CAPO FRASCA: LA SINDROME DI QUIRRA?

di Gabriele Ainis

 

Non hanno trovato uranio impoverito a Quirra?

Bene, allora andiamo a cercarlo a Capo Frasca!

Fortunatamente è una battuta, perché, dopo la terribile confusione scatenata attorno al Poligono di Quirra, parrebbe che per Frasca (altro luogo occupato da tempo immemore dai militari per le esercitazioni di tiro aria-terra) si stia agendo diversamente e, forse, nei dovuti modi.

Facciamo un po’ d’ordine e cerchiamo di definire la vicenda a partire dall’indagine del procuratore di Lanusei che ha portato, di recente, alla richiesta di rinvio a giudizio di venti persone, tra militari, tecnici e amministratori locali, per vari reati in relazione ad un possibile (grave) inquinamento dell’area occupata dal Poligono di Quirra.

I giornali ne hanno parlato, male, omettendo di sottolineare le difficoltà incontrate dal Procuratore nello svolgimento delle indagini, a nostro avviso per un errore iniziale commesso dallo stesso magistrato che, di fronte alla complessità del problema, ha mostrato poca dimestichezza con gli strumenti di indagine scientifica, richiedendo perizie ed esami senza un’idea precisa delle metodologie più adatte all’ottenimento di risultati scientificamente rilevanti ai fini della definizione della situazione reale del territorio e dei potenziali danni per la popolazione dell’area.

(NOTA, se n’è discusso un po’ ovunque, tra l’altro:

1.       in questo bLLog: https://exxworks.wordpress.com/2012/05/11/i-giornalisti-di-quirra-tre-dilettanti-allo-sbaraglio-per-tacer-del-giudice/

2.       nel blog del GRIG: http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2012/05/11/il-tribunale-di-lanusei-e-il-senato-della-repubblica-si-occupano-dello-strano-inquinamento-di-quirra/

3.       nel blog di Vito Biolchini: http://vitobiolchini.wordpress.com/2012/05/10/poligono-di-quirra-ecco-cosa-ho-scoperto-per-voi-laudio-e-la-sintesi-dellaudizione-del-pm-fiordalisi-alla-commissione-uranio-impoverito/)

Il peccato originale del Procuratore Fiordalisi ha determinato una sostanziale inconsistenza delle specie di reato contestate in sede di richiesta di rinvio: nessun danno biologico dimostrabile, dunque accuse di «omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri» che in tribunale sarà arduo difendere poiché, se pure inquinamento c’è stato (altro punto dolente dell’inchiesta, visto che di uranio, ad oggi, non c’è traccia e sui metalli pesanti si vedrà), sarà difficilissimo risalire alle dinamiche, quindi individuare gli eventuali responsabili degli atti omissivi.

Non poche volte, discutendo dell’accaduto e delle critiche a Fiordalisi, mi sono state rivolte (tra le altre) due obiezioni apparentemente ragionevoli: a) cosa avrei fatto al suo posto; b) perché dargli addosso, visto che almeno lui si è occupato del problema.

Per la seconda è facile rispondere: non gli ho mai dato addosso, ho sottolineato l’inconsistenza della sua azione perché da un magistrato mi aspetto che agisca nell’interesse della collettività, interesse che non viene difeso se le indagini sono carenti. Ciò detto, Fiordalisi ha avuto (ed ha) il merito di aver sollevato un problema rilevante, portando l’opinione pubblica a richiedere maggiore attenzione per le aree occupate dai poligoni militari, così che la politica (ed era ora) richiedesse un’indagine epidemiologica capace di rispondere «scientificamente» alla seguente domanda: «Le attività svolte nei poligoni militari hanno un impatto negativo sulla salute dei cittadini che vivono accanto ad essi?»

Il che mi dà la possibilità di rispondere alla prima obiezione attraverso un documento ufficiale: questo.

Cosa dice? Che nel dicembre 2011 è stato costituito l’organismo scientifico incaricato di svolgere le indagini epidemiologiche che possano stabilire, con criteri scientifici, se le popolazioni che vivono nelle aree in cui operano i poligoni militari siano soggette o meno a particolari patologie in relazione all’attività degli stessi poligoni!

