IL GIORGIONI FURIOSO

di Gabriele Ainis

 

Detesto i reality, ma la telenovela di Sardegna 24 mi ha realmente appassionato. Ci sono tutti gli ingredienti per farne un fumettone di successo e gli interpreti non si risparmiano.

L’ultima puntata l’ho trovata nello spazio di Vito Biolchinie riguarda le lamentazioni di Giorgioni (ex collaboratore di S24), che, nel proprio blog, si agita come segue:

L’AGABBADORA A SARDEGNA24: NOMINATO IL LIQUIDATORE – Il commercialista cagliaritano Luigi Zucca è stato nominato commissario liquidatore della società editrice di Sardegna 24, il quotidiano chiuso alla fine di gennaio dopo soli sei mesi di attività. Dopo due settimane di attesa è stato raggiunto ieri l’accordo tra i soci attuali (l’ex direttore Bellu, la sorella Carlitria e l’amministratore Giancarlo Muscas) e i tre imprenditori che, prima di uscire di scena a novembre, avevano promosso l’iniziativa.

Al liquidatore toccherà il compito di sistemare i conti non saldati: gli stipendi dei giornalisti, anzitutto, che non hanno ricevuto le mensilità di dicembre e gennaio e potranno anche reclamare il Tfr e il mancato preavviso, tutela prevista dal contratto nazionale in caso di cessazione improvvisa dell’attività.

Ma l’editore uscente aveva anche denunciato l’esistenza di debiti non dichiarati (l’entità è incerta: a seconda delle giornate e dell’umore si va dai 200 mila euro agli 800 mila) al momento del passaggio di proprietà, altra pendenza da risolvere.

Troverà, Zucca, beni sufficienti per accontentare i creditori? Difficile, se non impossibile, considerata la scarsità dei mezzi a disposizione della redazione per tutta la durata di questa effimera esperienza.

Quel che chiedo, a chi avrà la generosità di rilanciare questo post, è di aiutarci a non far passare sotto silenzio quella che si può a ragion veduta definire una storiaccia. C’è gente che è rimasta a terra ed è stata clamorosamente presa in giro, come in tante altre aziende in cui lavoratori protestano e manifestano.

In questo caso no, silenzio tombale per tutta una serie di motivi: qualcuno preferisce tacere perché è convinto che il lavoro lo riavrà da chi glielo ha tolto, altri sono rassegnati e per il resto vige un’omertà ispirata dalla regola del “cane non morde cane”, nel senso che tra giornalisti non ci si attacca pubblicamente.

Il giornale non riaprirà, solo gli allocchi possono credere il contrario. Ma la verità deve emergere perché storie del genere non si ripetano più.

Francesco Giorgioni

 

La verità deve emergere? Non facciamo passare la storiaccia sotto silenzio? Certo, eccoci qua a contribuire nel nostro (molto) piccolo: in questo blog abbiamo tre lettori istituzionali che saranno entusiasti delle argomentazioni del Furioso. Contento?

Peccato che questa pretesa verità non si capisca quale sia, e neppure Giorgioni ce la svela.

Vediamo: vorremmo dire che l’operazione ha qualche lato oscuro? E quale sarebbe?

Riassumiamo:

1.       Un imprenditore dà inizio ad una nuova iniziativa industriale;

2.       vengono assunte due decine di collaboratori;

3.       l’iniziativa industriale è una schifezza;

4.       l’iniziativa industriale chiude dopo sei mesi;

5.       le due decine di collaboratori restano a spasso.

Diciamolo chiaramente: se si fosse trattato di un laboratorio per il riciclo dei preservativi usati, non staremmo a parlarne. Praticamente non si parla di un disastro di proporzioni enormi come l’ALCOA (l’unica azienda ancora funzionante nella provincia più povera d’Italia, altro che Grecia!) e dovremmo passare il tempo a parlare di venti persone che riciclano preservativi?

Che la gente perda il lavoro spiace e non poco, dal punto di vista umano donne e uomini che hanno lavorato per S24 hanno tutta la mia comprensione e spero che possano trovare valide alternative continuando a fare ciò che a loro piace, però riportiamo la vicenda a ciò che è: un’azienda privata che apre, non incontra il mercato e chiude!

Però con una piccola differenza: che tra i venti ci sono coloro che lavano i preservativi seguendo precise istruzioni, certo, e sono incolpevoli, ma anche quelli che sono andati a lavorare per la nuova impresa convinti che raccattare preservativi usati per poi rivenderli fosse un business praticabile, confidando nella presenza di un Pantalone che (per motivi che nulla hanno a che fare con i preservativi) ripianasse mese per mese le cataste di profilattici di seconda mano invenduti che si accatastavano nei magazzini!

Allora, tanto per riallacciarci alle infuriate parole di Giorgioni, cos’è che non dovrebbe accadere più: che un imprenditore apra una nuova azienda o che chi va a lavorarci dentro convinto di vivere vendendo preservativi usati (perché tanto c’è Pantalone) veda un po’ di cambiare mentalità?

Non desidero redarguire nessuno, né conosco personalmente Giorgioni al quale auguro sinceramente di trovare un’altra sistemazione, però non esageriamo: questa storia di confrontare un giornalista professionista con un operaio dell’ALCOA (del quale si parla poco o nulla) è mortificante per entrambe le categorie di lavoratori, ma soprattutto per coloro che appartenendo alla prima non colgono la differenza, facendo dubitare – e molto – che l’appartenenza sia giustificata da una buona professionalità!

Che si pretenda di dare addosso a Soru, come ha fatto Bellu al Teatro Massimo, perché a un certo punto ha chiuso il rubinetto per motivi suoi, mentre avrebbe dovuto tenerli aperti per motivi di Bellu (lo stipendio) è una tesi insostenibile e travestirla da offesa alla libertà di stampa o attentato al diritto al lavoro una balla spaziale: i Bellu e i Giorgione hanno contribuito, da professionisti, al disastro di S24 e hanno collaborato al giornale conoscendo le regole del gioco (oppure, se non le conoscevano, sarà bene che cambino mestiere). La prossima volta che scelgono di riciclare preservativi usati, ci pensino meglio, oppure trovino un Pantalone più disponibile.

Noi, in ogni caso, l’appello l’abbiamo pubblicato: attendiamo le reazioni indignate dei tre lettori istituzionali del bLLog

 

PS – Per carità, quella dei preservativi usati è una metafora: che a nessuno venga in mente di aprire un’azienda che si chiama Preservativo 24 (la lunghezza media è molto inferiore, si rischia di non venderli!).

gabriele.ainis@virgilio.it

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