ZUNCHEDDU E SEL: SARDIGNA LIBERA… DA CHE?

di Gabriele Ainis

 

Di un nuovo movimento politico «sardo» indipendentista se ne sentiva la mancanza e infatti Claudia Zuncheddu, attenta alle esigenze più profonde del territorio – non per nulla fa politica da tempo immemorabile e guida meglio di Munari – ha pensato bene di gettarne uno sul tavolo politico isolano. Ecco a noi SARDIGNA LIBERA! Contenti?

Come no, contentissimi, non si aspettava altro. Gli operai ALCOA si sbatteranno i caschi sui testicoli dalla contentezza (perché la bottiglia di Tafazzi, troppo italiana, non ci piace) mentre i pastori sardi, che si ostinano a produrre pecorino pubblico, le manderanno un TIR di Fiore Sardo e getteranno a mare il Pecorino Romano, troppo centralista.

Però basta scherzare, ché si parla di cose serie: cosa propone il nuovo movimento nato dalla mente dell’intelligentissima donna politica? Ma è semplice, semplicissimo, tanto geniale da apparire quasi banale, come tutte le innovazioni veramente profonde di fronte alle quali ciascuno di noi si domanda: Come ho fatto a non pensarci io?

Ecco qua, Zuncheddu propone: «[…] un processo politico di ampia partecipazione democratica che porti all’Autogoverno delle collettività, all’Autogestione delle nostre risorse, al recupero e all’affermazione della nostra cultura, in un percorso politico e identitario che conduca alla liberazione nazionale del nostro Popolo, alla sua Autodeterminazione, alla Sovranità e alla costruzione di una Nazione Sarda libera e indipendente nel mondo»

Manca solo niente tasse e un pollo in ogni tavola, poi siamo a posto: che potremmo volere di più?

Veramente – e sommessamente, come mio solito – qualcosina da dire ce l’avrei. Ad esempio: quali sarebbero le risorse che si vorrebbe autogestire (e che evidentemente adesso autogestite non sono, altrimenti non avrebbe senso porselo come obiettivo)? Perché si fa in fretta a dire che si vuole essere belli bravi e indipendenti, ma siccome abbiamo la pessima abitudine di mangiare e pretendere assistenza medica, istruzione e opportunità, bisognerebbe anche chiedersi quali sarebbero queste risorse che Zuncheddu vuole avocare alla sovranità dei «sardi» (di cui magari parliamo in seguito e cerchiamo di capire chi siano) così, si immagina, da risolvere la terribile situazione economica dell’Isola.

Naturalmente non ci dice nulla. Si dirà che, in fondo, quando si lancia un proclama (questo è accaduto sabato 21 u.s. all’Hotel Regina Margherita di Cagliari) non si bada ai dettagli. Sarà anche vero, però se una pregiata interprete del malumore isolano propone una nuova azione politica, vorrei anche capire di cosa si tratti, perché delle promesse dei polli in ogni tavola ci saremmo francamente stufati: mi dica, per cortesia, da dove intenderebbe prenderli.

Almeno quel poverino di Franciscu Sedda, nel suo visionario e stravagante approccio economico al problema della sopravvivenza dell’Isola, ha cercato di indicare due cifre, di proporre un qualcosa. Francamente del tutto campato per aria, ma ci ha provato. E Zuncheddu? Dove sarebbero queste risorse? Non sarà che stiamo parlando, ancora una volta, delle stesse puttanate già sentite da anni che girano attorno ai tre miliardi di tasse che devono tornare indietro, lo sfruttamento dell’energia eolica e l’agricoltura di pregio, passando per il turismo e la difesa del territorio? Non è che, come Sedda, Zuncheddu vuole andare da Angela a battere cassa immaginando che l’«Europa» non aspetti altro?

Saprà, la Zuncheddu, come è costituito il reddito regionale? E il PIL? E il debito?

E cosa sarebbe la «Nazione Sarda»? Cosa sarebbero i «sardi» secondo questa signora?

