GALLURA: INSERIRE IL CERVELLO

di Gabriele Ainis

 

«OLBIA. Svegliarsi una mattina e ritrovarsi di nuovo tra le braccia della matrigna Sassari. Con la lotta per l’autonomia, lunga 30 anni, cancellata da un colpo di penna. In Gallura è rivolta contro il risultato dei referendum che qui nessuno osa definire anticasta. Più che al taglio delle poltrone si pensa al taglio dell’indipendenza.»

Bello vero? Questa è una perla di quel genio del giornalismo che risponde al nome di Luca Rojch e scribacchia su La Nuova. A cosa si riferisce?

Alle scomposte dichiarazioni bipartizan dei politici galluresi, in agitazione dopo che il referendum ha cancellato, tra le altre, ed era ora, la provincia di Olbia-Tempio.

A dire il vero, non è neppure la perla di spicco del breve post lanciato in rete dall’aspirante al Pulitzer, perché a un certo punto commenta: «Lucida l’analisi del deputato Pd Giulio Calvisi». Lucida? Avrà usato il Sidol? Ma certo, sentite un po’ quanto è lucida: «I cittadini hanno mangiato una mela avvelenata. Non sappiamo quali saranno le conseguenze di questo referendum. Le nuove province sono cancellate dal voto delle vecchie, che per paradosso traggono benefici da questo taglio. In realtà vince il caos. In questo modo non si cancella solo la provincia, ma tutti i presidi dello Stato, un abbraccio mortale per la Gallura».

Qualunque giornalista degno di far parte della categoria, avrebbe come minimo sottolineato la bizzarria delle dichiarazioni, ad esempio che le «nuove» province siano state cancellate dalle «vecchie», come se la provincia che tanto ama non fosse stata istituita da una legge regionale e i cittadini sardi abbiano chiaramente indicato come ritengano inutili tutte le province chiedendo che le competenze relative vadano distribuite tra comuni e regione, senza bisogno di una pletora di presunti «amministratori» che assommano, spesso e volentieri, cariche e poltrone (qualcuno conosce il senatore Sancio, presidente della defunta provincia di Olbia-Tempio)?

Eppure l’insipienza di Rojch (che di sicuro non dorme la notte in attesa della telefonata da New York per l’attribuzione dell’ambito premio) non si ferma qui, perché una persona normale, piuttosto che scrivere un pezzo come quello che segnalo (e raccomando di leggere, è imperdibile!) si domanderebbe se le dichiarazioni di un parlamentare del PDL che ci dice: «Sediamoci intorno a un tavolo e troviamo una via di uscita» siano razionali oppure determinate da un momentaneo cortocircuito delle facoltà mentali. Si chiederebbe (e chiederebbe ai lettori): Ma Sanciu (PDL) e il collega Scanu (PD) hanno dato un’occhiata ai risultati delle amministrative che hanno squassato il sistema politico italiano, oppure vivono in un mondo a parte(come Napolitano, che non ha visto il boom di Grillo!)? Si rende conto, Sanciu, che il PDL è stato preso a pappine ovunque, che la Lega si è cagata nel perizoma in Lombardia e che a Parma il PD va al ballottaggio con Grillo (e per un pelo non è successo anche a Genova)?

Possibile che Rojch non si domandi come sia possibile che un senatore proponga di trovare una soluzione al risultato di un referendum, come se questo non rappresentasse un chiaro segnale politico inviato dai cittadini ma un problema da risolvere, e soprattutto che lo dichiari apertamente, avendo la capacità di sputtanarsi ulteriormente più di quanto non abbia fatto fino ad ora assieme al proprio partito (circostanza al limite dell’impossibilità logica)?

Perché il punto, deprimente, è proprio questo: assistere alla più completa inconsistenza di un giornalista che vagola a mezz’aria riferendo tranquillamente dichiarazioni surreali, depositate in un mondo che gli elettori si sforzano di rinnovare, e definendole lucide, mentre questo pazzesco circuito perverso di giornalisti-politici-intellettuali che si parlano l’un l’altro come se i cittadini veri – quelli che poi si sforzano ancora di votare – non esistessero, continua ancora come prima, imperterrito, senza neppure rendersi conto che c’è chi minaccia di levargli la sedia da sotto il culo.

Così c’è un ex-presidente che dichiara candidamente di non aver alcuna intenzione di svitare i dadi dei bulloni che lo tengono imbullonato alla poltrona, e il giornalista non lo nota, facendoci sapere invece che la «Gallura è in rivolta» e che «si pensa al taglio dell’indipendenza»!

Perché è lecito affermare che Grillo sia un demagogo qualunquista, ma non sarebbe male argomentare l’affermazione e, se pure fosse vero, un giornalista degno di tal nome dovrebbe proporre a coloro di cui riferisce le dichiarazioni almeno un quesito elementare come questo: Ma si rende conto che sono comportamenti e dichiarazioni come queste che portano acqua al mulino di Grillo? Non è che per caso ha visto i risultati delle amministrative, vero?

E invece no, perché la Gallura si sente sotto il tallone di Sassari (notoriamente colonialisti, gli Impiccababbu) come i sardi si sentono sotto il tallone degli italiani (che non pensano ad altro se non a Zuncheddu che vuole l’indipendenza e a Sedda che ha risolto, beato lui!, i problemi economici della regione).

Ma Rojch, avrà mai pensato ad inserire il cervello prima di scrivere i propri pezzi? E il direttore della Nuova che fa, gioca con le figurine Panini e non si domanda che accidente scrivano i prossimi vincitori del Pulitzer? E i politici galluresi, hanno mai sentito parlare del modo esterno o vivono in un reality show?

Beh, se proprio ne sono convinti, devo dar loro una notizia ferale: i cittadini sardi li avrebbero nominati! Rojch non l’ha ancora realizzato, paborittu, e loro: se ne sono accorti?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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Una risposta a GALLURA: INSERIRE IL CERVELLO

  1. Jonathan Livingstone ha detto:

    Accorgersi? Come ha genialmente detto Lei, sono “imbullonati”. E tali vorrebbero restare. Ma il CRC (TM), cioè il voto dei cittadini pensanti, gli ha dato una bella “allentata”. Ora, ci vorrebbe l’impeachement, magari a partire dal gradino più basso…

    Jonathan Livingston

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