QUIRRA: IMPARIAMO A SCEGLIERCI GLI AMICI

di Gabriele Ainis

 

La faccenda del poligono di Quirra potrebbe essere arrivata ad una svolta. Ci sono molti segnali in questo senso, ad esempio l’apparente «dura» presa di posizione della commissione per l’uranio impoverito e i titoli dei giornali che parlano di chiusura e restituzione dei territori ai cittadini, che già litigano sulla destinazione da dare a quanto in procinto di tornare in loro possesso.

Come capita nella nostra Italia (e ancor di più nella nostra Sardegna) ci sono anche gli amici e i nemici. Tra i primi il dottor Fiordalisi, procuratore di Lanusei, i coraggiosi componenti della commissione sull’uranio impoverito che ha decretato la chiusura dei poligoni, mentre tra i secondi ci sono tutti coloro che continuano imperterriti ad invocare attenzione, perché le parole e gli articoli dei giornali passano in fretta, come le roboanti dichiarazioni durante le conferenze stampa, ma gli atti ufficiali, quelli che poi determinano davvero cosa accadrà, restano e sono proprio questi – gli atti ufficiali – che imporranno la realtà, a mio avviso, e non solo mio, del tutto differente da quanto si aspettano i sardi.

Insomma, faccio parte indubitabilmente della seconda categoria, i nemici, perché mi ostino ad invocare attenzione da parte dei cittadini e a dire ai tre lettori istituzionali del bLLog che c’è in atto il tentativo di una colossale fregatura ai danni del territorio. Sono un nemico perché non aderisco al giubilo di chi vede all’orizzonte la fine delle servitù militari e il ripristino di una condizione dignitosa riguardo l’inquinamento causato dall’uso del territorio come bersaglio per vecchie e nuove armi. Sono un nemico perché mi ostino a leggere le carte ufficiali e a denunciare che i politici e i mezzi di informazione stanno costruendo la possibilità che i poligoni restino dove sono, assieme all’inquinamento, se c’è, con la piena soddisfazione dei cittadini che verranno illusi, al contrario, di aver ottenuto chissà quale grande vittoria (ma davvero i referendum sull’acqua non ci hanno insegnato nulla? E a noi sardi quelli sulle province?).

Che ci siano perplessità anche da parte degli ambientalisti lo dimostra un bel post di Deliperi sul blog del GRIG, dal titolo significativo: Chiusura dei poligoni militari in Sardegna? E dove sta scritto?

Da nessuna, parte dico io, se non in titoli ed articoli farraginosi dei quotidiani locali e non solo (linkati nel post appena citato e che invito a leggere).

Alla domanda di Deliperi si risponde facilmente e l’ho già fatto notare in un precedente post: la relazione della commissione sull’uranio impoverito dice tutt’altro, parla di ridimensionare Frasca e Teulada concentrando le competenze a Quirra, altro che storie!, e poiché ridimensionare è categoria che si adatta a qualunque uso, resta il fatto incontrovertibile che non solo Quirra non verrà chiuso, ma che con ogni probabilità verrà ampliato: c’è scritto, accidenti, a chiare lettere! Così come Frasca e Teulada verranno (forse, ma non è certo) ridimensionati. Già, ma come, cosa significa ridimensionare? E quando?

Ma allora: perché i giornalisti danno credito a voci del tutto prive di fondamento parlando di chiusura? Che senso ha ventilare una possibilità chiaramente esclusa dalla relazione che viene invece citata come la madre di tutte le chiusure (dei poligoni sardi)?

E l’inquinamento? E i morti a causa delle porcherie rilasciare dalle attività all’interno dei poligoni? E i Pastori? E i vitelli con dodici teste? Il formaggio al torio?

Dice la commissione:

«per quanto riguarda l’area di Salto di Quirra: procedere al definitivo divieto di tutte le attività suscettibili di produrre grave pregiudizio alla salute e all’ambiente;»

Bello no? E cosa significa, visto che la stessa commissione e il procuratore di Lanusei hanno escluso la presenza di una relazione causale tra le attività del poligono di Quirra e la salute pubblica? Possibile che nessuno legga ciò che davvero c’è scritto negli atti ufficiali? Possibile che nessuno si renda conto (tra intellettuali, politici e giornalisti) che se Fiordalisi e la commissione affermano che non c’è relazione tra salute pubblica e poligono, allora le attività possono continuare perché non fanno male?

