ALESSANDRO MONGILI, LA VOLPE DEL DESERTO

di Gabriele Ainis

 

La situazione politica sarda è fluida.

Colpa di tutte quelle prugne secche che hai mangiato! Te l’avevo detto che erano troppe!

No, un momento, basta con gli scherzi perché parliamo di cose serie: Alessandro Mongili interviene su Sardegna Democratica e ci dà una lezione di alta politica che inciderà a lungo nel dibattito isolano (quello fluido per via delle prugne).

Davvero un bell’articolo, illuminante, la cui genesi dev’essere stata più o meno questa: interno giorno in una delle sale riunioni delle Frattocchie in cui si tiene un seminario per i formandi quadri del PCI; il relatore, con aria furbetta, dice agli astanti: Oggi desidero impartirvi una lezione al negativo: anziché spiegarvi come si tiene un comizio insegnandovi cosa dire e come, facciamo al contrario. Vi dico cosa dovete evitare come la peste, tutte quelle cose che fanno perdere voti e consenso: chiaro? Mi raccomando, prendete appunti e conservateli perché sono cose importanti, mica cazzatine!

Siccome alle Frattocchie ci andavano solo quelli tosti, i futuri quadri del PCI (che poi diventerà tutta un’altra cosa, ma questa è un’altra storia) scrivono con attenzione tutto quello che il relatore dice, poi, alla fine della lezione, dopo il dibattito, conservano religiosamente gli appunti dentro una cartella.

Decenni più tardi, Mongili, per vie traverse, viene in possesso della cartella di uno dei partecipanti al seminario – che nel frattempo è andato in Forza Italia, poi nel PDL ed ora fa bella mostra di sé nel Terzo Polo – e legge sul frontespizio: Frattocchie: appunti di tecnica politica.

Frattocchie? Vuoi vedere che è un documento riservato che spiega come articolare un intervento di analisi politica? Mongili, senza pensarci due volte, legge gli appunti e pensa: Accidenti, davvero geniale! Meno male che ho trovato questa roba perché devo scrivere un intervento su Sardegna Democratica e non sapevo cosa dire!

Ecco, secondo me dev’essere andata più meno così.

Ad esempio, negli appunti c’era scritto di sicuro:

Punto 1) Citare metafore che possono apparire troppo colte e che richiedono una lunga spiegazione; esse danno l’idea di distacco tra base e dirigenti;

Punto 2) Tergiversare senza andare al punto così chi legge/ascolta ha il tempo di annoiarsi e pensa ad altro;

Punto 3) Citare fatti a sproposito, soprattutto se indifendibili.

Poi Mongili ha smesso di leggere perché avrà pensato che tre punti erano sufficienti e non voleva usarli tutti subito, hai visto mai che gli altri potessero tornare utili in futuro?

Così comincia con “Le retour des Princes français à Paris”, che nessuno conosce ma soprattutto che a nessuno interessa e per di più lo traduce (Il ritorno dei Principi francesi a Parigi) come a sottolineare che i lettori sono un branco di cretini che non capiscono una semplice frase in francese (piuttosto simile all’italiano!). Segue lungo spiegone, utilissimo a far sì che i lettori clicchino su youporn dove hanno caricato un video nuovissimo che gira in rete e di cui tutti sono entusiasti.

Bene: c’era il punto due) Tergiversare senza andare al punto così chi legge/ascolta ha il tempo di annoiarsi e pensa ad altro , no?

Allora (Mongili è un tipino ordinato) passa subito al punto tre): […] insultare o far insultare da pseudo-organi di stampa gli intellettuali che osano criticarli, con vere e proprie operazioni di squadrismo mediatico, come nel caso accaduto a Cagliari allo scrittore e attivista ambientalista Giorgio Todde, che rimarrà una macchia difficilmente cancellabile.

Come dire, ad esempio, che Stefano Deliperi è un pericoloso pseudo-giornalista che passa il proprio tempo a distruggere la fama di eccelsi intellettuali come Todde, il quale, invece, è un pulcino sperduto che combatte contro la giunta comunale pronta a Tuvixeddu con un camion betoniera. Evidentemente è una sciocchezza palese, indifendibile e, tra l’altro, pone proprio Todde in difficoltà perché le persone non sono del tutto sceme e un minimo di raziocinio lo posseggono: non sarebbe meglio lasciar correre e sperare che la volubile memoria collettiva ci metta una pietra sopra?

No: il punto tre recita: Citare fatti a sproposito, soprattutto se indifendibili.

Se Mongili voleva seguire alla lettera l’elenco delle Frattocchie, c’era poco altro che avrebbe potuto fare di meglio!

Ma in fondo, a parte il contorno di metafore e citazioni (bellissima anche questa: Julien Sorel è, lo ricordo, il giovane personaggio de “Il rosso e il nero” di Stendhal, che si traduce in: poveri ignoranti, ve la do io sa cultura, mih!) che diamine vorrebbe dirci il professore?

Ma è semplicissimo: che siccome il PD è un casino inenarrabile e impresentabile (e Soru lo è altrettanto) bisogna trovare il modo di farlo digerire agli elettori con un’operazione di maquillage; come? Semplicissimo, così: Mi domando se non sia il caso di non puntare più alla confluenza con la sinistra tradizionale, in cui rischiamo di far annegare ogni anelito di cambiamento […] Non sarebbe male costituire una Lista civica patriottica sarda […]

Se non si sa cosa dire, c’è sempre la carta del nazionalismo, come se ad esempio si cambiasse il nome del PD in PD!

… come è lo stesso, non scherziamo: prima era il PD, Partito Democratico, ma adesso è il PD, Partidu Democraticu, c’è una bella differenza no?

Per non parlare della ciliegina: […] con il mondo costituito dagli elettori indipendentisti occorrerà fare i conti […]. E perché trascurare LaPola? Siamo mica diventati intolleranti, no?

Adesso chi glielo spiega, al professor Mongili, che l’elenco dentro la cartella era quello delle cose da non fare? E meno male che non l’ha letto tutto, altrimenti chissà cosa sarebbe stato capace di scrivere!

È proprio vero che Quando il gioco si fa furbo, le volpi cominciano a giocare, come diceva il generale Rommel nel film Animal House… o era Tafazzi ?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

359

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in PoLLitica e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a ALESSANDRO MONGILI, LA VOLPE DEL DESERTO

  1. Andrea Rosso ha detto:

    E dopo questo articolo caro intellettuale che non tipresentinemmeno e ti nascondi,che cosa c’è per Mongili. Il Gulag? Vergognati.

  2. Gabriele Ainis ha detto:

    Gentile Andrea Rosso,
    guardi che ci hanno già provato in molti (da Maninchedda a Pintore). Quando non si sa cosa dire, si afferma che io non esista.
    Comodo.
    Provi invece a leggere con attenzione l’articolo di Mongili, poi, se vuole, mi dica cosa avrei detto di sbagliato.
    Su, da bravo: ce la può fare. Ma pensa davvero che i tre lettori istituzionali del bLLog perdano tempo dietro la fesseria dell’anonimato? Non crede che preferiscano riflettere sul merito?
    Cordialmente,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...