ARCIERE DELL’ARCHEOLOGIA: QUANDO L’ARCHEOLOGIA È ANCHE INTEGRAZIONE

di Gabriele Ainis

 

il 31 dicembre (domani mattina, sul presto) scadranno i contratti in proroga per le cooperative che gestiscono le biblioteche, i musei, le aree archeologiche e gli archivi storici, cioè le sedi del nostro sapere. Dal primo gennaio 2013 più di 800 precari rischiano di finire per strada, per ora nel silenzio della politica (e della cultura).

Ma davvero la cultura tace?

No: a volte c’è una cultura vera che urla, ed una che fa finta di non sentire.

La cultura militante, quella di coloro che rifiutano l’equazione perversa cultura=evento, come gli ultimi decenni di sciagurati governi multicolori hanno imposto al nostro disgraziato paese, opera comunque pur nelle difficoltà, nella precarietà e produce esperimenti di interesse notevolissimo. Come quello di Paleoworking Sardegna – l’associazione di Ardauli presieduta dall’archeologa Cinzia Loi – riportata qualche giorno addietro da La Nuova Sardegna nell’articolo Arciere dell’Archeologia.

Se archeologia significa prima di tutto conoscenza e riappropriazione del passato, quello vero di cui siamo figli, archeologia sperimentale ed etnografia hanno senso se utili a reinterpretare il nostro essere sardi del terzo millennio, a renderlo vivibile e attuale nell’insieme delle problematiche che ci troviamo a fronteggiare ogni giorno.

Ecco che allora studio archeologico non significa più disciplina lontana dal vissuto quotidiano ma prima di tutto conoscenza profonda e rafforzamento dei legami col territorio, così come etnologia non è teoria chiusa in un dipartimento universitario, seppure derivata da studio sul campo, ma condivisione utile a liberare il nostro orizzonte quotidiano da pericolosi ritorni di fiamma dell’intolleranza razzista, che la crisi economica e sociale dell’Isola riporta purtroppo in primo piano.

Come si coniuga, allora, la cultura archeologica ed etnologica al vivere e convivere di ogni giorno in una realtà sempre più complessa?

Ce lo dice Cinzia Loi ed il gruppo di agguerriti volontari attorno a lei: si parte dai bambini e dalla buona scienza. «Insieme a spasso nella storia» è un progetto condotto da Paleoworking Sardegna che educa i bambini alla convivenza attraverso lo studio del passato e la condivisione di attività basate sull’archeologia sperimentale, disciplina spesso trascurata ma non per questo meno scientifica e impegnativa di altre branche della materia.

Così troviamo Anwar che zappa in un giardino neolitico accanto a Lughe Maria Esmeralda, e Gianfranco che tira d’arco (una riproduzione fedele degli archi preistorici) accanto a Stephan.

Chi sono? Sono le bambine e bambini sardi di oggi che diventeranno le donne e gli uomini sardi di domani. Poco importa il colore della pelle e il luogo di provenienza dei genitori, o il luogo in cui sono nati, se in un lembo sperduto del Sahel, su una barca fatiscente persa in mezzo al mare o in uno dei cento comuni della Sardegna: i sardi, i sardi veri, sono questi! Non hanno bisogno di inventare una storia gloriosa quanto falsa di antichi avi conquistatori e feroci guerrieri mai domi, né hanno necessità di credere alle Atlantidi e alle altre sciocchezze che la cattiva informazione e la pessima pseudodivulgazione ci lanciano addosso da ogni parte: loro, fortunati, studiano davvero storia e archeologia perché c’è chi, scientificamente, gliela insegna dopo averla studiata e prodotta per lunghi anni. Questi bambini impareranno che la scienza non si inventa, che esiste un metodo capace di dare frutti e che le scorciatoie, apparentemente facili, sono del tutto prive di senso e soprattutto generatrici di cattiva conoscenza. Impareranno anche che l’esperienza diretta, la fatica di lavorare sul campo assieme ai piccoli amici, che apprenderanno a conoscere e ad apprezzare senza pregiudizi e stereotipi, è il modo migliore per occupare il mondo, perché sono la convivenza pacifica e la tolleranza dell’altro che possono portare al benessere comune.

