25 APRILE, 28 APRILE: RAZZISMO E SARDITA’

di Gabriele Ainis

 

La sagra del 25 aprile si è appena conclusa e, come tutte le sagre paesane, ancora (ma per poco) se ne parla. Soprattutto a Cagliari dove la gazzarra causata (ad arte) dalla solita banda di sfigati «fascisti» tiene banco impiegando le fervidi menti di personaggi di enorme spessore culturale, tutti impegnati a prendersela (correttamente) con il prefetto e a tuonare contro i «fascisti», promettendo un prossimo 25 aprile «fascism-free», perché la lotta è sempre la lotta e contro gli epigoni della Repubblica Sociale Italiana non c’è possibilità di dialogo.

È vero, sacrosanto, l’antifascismo è una di quelle categorie che vanno prese «senza se e senza ma» (tanto per usare un’abusata espressione priva di un vero significato) eppure fa specie notare come questi intellettualoidi da strapazzo pretendano di ridurre tanta parte dell’antifascismo alla lotta contro le coreografie fascisteggianti di un pugno di idioti, trascurando il senso profondo dell’insieme di stereotipi che condusse gran parte degli italiani a condividere il messaggio fascista, non diversamente da quanto accade giornalmente in Sardegna con gli stereotipi «sardisti» lanciati a piena voce da un branco di bizzarri «politici&intellettuali».

Ecco una del mazzo, ad esempio, che vuole giungere «[…] al recupero e all’affermazione della nostra cultura, in un percorso politico e identitario che conduca alla liberazione nazionale del nostro Popolo, alla sua Autodeterminazione, alla Sovranità e alla costruzione di una Nazione Sarda libera e indipendente nel mondo.»

Certo, si potrebbe anche dire che una Indy-chic (1) come Zuncheddu parli a sua insaputa, ma allora perché nessuno, tra coloro che oggi tuonano contro i «fascisti», si domanda se queste stupidaggini non contengano il germe del fascismo? Possibile che davvero non ci si renda conto che basterebbe un’operazione di copy-paste e un trasferimento in un ambito appena più sospetto per bollare come chiaramente «fascista» una frase di questo genere?

E che dire di Lilliu, padre di una delle mistificazioni più grossolanamente generatrici di razzismo, che invece si deve invocare come un dio sceso in terra (ed ora riassunto in cielo) senza neppure un accenno di critica?

Come dire: dove sono i politici, gli intellettuali, i pensatori, i giornalisti e i cazzi vari quando l’«orgoglio sardo» si manifesta in tutto il suo contenuto razzista, intollerante, carico di stereotipi tanto pericolosi quanto politicamente perdenti?

Ma come, il 28 aprile? Festeggiano tutti assieme Sa Die de sa Sardigna, poffarbacco! Gli stessi che si sono coraggiosamente scagliati contro la barbarie fascista, si ritrovano a disquisire carinamente di stereotipi «sardisti» che non hanno niente da invidiare alle puttanate di quel pugno di disadattati che salutavano romanamente al parco delle rimembranze.

Gli idioti neofascisti inneggiano a inesistenti eroi nazionali che avrebbero cercato di difendere l’italianità (chissà che diamine è) i coraggiosi sherdanu inneggiano ad un’inesistente «sardità», che contiene esattamente lo stesso stereotipo qualunquista, salutando la cacciata dei piemontesi in salsa odierna come metafora della necessità di una «liberazione nazionale del nostro Popolo»!

Ma liberazione da chi? Da cosa? Liberazione da una cultura dominante e coloniale? Ma quale!? Ce n’è uno, di questi pseudointellettualoidi, tra professori universitari, avvocati e disadattati mentali, che possa definire cosa sarebbe questa «cultura sarda» che ci porterà un futuro migliore, in opposizione ad una qualche altra cultura dominante?

Ma naturalmente no, che diamine, perché spendere tempo e fatica a pensare quando gli slogan funzionano benissimo e danno perfino l’idea di poter conquistare una fettina di consenso? E così il coordinatore regionale di SEL (antifascista convinto) si dice pronto a condividere le battaglie di Zuncheddu e magari anche di Doddore Meloni, Paolino Paperino e Pippo: Paperopoli Libera!

Ecco l’equivoco ed ecco perché corriamo seriamente il rischio di svuotare di significato il 25 aprile, giornata che dovrebbe sancire l’antifascismo militante, giornaliero, attento al quotidiano e finisce invece per perdersi dietro beghe da cortile (si direbbe «purtroppo» non prive di senso).

Come anche il 28 aprile, nato senza contenuti a rincorrere categorie inesistenti ed ancora in cerca di senso, definitivamente privato di significato perché la storia se ne va per i fatti propri senza aspettare i balbettamenti di storici senza mestiere e intellettuali senza cervello, come se davvero si potesse progettare un futuro andando a cercare gli inesistenti piemontesi da cui affrancarsi!

In Toscana (beati loro) dedicano la «loro» giornata all’abolizione della pena di morte, qualcosa di cui, davvero, si può andare fieri e ci si può ritrovare tutti.

E noi isolani che facciamo? Il 25 aprile prendiamo a calci quattro fessi che salutano «fascistamente» a braccio teso, incazzandoci col prefetto (ma qualcuno si è chiesto perché la burocrazia dovrebbe essere antifascista?) e facciamo anche bene, ma poi? Poi, tre giorni dopo, salutiamo «sardamente», felici di non pensare che dovremmo prenderci a calci come abbiamo fatto tre giorni prima con la piccola banda di fessacchiotti!

