ARCHEOSPERIMENTARE IN SARDEGNA: LE MAGLIETTE ROSSE DI S’IRIGHINZU E IL SALVATAGGIO DELLA TOMBA DIPINTA DI MANDRAS IN PARLAMENTO

di Giampaolo Loddo

 

Domenica scorsa, 27 maggio, si è chiusa a S’Irighinzu la quarta edizione di Archeosperimentare in Sardegna, intitolata quest’anno l’Età del Legno e dedicata al complesso rapporto tra vegetali e genere umano nella preistoria.

Chi non c’è andato ha davvero motivo di rammaricarsi, non solo per l’interesse dei lavori presentati da un gruppo di

 validissimi accademici e professionisti dell’archeologia e di altre discipline, quanto per il riuscito tentativo di un approccio particolare alla problematica della divulgazione, in cui non sono gli appassionati di archeologia, etnologia, storia ad andare nei «luoghi della cultura», bensì gli operatori culturali a muovere un passo nella direzione opposta, operando il tentativo di coinvolgere il pubblico sul territorio neutro e neutrale di una campagna lacustre e di una disciplina spesso considerata stravagante, l’Archeologia Sperimentale, giocata in gran parte sull’apporto della sperimentazione al di fuori del campo canonico della pratica stratigrafica.

Età del legno come sineddoche di pianta, vegetale, mondo col quale il genere umano si è confrontato per necessità di sopravvivenza in tutte le fasi della propria storia, fin dalle origini più remote, eppure, in fondo, così poco conosciuto perché povero di reperti giunti fino a noi e, in un certo senso, soprattutto mondo di conoscenza, dunque bene immateriale difficile da porre in luce, catalogare, studiare come avviene di norma per la cultura materiale oggetto di indagine dell’Archeologia.

Chi da qualche anno sperimenta questa piccola «rivoluzione culturale» è Cinzia Loi, archeologa professionista di Ardauli e Ispettore Onorario della Soprintendenza, presidente dell’associazione Paleoworking Sardegna. Se le si domanda come abbia potuto porre in essere un progetto così complesso e innovativo, sfociato nell’appuntamento annuale in un luogo così metafisico e lontano, sospeso nell’incredibile paesaggio surreale di un lago mai esistito eppure tangibile nella propria realtà – la sponda del Lago Omodeo – la risposta è scontata: «Il merito è tutto loro, dei ragazzi con la maglietta rossa.

Sono i volontari di Paleoworking Sardegna, l’associazione di volontari afferente al network Paleoworking, che per, pura passione e senza percepire un euro, mettono a disposizione della collettività il proprio tempo e le proprie capacità. Durante l’anno sostengono il lavoro della dottoressa Loi, a S’Irighinzu indossano la maglietta rossa e compaiono finalmente in prima persona, occupandosi dell’evento fino all’ultimo dettaglio e rendendolo possibile.

Basterebbe questo, il fatto che un gruppo di giovani mettano sé stessi al servizio di un’attività di interesse collettivo, per considerare validissimo il lavoro di Paleoworking, ma sarebbe anche riduttivo. L’associazione di Ardauli, infatti, ha come obiettivo primario la salvaguardie dell’importante bene comune costituito dal paesaggio e, all’interno di questo, dei siti archeologici che il tempo ha concesso arrivassero fino a noi.

L’ultimo progetto, in ordine di tempo, è la splendida Domus de Janas di Mandras, la tomba dipinta del tardo neolitico che Archeologia Viva ha pubblicato portandola, finalmente, a conoscenza di un uditorio più vasto dell’ambito isolano. Il risultato?

L’interrogazione che un gruppo di parlamentari, venuto a conoscenza della notizia, presenterà al ministro Ornaghi la prossima settimana e di cui riportiamo il breve testo:

 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA IN COMMISSIONE AL MINISTRO DEI BENI E DELLE ATTIVITA’ CULTURALI

Premesso che:

·         nel cuore della Sardegna, la Tomba di Mandras, del IV-III millennio a.C., situata nel territorio di Ardauli, provincia di Oristano, interamente affrescata, rischia di scomparire per sempre a causa dell’incuria;

·         questa Tomba rappresenta una delle testimonianze preistoriche più importanti della Sardegna, in quanto essa è interamante affrescata con pittura rossa, presumibilmente ocra, e con decorazioni che riproducono l’intelaiatura delle pareti delle capanne preistoriche, costituita da pali sistemati sia in senso verticale che orizzontale. Una sorta d’istantanea di quello che doveva essere il paesaggio circostante la necropoli di cui tale tomba faceva parte;

·         nella Sardegna prenuragica i principali elementi di architettura civile, case o edifici di varia natura, venivano infatti realizzati in materiali deperibili e sono documentati solo attraverso rarissime raffigurazioni come quelle della Tomba di Mandras;

·         quest’ultima si distingue poi anche per la planimetria, assai articolata, fatta di celle piccole e grandi collegate da stretti cunicoli arredati con nicchie per deporvi le offerte funerarie;

·         Gli archeologi dalle pagine della prestigiosa rivista Archeologia Viva hanno lanciato in questi giorni l’allarme per scongiurare che questo patrimonio scompaia per sempre, in quanto il monumento è aggredito dalla vegetazione ed è attraversato da profonde spaccature che provocano continui allagamenti;

·         occorrono urgenti misure di salvaguardia del sito e risorse adeguate per la sua messa in sicurezza:-  

 

se il ministro interrogato sia a conoscenza dello stato di abbandono del sito e se intenda intervenire con urgenza dotando la Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Cagliari e Oristano, di adeguate risorse umane e finanziare per salvaguardare tale importante patrimonio nazionale.

On. Fiorella Ceccacci Rubino (prima firmataria), On. Mauro Pili, On. Paolo Vella, On. Settimo Nizzi, On. Bruno Murgia, On. Salvatore Cicu.

 

Ecco, indossare la maglietta rossa di Paleoworking Sardegna non è solo far parte di un’associazione di appassionati, così come S’Irighinzu – e la giornata dell’Archeologia Sperimentale – non è solamente una festa campestre in salsa archeologica. È la difesa del bene comune, invece, attuata con la consapevolezza che ciascuno deve impegnare sé stesso in ruolo attivo, senza abbandonarsi alla cronica lamentazione, accusando il mondo che non va, i politici che non fanno, la terribile crisi che ci spaventa.

Poi ci sono gli assessori che fanno uscire i magri fondi dal bilancio comunale, ci sono i professori e i dottori che si prestano volentieri a passare una giornata a S’Irighinzu, ci sono i giornalisti d’assalto che presentano e inventano le battute per l’uditorio, Archeologia Viva che pubblica, ma i protagonisti, rammentiamolo, sono loro: i ragazzi con la maglietta rossa di Paleoworking. Perché se la tomba di Mandras riuscirà a sopravvivere, sarà in gran parte merito loro.

 

michael.ventris@googlemail.com

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