IL PENE NON E’ UN SIMBOLO FALLICO: NATI PER CREDERE (ALLE BALLE)

di Gabriele Ainis

 

Di recente, tra amici, si parlava del compianto Roberto Coroneo. Come accade quando si ricorda una persona intelligente, siamo cascati sui “Ti ricordi quella volta che…”, quindi, quasi subito, su Robertu Koroneu e la costellazione del Sirbone.

Ciò che è seguito si può facilmente intuire: prima di tutto il ricordo delle reazioni scomposte della solita banda di disadattati fantarcheologi&fantatutto, poi, di seguito, l’ovvia, scontata, domanda retorica: ma com’è possibile credere a una cretinata come quella dell’orientazione dei nuraghi se non c’è la minima prova in merito? Poi siamo passati ai pozzi nuragici che inseguono la luna, alla scrittura nuragica, ad Atlantide, scadendo infine sulle carote alloggiate in pertugi non meglio (o troppo) identificati e l’abbiamo piantata là, concludendo, discorsivamente, che evidentemente la gente ha bisogno di credere alle balle.

Eppure, letta con attenzione, se cioè si intende una predisposizione evolutiva, questa frase è tutt’altro che peregrina, come ci spiegano tre scienziati del calibro di Girotto, Pievani e Vallortigara nel saggio, non recentissimo, edito da Codice e intitolato, per l’appunto, Nati per credere (*).

Ridurre il saggio a poche righe è impossibile, tuttavia si può dire in breve che esso esamina i possibili motivi (evolutivi) per i quali il genere umano appare così propenso ad indagare la realtà facendo ricorso alla fiducia nell’esistenza di entità superiori (dagli dei agli extraterrestri che hanno costruito le piramidi o ai nuragici che hanno orientato i nuraghi o i pozzi sacri) in altri termini all’esistenza di un fine (e quindi di un progettista) in fatti del tutto casuali.

Tanto per fare un esempio, l’articolo in cui si ipotizza l’orientazione astronomica dei nuraghi – in cui si trae una conclusione (che l’orientazione astronomica esista) da dati che indicano chiaramente il contrario (una semplice analisi statistica lo dimostra incontestabilmente) – è paradigmatico della necessità di trovare un fine «superiore» (una religione “stellare”) in una distribuzione statistica che si spiega benissimo senza dovervi fare ricorso (con l’ovvia necessità di entrare ed uscire di casa senza essere troppo infastiditi dal maestrale, come si verifica per gli edifici edificati in aree ventose in cui non vi siano altri vincoli nella scelta della posizione dell’ingresso).

Ebbene, l’ipotesi affascinante è che la nostra mente tragga un vantaggio evolutivo dall’essere strutturata in modo da ricercare istintivamente un “fine” nella realtà in cui si trova ad operare. Come conseguenza del vantaggio evolutivo si presentano alcuni piccoli inconvenienti, ad esempio esistono degli individui che vagano baldanzosi per la campagna con una pastinaca, convinti che sia uno strumento efficace per lo studio delle orientazioni astronomiche degli edifici antichi. Inoltre, ve ne sono altri che danno retta a codesti pseudo-ricercatori diventandone epigoni, ma è la fregatura del mondo, tutt’altro che perfetto e rispondente ai nostri desideri. E poi, confessiamolo: chi se ne frega se c’è chi le carote non le mangia e le adopera per altri fini? Vogliamo forse discriminarli?

Però immagino il commento dei miei amici: Ma credi davvero che uno che se ne va in giro con una carota possa capire quello che c’è scritto nel saggio di cui parli?

Ma neppure per idea – dico io – e non mi aspetto neppure che provi a leggerlo. Al massimo si farà predire il futuro facendosi leggere la pastinaca, però gli ho dato una chance per diventare, da archeoscemo che è, un diversamente amante delle carote, che fa molto politically correct ed è terribilmente elegante no?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

339

 

V Girotto, T. Pievani e G. Vallortigara – Nati per credere; perché il nostro cervello sembra predisposto a fraintendere la teoria di Darwin – Codice (2008)

 

(*) a pag 51 c’è un accenno proprio alla «fanta-storia» ed alla «fanta-archeologia» quando si parla della fiducia (assai utile, dal punto di vista evolutivo) nel criterio della somiglianza.

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8 risposte a IL PENE NON E’ UN SIMBOLO FALLICO: NATI PER CREDERE (ALLE BALLE)

  1. Yuri Cabras ha detto:

    Io invece ricordo come in quell’occasione, per via del fatto che non stavate facendo una gran bella figura e soprattutto non la stava facendo l’autore del post che avete ricordato, vi affrettaste a chiudere i battenti per darvi una bella rinfrescata.

    • Boicheddu Segurani ha detto:

      Si nomina l’idiota e quello salta subito fuori.
      Ma buongiorno, è bello sapere che esistono gli esegeti di ArcheoloGGia NuraGGica.
      Com’è bello ricordare che abbiamo avuto l’onore di subire un hackeraggio da parte di un sacco di perditempo. peraltro bravini perchè il sito è stato distrutto un sacco di volte. Da cui un aumento dei contatti.
      Come abbiamo avuto modo di dire, a saperli usare i cretini, a volte, sono anche utili: nel nostro caso ci hanno fatto un sacco di pubblicità.
      Continui così, mi raccomando, lei ci è utilissimo.

      • Yuri Cabras ha detto:

        Siete così ordinari: usate l’insulto come lo userebbe una comare.
        È un peccato che in genere non pubblichiate i miei commenti (pochi, peraltro), mi divertirei grandemente. Il mio precedente invece è qui ben visibile: quella pagina brucia ancora eh?! Gran brutta storia quella… altro che hacker!

        • Boicheddu Segurani ha detto:

          Quello che brucia è il culo degli archeoastronomi che usano la carota per orientare i nuraghi con il Sirbone.
          Anche il culo di quelli che vanno loro dietro, come lei.
          Grazie per l’attenzione e continui così

          • Yuri Cabras ha detto:

            Voglio rimanere in tema di credenze. Vi descrivo un quadro: da una parte voi che, puerilmente, ridacchiate di “sottili” allusioni in stile casermesco e dall’altra un archeoastronomo che pubblica i suoi studi su riviste specializzate di certo prestigio internazionale.
            Ora, secondo il vostro avviso, i tre autori del saggio che avete recensito dove sistemerebbero le “convinzioni non supportate”, sulla testa dell’archeoastronomo o sulla vostra?

          • Boicheddu Segurani ha detto:

            Senta, non vorrà che le spieghi cosa sia una rivista, spero. I cazzoni che vanno a spasso per la campagna con una carota nel culo confidano esattamente negli id… nelle persone come lei, ignoranti e incapaci di distinguere tra scienza e fantascienza. Ci sono quelli che sanno cos’è il metodo scientifico, altri che preferiscono cacciarsi la carota nel sedere pensando che il mondo accademico abbia tempo da perdere orientando i nuraghi con il Sirbone.
            Su, da bravo, passi più spesso dal verduraio e continui a leggerci assiduamente: di lei abbiamo bisogno (anche degli archeochissaché: sono terribilmente divertenti!).

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