SPARTACO, L’EROE SARDO CHE MINACCIO’ ROMA

di Giampaolo Loddo

 

Naturalmente è uno scherzo, Spartaco non era sardo ma trace, tuttavia ironizzare sulle bizzarre ricostruzioni pseudostoriche di troppi sedicenti studiosi di storia sarda aiuta a spendere due righe su questa biografia romanzata di un personaggio entrato da tempo nel mito e, generalmente, poco contestualizzato all’interno del mondo repubblicano romano ormai a un passo dall’avvento di Augusto.

Il dignitoso lavoretto di Aldo Schiavone, poco più di un centinaio di pagine al netto di note e bibliografia, si propone, dichiaratamente, una lettura della rivolta di Spartaco funzionale alla descrizione dello schiavismo romano nel primo secolo avanti cristo, pratica atroce quanto diffusa, che di norma viene palesemente trascurata nella narrazione storica della civiltà romana.

Il fenomeno complesso dello schiavismo, che nel primo secolo a.C. raggiunse il suo culmine, viene di norma ridotto a una descrizione sommaria dei rapporti di produzione, mentre gli aspetti sociologici, ciò che significò per gli uomini e donne che lo subirono, restano di norma sottotraccia, sovrastati dalla consapevolezza della distanza tra il mondo di oggi e quello di due millenni addietro. Tanta storiografia, infatti, veicola il messaggio, formalmente corretto, dell’impossibilità di un giudizio etico sui fatti della storia, da traguardare piuttosto con l’occhio neutrale del raccoglitore e riordinatore di fonti. Per questo motivo si tende spesso ad ignorare il vissuto quotidiano degli esseri umani che la storia antica la vissero, volenti o nolenti, sopportandone il fardello.

Eppure, se uno dei ruoli della narrazione storica è quello di gettare un ponte col passato, al fine di ottenerne un aiuto per l’interpretazione del presente, ovvero di cercare nel tempo trascorso i semi di ciò che siamo noi, oggi, sono i tentativi come quello di Schiavone che andrebbero valutati con occhio particolarmente benevolo, sebbene risultino lontani sia dall’abitudine consolidata del saggio storico che da quella dell’approccio divulgativo.

Nonostante l’evidente assenza della volontà di ricollegarsi al mito scontato del barbaro gladiatore, capace di tenere in sacco le armate romane con i suoi colpi di genio, la lettura del libro proietta comunque verso un coinvolgimento emotivo, non solo nei confronti dell’eroe perdente e perduto, ma anche delle popolazioni rurali, degli schiavi posti alla base del circuito economico dell’epoca, vero motore economico della potenza romana, come lo erano stati per Atene prima di lei.

Lo studio della storia all’interno delle istituzioni scolastiche prescinde in genere da questo e si indirizza, per consuetudine ideologica, verso l’enumerazione di quelli che la vulgata storica considera fatti salienti e snodi capaci di imprimere un cambio di direzione al flusso degli eventi. Per questo il saggio, impostato sull’analisi del contesto, risulta sottilmente atipico e di facile lettura sebbene mai disattento ad un esame puntuale delle fonti e metodologicamente ineccepibile.

Unico motivo di perplessità la rilegatura che aumenta il prezzo di copertina e la presentazione del libro ad un programma obbrobrioso come Zapping, vero emblema di assenza informativa.

Poco male, basterà attendere il giusto per l’acquisto dimenticando l’accaduto. Nel frattempo, forse, Einaudi avrà anche pubblicato l’edizione in brossura.

 

michael.ventris@googlemail.com

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Aldo Schiavone – Spartaco: le armi e l’uomo – Einaudi, Torino, 2011

 

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