IL CASO CLINICO DI PUBUSA: COME SPARARSI CAZZATE ALLO SPECCHIO E PIACERSI IMMENSAMENTE

di Gabriele Ainis

 

Da un po’ di tempo l’outing è di moda: perché dovrei sottrarmi proprio io?

È vero, confesso, talvolta mi capita di leggere gli interventi del rapace Pubusa su Democrazia Oggi, perché l’avvocato (e professore) è come un numero in ritardo al gioco del lotto. In fondo, questo si gioca per la suggestione di aspettare che esca (anche per la vincita, certo, ma è secondario) quello si legge nella speranza che, almeno per una volta, solo una, scriva qualcosa di sensato.

Poi il numero tarda ancora e si perdono un sacco di denari (c’è chi ancora paga il mutuo acceso per giocarsi una suggestione) e Pubusa non ne vuol sapere di dire qualcosa di assennato. Capita, ahimè e allora si ritenta, si ritenta sempre: il gioco del lotto è una droga, Pubusa un gioco di ruolo sadomaso.

L’ultima nefandezza, in ordine di tempo, l’ha commessa parlando di Grillo, che proprio non gli piace e ne spiega i motivi in un breve intervento, arrivando a dire, Montanellianamente, che costretto dalle circostanze, sarebbe capace di votare Bersani.

Quali circostanze?

E chi se ne frega? Questo è il punto: forse che il professore sposterà una caterva di voti illustrando le ragioni per le quali Grillo non bisognerebbe votarlo? Non crede che ci siano stati altri più bravi di lui (detto con tutto il rispetto di questo mondo, per carità) che stanno provando da tempo e non ci riescono?

Come dire: hai visto che non si può svuotare il mare con un berretto sfondato, perché ci provi col buco di un berretto? Non sarà il caso di rifletterci?

Ricordiamolo: l’avvocato Pubusa è uno tosto, un professionista con le contropalle e non lo dico per piaggeria o perché abbia timore che mi trascini in tribunale (probabilmente neppure leggerà questo post e poi sono un morto di fame, che ci guadagnerebbe?) ma perché in aula fa paura e ricorda, mutatis mutandis, quel genio di Luigi Concas, capace di tirar fuori dal cilindro conigli impensabili e imprevisti ma sempre vincenti.

Ebbene, possibile che un professionista capace di analizzare la realtà con strumenti critici di oggettiva validità debba scrivere che Grillo non gli piace e perché, senza realizzare che sta parlando allo specchio e si ascolta, dicendo a sé stesso quanto è bravo? Certo, lo leggo anch’io, forse altri come me, ma purtroppo io sono già convinto per i fatti miei che il comico genovese sia un problema serio per la democrazia, non ho bisogno che me lo dica Pubusa, e così avviene per la gran parte di coloro che, amanti del BDSM, leggono Democrazia Oggi.

La domanda che dovrebbe porsi Pubusa (e non solo lui, intendiamoci) è un’altra e precisamente: per quale motivo, se Pubusa (o altri ben più bravi di lui) spiega perché Grillo è una iattura, la gente lo vota ugualmente (Grillo, non Pubusa ed anzi io direi lo vota di più)?

Bene, alla domanda rispondo io: perché Pubusa non si rende conto che sarebbe il caso di smetterla di parlarsi allo specchio oppure – è esattamente lo stesso – tra politici, intellettuali e giornalisti, perché si sta nuovamente verificando ciò che abbiamo subito per il ventennio Berlusconiano: la politica, a forza di parlarsi addosso, ha regalato due decenni a un imbonitore televisivo, un bassetto racchiotto assai che però sapeva come si pubblicizza un prodotto (e come si investono i soldi in pubblicità). Si ricorda, Pubusa, come all’inizio i politici di professione lo snobbarono, prevedendo una débâcle del movimento costruito in fretta e furia (come del resto quello del predellino)? Mica, per caso, si ricorda di Paperetto?

Insomma, tanto per chiuderla qua: si ricorda, il Professor Pubusa, che in tribunale ha poco valore aver ragione, ma ne ha tanto vincere le cause? E allora: perché non si domanda come vincere e la pianta di affermare le proprie ragioni: si è dimenticato la differenza?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

411

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in PoLLitica e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

7 risposte a IL CASO CLINICO DI PUBUSA: COME SPARARSI CAZZATE ALLO SPECCHIO E PIACERSI IMMENSAMENTE

  1. Riccardo Scano ha detto:

    Ciao Gabry,

    inserisco di seguito alcune riflessioni che ho fatto sull’articolo di Pubusa, inserite anche sul suo sito, che condivido appunto solo in parte.

