IDENTITA’ SARDA: OTZI, DAL SIMILAUN AL SARDISTAN

di Gabriele Ainis

 

E’ stato dimostrato che Otzi appartiene a un aplogruppo Y molto raro in Europa. Questo permette di trarre due conclusioni: gli antenati di Otzi sono emigrati dal vicino Oriente nel neolitico in seguito alla diffusione dell’agricoltura e dell’allevamento; il loro Dna si è conservato fino a oggi in regioni isolate, come Sardegna e Corsica.

Ne ho scelto uno a caso (da La Repubblica), ma sono più o meno tutti equivalenti e tutti sparano una lunga raffica di invereconde sciocchezze. Accade spesso, purtroppo, e fa comodo un po’ a tutti: agli scienziati che amano finire sui quotidiani anche se hanno poco da dire (siamo tutti esseri umani, pare, sebbene a volte se ne dubiti) ma anche ai giornalisti, i quali, bontà loro, si limitano a orripilanti copia/incolla delle dichiarazioni degli scienziati falsandone il senso, tanto il lettore bruto non capisce un fico di scienza e capisce ciò che vuole.

In realtà, nella notizia non c’è nulla di eclatante, o comunque non nel senso prospettato dall’impostazione data ai numerosi articoli che spariranno presto dalla vista (per fortuna). È noto che la transizione neolitica avvenne (per quello che riguarda noi) nel vicino oriente e poi si propagò (tra l’altro) verso occidente. Cavalli Sforza se n’è occupato da (tanto) tempo proprio attraverso studi di carattere genetico che hanno confermato la diffusione (e non la migrazione, accidenti!) di popolazioni orientali verso ovest. Si discute sull’apporto genetico, più o meno elevato, alle popolazioni residenti, ma la diffusione c’è stata e, se si muovono le persone, difficilmente lasciano a casa il DNA (perché ci tengono particolarmente; le mamme dicevano sempre ai figli: “Esci? Hai preso il DNA?”). Pertanto, che nel corredo genetico dell’uomo del Similaun (solo a Bolzano potevano chiamarlo Otzi!) si ritrovi traccia di sequenze diffuse in oriente è del tutto pacifico e non rappresenta certo una novità! Al massimo, i giornalisti avrebbero dovuto dire: Niente di nuovo: si conferma che la transizione neolitica si è spostata dal vicino oriente verso di noi trascinandosi dietro il DNA, come aveva già detto Cavalli Sforza uno sproposito di anni fa!

Val la pena citare anche l’intolleranza al lattosio: Otzi (che razza di nome, ma non potevano chiamarlo Baboe?) correva dietro un cespuglio non appena beveva il cappuccino (ecco perché nel Similaun scarseggiano i bar, ma è pieno di cessi). E allora? Vediamo di capirci: prima dello sviluppo dell’allevamento, gli esseri umani smettevano di digerire il latte attorno ai quattro anni, l’età dello svezzamento. Quando il latte divenne disponibile grazie alle tette di mucche&C, i mutanti (umani) capaci di digerire il latte ebbero immediatamente un vantaggio evolutivo e propagarono rapidamente questa caratteristica. Il povero Otzi (chissà se usava i dieci piani di morbidezza neolitica) vivendo accanto alle alpi nel lontano ovest, faceva parte di una popolazione che ancora non aveva raggiunto tale capacità, fatto per nulla strano ed anzi ben comprensibile poiché i processi diffusivi lo suggeriscono: tanto più ci si allontana dal centro di diffusione, tanto più tardi si verrà raggiunti dalle nuove caratteristiche genetiche. Insomma: alcuni antenati di Otzi gli portarono in dote i propri geni orientali ma non le nuove caratteristiche riguardanti la digestione del latte. Se la mummia l’avessero trovata ad Atene, ciò avrebbe potuto stupire, ma poiché proviene dalle Alpi, proprio no!

Però, a parte queste piccolezze, nei vari articoli c’è qualcosa di terribilmente irritante! Questo:

il loro Dna si è conservato fino a oggi in regioni isolate, come Sardegna e Corsica.

