LE TROMBATE SARDE DEL 25 APRILE

di Gabriele Ainis

 

Il 25 aprile è un’ottima occasione per trombare!

O almeno così ritengono molti intellettuali sardi che, allo scoccare della fatidica data, danno fiato alle trombe e, beata innocenza, pensano così di farsi una bella trombata!

Bisognerebbe spiegare a costoro che c’è una qualche differenza tra «trombare» e «strombazzare», sebbene, poverini, siano anche indotti in confusione dal proprio aspetto. In fondo, dovremmo essere comprensivi: come non rivolgersi ad una speranza di sesso facile di fronte alle immagini che ogni mattina, in bagno, lo specchio impietoso rimanda loro?

C’è chi accende una sigaretta, chi ripassa la linea delle labbra con un costoso rossetto di marca (YSL?), chi si affida a una parrucca trendy e occhiali da sole, chi infine spreca metri cubi di sego (avrei potuto dire gel, ma non ho scritto a caso) per esibire una chioma da rockettaro invasato, ma tutti, salvo eccezioni che si fatica ad individuare, condividono l’aspetto generale che non esiteremmo a definire, con un debole eufemismo, una vera e propria faccia da cazzo!

È vero, i politici sono anche peggio, indossano facce da culo in confronto alle quali il viso di Craxi «esiliato in Tunisia» è il popò imberbe di un neonato, ma non è una consolazione: una faccia da cazzo tale rimane, anche se si tenta di diluirla con una parrucca, il fard, il rossetto o uno spino appena rollato, anagrammando «pelo pubico» nel tentativo infruttuoso di trasformarlo in «capigliatura». O si cerca di sviare l’attenzione cercando di indirizzarla sulla facciata B, sui politici, come se «chiodo scaccia chiodo», nel linguaggio di costoro si potesse tradurre in «culo scaccia cazzo»!

Questi sono quelli che vivono trecentosessantaquattro giorni all’anno masturbandosi i nasi l’un l’altro in interminabili diatribe sul senso profondo del patrimonio identitario, sul significato dell’essere sardi, sul pericolo della perdita dell’identità sarda, sulla storia sarda, la geografia sarda, i nodi emorroidali sardi e i clitoridi di tigre sarda (*), poi, il 25 aprile, eccoli tutti pronti a disquisire di libertà, resistenza e liberazione dal fascismo.

Già, fascismo. Terribile fascismo. Orrendo fascismo. Tomba delle libertà democratiche. E giù una trombata dietro l’altra ricordando il contributo di Tizio, gran pensatore democratico (il primo in alto a sinistra) e di Sempronio illustre intellettuale (l’ultimo in basso a destra, con la cravatta rossa, chiaramente di sinistra, dunque) che spiegano l’antropologia del fascismo, la sociologia del fascismo, la storia del fascismo, la geografia del fascismo e i nodi emorroidali del fascismo, concludendo con il clitoride di tigre fascista. Poi?

Poi il 26 aprile si ricomincia come prima, come se gran parte degli stereotipi che del fascismo (e del nazismo) furono i catalizzatori non fossero ancora di fronte ai loro nasi di dubbio gusto, qualcuno scappellato e qualcuno no, neppure uno circonciso, però, a scanso di equivoci perché gli intellettuali ebrei è meglio lasciarli stare, non si sa mai che si finisca a parlare di razzismo e intolleranza.

Già, razzismo. Già, intolleranza. Ce l’abbiamo di fronte tutti i santi giorni, dai sardi che devono sardare in casa propria e gli altri fuori, ai codici barbaricini; dai costantemente resistenti e geneticamente diversi, ai depositari di un’antica civiltà occidentale, superiori a tutti gli altri; dai sardi che non trovano lavoro, ai rumeni che invece vengono a rubarcelo accettando, brutti bastardi figli di una razza inferiore, stipendi da fame!

Noi, baldi balentes isolani, grufoliamo nel razzismo come i maiali nella merda, felici di rotolarci dentro l’intolleranza e i luoghi comuni che ci vorrebbero diversi da tutti gli altri, mai domi, testardi e combattivi, mai disponibili al compromesso, capaci di far da soli. Colonizzati da un’Italia predatrice, naturalmente, come gli Italiani, all’alba del ventennio mussoliniano, erano stati derubati di una pace onorevole, con quel che ne consegue.

Dove sono gli intellettuali che trombano il 25 aprile?

Sono occupati a genuflettersi di fronte alla bara di Lilliu, a limare un intervento su un blog dove c’è sempre la democrazia, di oggi, domani e sempre, comunque sarda, testarda, dove non manca la libertà, i quattro mori di tutti i colori, straparlando di esigente locali, dei nostri mali, di differenze, specificità, lingua motrice, italiano meretrice, storia millenaria, narrata nell’ora d’aria, spiagge incontaminate, rubate e ruberie dei continentali, razza d’animali, noi, poveri colonizzati, scippati anche della lingua, in salsa verde, brutta genia di merde, gli italiani: ma ci converrà davvero rimanere in Italia?

Perché i nostri intellettuali non si perdono un 25 aprile neppure morti, anzi, per l’occasione ingoiano una pasticca di Viagra per rialzare la linea del naso, sperando di trombare più a lungo, a proposito di voce nasale!

Poi l’effetto della pillola svanisce, il naso immalinconisce e ci si prepara all’uso della prossima compressa. Dopo dodici mesi però, ché esagerare con le medicine è sconsigliato, come lo iato tra Sardegna e ItaGlia, ma quanto raGlia questa marmaGlia intellettuale che poco vale e tanto mangia, quando conviene e succhia le vene del 25 aprile.

Meglio dormire.

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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(*) sì, è una citazione dotta da Gustave Flaubert (lettera, citata da Starkie in inglese: Flaubert the Master. A critical and biographical study –New York, 1971, pag 22)! E allora? Non sarò un intellettuale ma non per questo devo essere ignorante, no? Per la cronaca, i clitoridi di tigre erano anche fritti.

 

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