QUANTO SONO IDIOTI I SARDI?

di Gabriele Ainis

 

La politica è soprattutto elezioni.

Ricordo con piacere un caro amico, uomo politico di primo piano, che tempo addietro si rammaricava della necessità di dedicare la maggior parte della legislatura alla caccia dei voti, lasciando alla gestione della cosa pubblica una frazione minoritaria del tempo. Si interrogava, non oziosamente, sui limiti di un sistema, quello democratico, che deve necessariamente passare attraverso il gradimento degli elettori: che gran vantaggio, quello dei re, dei dittatori, che non si devono porre il problema di raggiungere una quota di suffragi capace di prolungare una carriera politica e, per questo, possono dedicarsi ad immaginare un futuro lontano che trascenda l’orizzonte limitato di pochi anni!

Forse un quinto della legislatura, il primo anno scarso, destinato ai problemi veri: rappezzare le storture più evidenti del governo precedente, la messa in atto di una qualche riforma strutturale che possa essere dimenticata nel prosieguo della gestione perché invisa al popolo, quanto necessaria allo stesso, poi giornate fatte di sondaggi e proiezioni, riunioni di partito, attività della fondazione di riferimento, lotta al coltello per l’occupazione dei posti di sottogoverno da cui ottenere il consenso elettorale necessario alla prosecuzione della carriera.

Quindi: perché stupirsi se sono già iniziate le manovre per le prossime regionali?

E chi si stupisce? Mica i sardi sono idioti, no?

Già, idioti! DI recente, leggendo il bel saggio di Dematteo dedicato al fenomeno leghista, ho realizzato il significato originario di idiota, inteso come persona di orizzonte limitato (da noi si direbbe biddaio). Secondo l’autrice, il leghista è un «idiota» emarginato dalla cultura dominante in cerca di un’affermazione identitaria in grado di assegnargli un ruolo. Per questo, si riconosce in figure istrioniche (Bossi, Calderoli, Maroni, Borghezio) capaci di interpretarne il malumore più profondo ma, soprattutto, di rileggere i limiti dell’essere idiota in chiave positiva.

Non è difficile richiamare l’interpretazione di Dematteo per l’indipendentismo sardo, non a caso interpretato (interpretare è quanto mai adatto) da figure altrettanto istrioniche, come i Doddore Meloni, i Bustianu Cumpostu, i Gavino Sale (per citarne alcuni e non i più bizzarri).

E ciò ci riporta al tema del post: saranno, i sardi, sufficientemente idioti da assegnare un ruolo determinante all’indipendentismo/autonomismo alle prossime elezioni regionali?

Perché, a giudicare dalle grandi manovre in atto nei partiti e movimenti isolani, pare proprio che il tema dirimente sia diventato questo, l’autonomia! Non a caso, da tempo, anche le sigle di rilevanza nazionale esprimono la necessità di marcare una vicinanza al preteso sentire comune, che vorrebbe in un scommessa autonomista la soluzione ai gravissimi problemi dell’isola. Si assiste così ad una sorta di corsa alla primogenitura autonomista da parte della sinistra (ad esempio SEL, capace di augurare buon lavoro a Zuncheddu che inaugura l’ennesima microsigla indipendentista) centrosinistra (PD) centro, fino al PDL, di fatto scisso, in cui una delle componenti (teoricamente alla gestione della cosa pubblica) invia un messaggio in limba a Monti con velate minacce di secessione (a proposito di istrionismi e bizzarrie!).

Doverosamente premesso che le istanze indipendentiste vengono espresse con modalità che non prevedono un’idea concreta di futuro – ricordiamo che nessuna delle numerose sigle esprime un programma dal quale si capisca come si intenderebbe provvedere ai bisogni dei cittadini in uno stato che nascerebbe, di fatto, già fallito – e tenuto conto sia dei risultati della tornata elettorale, sia dei referendum regionali, che nessuno è stato capace di prevedere, si pone forse una domanda che la classe dirigente isolana non dovrebbe ignorare: siamo davvero sicuri che il problema dell’autonomia (o dell’indipendentismo) sia la priorità dei cittadini sardi, o non si sta commettendo un altro errore strategico (e apparentemente tattico) da parte della politica? Che sarebbe come dire: siamo sicuri che i sardi siano sufficientemente idioti da considerare rilevante un problema del tutto svincolato dalla realtà quotidiana come l’autonomismo – tra l’altro portato da personaggi che definire istrionici è un eufemismo – o non sarà che, come in quel di Parma, si assisterà al suicidio collettivo della politica in favore del più sfrenato populismo, alimentato dalla cecità dell’attuale classe dirigente e dalla mancanza di idee chiare sui reali bisogni delle persone?

Per noi si è mosso il nuovo messia in persona: Grillo è venuto a moltiplicare coccoi e merka anche in Sardegna, in attesa di tornare a piedi in quel di Genova (i messia camminano sulle acque e così risparmiano energia, perché i messia sono sempre ecologici). I sondaggi, per quel che valgono, gli assegnano percentuali a due cifre, indicandolo come il terzo (o forse il secondo) partito regionale dopo PD e PDL. C’è da stupirsi?

C’è da sorprendersi se un comico raccoglie più voti di tutti i comici storici dell’autonomia e dell’indipendentismo messi assieme? E ci sarebbe davvero da stupirsi se per caso Grillo fosse capace di assestare una scoppola tremenda ad una politica che ritiene di poter conquistare consenso avvicinandosi ai comici storici, quindi facendosi comico essa stessa, senza avere il mestiere per vincere?

Ci pensino, SEL, PD, SD&C. Da dove ricavano la certezza che i sardi siano sufficientemente idioti da dar loro retta? Se davvero vogliono fare i comici, prendano prima lezioni da un professionista e si domandino se ci sia qualche possibilità, perché, come ha dimostrato il ventennio Berlusconiano, i cittadini sanno riconoscere con molta perizia i professionisti della risata…

… e li votano!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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