Questa non è soltanto una palla clamorosa, nel senso che la Sardegna, nei secoli, è stata tutt’altro che isolata, ma è il segnale che il sentire comune ci consegna alla ribalta come una popolazione monolitica annidata in un’isola sperduta mai raggiunta dagli esseri umani se non in particolari occasioni. Come dire: i neolitici (che razza di espressione, mi faccio ribrezzo da solo!) hanno raggiunto la Sardegna e poi basta, ci sono rimasti senza che mai nessun altro andasse a far loro visita, incrociandosi tra cugini e tentando anche con le pecore tanto per vedere un po’ di rinfrescare il patrimonio genetico!

Ciò che mi fa specie, tra l’altro, è la spocchia dei quotidiani: l’articolo che ho scelto non l’ho preso dal Bollettino della Società di Mutuo Soccorso di Torre Canavese, ma da La repubblica, ed è contenuto nella sezione di paleoantropologia! Paleoantropoché?

Sia chiaro, in Sardegna, come in tutti i luoghi di questo mondo, ci sono località isolate, ma non è che un paesino alle falde del Gennargentu sia più isolato di un buco di culo annidato in cima alla Val Seriana o alla Val Brembana: provate ad andare a Ponte di Legno, poi ne riparliamo! Ma soprattutto non è che Cagliari non sia Sardegna e Il paesino del Gennargentu sì! Piaccia o meno, siamo sardi tutti, anche il figlio del mio amico Ahmed (senegalese) nato in Casteddu e capace di coccodrillare al Poetto assai meglio di me!

E tanto per parlare di geni orientali: qualcuno vorrebbe spiegare a giornalisti&C che la Sardegna era al centro delle rotte mediterranee e faceva parte dell’area di influenza pu-ni-ca? Che parlavamo neo-punico ancora nel IV secolo d.C.? Che a quei tempi Massimino Zedda l’avremmo chiamato sufeta (*) e non su sindigu? E qual era l’origine dei cartaginesi? …accidenti che non mi viene: vuoi vedere che arrivavano da Aosta?

Eppure ci sta bene, porca l’oca, perché a forza di difendere questo accidente di sardità e di andarla a cercare nella preistoria (e quando va bene nella protostoria) finiamo per essere visti come i cugini primi di Otzi che, per l’appunto, andava coperto di pelli e gli veniva pure la cacarella a mangiare un pezzo di pecorino!

Che volete farci: ce ne faremo una ragione in attesa di crescere un pochettino. Arriverà bene il momento in cui lasceremo i giocattoli ai bambini e la pianteremo di divertirci con il fare le fiche nella Carta de Logu (si spera) e Atlantide. Capiterà, presto o tardi, che gli intellettuali si occuperanno di cose serie (ad esempio la situazione della scuola, tanto per citare un problemino di poco conto) e i politici di industria (di cosa???).

Nel frattempo teniamoci i (soliti) cretini che stanno gioendo perché secondo loro la nuova ed eclatante scoperta dimostra che gli sherdanu hanno conquistato le Alpi… e naturalmente inventato gli sci!

A volte mi chiedo se sia meglio il Sardistàn di oggi o il Similàun dei tempi di Otzi. Me lo chiedo e la risposta è dentro di me…

…ma è sbagliata!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

348

 

(*) ma non in omaggio al formaggio greco!

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in ArcheoloGGia, Archeologia, CuLLtura e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a IDENTITA’ SARDA: OTZI, DAL SIMILAUN AL SARDISTAN

  1. panurk ha detto:

    Maaah, noooh, per me non c’è il minimo dubbio sulla provenienza sarda di Ötzi (almeno della sua DNA). I ricercatori che hanno sequenziato il DNA di Ötzi lo sanno dimostrare con precisione, ma a causa della political correctness hanno codificato il risultato in modo facilmente decifrabile affermando che Ötzi

    – appartiene a un aplogruppo Y molto raro in Europa (pocos),
    – i campioni sono spesso degradati (locos)
    – in frammenti molto brevi (malunidos).

    Tutto qui.

  2. Maurizio Feo ha detto:

    Bravo!
    Sinteticu et compenDiosu.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...