IL TRIONFO INDIPENDENTISTA ALLE AMMINISTRATIVE 2012: POCHI RAGLI E SOMMESSI

di Gabriele Ainis

 

Per una volta, ed erano parecchie tornate elettorali che non accadeva, gli asini hanno taciuto o quasi e non ho udito la consueta polifonica ben intonata di ragli indipendentisti.

È pur vero che la consultazione fosse parziale, parzialissima, ma in tempi di incertezza come i nostri ci si aggrappa a tutto, fosse anche una merda di vacca, purché galleggi e si cerca, disperatamente, di individuare un qualche segno che aiuti a dare un senso alla propria azione politica. Perché, in verità, non è che ci sia incertezza, o che i segni manchino. Di certezze ce ne sono anche troppe e i segni sono inequivocabili, ma tutto è sovrastato dall’incrollabile, testarda volontà di adattare la realtà ai propri sogni.

Così, le amebe indipendentiste, di norma occupate alla costante divisione di sé, come se il numero potesse supplire alla cronica mancanza di consensi, hanno speso del tempo (a loro non manca, i parassiti vivacchiano sempre e comunque a spese dell’ospite) per cercare un qualche flebile segno della propria presenza nel corpo elettorale…

… poi hanno taciuto.

Qualche timido raglio si è sentito, certo, e chi poteva dubitarne, ma tutto sommato sommesso, come una scoreggia che si lascia andare con cautela senza impegnar troppo lo sfintere in proclami tonanti: la puzza si sente lo stesso, ma senza troppa pubblicità, tanto per dare aria agli intestini.

IRS si congratula con Alessandro Dongu, candidato sindaco della lista ozierese “Insieme” che ha raggiunto l’11,1% delle preferenze; Marco Stincheddu a Chiaramonti; Pietro Mulargia a Bulzi; Omar Pani a Erula. Un risultato che potremmo definire troddionfale, poco da dire, mandare in comune i propri rappresentanti in centri nevralgici come Chiaramonti, Bulzi ed Erula deve essere esaltante (ma mai quanto i 700 voti di Ozieri, intendiamoci, terza lista su tre)!

ProGres plaude al risultato di Oristano, ottenuto con una temporanea fusione di diverse amebe. Non hanno combinato un belino di niente ma poco importa: mica hanno bisogno di voti, loro, hanno l’endorsement di Michela Murgia. Quindi: […] importante il risultato della civica Aristanis Noa, autentico laboratorio dove i diversi movimenti indipendentisti, ProgReS, iRS, Sardigna Libera, SNI e società civile hanno dato vita ad un progetto di governo che ponesse al centro della sua azione politica il rilancio economico, sociale e culturale del capoluogo, attraverso il riappropriarsi della nostra identità perduta […]Ci auguriamo che il modello di Aristanis Noa sia solo il primo di tanti esempi per questo tipo […]

Anche noi ce lo auguriamo, visto che è stato un totale fallimento, potrebbe essere la volta buona che si levano definitivamente dalle palle. Non sfuggirà che ne parlano solo loro, come dire che ogni cosa ha un suo perché!

Manichedda, un politico di rare capacità (davvero rare, per trovare qualcuno che le possieda in egual misura bisogna cercare a lungo e non è detto con esito positivo) gode come un riccio perché il PSd’Az ha preso il 20% a Bolotana, fatto che lo induce a dichiarare che: Il Marghine è oggi la frontiera democratica del nuovo indipendentismo (sic!). Per l’appunto persona di rare capacità.

Rossomori, molto opportunamente, tace e, per commentare le elezioni, sceglie di andare addosso alla coalizione che ha preso una bella batosta a Selargius. Più o meno come prendersela con un cieco essendo guerci. Per il resto glissa e fa benissimo, perché in certi casi è meglio.

Claudia Zuncheddu, tra una derapata e l’altra, in cima alla montagna di voti ottenuti, non ci rende partecipi dei suoi pensieri. Ciò ci induce ad una riflessione: siamo certi che ne abbia?

In totale, pochi commenti, tutti estrusi a forza e caratterizzati dal desiderio di farla finita in fretta prima che qualcuno provi a riflettere sul serio. Qualcosa come: Ma sì, dai, non facciamola tanto lunga. Proviamo a parlare dell’etrusco, che è meglio.