Tanto per esser franchi, sarà pur vero che sabato scorso al vernissage c’era anche Giulietto Chiesa, che col razzismo in genere bazzica poco, ma sentir parlare di «nazione» e «popolo» mi causa un insopprimibile prurito e, essendo fabico, quindi impossibilitato all’assunzione di antistaminici, ne segue un gran fastidio che continua a disturbarmi.

Intendiamoci, da una personalità politica (inesistente) come Zuncheddu, che brilla per la palese inutilità del proprio agire (però guida benissimo, intendiamoci!) non ci si poteva aspettare niente di meglio (e di peggio, sfortunatamente) ma c’è un aspetto di questa vicenda che meriterebbe maggiore attenzione e precisamente la posizione di SEL.

Infatti, nel gran numero di commenti al post di annuncio dell’«evento» di sabato (erano in tutto due!) ne ho trovato uno di Michele Piras, coordinatore regionale di SEL, che mi ha colpito assai di più delle parole prive di contenuto della famosa pilota di rally ed esperta di deserti. Dice Piras:

«[…] sono tante le battaglie che ci uniscono […] per un Isola squarciata da una crisi drammatica e per il suo popolo, oggi più di prima, oppresso da servitù militari, economiche, ideologiche, che gli impediscono di crescere libero ed autodeterminarsi.»

No, chiedo scusa, ma adesso è ora di basta! Va bene che siamo sotto elezioni e bisogna aggrapparsi a qualunque cosa pur di raccattare qualche voto in più, però i puntini sulle i bisogna metterli: SEL condivide le scempiaggini di Zuncheddu o no? Visto che non lo fa Zuncheddu (dubito che ne sia in grado, paborittedda, magari sarebbe più bravina a spiegare cosa sia un cerchione) mi direbbe Piras cos’è questo «popolo sardo» che deve crescere libero e autodeterminarsi? Vuole la secessione pure lui o no? Dove sarebbero le risorse per sopravvivere? Si rende conto che dentro il discorso apparentemente innocuo (e sciocco) di Zuncheddu ci sono tutti i semini piccini picciò dell’intolleranza e del razzismo o no? A me Nichi Vendola convince, ma è proprio lui che non ammette equivoci con la Lega Nord: facciamo un’eccezione con le farneticazioni di Zuncheddu, che sono del tutto equivalenti?

Sì, lo so che Piras conclude spiegando cosa intenda con «sovranità»: «[..] Il popolo sardo ha diritto di poter praticare concretamente una propria via allo sviluppo ed alla riconversione ecologica, in una prospettiva mediterranea che possa vederlo protagonista di una nuova stagione di cooperazione, pace e scambio culturale. Questo è ciò che noi definiamo sovranità.»

Ma è davvero una spiegazione o sono solamente due parole in croce per difendere le indifendibili idiozie di Zuncheddu?

Cerchiamo di essere chiari: se SEL intende condividere il programma politico di Zuncheddu, non ha che da dirlo. Piras farà il navigatore alla prossima Parigi-Dakar accompagnando Zuncheddu alla vittoria e saremo tutti felici e contenti, però piantiamola con gli equivoci perché non ne abbiamo alcun bisogno.

Davvero SEL pensa di assumere maggiore rilevanza in questo modo? E come: prendendo voti al PD non abbastanza «autonomista»?

Non è che anche SEL viene contagiata dalla sindrome di Tafazzi, vero?

Ma non sarebbe meglio liberare la Sardigna dagli indipendentisti?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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PS –Nessuno provi a ricordare che Zuncheddu è presidentessa di AZALAI: con le scempiaggini di SARDIGNA LIBERA non ha nulla a che fare! Tra l’altro, che Zuncheddu ringrazi a nome di tutto il «popolo» Touareg, occupandosi del Mali, è una vera idiozia, come spesso accade quando si parla di «popoli»!

 

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2 risposte a ZUNCHEDDU E SEL: SARDIGNA LIBERA… DA CHE?

  1. frank ha detto:

    articolo scevro di argomenti. Mediocre. Attacco ostentato e contestualmente floscio. Ainis molla la penna, tanto chi ti incula?

  2. Annesedda Macca ha detto:

    Ainis non mollare la tua penna impietosa! Vero è, frank, che non ci sono argomenti su cui discutere

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