TUVIXEDDU: LA RISPOSTA DI MASSIMO ZEDDA

di Gabriele Ainis

 

La recente polemica su Tuvixeddu, innescata da Giorgio Todde, con l’aiuto compiacente di Italia Nostra, dimostra un bel paio di cose.

La prima, che se davvero Cagliari (ma la Sardegna, altro che storie!) è capace di esprimere intellettuali di questo calibro, allora si merita la situazione di oggettivo degrado, politico, economico e culturale nella quale versa, giustificando pienamente il più basso indice di natalità riscontrabile in Europa: le donne non fanno più bambini perché sono sagge e non vogliono mettere al mondo dei poveri innocenti costretti a subire una società come questa!

La seconda, schiettamente politica, che la sinistra (isolana e non) contiene dentro di sé un paradosso logico determinato dalla sua stessa natura di organismo plurale: se si assume come assioma la necessità di assicurare il dibattito interno, si deve necessariamente accettare la possibilità di distorsioni (tutto sommato veniali) come quella dell’uso strumentale di situazioni quali l’affaire Tuvixeddu, nella quale un autocertificato intellettuale (Todde) impugna il vessillo della sacrosanta tutela di un bene pubblico per rivendicare la visibilità propria e della parte politica cui si appoggia.

La terza, che l’applicazione alla politica delle categorie proprie alla teoria dell’evoluzione di Darwin funziona egregiamente, poiché le specie politiche in continua competizione tra loro determinano (con un meccanismo del tutto casuale di variabilità genetica) l’affermazione di nuovi personaggi OGM: ad esempio Massimo Zedda.

Non è necessario essere un Machiavelli per osservare come la sparata di Todde sia stata dettata, prima di tutto, dalla considerazione che, sebbene tutto l’enorme lavoro svolto dal movimento pro-Tuvixeddu si stia dirigendo verso una conclusione positiva – l’area verrà tutelata – c’è il rischio, per certi versi inevitabile, che il merito storico dell’operazione venga intascato interamente dal giovane sindaco. Che ciò sia inevitabile sta nella dinamica della rappresentanza democratica, in cui le istanze collettive vengono alla fine incarnate da atti formali espressi da una persona fisica: dal rappresentante democraticamente eletto.

Tra qualche tempo, sedimentato il polverone sollevato da una situazione incancrenita da decenni di litigi, Zedda, per i cagliaritani, sarà l’amministratore che ha tutelato Tuvixeddu e levato le mutande all’anfiteatro, mentre Todde verrà ricordato dai pazienti come un ottimo oculista con l’hobby della scrittura. Al massimo, assieme a Massimo (che bella allitterazione!) ci si ricorderà di Alfonso Stiglitz, archeologo, che di Cagliari Punica si è occupato per anni, pubblicando ottimi lavori e spiegando a noi tutti l’importanza archeologica (ma soprattutto storica) di un’area cimiteriale unica in tutto il bacino del mediterraneo. Quel luogo ci rammenta che noi siamo anche punici, oltre che un sacco di altre cose, ed è bene tenerlo a mente quando pensiamo a noi stessi come comunità.

In buona sostanza, quando si parlerà di Tuvixeddu, si ricorderà il sindaco giovane e cazzuto che l’ha salvato e l’archeologo, meno giovane ma altrettanto cazzuto, che l’ha studiato, assieme al vago ricordo di una non ben definibile sollevazione popolare in cui verranno disordinatamente ammassati tutti gli altri cittadini, tra cui anche gli oculisti, gli scrittori di gialli, gli avvocati, gli operatori ecologici, le infermiere, gli ambulanti di colore e i giornalisti.

Todde lo sa oppure lo percepisce – l’animo umano è una robaccia complessa e plurale, vai a sapere cosa pensiamo davvero e se non siamo anche capaci di mentire a noi stessi – ed è per questo che si agita. Ma lo sa bene anche il sindaco che, fino ad ora, si è ben guardato dall’entrare nella polemica, nonostante sia stato sollecitato anche da intellettuali che a lui fanno riferimento per invocare una gestione cittadina diversa dagli anni bui delle amministrazioni di destra.

