MALLOREDDUS E LORIGHITTAS RADIOATTIVI: COLPA DI QUIRRA?

di Gabriele Ainis

 

La notizia che in Sardegna mangiamo malloreddus radioattivi mi ha sconvolto! Ecco – ho pensato – basta che il mercato si impadronisca di un prodotto tipico (ormai i malloreddus sardi di grano duro si trovano dappertutto) che non si sa più cosa ci mettono dentro! Però questa volta non mi fregano. Basta poddigheddos, d’ora in poi solo lorighittas, che sono ancora artigianali (quasi) e si trovano solo in Sardegna. E per stare sul sicuro compro quelle di Morgongiori e vado proprio lì, in uno dei pastifici del paese e faccio razzia di quelle appena uscite dall’essiccatore, fatte con grano duro sardo! Mica mi fregano così, a me!

Poi ci ho pensato e mi sono detto che sono un cretino, perché i malloreddus sono radioattivi proprio a causa del grano duro sardo (è lui ad essere radioattivo) perciò le lorighittas sono radioattive anch’esse, come il pane carasau il coccòì, il civraxiu e tutto quello che prevede l’uso del grano duro. Che faccio: elimino del tutto i prodotti tipici sardi dalla mia dieta?

Porca miseria: possibile? Dipenderà dall’inquinamento di Quirra?

No, non dipende dall’inquinamento di Quirra per due motivi: primo, a Quirra nessuno ha mai trovato materiali radioattivi (intendo uranio impoverito; per il torio bisognerebbe scrivere un altro post e non è detto che non lo faccia, se trovo il tempo). Secondo, il grano duro sardo non è radioattivo (è una bufala) però è in gran parte un OGM ottenuto, per l’appunto, irraggiando i semi di grano duro con radiazioni.

«La varietà [di grano duro] Creso, ottenuta nel Centro di studi nucleari del CNEN della Casaccia (Roma) nel 1974 è stata una di quelle maggiormente utilizzate negli ultimi trenta anni nelle coltivazioni italiane. Il grano duro Creso è un incrocio tra la varietà messicana Cymmit e l’italiana Cp B144, mutante della Cappelli ottenuta sottoponendo quest’ultima a bombardamento con raggi X o gamma

Pertanto, il grano duro attualmente alla base dei prodotti Made in Italy (and Made in Sardinia of course) è stato ottenuto generando un Organismo Geneticamente Modificato tramite un irraggiamento, con radiazioni gamma, di grano della varietà Cappelli. Lo mangiamo tutti, tutte le volte che assaggiamo un piatto di malloreddus, un frammento di pane carasau o un pezzo di coccòi (ma anche spaghetti, rigatoni, pane di Altamura, civraxiu…). Attenzione, perché la bizzarria vera è che pretendiamo la presenza del grano duro (quindi dell’OGM) per certificare la bontà del prodotto: se non è OGM, non è buono!

Ciliegina sulla torta: la varietà OGM Creso è considerata (ovviamente) «biologica».

La data (1974) dovrebbe far riflettere, perché ci dice che da quarant’anni stiamo allegramente mangiando di gusto un OGM e, a quanto risulta, senza alcun effetto dannoso. Ciò nell’indifferenza più totale dei mezzi di informazione e degli ecologisti più arrabbiati, quelli che si scagliano con veemenza contro gli altri OGM, ottenuti, però, con l’ingegneria genetica.

Con ciò non voglio certo dire che sia attratto dagli OGM, proprio per nulla, desidero parlare di tutt’altro e precisamente dell’informazione che non informa o, quando lo fa (e qualche volta in buona fede!) spesso lo fa malissimo.

Premessa: la storia del grano duro radioattivo non me la sono inventata. Qualche anno fa c’è stata una polemica pazzesca di Pegoraro Scanio (allora ministro) con i tedeschi che scrivevano, per l’appunto, ciò che ho appena detto (e tutte le persone capaci di informarsi sanno benissimo): che in Italia usiamo una varietà di grano duro ottenuto per irraggiamento. La stupidata della «pasta radioattiva» nacque allora, ma fu molto più stravagante la risposta del ministro. Chi ha vogllia di divertirsi (e informarsi) dedichi qualche ora alla faccenda.

