SEL E I 10 REFERENDUM

di Gabriele Ainis

 

Lucio Magri. Quando frequentavo Fiumicino per motivi di lavoro, tanti anni fa, lo vedevo spesso e mi è anche capitato di parlarci. L’ho trovato troppo simpatico e umano per questo mondo, incapace di vincere davvero in politica. Devo dire che la notizia del suo suicidio non mi ha stupito, in fondo. Ho avuto la percezione che avesse la necessità di spegnersi e la consapevolezza del diritto di poterlo fare.

Per certi versi, SEL (ma anche la sinistra, intendiamoci) mi ispira la stessa simpatia, forse per la dimensione visionaria di un personaggio come Vendola. Questo avrà poco in comune con Magri (io dico «per fortuna») ma non così la sua creatura: a giudicare dalle ultime prese di posizione della dirigenza sarda, SEL comincia a somigliare paurosamente a Magri, persona che si può amare riconoscendone impietosamente i limiti politici.

Negli ultimi mesi, SEL è riuscita a manifestare condivisione per le sciocchezze galattiche di Zuncheddu, a balbettare su alcune faccende delicate come l’arrivo di lavoratori comunitari sottopagati in Sardegna (i «rumeni di Valtur») e finalmente a suggerire di votare «no» ai referendum per l’abolizione delle quattro «nuove» province.

Tanto per essere chiari, scrivo queste due righe prima di conoscere l’esito dello spoglio, quindi potrebbe anche darsi che la posizione di SEL abbia prevalso, ma, in ogni caso, il solo raggiungimento del quorum (per quanto risicato e, per certi versi, è anche peggio) certifica una chiara carenza di analisi politica da parte della dirigenza.

Si possono citare almeno due argomenti.

Il primo: l’abolizione della quattro nuove province è sacrosanta. La pretesa di tenere per la sopravvivenza di una provincia come l’Ogliastra, con l’argomento che essa possa rappresentare un necessario passaggio intermedio tra Regione e Comuni, è talmente debole da far sospettare un qualche calcolo politico di natura tattica, talmente rilevante da sovrastare ciò che la maggior parte dei cittadini pensa: che si tratti dell’attivazione di posizioni di sottogoverno per la gestione di risorse pubbliche a fini di tornaconto politico.

Il secondo: l’incapacità di depotenziare l’atteggiamento del Presidente della Regione Cappellacci, che ha sposato immediatamente i quesiti referendari, se non con la difesa (punto precedente) di una posizione opposta.

Sia chiaro: con posizioni del genere non si perdono voti o se ne perdono pochi, ma sarebbe opportuno domandarsi se si desideri guadagnare posizioni o meno e soprattutto se sia con l’improbabile difesa di quattro province inutili che si possa chiedere il voto a nuovi sostenitori.

Ma i militanti di SEL ci hanno pensato o no?

Adesso attendo con ansia i risultati del referendum. Magari mi sbaglio e Piras è un OGM che riassume Metternich, Cavour, Craxi e il Pesce Palla, quello che credi di fregare e invece lui si gonfia e muori soffocato sul più bello…

Chissà!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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