Lo dicono, questo significa la frase apparentemente lodevole della commissione, perché se il divieto riguarda « tutte le attività suscettibili di produrre grave pregiudizio alla salute e all’ambiente» perché si dovrebbero proibire tutte quelle esercitate finora, che non hanno prodotto danno, secondo quanto dice la commissione e Fiordalisi?!

E allora, vogliamo cominciare una buona volta a domandarci cosa stia succedendo in Sardegna, luogo in cui informazione e politica, tutta l’informazione e tutta la politica, paiono aver trovato un accordo per cercare di mistificare il fatto che i poligoni non si vuole chiuderli e le bonifiche non si vogliono fare?

Già, perché anche questo è un altro argomento inquietante. Dice la commissione:

«avviare, senza alcun ulteriore indugio, l’opera di bonifica radicale, coerentemente con le indicazioni sulla criticità della condizione ambientale, delle zone emerse dai progetti di caratterizzazione condotti e dall’indagine della Procura della Repubblica di Lanusei»

Bello… e cioè? Ci rendiamo conto che Fiordalisi non ha trovato uranio, ha evidenze di metalli pesanti in aree ristrette (le uniche campionate) che sono una percentuale minima del poligono e per di più non si conosce con precisione l’ammontare e la pericolosità dell’inquinamento, visto che – lo dicono loro non io – non c’è alcun nesso tra malattie e operazioni dentro il poligono? Perché far passare sotto silenzio che Ludovisi, generale attualmente impegnato nelle operazioni di bonifica, suggerisce un’indagine preliminare prima di procedere, al fine di comprendere cosa bisogna bonificare, perché adesso non lo sappiamo?

E se davvero si finisse per considerare bonifica la rimozione dei rottami più evidenti che offendono l’occhio e si lasciasse il resto com’è, così, tanto per fare in fretta?

Non è che stiamo cadendo in un tranello e non ci sono i soldi (un ammontare inverosimile, tra l’altro, se la bonifica dovesse riguardare tutta l’area del poligono) e la volontà di farlo?

Allora piantiamola di prendercela con coloro che segnalano le incongruenze degli «amici» e la confusione della situazione, forse a tutto vantaggio di coloro che non vogliono chiudere né bonificare proprio nulla…

… e, per una volta, vediamo di usare il cervello, perché con certi amici, di nemici non abbiamo alcun bisogno!

 

boicheddu.segurani@virgilio.it

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7 risposte a QUIRRA: IMPARIAMO A SCEGLIERCI GLI AMICI

  1. mauri ha detto:

    …non capisco se è lo stesso Gabriele Ainis dell’articolo delle casse di quirra,perchè qui ha centrato il problema…..o lei è affetto da pluripersonalità o sono io che non avevo capito il suo intento per il discorso casse..comunque concordo con il ragionamento …non si vuole intervenire ….nemmeno con il principio di precauzione…i soldi in ballo sono troppi…

  2. mauri ha detto:

    …il miasma qui è insoportabile…

  3. Tetragramma Sardo ha detto:

    Ma sì! Lo riconosco: E’ il vecchio metodo. Ormai dovremmo conoscerlo tutti, credo.
    Ne faceva motivo d’umorismo garbato il “Signore di mezza erà” (Marcello Marchesi).
    Quando imitava il politicante furbo impegnato nel comizio, diceva: “Noi, miglioreremo le strutture fatiscenti dello Stato! Noi potenzieremo le strutture urbane! Da domani, Via Marsala si chiamerà Via Marsala all’uovo!”.
    Mi sembra che il programma enunciato per Quirra sia molto simile.

    Ma potrei essere anche io un polpo in umido (pure Kant mi è sempre stato un po’ indigesto).

  4. siddha arté ha detto:

    La cosa più stupefacente è che. nonstsnte invitati a leggere le pagine della relazione, alcuni pensano che, per il solo motivo di non essere d’accordo con loro per l’argomento di fondo, stai solamente contraddicendoli.

    Vabbè…….mi siedo sulla riva e guardo il fiume che scorre!

    p.s.: nella relazione è specificatamente suggerita un’attività che necessita di un ampliamento strutturale sul Cardiga. (UAV)

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