Dare ai piccoli eredi del mondo gli strumenti critici per viverlo in armonia è quanto di più ragionevole si possa porre in essere nelle difficili contingenze che ci troviamo a dover interpretare, soprattutto ora, stretti nella paura che il domani possa essere peggiore dell’oggi come sta capitando ai nostri piccoli sardi, sardi adulti di domani.

Sono questi progetti che rassicurano sulla capacità delle nuove generazioni di costruirsi un futuro in armonia, ma provoca rabbia la considerazione che l’onere sia caricato sulle spalle dei giovani testardi come quelli che operano con Paleoworking Sardegna donando tempo libero e passione, assieme alla convinzione che non è con le lamentazioni sulla politica inetta che si potrà aspirare ad una società migliore ma con il lavoro, la capacità e la fantasia di saper vedere il futuro. Sono le Cinzia, Maria Grazia, Antonella, Barbara e Vilma (quest’ultima anche assessore alla cultura) che rendono possibile sperare in un presente ed un futuro migliori, ma sempre e comunque nel precariato, nel volontariato e nella fatica di andare a cercare, giorno per giorno, la risorse necessarie per dare realtà a ciò in cui si crede.

C’è bisogno anche della volontà di un comune, come quello di Ardauli, capace di realizzare che comunicare messaggi importanti ai bambini è più utile della sagra della lumaca ubriaca, ma non è che siano in tanti.

Vediamo di capirlo, tutti, e di non sprecare quello che Cinzia Loi e le amiche di Paleoworking stanno seminando ad Ardauli, sulle rive del Lago Omodeo: a maggio ci sarà il raccolto e i bambini vedranno il frutto di ciò che hanno piantato nel giardino neolitico. Noi sforziamoci di capire che la cultura non si può sostenere lasciando che poi il raccolto venga sprecato: i nostri avi neolitici hanno imparato a sopravvivere progettando il futuro, vediamo di non scordarlo nel mondo ipertecnologico (ma in realtà iperconsumistico) di oggi.

 

gabriele.ainis@virgilio.it

358

 

http://www.paleoworkingsardegna.org/

 

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3 risposte a ARCIERE DELL’ARCHEOLOGIA: QUANDO L’ARCHEOLOGIA È ANCHE INTEGRAZIONE

  1. Prestidirigiri ha detto:

    Insomma, ammettetelo. L’ispirazione vi è venuta dal tormentone degli “Antenati”: “Vilma, porta la claaava!”…
    Si può sorridere e scherzare, perché la notizia è delle migliori in assoluto: un piccolo comune sardo che si ribella all’inerzia e all’ignavia correnti ed agisce. Ma non d’impulso, bensì lucidamente, programmando secondo schemi collaudati ed esemplari una serie d’iniziative brillanti.
    Sì: la prima frase è troppo scherzosa e la seconda troppo pomposa, lo so: ma ciò deriva dalla consapevolezza del fatto che un’idea di genio sembra sempre così facile da aversi, dopo che l’ha avuta qualcun altro e l’ha messa in pratica per primo.

  2. sisaia ha detto:

    Sì, alle volte vale la pena di sobbarcarsi una marea di chilometri sulle strade (!) sarde per cose che promettono bene , rischiando anche di sbagliare svincolo più volte, ma comunque prenderla con filosofia e come farebbe Pollyanna, essere felici di aver visto un altro pezzetto di Sardegna.
    Molto meglio delle costose “carrascialate” a base di contenuti stantii dal continuo riciclo nel “cortile” di casa.
    Ad majora!

  3. Luca ha detto:

    per caso, sono entrato in contatto con Cinzia e Paleoworking Sardegna.. devo dire che e’ un grandissimo picere, vivendo all’estero, vedere che nel nostro Paese ci sono ancora forze vere, positive e vitali che non si arrendono alla degenerazione della vita politica e culturale, l’unica cose che purtroppo finisce sotto i riflettori e viene esposta come sola immagine dell’Italia. Brave ragazze!
    Luca@London

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