CORCOLLE COME S’URAKI? UN ARCHEOLOGO CI GUIDA NELLA DIFFICILE DECISIONE SULL’ELIMINAZIONE DELLA SPAZZATURA

di Gabriele Ainis

 

La vicenda della discarica di Corcolle ha scatenato (per fortuna, si potrebbe dire) un vero e proprio putiferio. L’idea di individuare un sito a poca distanza dall’importantissima Villa di Adriano, infatti, ha condotto a: 1) una vera e propria sollevazione popolare; 2) una minaccia di dimissioni da parte del ministro Ornaghi (Beni Culturali), per sfociare infine in:

3) dimissioni dalla carica di Commissario Straordinario di Giuseppe Pecoraro; 4) nomina di un nuovo commissario nella persona di Goffredo Sottile, e infine (ed era ora!) 5) alla rinuncia all’idea bislacca di accumulare spazzatura su uno dei tanti capolavori che, senza alcun merito, ci troviamo a gestire e per i quali c’è gente che arriva da ogni parte del mondo (generalmente non capendo come facciamo, noi italiani, a prenderci continuamente a racchettate sulle palle!).

A me Pecoraro piaceva poco, sia per le frequentazioni poco simpatiche (per chi ne ha voglia, si legga le due righe del link) sia perché detesto la figura del Commissario Straordinario, cui si dovrebbe ricorrere di rado e controvoglia ed è diventato invece del tutto «ordinario» nell’Italia d’oggi.

Tuttavia, straordinario o meno, il nuovo commissario si troverà ad affrontare un vero rompicapo, perché il territorio è limitato, le bellezze archeologiche e paesaggistiche spuntano come i funghi, se appena si cerca un postaccio in cui accumulare porcheria, e le discariche non si possono evitare a meno di non affogare nella spazzatura: decenni di mancate decisioni da parte del mondo politico hanno portato a questo.

Se la soluzione del problema si trova nella programmazione a lungo termine di un indirizzo preciso (cioè non si può cambiare idea ogni paio d’anni perché poi si sta immobili, com’è accaduto in Italia) c’è comunque da gestire l’«emergenza» e Sottile non avrà vita facile: il Consiglio dei ministri ha rigettato la soluzione di Corcolle ma ha anche fatto notare come sia improrogabile la scelta di un sito alternativo! Vedremo se il territorio di destinazione sarà felice di accollarsi al merda della capitale!

Insomma, non sappiamo dove mettere la spazzatura perché l’Italia è troppo ricca di monumenti, bellezze uniche, importanti siti archeologici, paesaggi favolosi: che facciamo?

Conoscete S’Uraki? No? È un peccato e vuol dire che non siete appassionati di archeologia sarda. S’Uraki è un insieme di edifici realizzati nel corso dell’età del bronzo (normalmente li chiamiamo «nuraghi») e successivamente rimaneggiati ed occupati in epoche successive fino a che i sassi di cui erano costituiti non furono in gran parte asportati ed adoperati per realizzare le fondamenta delle casette di San Vero Milis, alla cui periferia si trova per l’appunto ciò che resta.

Osservando una pianta del sito, si resta colpiti dalle dimensioni del nuraghe, non inferiori a quelle di «Su Nuraxi» di Barumini, ma passandoci accanto quasi non si nota perché le possenti torri sono state rase al suolo e trasformate in una cava a buon mercato. Quindi non ha la maestosità impressionante di Su Nuraxi o di Sa Domu ‘e su Re, a Torralba, e per capirne la bellezza e l’importanza bisogna dedicargli del tempo e visitarlo in compagnia di colui che da lungo tempo (e con grande passione) si occupa degli scavi: Alfonso Stigitz.

È facilissimo: si telefona al Comune di San Vero, si chiede se sia possibile vistare S’Uraki e una voce gentile informa che sì, si può e il dottor Stiglitz è disponibile a fare da guida, basta domandarglielo. Così si prende un appuntamento telefonico e ci si ritrova una mattina per un viaggio nel tempo di un paio di migliaia d’anni. Naturalmente non è come ascoltare la lezioncina di una guida turistica. Ce ne sono di bravissime, certo, ma venire a conoscenza dei dettagli del sito da chi l’ha scavato è tutt’altro.

Ad esempio, si realizza la complessità di uno scavo venendo a conoscenza del fatto che la stratigrafia non rileva soltanto ciò che accadde durante l’età del bronzo, bensì tutta la successione di eventi cristallizzata negli accumuli antropici, da sfogliare con attenzione e competenza senza ignorare nulla di ciò che il sito può restituire. Dunque non solo sardi antichi ma anche sardi moderni: ci fu un momento in cui il nuraghe venne coperto di spazzatura!

Stiglitz lo spiega con chiarezza, illustrando le evidenze che lo dimostrano, poi si abbandona ad una considerazione: forse l’aliga ha protetto il sito da intrusioni sconsiderate e dannose, sembra un paradosso ma è andata proprio così!

Naturalmente non è particolarmente suggestivo, meglio credere che il dio Poseidone abbia mandato lo tsunami irritato perché i sardi erano troppo bravi e, si sa, gli dei greci detestavano l’ybris. Oppure si potrebbe pensare che l’onda immane – che coprì le torri atlantidee provocando la caduta dell’impero Sherdanu – fosse costituita di spazzatura. Perché no? Se si crede ad Atlantide si può credere a qualunque cosa.

E poi, diciamolo, perché non assumere una posizione pragmatica? Abbiamo o no un problema di spazzatura? Abbiamo o no il problema della conservazione dei siti di importanza archeologica e paesaggistica? È vero o no che un archeologo competente come Alfonso Stiglitz ritiene che la spazzatura abbia protetto S’Uraki (fatto incontrovertibile)?

Bene: rivolgiamoci alla Poseidone SpA, ditta di movimentazione terra e diamo incarico che copra di rumenta Villa Adriana, Pompei, il Colosseo (visto che c’è anche la casa di Scajola) il Pantheon, la Domus Aurea, il Foro Romano, Sant’Apollinare in Classe, tutto il paese di Noto, la basilica di Assisi, la cappella degli Scrovegni, tutto l’Abruzzo, la Toscana, il Lazio, la valle Dei Templi, la Sicilia (soprattutto la Mafia)…

Non è un’idea geniale? Potremmo anche affrontare la crisi creando posti di lavoro: una società di spazzini hi-tech che raccoglie la spazzatura di tutto il mondo con l’obiettivo di proteggere l’enorme patrimonio storico, archeologico e artistico che possediamo: tutto lo stivale coperto di merda, isole comprese!

Insomma, potremmo sfruttare una scoperta archeologica per risolvere i problemi del presente.

Quasi quasi lo dico a Grillo: con un’idea geniale come questa potrebbe anche vincere a man bassa le prossime elezioni!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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