Quindi, le notizie che compaiono sui giornali o nelle trasmissioni televisive devono essere valutate con estrema attenzione perché, se si parla di faccende che in qualche modo hanno necessità di ricorrere a valutazioni di tipo scientifico, è assolutamente necessario risalire alle fonti e fidarsi pochissimo delle interpretazioni (travestite da schematizzazioni) suggerite dai giornalisti.

Passiamo alla ciccia. Il Fatto Quotidiano lancia una notizia puntualmente ripresa da un sacco di persone in Sardegna e rilanciata in rete: l’uranio impoverito (meschineddu) non c’entra nulla: i militari impegnati in Iraq si sono ammalati a causa del cadmio e del nichel. Anzi no, è tutta colpa delle vaccinazioni!

Immediatamente si pensa a Quirra: vuoi vedere che la colpa dei tumori non è l’uranio bensì i metalli pesanti? Visto che Fiordalisi ha ragione? Ma non che non ha ragione, Fiordalisi ha chiesto il rinvio a giudizio per fior di scienziati che, secondo lui, avrebbero fatto di tutto per non trovare le tracce di uranio, quindi l’uranio c’è ma non si vede, o meglio non vogliono vederlo… insomma si può immaginare cosa stia succedendo: una confusione totale. Tanta, tanta confusione.

Il titolo del lancio è come quello che ho proposto io: i malloreddus non sono radioattivi però lo fa pensare. Avrei potuto scrivere «malloreddus OGM» e sarebbe stato – forse – più corretto, però avevo bisogno di qualcosa che attirasse l’attenzione sulla radioattività per legarmi a Quirra e all’articolo di cui sto parlando, da qui la scelta.

Possibile che l’articolo de Il Fatto abbia seguito lo stesso criterio e in realtà la notizia sia differente (o non ci sia proprio)?

La notizia «vera», il succo, è che un giornalista si è ricordato del Progetto Signum dell’ISS e della relazione conclusiva consegnata al Ministero un anno addietro. Forse ne ha avuto in mano una copia e forse no, però ha deciso di parlarne.

Peccato che Amadori, presidente del comitato scientifico del progetto, sentito dalla commissione sull’uranio impoverito più di un anno fa (il resoconto è disponibile qui) non abbia detto nulla di diverso da quanto riportato dal giornale. Non solo, se si legge con attenzione il lancio giornalistico e lo si confronta con il resoconto disponibile sul sito del Senato, si nota che l’articolo è poco meno che un copi/incolla mal fatto seguito da considerazioni che urtano col contenuto scientifico dell’audizione. Da nessuna parte si parla di una correlazione tra l’aumento dei linfomi e i tenori rilevati di cadmio e nichel, anzi, la possibile correlazione è proprio l’obiettivo della parte più a lungo termine della ricerca (ancora da effettuare). Anche i vaccini, tirati in causa nel titolo, vengono citati come fattore di rischio, ma non più del danno ossidativo provocato dall’aumento dell’attività psicofisica(« la misurazione del danno ossidativo ha fatto registrare un aumento del carico ossidativo endogeno in relazione all’incremento di attività psicofisica e a profilassi vaccinali numerose»!) perché, allora, nel titolo dell’articolo non si dice, ad esempio: “La colpa non è dell’uranio, ma dell’attività psicofisica”? Avrebbe esattamente la stessa validità scientifica del titolo che è comparso riguardante i vaccini (cioè nessuna validità)!

La realtà dei fatti è che, partiti a cercare l’uranio, di uranio non se ne trova e si sposta pian piano l’attenzione su dati difficilmente interpretabili, sui quali l’analisi scientifica dichiara correttamente il risultato mentre i giornalisti si sbizzarriscono in titoli privi di senso, perché i giornali bisogne venderli e le notizie sono uno dei mezzi per farlo.

Anche quelle vecchie, come i malloreddus radioattivi, che nel mio post non avet trovato perché non ci sono, esattamente come nichel, cadmio e vaccini nell’articolo de Il Fatto!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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