Chi fa parte della commissione? Ecco i link. A mio avviso, sono personaggi che ispirano fiducia: scienziati che di mestiere si occupano proprio di ciò che ci interessa!

Loredana Musmeci, direttore del Dipartimento Ambiente e Prevenzione primaria (Ampp) (coordinatore);

Stefania Salmaso, direttore del Centro nazionale di Epidemiologia, sorveglianza e promozione della Salute (Cnesps);

Pietro Comba, direttore del reparto di Epidemiologia ambientale del dipartimento Ampp;

Susanna Conti, direttore Cne – ufficio di statistica (Cnesps);

Annibale Biggeri, Dipartimento di Statistica dell’Università di Firenze;

Mario Usala, Airtum direttore Registro Tumori di Nuoro;

Antonello Antonelli, assessorato della Sanità e coordinatore dell’Osservatorio epidemiologico regionale.

Qual è la differenza con l’operato di Fiordalisi?

La risposta sta nella lettera che la R.A.S. invia al sindaco di Arbus (riportata in figura) da cui cito: «I dettagli del protocollo di studio sono in fase di definizione e saranno divulgati non appena disponibili». Traduco: Prima di dare l’avvio alle indagini, bisogna capire bene come fare, perché non si può sparare a casaccio, sperando di ottenere risultati comprensibili, ma è necessario porsi il problema di individuare con precisione attraverso quali modalità si possa arrivare a risultati attendibili!

Insomma, le indagini scientifiche si pianificano in funzione di ciò che si vuole ottenere e, se la buona volontà dev’essere sempre riconosciuta, essa, da sola, come insegna il caso Quirra, non assicura un risultato positivo. Senza dimenticare anche un’altra importante considerazione: il protocollo di indagine verrà reso pubblico, dunque accessibile a chiunque, esperto o meno, abbia intenzione di capirne di più.

Ma il poligono di Frasca, sarà inquinato o no? Ci sarà l’uranio impoverito o no?

Inquinato? Bisognerebbe capire cosa si intenda: si vorrebbe forse che dopo decenni di esercitazioni il terreno abbia le stesse caratteristiche (la stessa «pulizia») che aveva prima di cominciare? Per gli standard attuali il suolo sarà di certo inquinato, ma non perché i militari siano cattivoni (o non solo, chissà), quanto perché è solo negli ultimi anni che si è sviluppata (fortunatamente) una nuova sensibilità per il danno ambientale che ci fa correttamente considerare inquinato ciò che prima accettavamo pacificamente. Porcherie ce ne saranno di sicuro, immagino, ma ciò, con ogni probabilità, deriva da operazioni «lecite», cioè effettuate con il consenso della collettività (questo sono le leggi).

Uranio? I militari dicono di no, ma non è detto che sia vero, certo, si tratta di dichiarazioni di parte. Dobbiamo cercarlo?

Non saprei, sono argomenti difficili da affrontare senza informazioni esaurienti e purtroppo, per noi cittadini, l’informazione manca del tutto, primariamente quella seria che dovrebbe apparire nei giornali (cartacei e non). Perché se Fiordalisi ha sbagliato (forse) è anche quello che ha supplito ad una clamorosa mancanza di informazione e di azione politica, come capita da anni nel nostro Bel Paese (e bisogna essergliene grati).

Comunque sia, adesso abbiamo l’opportunità di seguire il processo di indagine fin dall’inizio, di sottoporlo a controllo pubblico. Speriamo che i giornalisti, per una volta, facciano il loro mestiere e la smettano di vivere di facile sensazionalismo, sollecitando l’attenzione verso uno svolgimento rapido ed efficace dell’indagine epidemiologica. E speriamo che i giudici apprendano la lezione ed intervengano disponendo di un supporto probatorio «robusto», senza esporsi a figure barbine citando «la forma di formaggio al torio», «Polifemo» e i «maialini con sei zampe». I cittadini ne avrebbero un gran bisogno.

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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2 risposte a CAPO FRASCA: LA SINDROME DI QUIRRA?

