LA SARDITA’ PUO’ UCCIDERE CON TRASPORTO? Parte seconda

di Gabriele Ainis

 

Il secondo link è relativo ad una discussione nata dalla prima (chiusa dai moderatori) perché evidentemente il tema intriga; si intitola: Sardi veri o no?

L’esordio scherzoso di Nevathrad è proprio: «Come deve essere un sardo vero?»

Memori dei disastri provocati nella discussine precedente, si susseguono dapprima battute scherzose, ma si ricade in breve nello stereotipo (Tzinnigas): «sei sardo soprattutto quando non ti vergogni della tua terra e ricordi sempre il luogo dove sei nato. Quando esalti la tua Sardegna per il suo mare e la buona cucina, il sole caldo anche d’inverno, per l’ospitalità della gente e per tutte le bellezze che la rendono una terra splendida!!!»

A cui si risponde con parole sagge (Nevathrad): «Quelli che la reclamano così tanto, dove è la loro definizione di vera sardità?»

Lore non ha esitazioni: «il vero sardo è colui che porta la Sardegna sempre nel cuore e la difende da chiunque con l’orgoglio che ci contraddistingue.»

Anche Anto: «…un sardo non ha bisogno di dire che è sardo…e’ solo un uomo come tanti che ha radici in una terra antica e ricca di storia….nel momento che dimostrerà di essere figlio di questa terra STUDIANDO le proprie origini e RISPETTANDO la propria cultura in tutte le sue forme, si potrebbe ritenere sardo…e orgoglioso di esserlo. Non dimenticando di rispettare le origini e la cultura degli altri (straordinarie in ugual misura.)»

È curioso che, forse memori dei litigi avvenuti nel topic precedente, i partecipanti si sforzino di cercare un piano di discussione il più possibile neutrale nel quale tuttavia, si insinuano nuovamente elementi scivolosi. Ad esempio il nick Nugoresu: «[…] infatti ho anche scritto che tutta la sardegna è piena di nuraghi quindi tutti chi piu chi meno ha il DNA dei nostri antichi avi….». Insomma i “sardi veri” sono quelli che hanno a che fare con i nuraghi e naturalmente si contraddistinguono per un DNA “speciale”.

Infine tutti sembrano essere d’accordo su questo (nube che corre, nick con echi da nativo americano): «Un vero sardo : Ama la sua Terra , sa riconascere i suoi profumi, ammira i suoi bellissimi tramonti, ha lacrime quando si allontana da Lei e quando torna da Lei , sa riconoscere i suoi difetti e le ingiustizie e ammette che a volte non è proprio un paradiso, un sardo vero ama la sua Terra con pregi e difetti, un sardo vero può avere un accento diverso ma dentro il cuore ha 4 mori che lo rendono vivo.»

Che però la ricerca del vero sardo possa portare verso tematiche razziste, viene ventilato esplicitamente (robur g, nock di un frequentatore dichiaratosi cagliaritano): «L’ideale del “vero sardo” non è sostanzialmente molto lontano da quello dell'”ariano puro”!!! Chiamiamo le cose col loro vero nome: è un’idea fondamentalmente razzista!!!!» (grassetto originale)

Gli risponde Perdixeddu: «per me il VERO SARDO è semplicemente chi ama, rispetta la propria terra, la propria storia, la propria lingua…nato qui o no, figlio di sardi o no…»

C’è chi lega la “sardità” ad un ideale mitico di “vita d’altri tempi” (forzacommo): «La modernità che è arrivata a velocità sostenuta,in mezzo secolo si è avuto un cambiamento profondo forse mai avvenuto nella storia dell’umanità,ha distrutto e stà finendo di eliminare quelli che sono le caratteristiche che ci possono distinguere da altre “genti”.Arriveremo al punto che nell’Universo saremo tutti omologati ad un’unico standard e così non ci saranno più “veri Sardi”.Per finire vi porto l’esempio di mia nonna,come “vera Sarda”,che logicamente era bassa e che :mungeva la capra,accudiva i maiali,zappava la terra,in particolare le fave,le patate,il grano ecc,raccoglieva le fichidindie,lavorava al telaio,e ovvio poi che filasse la lana,il lino,faceva il pistoccu,andava a legna,a raccogliere le ghiande,e in mezzo ad altre specializzazioni accudiva i figli e la casa».

Non mancano i veri e propri imbecilli (Dedalonur): «[…] sardi, uno tra i più antichi popoli d’Europa, sono di conseguenza i custodi della più remota storia dell’Europa occidentale, […]» coloro che cadono nel razzismo per ignoranza, i peggiori.

Naturalmente il palesarsi del razzismo conclamato chiude la discussione, che si esaurisce in breve.

È possibile trarre qualche indicazione (del tutto discorsiva, è bene non dimenticarlo, assimilabile ad una discussione in casa di conoscenti)?

Sì: la “sardità” si trascina dietro un’idea viziata, fondamentalmente razzista: che i sardi, in un certo qual modo, peraltro impossibile da definire con accuratezza, possiedano qualcosa di speciale che li differenzia dagli altri. A poco vale l’evidente assurdità di definire cosa sia il “vero sardo” o la “sardità”, concetti del tutto aleatori e privi di senso; resta, soprattutto da parte di coloro culturalmente più deboli, un senso di urgenza relativo al sentirsi parte di una comunità forte, e poco importa se essa sia priva di esistenza reale: basta e avanza la speranza che esista e la convinzione, non si capisce quanto giustificata, di aver diritto a farne parte.

Insomma un sintomo di debolezza, che si manifesta a maggior ragione in tempi di crisi e instabilità e in cui il razzismo, l’intolleranza, trovano terreno fertile (e spesso, almeno all’inizio, inconsapevole).

Per fortuna ci sono gli Amartya Sen, ma ci vorrebbe anche l’apporto di qualcuno più vicino, che invece manca perché impegnato a discettare del sesso degli angeli (sherdanu).

 

gabriele ainis@virgilio.it

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