Non è una battuta: quel fine pensatore di Gianfranco Pintore ci illumina, tra l’altro, con la seguente considerazione: Dove, a Bolotana, si è presentato da solo, fuori dall’alleanza nazionale di centrodestra, il Partito sardo ha ottenuto il 20 per cento. Per cui: Se le elezioni saranno anticipate è perché c’è chi, come il Partito sardo d’azione e suoi alleati, è pronto ad affrontarle, proponendo agli elettori non incartapecorite alternative fra destra e sinistra ma una scelta fra una Sardegna succursale dello Stato e un processo di autogoverno.

Come dire: Siccome abbiamo preso 350 voti a Bolotana, allora alle prossime regionali spacchiamo il culo a tutti!

Non sarà un caso se il commento alle elezioni amministrative è inzeppato tra due splendidi articoli di quel fine intellettuale di Gigi Sanna che ci spiega perché i nuragici hanno insegnato agli etruschi come si scrive, e altri splendidi lavori di tal Atropa Belladonna (signora/ina che avrà di certo un sacco di tempo da perdere visto che è stabilmente siddata in rete a scrivere/commentare sul sito di Pintore&C – che per un certo tempo ha anche amministrato; chissà che ne pensa il suo datore di lavoro, se ne ha uno!).

Insomma, l’indipendentismo al proprio posto: in mezzo alla fantarcheologia!

Però c’è poco da ridere, perché a parte i pagliacci che a questa tornata hanno fatto ridere meno del solito, ci sono altri segnali preoccupanti, che a sinistra ci si ostina a considerare con sufficienza. Ad esempio, la chiara volontà degli elettori di non farsi prendere per il sedere con la burletta della sovranità, dell’autonomia e dell’indipendentismo. La Sardegna ha bisogno di politica seria, di politiche: istruzione, industria, infrastrutture, agroalimentare, turismo. Siamo in tutto un milione e mezzo, fragili, dispersi in un territorio enorme che assomma la poca valenza numerica ad una distribuzione schizofrenica dei cittadini, così da produrre, assieme, il doppio problema di una concentrazione abnorme nel sud del sud (Cagliari) e di una rarefazione estrema nei piccoli centri. Com’è che allora, se si discute, ci si intestardisce ad avvolgersi, prima di ogni altra cosa, sulle istanze localiste che i cittadini mostrano con chiarezza di ritenere inessenziali?

Ma davvero ha senso correre appresso ad un Maninchedda (metafora della rincorsa alle problematiche localiste) che sbatte in prima pagina i 350 voti di Bolotana? Davvero ha senso porre la sovranità al primo posto della futura azione politica? Sovranità su che, su un’isola che rischia di diventare l’area più povera d’Europa? Attenzione, perché il Sulcis c’è già riuscito: intendiamo estendere il risultato al resto del territorio?

Lo dico in tutta franchezza: ho ricontrollato un paio di volte i numeri perché la faccenda ha risvolti surreali che neppure Borges sarebbe riuscito ad immaginare. Bene: i voti di Bolotana sono davvero 350 e la sola idea di trascinarmi appresso un uomo politico come Maninchedda, che se ne vanta e incarna perfettamente l’icona dell’intellettuale autonomista/indipendentista, uno che non ha paura di esternare pensieri che si direbbero prodotti da un eccesso di peperonata, mi spinge a pensare che la sinistra abbia deciso di dedicarsi ad altro che non alla politica, che sarebbe, molto semplicemente, la gestione del reale, non dei sogni o dei vaneggiamenti pseudointellettuali.

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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2 risposte a IL TRIONFO INDIPENDENTISTA ALLE AMMINISTRATIVE 2012: POCHI RAGLI E SOMMESSI

  1. Campidanesu ha detto:

    sempre piu’ acuto insomma, analisi impeccabile e degna di un copione da puntata di ZELIG. Non è che si ha forse un po’ di paura ? Parliamo invece di tutti quei partiti falliti che si stanno trasformando in quel Cagalloide amorfo che esce nella vignetta… quasi che spargono stronzerie sul sovranismo e su quanto vogliono Bene alla loro terra… In ogni caso Carissimo Ainis troppe parole da parte sua ma nessuna soluzione sperando che un giorno ci metta lei la Faccia magari lontano dal ventilatore ..cioè dal suo Blog …ottimo spargitore di escrementi piu’ che di analisi costruttive. Un Saluto

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