Perché dovrebbe? Zedda ha in testa ben altro, ma soprattutto ha già vinto in gran parte la sfida con il proprio mandato nel momento in cui ha realizzato di trovarsi tra le mani alcuni problemi di alto impatto mediatico, capaci di sollecitare, prima di tutto, la fantasia e l’emozione dei cittadini. Tra qualche tempo, chiusa la vicenda Tuvixeddu, come ha chiuso quella dell’anfiteatro, non ci sarà neppure bisogno di rispondere a Todde, perché intascherà anche il lavoro che l’oculista/sccrittore/intellettuale/ambientalista si è sobbarcato negli anni assieme a tanti altri: deve solo avere la pazienza di aspettare.

Come un piccione, insomma, il quale, finché vola alto e non si abbassa, tenendosi fuori dalla portata dei fucili, non corre il rischio di essere impallinato.

Però ha sempre la possibilità di bombardare le teste che vede sotto di sé: se fossi in Todde, comincerei ad aprire l’ombrello.

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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5 risposte a TUVIXEDDU: LA RISPOSTA DI MASSIMO ZEDDA

  1. Alfonso Stiglitz ha detto:

    Gentile Ainis
    In queste settimane si messo di buona lena per confondermi, visto il trattamento positivo che mi riserva, quasi da incensamento (mi piace molto la vignetta di Fisieddu, mi manda l’immagine originale?). Certo su Tuvixeddu ho speso molto della mia vita professionale, nell’ambito della ricerca e da cittadino nella campagna per la salvaguardia del colle. Ma credo che sbagli nel contrappormi a Giorgio Todde. Giorgio è un intellettuale, come me, che si impegna nella vita civile con una passione che è rara nella nostra categoria, sempre chiusa nel proprio particolare e nel proprio fazzoletto di terra. Lo fa con passione e, nel caso specifico di Tuvixeddu, con rara competenza; cioè non è il mero intellettuale testimonial, ma un attivo cittadino che svolge il suo ruolo. Poi si possono o meno condividere i toni e le motivazioni, come con tutti – come ad esempio lei fa con me quando parliamo di identità – ma mettere in dubbio le motivazioni e le qualità del suo agire mi sembra più ancora che sbagliato, frutto di una visione angusta del ruolo dell’intellettuale. Avercene, in Sardegna, di intellettuali come Giorgio Todde.
    Chi poi sarà ricordato per Tuvixeddu mi interessa poco: a una persona che complimentandosi con me disse che bisognava farmi un monumento, risposi: “a bellu” e, con le mani nascoste dal giubbotto, facevo i debiti scongiuri.
    Alfonso Stiglitz