  1. Tetragramma Sardo ha detto:

    Caro Ainis: Commento restando in qualche modo fuori dal problema che sollevi ed anzi entrando baldanzosamente in un altro, tutto diverso, ma anche tutto terribilmente simile, per cui non credo di andare davvero fuori tema. Pensa al problema Amianto/Asbesto (più noto come “Eternit”): noi ci siamo posti il problema (che è serio e tutto già provato scientificamente e consiste in silicosi, carcinoma polmonare e mesotelioma pleurico, causati dalla respirazione dei minuscoli frammenti del disfacimento dell’asbesto, esposto ai fattori atmosferici) solo dal 1992 (in Inghilterra era già in via di soluzione dal 1930!). Da noi, la soluzione è ancora lontana: esistono leggi nazionali ed esiste una compendiosa (più di cento pagine) Legge Regionale SARDA, che tutte insieme non servono ad un accidente. E’ vero che non si può più utilizzare l’asbesto, ma è altrettanto vero che chi lo ha nelle proprie costruzioni ( e sono moltissimi) non è affatto costretto a rimuoverlo (procedimento costoso), né tantomeno a coprirlo con vernici protettive (procedimento utilissimo e molto meno costoso, che almeno impedisce al materiale di sgretolarsi con sole, pioggia, caldo, freddo, vento e di entrarci nei polmoni). Non ci sono incentivi perché non ci sono i soldi (ma in un recente articolo sulla Nuova si lamentava che è stato speso solo il 9% del capitale stanziato. Nei Comuni non sanno che cosa rispondere alle domande sull’Eternit. Le ASL sono vincolate al Controllo del personale esposto sul lavoro, ma stendo un velo sulla qualità diagnostica di detti controlli, che conosco professionalmente. Nessun cavaliere senza macchia (leggasi: magistrato) è partito al galoppo contro i “cattivi”, perché dovrebbe attaccare proprio quasi tutti i nostri mulini a vento e sa bene che non ne uscirebbe vincente e soprattutto non ne ricaverebbe alcuna popolarità, anz!. Non gliene frega proprio niente a nessuno che quasi una casa su tre in Sardegna abbia alcune componenti in Eternit.
    Risultato?
    invece di chiamare una ditta specializzata e costosissima, si rimuove l’Eternit di soppiatto e lo si porta di nascosto altrove, nascondendolo in una discarica abusiva lontana da casa nostra, senza accorgersi che qualcun altro – lontanissimo da noi – ha scaricato il proprio Eternit proprio dietro il nostro cortile la notte scorsa. E’ una variante dell’antico gioco che si definiva una volta “incularella”, solo che chi vince si ritrova un bel mesotelioma pleurico incurabile: una bella incurata, insomma!
    Sai cosa ti dico, Ainis? Questi tumori hanno una latenza di molti anni, anche varie decine: quindi a me che me ne frega, che ho già ottant’anni?
    Sono c*xx* vostri!
    Molto meglio prendersela con i militari, che sono cattivi per dovere professionale e per definizione. Anzi: diamogli la colpa anche di tutte le silicosi e dei tumori pleurici e polmonari da eternit e magari da funo di sigaretta. Se lo meritano di sicuro!
    Ossequiosamente suo – con qualche colpettino di tosse –
    Tetragramma Sardo.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Tetragramma,
      mi permetto una precisazione perché il bLLog lo leggono in tre (tanti sono i lettori istituzionali) tuttavia ce ne sono alcuni diesel.
      Nel commento (sacrosanto) non c’è alcuna condiscendenza nei confronti dei militari di Quirra. Ci leggo invece una critica feroce (e molto ben argomentata, come al solito) contro il sensazionalismo facile di tanta parte dell’informazione. Sì, è verissimo, è facilissimo scagliarsi contro i cattivoni del momento (che magari lo sono davvero ma bisognerebbe dimostrarlo) lasciando correre argomenti scomodi (l’amianto è uno di questi).
      Tuttavia mi permetto un auspicio: speriamo almeno che lo studio epidemiologico venga fatto presto e bene. Male non farà! Spero anche che i Poligoni vengano convertiti in parchi e non ridotti in un cumulo di mattoni come sta avvenendo, guarda un po’, a pochi chilometri da Frasca. Quello che sono riusciti a fare a Cabras, i militari non potrebbero farlo neppure in mille anni (ad esempio lo scempio di Funtana Meiga!).
      Cordialmente,

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