IL BOSONE DI ROBERTO GALILEO BOLOGNESI

di Gabriele Ainis

 

Ho fatto incazzare Roberto Bolognesi!

Bella forza, Bolognesi da incazzato ci vive ed è pure contento, basta dirgli che non ha ragione e lui non ci vede più, si mette a sbraitare in sardo (in italiano, naturalmente, la lingua sarda più parlata e scritta) poi pretende che si parli di LSC come piace a lui, spiattellando dati tecnici di cui solo gli addetti ai lavori capiscono qualcosa, così ha vita facile e non parla dei problemi veri della Limba Sarda Comuna, dei motivi per i quali lui (e i suoi amici) la vorrebbero insegnata nella suola pubblica.

In fondo, per quale motivo dovremmo prendere la lingua sarda parlata e scritta (che esiste da centinaia d’anni) e buttare tutto definitivamente alle ortiche per insegnare una scrittura comune artificiale come la LSC, che non esiste, è stata studiata a tavolino e piace poco a gran parte del mondo accademico?

Ce lo dice proprio Bolognesi all’interno di un’interminabile discussione nel blog di Vito Biolchini (occasione nella quale l’ho fatto incazzare):

«Sa beridadi est ca custus bolint lassai chi su sardu si morgiat: nudda grafia unitaria = nudda sardu in sa scola. Nudda grafia unitaria = nudda sardu uficiali.»

L’operazione è chiarissima: Bolognesi – e in genere gli indipendentisti – si pongono il problema di stimolare la crescita di quella che a loro piace chiamare “sardità”, categoria razzista che prevede il possedere un lingua ufficiale in grado di soppiantare l’italiano. Una volta che ci sia, si avrà un’argomentazione in più per rivendicare l’indipendenza dall’odiata Roma.

È poi chiaro a tutti che l’eventuale adozione della LSC eliminerebbe di botto tutta la tradizione basata sulla lingua sarda: la poesia, la letteratura in genere e tutta la cultura legata alla lingua svanirebbe in breve di fronte all’insegnamento coatto di una lingua artificiale. Soprattutto è chiaro a coloro che vorrebbero la LSC nelle scuole ed è per questo che mi sono rotto le scatole e ho provocato la reazione di Bolognesi, facendolo incazzare e inducendolo a sproloquiare come piace a lui, per levargli di bocca la verità sulla LSC, perché questo signore ha un sacco di tempo da spendere su internet, come chiunque di noi può verificare razzolando da un blog all’altro.

Non c’è voluto molto; mi sono limitato, da ignorante della materia, ad un paio di considerazioni ovvie e oggettivamente verificabili.

La prima, che le idee di Bolognesi sono tutt’altro che condivise dal mondo accademico. La sua risposta? Immediata, eccola (tra le tante): «Questi mentecatti semplicemente non vogliono rendere conto ai loro studenti delle coglionate che hanno insegnato fino a oggi.» Che si traduce, più o meno, così: chi non è d’accordo con Bolognesi è un cretino. Ora, che la pratica scientifica preveda disparità di punti di vista è pacifico e non ci vogliono tre lauree per saperlo. Gli scienziati discutono e litigano in continuazione (per fortuna) però lo fanno nei luoghi adatti, che sono le riviste specialistiche in cui si pubblica dopo una valutazione da parte di un comitato di scienziati indipendenti (e anonimi). Bolognesi no: pretende di farlo nei blog e di ottenere legittimazione scientifica dal «popolo» dei non addetti ai lavori, quando di più antiscientifico esista. Ci sarà un motivo se Bolognesi è praticamente ignorato dal mondo accademico (come testimoniato, tra l’altro, dalla posizione universitaria: a sessant’anni non è ancora professore!). Però non provate a dirglielo, altrimenti non digerisce e vomita insulti.

La seconda: che la LSC è un’operazione ideologica e finirebbe per distruggere il sardo. A questo Bolognesi non risponde perché è difficile contestarlo. Si limita ad insulti più o meno originali (di norma poco) e a tornare sempre sul solito tema della correttezza delle proprie idee, da verificare in rete dentro un blog: chiamiamola la Sindrome del Bosone di Bolognesi, la cui esistenza non la dimostra il CERN ma i «mi piace» su facebook!