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile dr Stiglitz,
      sfortunatamente (per lei) condividiamo (a sua insaputa, ma in Italia è quasi una prassi) alcune passioni: l’archeologia, ad esempio (che per lei, da quanto ho visto, è prima di tutto passione e poi mestiere), il rispetto per la persona umana (seguo con attenzione i suoi articoli su Il Manifesto Sardo), l’impegno civile per la difesa di Tuvixeddu e in generale il desiderio di preservare le bellezze della Sardegna. Se mette in conto che il Sinis è il luogo che più amo in Sardegna (forse al mondo) e a Tuvixeddu ci andavo a razzolare da bambino, può capire per quale motivo la citi spesso.
      Incensamento no: leggo ciò che scrive (e non sono certo l’unico ad apprezzarlo) prendo atto di ciò che fa. Spesso mi sono trovato su posizioni ben differenti dalle sue (ad esempio politiche) e l’ho anche espresso chiaramente.
      Ad esempio mi trovo in forte disaccordo con lei nella lettura che fa del mio post: mai avuta la minima intenzione di contrapporla a Todde, persona che stimo per l’impegno ma che mi sento di criticare (anche aspramente) sia per i toni che per i contenuti in occasione della polemica su Tuvixeddu. Tanto per non creare equivoci, non ho mai affermato che Todde abbia inteso difendere una parte politica (quella di Soru, non nascondiamoci dietro un dito) né che rivendichi altezzosamente una posizione di preminenza nella battaglia per Tuvixeddu (se nota, ho invece espresso chiaramente una certa comprensione in merito, proprio perché l’impegno c’è stato e anche forte). A mio avviso ha sbagliato (Fisietto direbbe che l’ha fatta fuori dal vaso) e poiché mi illudo di poter essere a volte ironico, a volte meno cretino, e a volte di poter imbastire un discorso compiuto, ho espresso alla mia maniera il rammarico per l’accaduto, analizzando, i motivi che hanno portato Zedda a non prender parte attiva alla polemica. Dovendo ipotizzare cosa ricorderà la memoria cittadina del gran rebelot di Tuvixeddu, ho espresso la mia opinione: che Zedda sarà “il sindaco di Tuvixeddu” e lei “lo studioso di Tuvixeddu”. Il resto sarà ricordato dagli addetti ai lavori nei convegni e nelle tavole rotonde, ma i cittadini, notoriamente ammasso bruto e incapace di analisi, si limiteranno ai due nomi che ho indicato.
      Sul fatto che possa avere una visione angusta del ruolo dell’intellettuale, prendo atto del suo giudizio, ma mi permetto di ricordarle che ho espresso chiaramente un parere di merito sulla posizione di Todde (intransigente rispetto ad una chiusura della pratica Tuvixeddu con una trattativa tra le parti) e sulle implicazioni politiche riguardo la forma scelta per manifestare il disagio in merito alla famigerata delibera (una chiara disapprovazione politica della giunta Zedda!). L’invito a considerare che anche altri (ben più titolati di me) hanno espresso pareri simili, uno per tutti Deliperi, tanto da spingere l’ironico Vito Biolchini a titolare un post: “Deliperi dà due schiaffoni a Todde!”.
      In definitiva, ho esercitato il diritto di critica nei confronti di Todde asserendo che nell’occasione abbia dimostrato poco acume (il voler proseguire una lite su Tuvixeddu è un buon metodo per rimettere in corsa Cualbu) manifestando una certa comprensione per una persona che avendo profuso tante energie finirà nel dimenticatoio per la maggior parte dei Cagliaritani.
      Però quell’”angusto” proprio non mi va giù, perché non ho mai pensato a Todde come allo scrittore di gialli che presenzia all’happening facendo atto di presenza (il testimonial): gli imputo invece una certa miopia, una scelta sbagliata dei toni e dei bersagli (equiparare la giunta Zedda alla precedente e parlare di colata di cemento è una sciocchezza) ma soprattutto l’accuso di ignorare problematiche che dovrebbero essere proprio di sua competenza, dell’intellettuale. Un esempio? Le chiedo di fare lo sforzo di leggere il mio post sul bellissimo libro di Settis: avrei preferito un Todde meno tecnico (parlare di strumenti giuridici non è chiaramente il suo mestiere) meno apocalittico (ha finito per essere considerato alfiere di una precisa parte politica) e soprattutto più informato sui meccanismi che portano un Cualbu a costruire in una città che non ha bisogno (apparente) di immobili. Potendo svolgere un ruolo importante su un terreno alla sua portata (da intellettuale) si è impegnato altrove ed ha sbagliato: se criticare in questo modo è avere una visione angusta del ruolo di un intellettuale, non posso che darle ragione, ma non mi chieda di crederci.
      Grazie per il commento e a presto.
      Cordialmente,
      Gabriele Ainis

      PS – Mani nascoste dal giubbotto? In questo bLLog (goliardico) si può permettere ben altro.

  2. Pingback: IL RAPACE PUBUSA GIUDICA ZEDDA E SVIENE PER LA FATICA | ArcheoloGGia NuraGGica

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