In attesa del prossimo 25 aprile antifascista e del prossimo 28 aprile sardista, tanto abbiamo tempo, tempo per leggere il prossimo libro di Tiziu che si candida a vincere un’altra volta il premio letterario Muledda e di commentare il prossimo post di Semproniu, senza dimenticare la sortita del coraggioso Tagliatellu che tuona contro s’Italianu, perché noi, come diceva Lilliu, Resistiamo, resistiamo, resistiamo(2).

Q.e d.

 

gabriele.ainis@virgilio.it

384

(1) Indipendentista-chic: adoro i neologismi;

(2) Ma era Lilliu o qualcun altro di Milano?

 

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6 risposte a 25 APRILE, 28 APRILE: RAZZISMO E SARDITA’

  1. Stefano ha detto:

    Gentile Ainis,
    la contraddizione che lei mette in luce, viene risolta mirabilmente da Omar Onnis in questo scritto: http://sardegnamondo.blog.tiscali.it/2012/04/25/rigurgiti-fascisti-e-circolo-vizioso-del-nonsenso/?doing_wp_cron. Basta che in Sardegna non si festeggi il 25 aprile.
    Dio ci scampi dal recinto piccolo piccolo in cui vorrebbero chiuderci gli Arborensi del terzo millennio.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Stefano,
      temo di no e credo ci sia un equivoco.
      Detto in due parole, la contraddizione che voglio sottolineare è la sostanziale coincidenza delle categorie adoperate dagli intellettuali che deprecano il fascismo il 25 aprile (correttamente) ed esaltano l’indipendentismo il 28 (ad minchiam). Non a caso ho citato una frase emblematica di quel genio politico di Zuncheddu. Spiace dirlo, ma gli slogan indipendentisti del 28 sono zeppi di retorica fascista (come l’opera di Lilliu, del resto) e nessuno pare notarlo (soprattutto coloro che si sono immolati – a fueddus, s’intende – sull’altare dell’antifascismo).

      Cordialmente,

  2. Allalà ha detto:

    Ciao Gabriele. complimenti per il blog! condivido molto di quello che scrivi. Ti vorrei chiedere cosa ne pensi del fatto che il sentimento indipendentista sembra che sia maggiormente radicato tra i giovani e gli adulti piuttosto che sugli anziani. Può aver influito l’abolizione del servizio militare obbligatorio? oppure deriva dalla criticità dei nostri tempi? E’ forse perchè si tende dare sempre la colpa a qualcuno e in questo caso a mamma Italia? Quali sono secondo te le contromisure per arginare queste tendenze?

  3. Tetragramma Sardo ha detto:

    Una Sardegna Libera, finalmente indipendente!
    Un bellissimo sogno.
    Ma un sogno bislacco, indubbiamente. Propaganda politica di lega ordinaria: “Io furbo politicante, tu popolo bue. Furbo frega bue”.

    Ma poi, Sardegna libera da che cosa, esattamente? Di chi è ostaggio ora? In che cosa esattamente individua la propria indipendenza?
    Nell’economia isolana tzega e tzurpa, più ancora di quella Italiana?
    Nel tasso di disoccupazione, che è sempre stato maggiore di quello nazionale italiano (già piuttosto elevato, purtroppo)?
    Nell’incapacità di darsi un’unica identità linguistica, che almeno la nazione italiana possiede?
    Nell’incapacità di creare nuove imprese e di reperire imprenditori sardi?
    Nell’impossibilità di svezzarsi dal turismo e dal suo indotto?

    Gli esponenti politici sardi usano un linguaggio politico di promesse mai mantenute, esattamente come quelli italiani: l’indipendentzia muterebbe il loro linguaggio e cambierebbe magicamente il decorso delle loro volute cerebrali?
    La Sardigna indipendente inizierebbe a produrre come la Cina?

    I Sardi, anche dopo avere finalmente provato al di là di ogni dubbio di essere i discendenti degli Sciardana imbattibili e conquistatori, di avere inventato le Piramidi prima degli Egizi, Yhaweh prima di Cristo, l’orientamento astroComico dei loro mucchi di pietre, la navigazione isolana prima di chiunque altro ed i Fenici prima di loro stessi, resterebbero comunque un piccolo (e bello, ma ancora per poco, se continuiamo così) angolo semi popolato del Mediterraneo, votato al turismo, alla pastorizia e a qualche attività industriale inquinante o no, ma certamente non sarda.

  4. barbaricino ha detto:

    pensare a un modo diverso di stato non è fascista, è un ideologia politica. Trovo molto interessante questo blog e anche divertente. Ma mi sembra eccessivo il modo in cui ci si scaglia contro chi propone un modello di stato diverso, che può essere perchè no, quello di una Sardegna indipendente, o magari federata all’Italia o meglio ancora all’Europa. Nessuno stato è stabile nella storia. ainis e seguranu non sono indipendentisti. Va bene neppure io. Ma perchè dobbiamo condannare e scagliarci contro chi lo è? E se anche dovesse rimanere un sogno, e non si dovesse passare a un modello statuale reale, perchè non lasciare che qualcuno tenti di costruirlo? Molte realtà di oggi nei secoli scorsi erano solo sogni.

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