ARCHEOSPERIMENTARE 4.0: S’IRIGHINZU COLPISCE ANCORA, QUESTA VOLTA COL LEGNO!

di Giampaolo Loddo

 

Dal 25 al 27 maggio, Paleoworking Sardegna rilascia la quarta release di Archeosperimentare in Sardegna; tema dell’edizione 2012: L’Età del Legno, materiale che con ogni probabilità fu il primo ad essere utilizzato nel corso della nostra storia evolutiva ma che resta, dal punto di vista archeologico, quasi del tutto sconosciuto a causa della difficoltà di conservazione dei reperti.

 

Materiale strutturale (forse prima di tutto bastone da scavo, utilizzato anche da altri primati) ma soprattutto sineddoche del vasto mondo vegetale rispetto al quale l’uomo ha intrapreso un cammino di meticciamento culminato con la transizione neolitica.

Proprio per il carattere sfuggente del legno e in genere dei vegetali – che si degradano facilmente se non in condizioni affatto particolari – l’archeologia sperimentale ricopre un ruolo importantissimo per la possibilità di integrazione del dato archeologico tradizionale, basato sulla stratigrafia. È infatti un’attenta attività di sperimentazione, guidata da precisi disciplinari scientifici, che può contribuire alla ricostruzione delle catene operative utilizzate in un remoto passato, contribuendo allo studio delle antiche società che ci hanno preceduto.

Tenendo fede ai principi costitutivi dell’associazione Paleoworking Sardegna, particolarmente attenta alla divulgazione per i più piccini, le giornate del 25 e 26 sono dedicate (la mattina) ai laboratori didattici, in cui gli allievi delle scuole primarie possono «archeo-sperimentare» in prima persona acquisendo – ecco l’obiettivo primario – i primi rudimenti del metodo scientifico, che è ben altro da un volenteroso bricolage privo di guida, nonché una grande consapevolezza sul rapporto spesso durissimo tra uomo e ambiente che oggi appare così semplificato dalla tecnologia moderna. La conoscenza delle difficoltà insite nella produzione di cibo, utensili e beni primari, disponendo di tecnologie primitive, induce ad un uso maggiormente consapevole di quelle moderne, da intendersi come mezzo per una vita migliore piuttosto che come obiettivo di promozione personale: un buon metodo per spiegare ai bambini – e non solo a loro – che IPad e gadget elettronici non sono solo oggetti da mostrare orgogliosamente agli amici bensì le nuove frontiere per ottenere una nuova ed ampia conoscenza del mondo, l’evoluzione del libro e dell’informazione.

Nel pomeriggio, invece, laboratorio di tiro con l’arco e propulsore (a proposito di alta tecnologia!). Entrambi realizzati secondo tecniche derivate dagli studi di archeologia sperimentale, così da poter «sperimentare», per diletto, ciò che i nostri antichi antenati ponevano in atto per procacciarsi la selvaggina (e non poco spesso ammazzarsi l’un l’altro, abitudine che gli esseri umani ancora non hanno abbandonato). Al di là dell’aspetto ludico, ancora un momento di riflessione – per grandi e piccini – sulle difficoltà esistenziali primarie di gran parte della storia umana, forse un aiuto non secondario per la metabolizzazione delle difficoltà dell’oggi.

Il 27 maggio, la truppa di volontarie e volontari di Paloworking Sardegna, Cinzia Loi in testa, compie la solita, piccola, magia. Se di solito, per ascoltare i professionisti della ricerca archeologica, gli appassionati devono recarsi nelle sedi istituzionali (dalle aule universitarie ai centri culturali, alle biblioteche) Archeosperimentare porta i professionisti dell’archeologia verso gli appassionati, in campagna, sulle rive del Lago Omodeo, chiedendo loro un piccolo sforzo aggiuntivo per avvicinare maggiormente al pubblico, senza concessioni ascientifiche, una materia in cui il rigore formale è base di rigore sostanziale.

Così sarà possibile osservare un archeologo che guida una sperimentazione sul campo fondendo il bronzo in una replica fedele di un forno fusorio dell’età del bronzo (tremila anni fa) o un altro che si cimenta con il fiore di loto, interrogandosi sulla sua importanza nell’antichità, forse dialogando con un botanico impegnato a raccontare, da un diverso punto di vista, il profondo rapporto tra piante e società antiche.

Una buona metafora dell’Archeologia Sperimentale, disciplina necessariamente trasversale che spazia tra archeologia, chimica, etnologia, e molto altro.

Un’occasione imperdibile per un contatto diretto con coloro che di solito conosciamo attraverso gli articoli specialistici o le presentazioni formali nelle aule universitarie.

 

Programma:

 

A. Depalmas

Produzione di bronzi nella Sardegna nuragica: dalla composizione della forma alla fusione

M. Usai

Piante tintorie nella tradizione popolare

M. Marchetti

L’età della pietra e il legno scomparso

S. Vacca

Che criteri utilizzavano i nuragici per localizzare i loro insediamenti?

M. Perra

Dello stomaco e del cervello: la cultura ai tempi della crisi.

A. Stiglitz

Archeologia di un fiore, il loto. Spunti per una ricerca

J. A. Camara Serrano

La producción de grandes hojas prismáticas durante la Prehistoria Reciente de Andalucía: debate acerca del metodo de talla a partir de resultados de replicación experimental

D. Crow

The Ancient Bond: Our Sacred Relationship With Plants

I. Camarda

Intreccio di piante come intreccio di saperi

 

 

Ardauli (località S’Irighintzu) 27 Maggio 2012 – Ore 10.00 – 18.00

LA PARTECIPAZIONE E’ GRATUITA ED APERTA A TUTTI

 

http://www.paleoworkingsardegna.org/

 

michael. ventris@googlemail.com

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