SARDEGNA DEMOCRATICA. CAZZATE A NASTRO, ANCHE IN SARDO!

di Gabriele Ainis

 

Alleluja, alleluja, Sardegna Democratica riprende le pubblicazioni dopo un lungo periodo di stitichezza (un mese, intervallo che avrebbe ucciso lo stitico più inveterato facendolo annegare dall’interno!): probabilmente hanno finalmente trovato il bifidus giusto (ci avrà pensato la Geppi?).

Gli amanti dell’orrido (mi pregio appartenere alla categoria) leggendo avidamente i contributi pubblicati sul sito, vedranno lo iato tra il 18 aprile e il 17 maggio, domandandosi come mai la pubblicazione sia improvvisamente cessata, ma soprattutto come abbiano fatto a rimuovere il tappo. Chissà, però, non potendo accedere alle segrete cose, immergiamoci nell’improvvisa cascata di stupidaggini.

Parte in resta Thomas Jensen, che ci illumina con una fondamentale considerazione sociologica: «la coesione dell’Unione Europea è minacciata anche dalle differenze culturali esistenti tra gli Stati membri. Perché la disponibilità di una società ad indebitarsi senza pensare alle conseguenze, la mentalità di accettare e concedere favori a scapito della comunità, la tendenza all’evasione fiscale e alla corruzione sono diffuse in modo diverso nelle differenti nazioni, a causa delle rispettive evoluzioni storiche e delle diverse mentalità sviluppatesi di conseguenza.»

Accidenti che genio! Ma è fantastico: perché non ci aveva mai pensato nessuno? Bene, giusto, sacrosanto: e allora che si fa?

Boh, mica ce lo dice! Eh, ne vorremmo di cose, per ora accontentiamoci di sapere che l’Italia è andata a puttane perché siamo culturalmente depressi (ma lo sapete chi era Gluck? No? Ecco perché evadete le tasse, ignoranti!!) poi come uscirne sono bazzecole che non si addicono ai geni come Jensen, saranno ben cazzi nostri no?

Consoliamoci con Junio Valerio Palomba: «Ciò che resta della Seconda Repubblica si sta rumorosamente sgretolando sotto i colpi delle intercettazioni, delle condanne e di un malaffare politico che così tanto ha a che fare con la Prima Repubblica da rendere difficile la distinzione.». Questo sarà un genio come lo svedese di prima (uno che si chiama Jensen se non è svedese con la Svezia deve pur averci a che fare, magari è amico di un cugino del salumiere di fiducia del portiere dello stabile in cui abita Ibrahimovic) però ha di sicuro qualche problema con la sintassi, oppure è un innovatore della lingua italiana ed ha trovato una nuova figura retorica, la cazzassi, che consiste nel porre a confronto due categorie inconfrontabili. Inutile leggere il pezzo, si riassume così: Cappellacci è un cazzone!

Antonello Cherchi, invece, complice la stitichezza di Sardegna Democratica, si accorge solo oggi che a seguito del voto referendario: «La Sardegna ora è, infatti, un laboratorio». Vabbè, ci avrà messo un po’ di tempo, però ci è arrivato anche lui. Come dice la saggezza popolare? Meglio il brodo di tartaruga che la lepre alla cacciatora. Però non preoccupiamoci perché Nello (spero non si offenda se mi permetto di chiamarlo così) ha fatto una scoperta sconvolgente di cui ci rende edotti in anteprima: «Si tratta di ridisegnare i confini delle province rimaste (non è automatico che si ripristino i vecchi limiti e anzi c’è chi sostiene che sia a rischio anche la geografia delle amministrazioni storiche, perché il referendum ha cancellato i loro riferimenti territoriali), come e dove trasferire i 505 dipendenti, che fare degli investimenti in corso». Non lo sapevate? Allora Sapevatelo! E soprattutto ringraziate Nello che ce l’ha detto, altrimenti non l’avremmo mai saputo (in fondo se ne parla solo da un paio di settimane).

Raffaele Deidda, invece, ha visto la trasmissione di Fazio&C su La7, quindi, volendo mostrare di essere bravo anche lui (magari ambisce a partecipare alla prossima edizione) si interessa del verbo Tamponare: «Il dizionario della lingua italiana assegna almeno tre significati al verbo tamponare: 1. Chiudere, otturare una cavità, un’apertura con un tampone 2. Rimediare alla buona e provvisoriamente a una situazione incresciosa o difficile 3. Urtare nella parte posteriore un veicolo che precede.» Forse cerca di spiegare quale tappo abbia impedito le pubblicazioni su SD per un mesetto? No, suggerisce un quarto significato, questo: Cappellacci è un cazzone!

A questo punto, il sito scarica la bordata: Alessandro Mongili scatena un‘altra delle sue volpate. La novità? Stanco di essere preso per il culo perché i lettori si rotolano sul pavimento in preda a incontenibili crisi di risate, decide di scrivere in sardo. Deve aver pensato che in tal modo nessuno avrebbe letto l’articolo e, giocoforza, non sarebbe stato preso poderosamente per i fondelli.

Ah, che furbizia sopraffina. Però io il sardo lo leggo (e lo capisco), quindi vi traduco il testo. Eccolo: I partitini indipendentisti sardi sono dei cazzoni.

Come mai? Perché presto ci saranno le elezioni e Soru rivendica posizioni autonomiste, quindi se i partitini autonomisti/indipendentisti sono dei cazzoni, meglio dare il voto a lui.

A proposito: la Volpe del Sardistan ha anche tradotto «ingegnerizzare» in sardo. Pare si dica «ingegnerizare con una «z» sola. Quindi per tradurre in sardo le parole con due «z» basta levarne una. Ne consegue che «cazzone» si traduce con «cazone». Non dimenticatevene la prossima volta che incontrerete un professore di sociologia.

No basta, gli altri tre articoli non li commento, mi sono rotto le scatole, tanto i contributi su SD si inquadrano in poche, scelte categorie:

1)      Cappellacci è un cazzone (in sardo un cazone)

2)      Gli indipendentisti che non danno il voto a Soru sono cazoni (sempre con una «z» sola perché devono parlare in sardo)

3)      L’unico sardo che non è un cazone è Soru (e chi vota per lui; se chi vota per lui non è sardo, non è un cazzone!)

Speriamo che la smettano di mangiare troppo bifidus, perché quando è troppo è troppo!

 

PS – Come si dirà bifidus in sardo? La prossima volta che sento Mongili provo a chiederglielo.

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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Una risposta a SARDEGNA DEMOCRATICA. CAZZATE A NASTRO, ANCHE IN SARDO!

  1. A. Mongili ha detto:

    Naturalmente si dice “bìfidu”, gnurant!

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