La terza, che l’utilizzo di una lingua sarda (per di più artificiale) per sostituire l’italiano porterebbe immediatamente ad un isolamento della letteratura sarda (considerata nella sua interezza) fatto che a bolognesi di certo non sfugge perché, prevedendo di pubblicare un libro, sceglie l’italiano e non la LSC. Anche su questo, naturalmente, non aspettiamoci una risposta. Del resto, preso dalla foga di illustrare le proprie posizioni, Bolognesi non usa certo la LSC ma l’italiano, poiché per motivi evolutivi la lingua sarda non è particolarmente adatta a temi tecnici e volerla forzare non produce risultati particolarmente brillanti.

In definitiva, un mediocre ricercatore di un’università olandese che vorrebbe insegnare ai sardi come si scrive, con l’aggravante che sa benissimo che i sardi non hanno bisogno di lui per scrivere e produrre cultura, soprattutto non hanno bisogno di un gregge di indipendentisti per farsi spiegare cosa debbano fare per il futuro: cancellare la cultura in nome di un’idea deteriore di autonomia o indipendenza, spesso con obbrobriosi risvolti razzisti.

Insomma, se avete tempo leggete la discussione sul blog di Vito Biolchini: ci troverete gli insulti di Bolognesi e le domande cui non vuole rispondere, che non riguardano i dettagli tecnici della LSC (roba per specialisti, addetti ai lavori, anche se lui vorrebbe spacciarle per ovvietà e che sono state rifiutate dai suoi colleghi) bensì i motivi veri per i quali si vuole affossare le lingua sarda in nome dell’idea nazionalista! Sarà lecito essere nazionalisti (ma neppure ficcarsi le dita nel naso è proibito dalla legge) ma è molto antipatico non dirlo e travestire il tentativo di mandare a puttane la nostra cultura (ciò che ne rimane) in nome dell’indipendentismo.

E Galileo?

Per fortuna gli scritti restano, così ciascuno può verificare che non ho mai insultato Bolognesi (sarebbe stata una buona ragione per incazzarsi). Però è uno che si insulta da sé: in un passaggio particolarmente comico della discussione si immedesima in Galileo, pensando, forse, di non essere ascoltato dal mondo accademico nello stesso modo in cui i filosofi aristotelici si rifiutarono di guardare dentro il cannocchiale. Peccato che Galileo rischiò il rogo, mentre Bolognesi è libero di sparare insulti nei blog, piccola e insignificante differenza.

Perché quelli come Bolognesi, i poveri perseguitati, passano le giornate in rete a parlarci del Bosone di Bolognesi, tanto lo stipendio a fine mese arriva lo stesso, che rispondano o meno ad una semplice ed ovvia domanda: perché dovremmo distruggere ciò che resta della cultura sarda per fare un piacere ad un gruppetto di pessimi ideologi?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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2 risposte a IL BOSONE DI ROBERTO GALILEO BOLOGNESI

  1. panurk ha detto:

    Mi ricordo un grande titolo in un giornale di almeno trent’anni fà (forse il Corriere della Sera):

    LA LINGUA SARDA PUÒ VIVERE NELLA GENTE SENZA ESSERE IMPOSTA DA UNA LEGGE

    Chi aveva detto questo era un certo Gavino Ledda. Per i sostenitori ardenti della LSC servirebbe un piccolo corollario:

    A CHE COSA SERVE UNA LINGUA IMPOSTA DALLA LEGGE SE NON VIVE NELLA GENTE?

    Tutt’altro é una sciochezza.

  2. pierluigi montalbano ha detto:

    La lingua sarda costituisce un pilastro delle tradizioni dell’isola. La lingua sarda è praticata comunque dalle comunità…nonostante l’assenza di leggi di tutela. La lingua sarda è viva e si trasforma quotidianamente. Premesso tutto ciò mi chiedo: come potrebbe mai l’istituzione scuola scegliere le figure professionali per l’insegnamento? Quali sono i parametri da considerare per le basi grammaticali? Logudorese, gallurese, campidanese…quale insegnare? Come si possono inseguire questi tentativi nebulosi e irrealizzabili anziché iniziare da un semplice insegnamento delle tradizioni sarde? Rispetto e difendo a spada tratta i tentativi concreti di valorizzare l’identità locale (distinguendola dalla globalizzazione che tende a limare le differenze) ma per evitare di produrre aria fritta bisogna anzitutto guardarsi dentro e cercare di essere pragmatici: la lingua sarda nelle scuole è impraticabile come concetto, ed è improponibile come metodologia. Mancano le basi logiche…è l’impresa di Don Chisciotte contro i mulini a vento: vedeva draghi che ostacolavano la sua ideologia…ma non riusciva ad imporre la sua visione del mondo perché anacronistica.

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