in profondità comportano il sollevamento di immense quantità di terra che poi deve essere sottoposta a lavaggio con getti d’acqua. L’acqua deve essere raccolta in cassoni appositi e poi i cassoni debbono essere sistemati in speciali discariche. Dunque dei lavori di enorme entità, che sono stati completamente taciuti finora. Anche su questa problematica il processo potrà far luce.
    4) IL PERICOLO NEI POLIGONI: LE ZONE DI LANCIO DEI MISSILI. Le grandi fiammate che si producono al momento del lancio ripropongono un problema analogo a quello dei brillamenti. Poco o niente si è fatto finora per accertare la tossicità di queste nubi tossiche. Anche a questo proposito si pone il problema della mancanza di necessarie protezioni. Elementi in merito potranno essere acquisiti nel corso del processo.
    5) Altra questione riguarda il RISCHIO DELLE ARMI AL TORIO. Il problema del pericolo dei missili Milan che implicano l’emanazione di torio è stato segnalato a suo tempo (nei primi anni 2000) dagli esperti francesi che avevano progettato il detto missile (Missile d´Infanterie Léger ANtichar ovvero missile anticarro per fanteria leggera). Il torio è fortemente radioattivo, ben più dell’uranio impoverito – che riguardo all’uranio naturale è stato impoverito. Le analisi compiute sotto la direzione del Prof. Lodi Rizzini hanno fornito una indiretta conferma della presenza di radiazioni di torio nel poligono con il ritrovamento di torio nelle ossa di alcuni pastori. Dunque questo pericolo delle radiazioni di torio è esistito nel poligono di Salto di Quirra come in tanti altri poligoni dove sono stati usati i missili Milan (per la Sardegna ad esempio Teulada). E su questo pericolo si è taciuto. Vedi anche in proposito quanto si legge in alcune intercettazioni ordinate dal Procuratore Fiordalisi (Unione Sarda, 15 aprile 2012). Circa l’esistenza di pericoli di radioattività nei poligoni, questa esistenza del resto risultava anche da cartelli posti nel poligono che vennero fotografati sempre dall’Unione Sarda. E successivamente alla pubblicazione vennero tolti dal posto. Rispetto ai rischi del torio andavano adottate tempestive misure di protezione che invece non sono state adottate. Anche su questa problematica il processo potrà fornire indicazioni.
    Falco Accame
    Presidente Anavafaf

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Accame,
      ringraziandola dell’intervento, la prego di considerare il contenuto dei miei post, al quale lei non risponde con le sue osservazioni.
      1) Fiordalisi, in occasione dell’audizione presso la commissione, dichiara come non sussistano legami di causa effetto tra danni biologici sulle popolazioni e l’attività del PISQ;
      2) Lo stesso Fiordalisi, nell’intervista citata al Fatto, dichiara il contrario;
      3) Fiordalisi dichiara chiaramente come il contenuto di torio riscontrato nelle ossa dei pastori riesumati non sia stata causa di danno biologico;
      4) Fiordalisi non fornisce alcuna evidenza di radioattività nel poligono (assenza confermata dalle analisi dell’Università di Cagliari)
      5) L’Audizione del prof Trenta esclude il legame tra l’esposizione dei militari alla zona di guerra e la comparsa di linfomi); Trenta conferma come il torio sia meno pericoloso dell’uranio!
      6) Non è stata ancora effettuala alcuna indagine epidemiologica che dimostri la comparsa di patologie particolari attorno ai poligoni sardi (indagine richiesta dalla Regione Autonoma e per la quale è stata nominata una commissione di esperti ISS) e per questo non esiste alcuna prova scientifica che l’attività del poligono sia stata causa di danno biologico.
      Le altre circostanze da lei sollevate (dai brillamenti alle nanoparticelle portate dal vento) sono ipotesi prive di riscontro scientifico (per ora e Fiordalisi non ha portato dati in sede di audizione né altrove) e come tali devono essere trattate. Del resto, le imputazioni per la richiesta di rinvio a giudizio non comprendono alcun reato legato a inquinamento, ma a carenza di cautela.
      A questo, si aspettano risposte, come al fatto che si continua a parlare di uranio e ancora nessuno ne ha trovato.
      In tutto ciò, passa sotto silenzio, ad esempio, il fatto che se Trenta esclude l’uranio come causa dei linfomi, ma gli studi epidemiologici segnalano la presenza dei tumori, nessuno si pone il problema di andare alla ricerca delle cause! Allo stesso modo, passa sotto silenzio che attualmente non vengono eseguiti campionamenti scientificamente validi per il rilevamento dell’inquinamento reale del PISQ (come richiesto, paradossalmente, dall’attuale responsabile del poligono!).
      La domanda è: a chi giova questa confusione?
      Io rispondo: di certo non alle popolazioni che vivono attorno ai poligoni. Con l’aggravante dell’informazione distorta in merito al futuro dei poligoni!
      È necessario fare chiarezza in maniera scientificamente sensata, pertanto: studi epidemiologici e analisi dei territori eseguite da soggetti terzi; ad esempio ISS). Ma se nessuno le chiede e tutti si gettano appresso alle sciocchezze del Fiordalisi di turno, come farà l’opinione pubblica a pretenderle?
      Cordialmente,

      PS – Noto con dispiacere alcune sue carenze tecniche sconcertanti e ne cito una per tutte: l’interdizione a causa dell’inesploso non ha nulla a che fare con l’inquinamento, ma con la possibilità di saltare per aria! Sono queste carenze che aiutano chi desideri far confusione (e lei ne fa fin troppa!)

  2. emilio spatri ha detto:

    Mi sembrano tutte degne di attenzione le riflessioni del signor Ainis: quantomeno pongono delle domande che chiederebbero risposte logiche, prima che sentenze o processi: Ho messo prima le sentenze perché, nella logica del signor Accame è chiaro che le sentenze sono già state emesse e si attende solo la certificazione del tribunale. E questo è incredibile. Inoltre, cosa si fa per quei militari che si sono ammalati di tumore senza essere mai stati in aree esposte a uranio, torio e nanoparticelle?

  3. Franco Anedda ha detto:

    Si discute sull’ennesima puntata di una telenovela iniziata parecchi anni fa.

    Sono certamente più interessanti le prime puntate, tra esse consiglio quella che riguarda un documentario girato da Alberto D’Onofrio, per conto della Rai, nel 1996 e tenuto nei cassetti finché la faccenda non è stata resa nota da Striscia la notizia il 03/02/1999.

    Riporto le parole di Ezio Greggio: [Tre anni prima il regista Alberto D’Onofrio realizzò per conto della Rai un documentario dal titolo “La sindrome del Golfo”: un reportage sui devastanti effetti dell’esposizione alle armi chimico-batteriologiche da parte dei soldati americani durante l’operazione “Desert Storm” nel ’91. Questo documentario è rimasto dimenticato per oltre due anni nell’archivio di Rai Tre, che inspiegabilmente non ha mai voluto trasmetterlo. Striscia trasmette una copia del reportage di D’Onofrio. Il documentario mette in rilievo sconcertanti particolari, rivelando per esempio il fatto che proprio un vaccino somministrato dal Pentagono ai soldati americani sia in realtà la causa di possibili alterazioni genetiche.]

    Qui si può leggere il testo e vedere il video, garantisco che è tempo speso bene.
    http://www.ngvision.org/mediabase/144
    http://dist.ngvision.org/all/ngv_ita_19960101_sindrome_del_golfo.avi

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