    “1. Innanzitutto mi chiedo come mai, noi e Grillo, in quanto cittadini, dobbiamo prestare rispetto (nei modi e nei contenuti) per delle istituzioni che, nei nostri confronti, rispetto ne hanno avuto ben poco. Ecco, non trovo corretto che il sistema di potere debba godere e considerare il nostro riguardo come un dato di fatto, un qualcosa di dovuto a prescindere.

    2. Lei paragona, giustamente, il comico genovese a Mussolini prima e Berlusconi poi. Non le si può dar torto, soprattutto nel momento in cui il sistema mediatico che hanno alle spalle ha offerto ad entrambi di avere i canali per “dire alla gente quel che la gente vuol sentirsi dire”. Ma, siamo sicuri che anche altri partiti, soprattutto quelli che a Sinistra continuano ad assicurarsi (non si sa come) il 30% o giù di lì, usufruiscano degli stessi strumenti?! Magari ci si nasconde dietro la mancanza di un leader e dietro l’istituzione delle primarie, che delle volte possono far sembrare alcuni partiti più democratici di altri (ed in realtà non lo sono per niente), ma siamo sicuri che loro – mi riferisco al Pd – non godano degli stessi identici canali e vanifichino così qualsiasi possibilità ad altri partiti realmente progressisti di dire la loro?!”

    Un saluto.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Caro Riccardo,
      il prof Pubusa è un ottimo professionista (e docente). Purtroppo soffre della malattia comune a tutti coloro che, abituati a «fare politica» secondo canoni che prevedono il politicare come attività elitaria, finiscono per non realizzare che in tal modo si finisce per dare spazio (ovviamente, dico io) ai Berlusconi e ai Grillo.
      In tal senso, la mia riflessione è la seguente: i Pubusa, oggettivamente in possesso di strumenti critici forti, davvero non se ne rendono conto?

  2. Tetragramma Sardo ha detto:

    Ma anche noi Popolo (sarcasticamente definito)Sovrano, non ci rendiamo conto del fatto che non è necessario cambiare uomini.
    E’ invece necessario cambiare metodi.

    Abuserò appena della pazienza, per spiegarmi un po’ meglio.

    Fino dai tempi del Fronte dell’Uomo Qualunque (Guglielmo Giannini) l’antipartitismo (che oggi chiamiamo “antipolitica”, perché nessuno sa più parlare l’italiano )si è dato da fare presentandoci veri demagoghi come altrettanti Uomini Nuovi. E la solfa è sempre stata la stessa: prima il Movimento, poi, apparentemente malvolentieri, il Partito.
    E’ stato così, con i Radicali di Pannella, poi con la Lega di Bossi. Oggi con Grillo.
    Senza tenere conto del fatto che Giannini era – con ogni probabilità – infinitamente più colto e preparato di tutti e tre.
    Eppure, è fallito anche lui, miseramente, fino a ridurre l’espressione “qualunquista” ad un’offesa.
    Ci sono stati anche molti altri fenomeni – tutti italianissimi – di atteggiamenti populisti a modo loro, come l’ “Achillelaurismo” partenopeo (con lo scambio voto/spaghetti) e su tutti ha svettato la pretesa superiorità morale della sinistra antipolitica (Berlinguer e la sua “questione morale”).
    Mani Pulite è stato uno dei massimi momenti di eccitazione del Popolo Sovrano antipartitocratico, che ha contribuito a decretare il successo della Lega , creduta senza macchia e senza paura.

    Tutto questo non ci ha insegnato niente.

    Non dobbiamo sostituire gli UOMINI. Dobbiamo – invece – modificare i METODI, in modo che anche un ladro pigro ed incapace (ammesso che non ce lo leviamo automaticamente di torno prima, CON NUOVE LEGGI APPOSITE), al governo debba comportarsi in modo onesto, efficace e circondarsi di commissioni capaci di agire responsabilmente e rapidamente (a nostro vantaggio).
    Il politico al governo è un nostro dipendente: se non ci soddisfa e se è solo un mandrone assenteista, deve essere AUTOMATICAMENTE licenziato senza pensione. Nessuno penserebbe mai di farsi raccomandare dalla propria donna di servizio. E se non vuole lavare il lampadario di cristallo (troppa responsabilità, una questione morale: lasciamo la decisione al Referendum!) lo facciamo lavare a SUE SPESE da qualcun altro: scommettiamo che i Referendum scomparirebbero?

    Insomma, viva il pensiero antipartitico, ma quello vero ed efficace.

  3. iruam ha detto:

    Pensiamo che il tipo di sviluppo economico esociale capitalistico sia causa di gravi DISTORSIONI,di IMMENSI COSTI e DISPARITA’ SOCIALI, di enormi sprechi di ricchezza…..(BERLINGUER)…tanti anni fa…

  4. iruam ha detto:

    ….è meglio la peggiore delle democrazie che la migliore delle dittature…..(Sandro Pertini)…..

  5. Andrea ha detto:

    Pubusa o ti passa col 30 o non ti passa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...