ARCHEOASTRONOMIA IN SARDEGNA: LA PASTINACA NURAGICA DI MARIO POMPONIO ZANDA

di Carlo Alberto Rota

 

Archeologia con la Carota Nuragica è un saggio di enorme importanza scientifica. Il suo autore, Mario Pomponio Zanda, illustra una nuova tecnica di archeoastronomia sperimentale messa a punto di recente per la determinazione delle orientazioni astronomiche degli edifici nuragici. L’autore, noto in Sardegna per la strabiliante competenza nell’uso delle carote (intere) per la cura dei nodi emorroidali, parte da una considerazione di profondo significato scientifico: i nuragici non conoscevano la carota arancione. Essa infatti venne selezionata nel XVIII secolo in Olanda in omaggio alla famiglia reale (gli Orange) e fino ad allora era del tutto sconosciuta. C’erano carote viola, rosse e gialle ma non arancioni. Questa notizia, volutamente ignorata negli ambienti dell’archeologia sarda, tradizionalmente negazionista, costituisce una vera rivoluzione nella conoscenza delle connessioni tra stelle e costruzioni nuragiche.

Mario Pomponio Zanda, geniale studioso autoctono, rifiutando i facili stereotipi e contestando l’ignoranza degli archeologi sardi, ha elaborato una rivoluzionaria teoria: se i nuragici non potevano usare le carote arancioni per orientare i nuraghi poiché non erano ancora state selezionate, dovevano usare qualche altra cosa. Che cosa?

La Pastinaca!

Essa pastinaca (in figura) somiglia assai alla carota in forma e dimensioni ma è affatto bianca. I nuragici la conoscevano di sicuro (soprattutto la varietà gigantesca Pastinaca NuraGGica) tanto che ne insegnarono l’impiego ai romani i quali ne fecero uso ampio ed abbondante (la citano Plinio e Dioscoride Pedanio).

Come ci spiega il geniale autore, i nostri avi shardana, una volta costruito un nuraghe, sceglievano la pastinaca più grossa dell’orto e le la cacciavano nel sedere individuando in tal modo la posizione della costellazione sacra del Sirbone. A questo punto ruotavano la torre nuragica in modo che l’ingresso guardasse il sorgere di Alpha Sirbonis all’emitroddio d’inverno e il tramontare di Epsilon Porcetti al trombaschio di primavera. Orientata la torre, l’archeoastronomo della tribù si disponeva chiappe all’aria di fronte all’ingresso con la Pastinaca Nuraggica ben piantata nel culo ed attendeva il sorgere della luna piena la cui luce plumbea proiettava l’ombra dell’ortaggio sulla parete della camera centrale del nuraghe. Con sorpresa dei membri della tribù, l’ombra della Pastinaca descriveva una scritta in caratteri nuragici, il cui significato oscuri viene attualmente studiato da un famoso paleografo. La scritta è D-A-S-N-A-R-A-S-A-K-A-Z-Z-A-R-A. Pare che essa fosse in relazione con il culto solare di RA, dio nuragico esportato in Egitto all’atto della conquista dei Popoli del Mare.

In lunghi anni di sperimentazioni Mario Pomponio Zanda ha riprodotto fedelmente le metodiche nuragiche per l’orientazione delle torri e ha scritto il suo libro (con una certa difficoltà perché deve stare sempre in piedi a causa della pastinaca che sporge).

Per sostenere le sue teorie Mario Pomponio si rende disponibile per dimostrazioni pratiche gratuite (a parte l’acquisto delle pastinache, da lui stesso coltivate in lunghi filari). Uno stage di archeoastronomia pratica con uso di pastinaca (da parte del noto archeoastronomo) può essere organizzato indirizzando un messaggio mail all’indirizzo in calce. Lo scrivente provvederà ad inoltrarlo all’insigne ricercatore che non mancherà di rispondere.

Scrivete, scrivete, scrivete e vi sarà risposto.

Vostro,

C. A. Rota

 

carloalberto.rota@virgilio.it

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Mario Pomponio Zanda: Archeologia con la Carota Nuragica, Bullshit Editions (2012)

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2 risposte a ARCHEOASTRONOMIA IN SARDEGNA: LA PASTINACA NURAGICA DI MARIO POMPONIO ZANDA

  1. Maurizio Feo ha detto:

    Hai dimenticato che – essendo massimi navigatori da subito – gli Shardani utilizzarono anche la pastinaca marina [http://it.wikipedia.org/wiki/Pastinaca_(zoologia)]. Uno degli effetti collaterali, però, è la puntura da parte del pungiglione caudale, che può provocare il tetano.
    Uno dei sintomi del tetano è – appunto – il trisma.
    Forse è proprio questa l’origine vera del “riso sardonico”!
    Guarda alle volte quante cose si scoprono – è il caso di dirlo – solo per culo!

    • Boicheddu ha detto:

      Il trisma, o trismo, è una contrattura spastica dei masseteri, muscoli della mandibola, che provoca difficoltà o impossibilità ad aprire la bocca.

      Mi scusi la precisazione, ma la ritengo doverosa.
      per il resto, una connessione davvero incredibile. Scriva subito un articolo sul Bollettino di Studi Sardi prima che qualcuno le rubi l’idea!

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