LA VOLPE COLPISCE ANCORA: MONGILI CI PARLA DELLA LEGA

di Gabriele Ainis

 

Che succede nella Lega? Semplice: Maroni ha cacciato via Bossi a calci in culo (ma non è detta l’ultima parola, perché anche il mezzo Bossi avanzato dopo l’ictus è sempre meglio di un sassofonista mancato, quindi meglio aspettare qualche settimana prima di dare un giudizio definitivo). Di questo si tratta e non capirlo è davvero difficile.

Però, proprio perché a certi raffinati notisti politici le imprese difficili piacciono in modo particolare, ecco che l’ineffabile professor Mongili si lancia in una comica analisi del fenomeno Lega, pubblicando un post sul sito di Sardegna Democratica.

Al pronti via il solito esordio spocchioso: «Tante volte, nel discutere di cose sarde con persone normalmente disinformate sui nostri affari (cioè il 99,9% dei Continentali), […]». Come dire che i Continentali (sarei curioso di sapere chi siamo questi Continentali, bisognerebbe chiederlo ad un sociologo, se ce ne fosse uno a portata di mano!) non capiscono un tubo di cose sarde, però meno male che noi abbiamo i professori Sardi che si intendono di cose Continentali!!

Bando alle ciance: cosa sarebbe la Lega? Ecco qua: «[…] la Lega è stata campione del localismo proprio alle mille città della provincia italiana, […]». Contenti? Questo sarebbe il Leghismo secondo Mongili!

Naturalmente non ha capito un tubo, perché le radici del movimento leghista affondano in ben altra realtà, come ha correttamente notato Dematteo in un bellissimo saggio di cui ho parlato altrove. Si tratta della rivendicazione positiva del proprio stato di subalternità culturale tipico dei rapporti tra centro e periferia. Il leghista è persona dall’orizzonte ristretto che un giorno si sveglia e pretende di rivendicare il proprio essere ignorante, bifolco, grossolano e villano perché qualcuno gli ha detto che piuttosto che vergognarsene, molto meglio esserne orgogliosi. Ecco tutto ed ecco il genio immenso di Bossi: ha creato un movimento da persone che prima arrossivano per non saper riconoscere la forchetta da pesce ed ora ruttano a tavola senza alcun ritegno, mangiando il persico con le mani.

Naturalmente, per capirlo bisognerebbe informarsi (chissà cosa legge Mongili per informarsi riguardo il movimento leghista, forse il bollettino della parrocchia di Gesico) oppure, molto più semplicemente, conoscere da vicino un certo numero di leghisti, frequentarli e andare a cena con loro, oppure soffermarsi per un paio di pomeriggi a vedere cosa combinano in una delle numerosissime feste padane su cui tanto si ironizza (io mi sono divertito ed ho imparato un sacco di cose).

Solo che Mongili è troppo occupato a discettare nell’empireo metafisico di una bizzarra analisi tutta letteraria: «[…] il cuore leghista da subito si è scagliato contro i “terroni” (ossessione primigenia), poi contro i “negri” e tutti gli immigrati, per finire con i gay. Insomma, il locus leghista è il bar della piazza di una città di provincia “fra la Pedemontana e il West”.» Come no, infatti la moglie di Bossi è Svizzera e Rosi Mauro danese, come sanno tutti quanti! E naturalmente Renzo (detto il Trota, altra mirabile invenzione di Bossi) di terrone non ha nulla, salvo la madre!

Sono solo stereotipi, gli stessi contro i quali si scaglia l’acuto professore all’inizio del post: sarà anche vero che i Continentali non capiscono un fico di cose sarde, ma di certo lui non capisce un accidente di cose Padane, tanto per attenerci alle categorie che piacciono tanto all’esimio: gli stereotipi (che però sono un’arma a doppio taglio, soprattutto per chi ha niente da dire e troppo da scrivere)!

Ma in fondo: perché Mongili si mette a ciarlare di Lega, che non conosce e neppure immagina cosa sia?

Perché vorrebbe marcare una differenza tra Sardegna e Padania, vorrebbe spiegare che le istanze indipendentiste e localiste sarde sono tutt’altro che il leghismo, mentre invece è evidente che si tratta sempre e solo di un conflitto insanabile tra «bidda» e città (detto in senso culturale, tra centro e periferia), come dimostra, ad esempio, quel fenomeno di Gavino Sale, capace di inventare un lessico politico equivalente a quello padano di Bossi, con la sola differenza che l’uno ha alle spalle la miriade di piccoli e piccolissimi imprenditori delle valli, stanchi di essere considerati figli di nessuno da un centro culturale impermeabile alla loro presenza, mentre l’altro ha quattro gatti altrettanto ignoranti ed emarginati ma con un peso pari, grossomodo, ad un troddio di mosca (piccola, diciamo un moscerino). E allora l’uno si trascina appresso i miliardi di fatturato e può mostrare il dito medio, l’altro si trascina appresso una gran micragna e deve andare a fare il comico assieme a Grillo (dimostrando, tra l’altro, di essere molto più bravo, perché fa ridere molto di più).

Sì, ma perché Mongili si sofferma ad inanellare una serie infinita di sciocchezze sulla Lega dimostrando, secondo lui, che c’è un’abissale differenza tra sardi e padani?

Semplice: perché fra breve ci sono le elezioni e la sua parte politica non ha nulla da dire, visto che all’opposizione non ha un accidente da proporre e quando è stata al governo dell’Isola ha lasciato irrisolti gli stessi problemi che continuano ad affliggere i sardi, la deindustrializzazione prima di ogni altra cosa.

Sarebbe bello poter parlare di temi serî, ad esempio lo sviluppo industriale, ma siccome nessuno mai ha avuto un solo barlume di idea in proposito ecco che ci si deve rivolgere ad altro e siccome altro non c’è, compaiono «[…] le esperienze più simili alla nostra, come quella catalana, quella scozzese, quella basca, nel loro mainstream […]».

Balle, solo Spaceballs, altro che mainstream! Qualcuno spieghi al nostro Mongili che l’Isola ha goduto di più di mezzo secolo di autonomia e di un fiume ininterrotto di denaro che i sardi, nel loro mainstream, hanno dilapidato essendo stati incapaci di mettere a frutto l’una e gli altri!

La realtà è che agli elettori bisogna dire qualcosa e quando non si sa cosa dire si ricorre al mainstream, quello della Catalogna dei Paesi Baschi e della Scozia, sai la novità!

Come dire, in definitiva, che i Continentali potrebbero anche sapere poco di Sardegna, ma di certo sanno benissimo cosa capita in casa propria, mentre Mongili dimostra che spesso i sardi (soprattutto politici e classe dirigente tutta, intellettuali in testa) pur non sapendo un accidente di Continente, capiscono pochissimo anche di Sardegna! Ecco questa sì che potrebbe essere una differenza sensibile.

Del resto Mongili, se cerca una citazione, si rivolge a Guccini e questo, devo dirlo in tutta onestà, stupisce pochissimo.

La citazione da Gramsci, invece, la lascio stare: quel poverino non si merita di essere torturato ulteriormente, ci hanno già pensato i fascisti e i suoi compagni dell’epoca: non potremmo lasciarlo in pace assieme al suo mainstream?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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