GIACOMO MELONI: TEGOLE FOTOVOLTAICHE E ALTRE CAZZATE SPARSE

di Gabriele Ainis

 

Ciao Gabri.

Guarda il link e divertiti: questo qua ha copiato da Pili che voleva fare le case sarde su Marte. Dai che se ci va bene i nostri politici ci salvano con la fantascienza. Alle prossime elezioni ci prendiamo il capitano Kirk così siamo a posto!

http://www.fondazionesardinia.eu/ita/?p=2797

 

Effettivamente ho qualche amico che mi manda link stravaganti. Per la verità sono pochi (gli amici) mentre ricevo un sacco di insulti da parte di «sardi veri» che mi accusano di essere un «sardo burdo» (cose del tipo: «Con quel cognome si vede che non sei sardo!»)

Insomma ho cliccato e ho trovato l’intervento di Giacomo Meloni agli Stati Generali, il 16 marzo scorso: perché l’avevano mandato “a me”?

Chi mi conosce sa cosa pensi del suddetto presidente della CSS, pertanto mi ha incuriosito e, nonostante consideri Meloni di utilità non superiore ad un attacco di dissenteria, l’ho letto dall’inizio alla fine.

Così ho capito: il preclaro oratore ambiva al Guinness per la più alta densità di sciocchezze in un discorso pubblico e probabilmente il mio amico desiderava che ne fossi informato! Non per niente un’altra volta mi aveva mandato il link di un video, una gara di mangiatori di panini, dicendomi che l’avrei potuto usare per descrivere coloro che difendono a spada tratta la LSC e passano il tempo a chiedere – e pappai- i contributi regionali per la diffusione del sardo. Quindi doveva trattarsi di una cosa del genere, un video bizzarro o comunque una curiosità interessante e da non perdere.

A mio sommesso parere, Meloni ha tutto il diritto di ambire al Guinness, sebbene l’ottenere il record in un posto come la Sardegna sia tutt’altro che facile. Ci sono i Pili, i Cappellacci, quella fabbrica di invereconde cazzate rappresentata dal mondo indipendentista, per non parlare del mondo culturale «à la Manincheddà» che costringe a performance di elevatissimo livello qualora si desideri arrivare al vertice.

Meloni non si è risparmiato, spaziando dall’intelligente considerazione che :«[…] Non sono qui a chiedere più fondi per la povertà e l’assistenza […] semmai ci vorrebbero più controlli e oculatezza nell’amministrazione dei soldi pubblici anche su questo versante […]», fino al capolavoro: «[…] come ebbe a dire lo stesso Gesu’ Cristo nei Vangeli […]“I poveri li avrete sempre con voi…”

Come dire che adesso abbiamo capito il perché della necessità degli Stati Generali: come avremmo fatto altrimenti a perderci furbate di questo calibro?

Tuttavia il mio amico si riferiva probabilmente ad un altro passo del notevole intervento. Pare infatti che il dottor Meloni abbia le idee molto chiare sul nostro futuro industriale: «Noi sardi abbiamo l’intelligenza e le forze per sognarlo e progettarlo questo nostro futuro con uno slancio corale di popolo. […] Sogno una miriade di fabbriche di pannelli e tegole fotovoltaiche impiantate attorno alla nostra ricchezza naturale di sabbie silicee.»

Tegole fotovoltaiche… sabbie silicee? Ma questo da dove arriva? Crede davvero che per la produzione di celle fotovoltaiche sia importante avere a disposizione la sabbia silicea?

Me lo immagino, il dottor Meloni, sotto l’ombrellone per ripararsi dal sole di luglio, al Lido, che prende manciate di sabbia silicea e le getta dentro il frullino a batteria sperando così di separare gli atomi di silicio che, da soli – perché il silicio è elemento tetraedricamente ordinato – si dispongono in bell’ordine allineandosi all’interno di una «tegola» fotovoltaica. A turno: un po’ di maionese (rotazione lenta) un po’ di silicio (rotazione veloce).

Ma non solo, come direbbe Giacobbo, questo vorrebbe pure una «miriade» di furbacchioni come lui che vadano in giro col frullino per prendere gli atomi di silicio dalle spiagge, produrre le tegole e magari installarle sul tetto di casa, ma non subito però… dopo la pubblicità!

C’è qualcuno che gli spiega che le cose sono un pochettino differenti? Che la presenza di silicio nelle celle fotovoltaiche ha in fondo poco a che fare con la sabbia silicea ed è invece una questione di alta tecnologia del tutto incompatibile con la Sardegna attuale? Di enormi investimenti? Disponibilità di un backgroud tecnico-scientifico per il quale sono necessari decenni di sviluppo e una montagna di denari? Che ci sarà un motivo se le celle fotovoltaiche che trova nei negozi provengono dalla Germania o dalla Cina? Che non esistono le «miriadi di fabbriche» perché la produzione avviene in strutture ad alta densità produttiva e con standard qualitativi e di controllo del tutto incompatibili con una piccola industria?

Ma soprattutto: c’è qualcuno che ha il coraggio di spiegargli che ha detto una cazzata megagalattica con questa storia della sabbia silicea?

Non so che tipo di laurea abbia conseguito il dottor Meloni, però potrebbe darsi che fosse un collega di Pili, quello delle case sarde su Marte. Magari, se si mettono d’accordo, facciamo le case sarde su Marte Made in Sardinia ma con le celle fotovoltaiche Made in Poetto, espressione del genio isolano perché, come dice lo stesso Meloni: «Noi sardi abbiamo l’intelligenza e le forze per sognarlo e progettarlo questo nostro futuro con uno slancio corale di popolo […]»

E come no: chiamiamo il capitano Kirk e vedrai come facciamo il culo ai Klingon, noi, altro che Cappellacci!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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